domenica 6 marzo 2016

Festa della donna? No, grazie©.

Di Libri Libretti©



Anna Franchi 
(Livorno, 15 gennaio 1867 - Milano 4 dicembre 1954 )

Come tutti gli anni si avvicina a grande falcate l’8 marzo (fantomatica festa della donna). Che squallore! Povera donna che sei relegata ad una semplice festa commerciale, dove i compagni si fanno mansueti, i mariti buoni e comprensivi, le donne giulive perché finalmente sembrano aver ritrovato la serenità assente per tutto l’arco dell’anno. I regali si sprecano come le promesse, vecchi rancori sopiti, pianti da coccodrillo per mostrare la buona fede, “ho sbagliato e mai lo rifarò”, baci, carezze tra i capelli con la mano destra mentre l’altra accarezza il coltello da cucina. Fino al sette marzo i litigi erano all’ordine del giorno, le vessazioni continue e le violenze fisiche e psicologiche pure, poi, improvvisamente come per magico incanto le promesse da marinaio, la concessione di una cena fuori con le amiche ed una quasi piacevole scopata al ritorno, ma è già tardi, la mezzanotte è vicina. Appena l’orologio segna le ventiquattro e zero uno tutto svanisce, è già il 9 marzo, altro giorno, altra sfida, tutto ciò che era finito a tarallucci e vino sprofonda nella melletta più torbida, la fanghiglia abbraccia la donna e “l’altro” lustro e soddisfatto mette giacca e camicia ed esce sicuro delle proprie capacità violente e denigratorie. Il giorno della mimosa è passato senza lasciare traccia, forse una ne ha lasciata: l’amarezza che anche stavolta tutto è rimasto immobile, niente è cambiato. Quindi sono sempre più fermamente convinto che i giorni del .., non servano a niente, siano solo una stupida invenzione per una forte speculazione. Magari l’8 marzo fosse tutti i giorni in modo che gli uomini avessero la consapevolezza di cosa vuol dire donna e la donna non dovesse per forza festeggiare una propria festa. 


Mi piace proporre una donna speciale che come tutte le donne speciali è stata messa volutamente nel dimenticatoio: Anna Franchi. Vorrei che fosse riletta, dalle donne perché la considerino una sorella maggiore e dagli uomini perché i suoi scritti servano da monito per un comportamento diverso da quello che abitualmente usano.
Nacque a Livorno il 15 gennaio 1867 da una famiglia borghese, e morì nella sua casa di Milano il 29 novembre 1954. Educata in un ambiente di tradizioni mazziniane, imparò ad amare gli ideali del Risorgimento Nazionale, che furono alla base del suo pensiero politico. Nel 1896, dopo anni di tradimenti e violenze (la prima notte di nozze fu stuprata), riuscì a separarsi dal marito Ettore Martini, un violinista, accanito giocatore d’azzardo. Le gravi conseguenze legate all’impossibilità di ottenere l’affidamento dei figli (si spostarono ancora piccoli in America con il padre), la convinsero della necessità di introdurre il divorzio in Italia. Proprio su questo tema la Franchi pubblicò per la casa editrice Nerbini il pamphlet “Il divorzio e la donna” e per la Sandron, il romanzo autobiografico “Avanti il divorzio”, che suscitò uno scandalo tale da oltrepassare i confini dell’Italia. D’idee molto avanzate, forse troppo per essere recepite dalla società arretrata e conservatrice di quel periodo, reclamò per tutta la sua esistenza la concessione dei diritti civili e politici alle donne italiane. In continuo contrasto con la stampa cattolica, intervenne anche sulla lacerante questione dell’insegnamento della religione e sulla laicità della scuola. Durante il ventennio fascista, Anna fu costretta ad abbandonare il giornalismo battagliero e per mantenersi, a scrivere racconti per bambini, romanzi, tra cui “La mia vita” del 1940, e a dare consigli di bellezza sulle riviste femminili. Svolse un ruolo chiave durante la Resistenza. Terminata la guerra, la Franchi riprese la sua attività nel Partito socialista e nel 1946, quando le donne ottennero il diritto di voto, scrisse “Cose d’ieri dette alle donne d’oggi”, per rivendicare alle socialiste della sua generazione, il merito di aver posto le basi ad una conquista tanto importante.





(I ritagli sono tratti da "La lettura" rivista del Corriere della sera)

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