lunedì 28 marzo 2016

Kintsugi (da La cosa)©

Di Mary Blindflowers©




Il mercato era pieno di gente, tuttavia ebbi la pazienza di farmi largo tra la folla perché dovevo concludere un affare.
No, non avete capito male, ho detto proprio la parola “affare”.
Avevo appena comprato l'ultimo salvadanaio rimasto ispirato al primo di una serie di personaggi che aveva da poco avuto grande successo internazionale. Un investimento insomma. Lo sanno tutti che i personaggi passano di moda e poi, dopo qualche anno di assenza, tornano alla grande, per cui i primi oggetti che ritraggono quei personaggi possono essere venduti ad un prezzo molto alto rispetto a quello che è stato pagato per averli. Le serie successive, com'è giusto che sia, valgono meno, le prime, quelle nate quando è nato il personaggio, possono raggiungere alte quotazioni di mercato.
Mia moglie era scettica: “E tu pensi davvero che tra qualche anno qualcuno sano di mente vorrà comprarsi quell'orribile salvadanaio?”.

“Prima di tutto non è orribile, per essere un prodotto di serie, secondo, non solo più di qualcuno vorrà comprarlo ma lo cercherà e lo pagherà pure salato, mia cara”.

“Se lo dici tu... E' un'ora che stiamo in fila per pagare! ma com'è che oggi c'è tutta questa gente?”.

“Bisogna avere pazienza nella vita, no! Ma sei matta! Che fai?”.

“Lo tiro fuori dalla confezione per vederlo meglio, con tutta questa plastica non si vede bene”.

“Non si deve assolutamente toccare! Proibito! Questo diventerà un prezioso, anzi che dico prezioso, preziosissimo oggetto da collezione, i collezionisti sono dei malati mentali, vogliono la confezione integra, perfetta, immacolata come la Vergine Maria”.

“Amen, io mica la rompo, ci do solo un'occhiatina... Che gusto c'è a comprare un oggetto se lo devi vedere attraverso la plastica e non lo puoi nemmeno toccare?”.

“Non lo devi toccare infatti, lo dobbiamo rivendere al momento opportuno, non ti azzardare a manipolare la confezione in alcun modo o te la vedrai con me!”.

“Eh come sei aggressivo!”.

“Anzi, fa' una cosa, dammi tutto, lo prendo io, che è meglio, così starà al sicuro”.

“Ma quando potremo rivenderlo?”.

“Non ho la sfera di cristallo e non posso sapere esattamente quando ci sarà il ritorno sulla scena del personaggio di fantasia al quale l'oggetto si ispira, ma tornerà, abbi fede, tornerà, tutto torna, allora, zac! Carpe diem, troveremo un fesso di collezionista che ci darà fior di quattrini per averlo”.

“Se lo dici tu...”.

“Sì, lo dico io, dammi qua, e non ti azzardare a toccarlo!”.



Dopo dodici lunghi anni arrivò il momento di rivendere. Preferii aspettare che il personaggio ritratto nel salvadanaio tornasse alla ribalta e sparisse per poi tornare un'altra volta. Sono sempre stato un tipo paziente. Attesi altri 12 anni.  I primi pezzi erano ormai introvabili e raggiungevano quotazioni alte.

Un giorno si presentò un tipo che aveva letto la mia inserzione su un sito di vendite.

Era un ometto piuttosto distinto, in giacca e cravatta, si dava un sacco di arie e mi stava antipatico. Disse di essere il sotto-manager di una catena di ristoranti, uno di quei robot ammaestrati che dovevano far quadrare il bilancio della compagnia sfruttando come limoni cuochi, camerieri e lavapiatti, che lavoravano sotto di lui stile catena di montaggio, 12 ore al giorno con un'ora d'aria per andare al bagno e consumare un panino veloce.
Cominciò a tastare la scatola del salvadanaio in lungo e in largo, atteggiandosi a grande intenditore. Gli raccomandai di fare attenzione. Erano anni che tenevo quell'oggetto come una reliquia. Disse che voleva accertarsi che fosse integro, aprendolo. Ribadii che l'avevo comprato così com'era e che non era stato mai aperto. Rispose che prima di comprare voleva essere sicuro, perché lo doveva regalare al suo superiore che era un collezionista molto preciso. Non voleva che ci fosse la minima imperfezione. Doveva fare bella figura insomma perché aspirava a diventare General Manager, il che equivaleva a dire schiavo caposchiavo della compagnia.
Ma che imperfezione poteva esserci, insistei, se la scatola era rimasta tale e quale a quando l'avevo acquistata?
Non volle sentire ragioni, per cui mi decisi a fargli aprire la scatola.
Il salvadanaio presentava una larga crepa nella parte sottostante, soltanto che quando era confezionato, non si vedeva perché c'era attorno la plastica e sopra il cartone che teneva insieme il tutto. Appena l'aprii capii che l'affare per cui avevo atteso sette anni era sfumato per sempre. Tuttavia rimasi contento lo stesso vedendo la faccia di quel minchione di manager. Andò su tutte le furie dicendo che gli avevo fatto perdere solo tempo, il suo prezioso tempo da criceto da ruota. E pestava i piedi, come se l'avessi fatto apposta, come se avessi voluto ingannarlo. Diceva che avrebbe fatto una figuraccia con il capo dei capi perché gli aveva promesso quel pezzo ormai introvabile da anni e l'avrebbe deluso con tragiche conseguenze per la sua carriera di criceto ammaestrato.
Aspettai che si calmasse senza dire niente, sensibilmente divertito dalla sua sfuriata.

Ci mise mezz'ora a riprendere il suo falso abituale contegno. Si aggiustò la cravatta, si passò un fazzoletto sulla fronte madida, tossì leggermente e alzò i tacchi senza nemmeno salutare da quel cafone arricchito che era.

Il salvadanaio?

Buttato? Non sia mai! Io non butto mai niente.
Il mio maestro di decorazione ceramica giapponese dice sempreche dall'imperfezione casuale nasce la perfezione esteriore che
simboleggia un mondo di bellezza interiore.
Ho aggiustato il salvadanaio con la tecnica giapponese kintsugi. L'ho saldato e in parte decorato con reticoli di oro liquido, facendolo diventare un'opera d'arte, ce l'ho ancora, a distanza di anni. Anche se mi hanno offerto molto di più di quanto mi aveva promesso quel minchione di manager, non l'ho dato via, non lo darei via per nessuna cifra. Un collezionista, amico di un mio amico, mi sta corteggiando per averlo, promettendomi cifre favolose. Ma gli dico sempre no.
Mia moglie dice che sono matto ma per me questo è stato il miglior affare di tutta la mia vita.



Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page


Nessun commento:

Posta un commento

Inserisci commento