lunedì 25 aprile 2016

25 Aprile e voto di scambio©

Di Mary Blindflowers©


Giornata della memoria, 25 aprile, liberazione partigiana.
Peccato che la libertà non esista nell'italietta del voto di scambio e delle alleanze improbabili.
C'è chi sostiene che bisognerebbe sempre andare a votare per non tradire i valori partigiani del 25 aprile, i valori di persone che sono morte per farci avere anche il diritto di esercitare un potere sovrano e di scelta.

Ma è veramente così?

Chi non va a votare tradisce i valori di libertà? 

Ci sono stati referendum utili, quello sull'aborto, per esempio, o sul divorzio, che hanno permesso un'evoluzione positiva della società.
Tuttavia adesso perfino i referendum, l'unica opportunità del popolo di dire la propria, sono diventati confusi, opponendo due scelte che appaiono controverse, difficili. Non si sceglie più il bene o il male ma si cerca di optare per il male peggiore, che non è una soluzione.
Poi il linguaggio con cui viene formulato il referendum appare difficile perfino ad un laureato, figuriamoci ad una persona di bassa o media cultura. È fatto apposta, affinché il popolo chiamato ironicamente “sovrano” non capisca niente e navighi in acque in cui il fondo non si vede mai bene.
E poi il voto, questo supremo ed inviolabile atto di libertà. Non andando a votare infangheremmo il nome di tanti partigiani morti per noi.

Ma è proprio così?

No, secondo me non è affatto così.

I partigiani non hanno di certo lottato per farci ottenere un voto non voto grazie alle alleanze trasversali e non sono morti per il voto di scambio, io faccio un favore a te e tu ne fai uno a me.
Non hanno lottato perché noi da brave pecore votassimo senza contare niente.
Votare senza votare è la negazione dei nostri diritti.
Quando l'astensionismo che riflette su questo è meditato e consapevole, significa che il voto da strumento di libertà è diventato il segno tangibile ed abusato dell'oppressione del popolo.
A questo punto allora non ci sto. Non darò il mio voto a qualcuno che poi si alleerà con qualcun altro per amor di poltrona, scaldando il proprio deretano all'ombra del voto di scambio, del malaffare e della corruzione, non mi farò prendere in giro dalla politica corrotta, dalla retorica del "rinunci ad un diritto per cui tanti sono morti". 
Non vado a votare proprio perché il diritto è stato violato e non voglio dare la fiducia ai porci. Nessuno è degno di essere votato, ma gli italiani votano, votano chi non hanno votato e poi si lamentano che tutto va male, che la sanità è allo sfascio, che i servizi non funzionano, che l'editoria pubblica i soliti raccomandati figli di, che i teatri chiudono, che la gente rovista nel secchio della mondezza perché non sa come campare, e tuttavia continuano a votare, tutti ben allineati, e sentono le fanfare della retorica di regime che usa perfino i partigiani per fare propaganda, e tutti votano senza accorgersi che non hanno votato niente, che non contano niente e che i giochi politici non sono libertà, ma schiavitù.
Perciò riflettete prima di dare dello smemorato ad un astensionista consapevole, riflettete sul fatto che il voto oggi è stato calpestato, non è più un diritto, ma una moneta di scambio, un soldo bucato nel cui solido buco passano tutti, destra, sinistra, nuovi catto-comunisti, esaltati fascisti, puttane, intercambiabili e ruotabili, bambole sgonfiabili e rigonfiabili che cambiano le loro misure a seconda delle esigenze di partito e di poltrona. 
Insomma fatevi un esame di coscienza prima di dare dell'incosciente a chi non vuole dare la fiducia a tutta questa bella gente perché magari gli fa un po' schifo.

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