venerdì 1 aprile 2016

Grande Blu. Contro la mostra del sistema©

Di Mary Blindflowers©







L'arte dovrebbe essere espressione di libertà, di purezza, di genialità estrosa, specialmente la street art, eseguita di notte nelle nostre città, per comunicare spesso irriverenti, intelligenti e quanto mai anarchici messaggi di libera espressione vitale contro un sistema alienante e spesso corrotto.
La mostra Street art, Banksy & co. che Genus Bononiae ha allestito a Palazzo Pepoli, a Bologna, non si basa di certo su questi principi.
Nella mostra organizzata da Luca Ciancabilla, Christian Omodeo e Sean Corcoran, spiccano diverse opere: ci sono i famosi rats di Bansky, i colori dei brasiliani Os gemeos, i mosaici di John Fekner sul videogame Space Invaders, e opere di Rusty, Dado, Cuoghi e Corsello fatte appositamente per la mostra. Poi c'è anche Blu. I suoi disegni sono stati staccati dai muri della fabbrica ex Casaralta e altri pareti in via di demolizione.
Una volta conclusa la mostra, Genus Bononiae regalerà le opere staccate dai muri di Bologna al Comune. A dirlo è il presidente della Fondazione Carisbo, Fabio Roversi Monaco. «Le opere - dice - andranno a finire in una struttura messa a disposizione dall’associazione Italian graffiti e lì conservate e tutelate finché saranno donate al Comune di Bologna».
E in tutto questo maneggio l'autore conta qualcosa?
Ha forse chiesto che le sue opere venissero vandalizzate, perché di questo si tratta, per allestire una mostra a pagamento?
Così un'arte per sua stessa definizione sovversiva ed anarchica, vista ai suoi albori come addirittura negativa dalla cultura ufficiale, ora è diventata un business. La street art paga e profumatamente anche, la si usa nella pubblicità, è elemento tipico di quartieri ormai diventati bene in cui i prezzi delle case sono lievitati perché i nuovi ricchi che poi sono sempre i soliti vecchi ricchi, adesso sono diventati alternativi, e fingono pose anarchiche coi pantaloni finto povero griffato nei quartieri in cui street art è diventata quasi un simbolo cetuale, arrivando a negare se stessa, dimentica delle sue origini di arte illegale, disturbante, provocatoria. Questo allineamento della street art, visto positivamente da alcuni artisti, contenti di entrare nel circuito del tritacarne museale del business, non autorizza di certo il sistema a compiere vandalismo nei confronti di coloro che un tempo neppure troppo lontano, considerava vandali.
L'arte non si snatura, non si rinchiude dentro le cassaforti del denaro, non si prostituisce al sistema.
Il gesto di Blu, che di notte, ha cancellato i suoi murales a Bologna, è un gesto forte di lotta contro la mercificazione dell'arte.
I detrattori dicono che però lui si sarebbe fatto pagare per alcune opere destinate ai musei.
E se anche fosse?
Chiunque eroghi un servizio, non ha diritto di farsi pagare?
Chi giudica questo è abituato a lavorare gratis?
I murales strappati dal muro non sono stati creati per il museo, per le sole persone che pagando possono vederli, ma per tutti, per tutti quelli che passando, possono ammirare e gratis.
Adesso chiunque voglia vederli è costretto a pagare, insomma l'arte per pochi eletti.
Grande Blu.

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