domenica 20 marzo 2016

Il collezionista di tagli (da la premessa minima)©




Di Mary Blindflowers©







La stanza è gelata. Un vento freddo entra da un'unica finestra. Sono intirizzito, tuttavia continuo a cercare con gli occhi. A destra due fagiani imbalsamati dentro una vetrina vittoriana, teiere, brocche, salvadanai, mobili déco in quercia pesante, qualche libro. A sinistra quadri a olio, cristalli più o meno antichi, globi di vetro colorato, lampade a petrolio. Niente. Anche oggi un buco nell'acqua. Mi trovo in una delle numerose stanze di un enorme centro antichità situato in piena campagna inglese. Sono mesi che cerco un nuovo pezzo da aggiungere alla mia particolare collezione. Ah ma che cafone, mi presento. Il mio nome è Nessuno e colleziono tagli. 
Come? Difficile da capire? Devo confessare che un periodo anche io faticavo a decifrare me stesso, ora non più. Adesso è tutto molto semplice.
Un tempo avevo un nome definente come tutti gli altri uomini del mondo, avevo un ruolo, una posizione precisa nel minuscolo pianeta terra che oggi immagino perso tra milioni di pianeti. Tra non molto sarò libero, nel frattempo colleziono un simulacro di libertà, il taglio appunto, l'unica forma d'arte che incide il tempo, lo spazio e il nulla.
No, non illudetevi, non mi riferisco a concetti spaziali di insignificante rilevanza, celebrati nei musei contemporanei, ma all'abolizione totale e scandalosa della materia. Nessun oggetto può essere definito artistico fino a che porta su di sé il peso della stessa sostanza di cui è composto, perciò io distruggo la polpa del senso, faccio deflagrare la carne dell'oggetto, la anniento, la cancello, in modo che resti solo il taglio, è a quel punto che prendo il solo taglio puro e nudo e lo metto sotto una teca di vetro orribile e protettiva del nulla che è l'arte che a sua volta è la vita e dunque il taglio stesso.
No, non fumo, so quel che dico. Capirete se avrete la pazienza di leggere fino in fondo.
Dopo un'avventura che molti non esiterebbero a definire sopra le righe, se non addirittura ultrasensoriale e che vi racconterò, ho raggiunto certe conclusioni non conclusive di cui potrete giudicare la bontà o l'insignificanza.

Vi racconto tutto dal principio, tanto devo aspettare un'amica che mi deve venire a prendere, ma sul tardi, perciò ho tempo di chiacchierare con degli ipotetici lettori. 

«Nessuno, che fai?».

«Parlo con i miei ipotetici lettori».

«Tu non hai lettori, sei Nessuno, solo Qualcuno può vantarsi di avere lettori».

«Ho detto ipotetici infatti. E poi sono buoni tutti a parlare con lettori certi e preconfezionati, i miei sono incerti e liberi, se permetti di stoffa più pregiata».


«E ti rispondono questi ipotetici infelici?».


«I lettori devono pensare, non rispondere».


«E pensano?».


«Se leggono oltre questo dialogo, credo di sì».


«Bene, allora continua, vengo a prenderti, dopo».


«Sì, sì, fai con calma. L'ho già detto ai lettori che ho tempo, che mi verrai a prendere».


«Eh questo è importante, l'informazione oggi è tutto, più o meno... A più tardi».

Chiudo la comunicazione.

Alla mia amica piace interrompere, telefona spesso e volentieri, non ha mai avuto il senso della discrezione e neppure dell'umorismo, a dire il vero. Tuttavia è sincera e non posso lamentarmi di lei. Quando torna ve la presento, certo non molto presto. Occorre sempre troppa pazienza nella vita. Ma vi prometto dulcis in fundo che non rimarrete delusi...

(continua)

Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page


Nessun commento:

Posta un commento

Inserisci commento