lunedì 28 marzo 2016

NICOLA SAMORI (1977)©



Di Libri Libretti©



Da tempo seguivo l’ascesa di Nicola Samori, ma solo l’input di Maria Gioia Tavoni mi ha permesso di tirare fuori cataloghi, appunti e brochure. Uno dei pochi italiani che ha un grande successo all’estero, uno dei pochi in cui la fama è direttamente proporzionale alla bravura, alla genialità. 



Materia e forma un misto di antico e moderno, un richiamo alle origini contadine, interventi forti che ai più possono generare repulsione, distacco. Sacro e profano, poco sacro molto profano, lecito e illecito, bene e male, bello e orrendo, atti di corrosione, un’erosione lenta ma precisa, nero che dissolve, colori d’impatto emozionale, rasoiate sotto pelle, personaggi che ti guardano ma non possono essere visti, denuncia e sacrilegio. 


Carne lacerata, carne che si imputridisce, colore è odore, abside sconsacrata nascosta dal transetto più imponente, santi e ladri un susseguirsi di immagini altrove dove l’essere si fa forma deforme, ambienti scuri in cui il nero assume tutte le tonalità più opache, la nebbia nasconde il bene e porta a conoscenza il male. 




Vomiti di storie antiche, fonti di purezza, valanghe di orrori scritti e descritti una circolarità dirompente che scava l’essere fino alla morte, pulsioni che si intrecciano e si dileguano. 



Arte vera.


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