martedì 8 marzo 2016

Contro l'educazione catto-fascista differenziata maschio/femmina©

Di Mary Blindflowers©




Per la festa della donna non sapevo decisamente cosa scrivere, perché trovo che la festa sia un "contentino" che gli uomini danno alle donne, festa per un giorno e poi si torna come prima. 

Siccome la rivoluzione si fa dal basso, ossia cambiando la mentalità, ho pensato di scrivere un articolo contro l'educazione differenziata, maschio/femmina.

Il giorno in cui si smetterà di regalare bambole alle bambine che non le vogliono, e fucili ai bambini che preferiscono le bambole, sarà da segnare sul calendario anti-super-ego col pennarello indelebile come data di grande interesse storico-evolutivo.

Da piccola avevo gusti difficili sui giocattoli, mi piaceva il cavallo a dondolo, lo desideravo ardentemente, con la sella rosso fuoco e la criniera al vento, il buon odore di legno scolpito dalle mani sapienti di un artigiano. In alternativa mi sarei accontentata di un bel trenino sui binari da comporre, o di una pistola, e invece puntuale arrivava il mio regalo: la bambola. 
Ho sempre odiato le bambole per la fissità dello sguardo, per quella loro bellezza bionda completamente innaturale, aspecifica, da bambola appunto, insignificante, senza difetti, senz'arte. L'arte è imperfetta, è storta, un poco asimmetrica, non può avere un volto inane di bambola. A mio fratello il trenino elettrico a me la maledetta bambola con cui non giocavo mai. Che dovevo farci di quel replicante umano in versione perfetta? Non sapevo davvero come giocarci.
Il top della delusione è capitato un Natale. Il pacco era grande, pesante, il fiocco dorato su una carta rosso ciliegia che faceva ben sperare. Aperto, cosa viene alla luce? Una bambola tutta boccoli giallo castagna, occhi azzurri semoventi da far invidia ad un film horror, un vestitino arancione con un fiore dal lato sinistro. Rimasi di stucco. La parente che me l'aveva regalata pensava avessi avuto una paralisi emozionale per la gioia, non potevo mica dirle che era orribile. Mi spiegò che dietro aveva un disco, lo attivò, la bambola cantava una specie di macabra nenia, aggiungendo ridicolo alla beffa. Il fondo era stato raggiunto. Poi si chiedono come nascano i traumi infantili.
La bambola, che era enorme, quasi più alta di me, venne posizionata su una sedia in camera mia. Di notte non riuscivo a dormire, quella mi guardava! La giravo, ma mi sembrava che potesse vedermi lo stesso e che potesse muoversi durante il mio sonno. Così un bel giorno finì in soffitta e io facevo a capelli con mio fratello che non voleva farmi giocare col suo trenino e diceva, dopo averle prese, "peggio per te che sei femmina". In qualità di femmina a me toccava la bambola,
 come una pena imposta dal super-ego cattolico. Sì, perché la bambina nella mentalità delle buone mamme timorate di dio, un giorno crescerà e cosa farà? La mamma. Lo dicono pure i catto-fascisti che si candidano alla carica di sindaco, che la donna è nata per servire! E questi personaggi, nonostante abbiano i processi mentali di amebe unicellulari, sono gente importante, condizionano i giudizi della collettività "imbambolata" dalle notizie filtrate.

La bambina dunque, dovrà occuparsi dei figli-bambola, per cui il giocattolo è utile per imparare giocando, deve capire da piccola che la femmina ha un ruolo preciso, procreare, sfornellare, pulire, servire, preparare pappette, cambiare pannolini, etc.

Quand'ero piccola vendevano anche bambole con la carrozzina alla cui vista protestavo vivacemente, era davvero troppo. Volevo il trenino, io, il cavallo a dondolo, la pistola, i lego... 
Se la rivoluzione parte dal basso, dovreste evitare di regalare bambole ad una bambina che vuol giocare con i trenini e le pistole, insomma, bisogna eludere le imposizioni di un super-ego cattolico etichettante, occorre lasciar libero ogni essere umano, maschio o femmina che sia, di seguire le proprie inclinazioni. Non dovrebbero esserci regole imposte, si dovrebbe seguire la natura, a dispetto dei catto-fascisti che vogliono insegnarci a vivere nel Regno di Dio e delle mamme che gli danno pure retta.
Le donne che non ragionano autonomamente infatti sono spesso le peggiori nemiche di se stesse. Quelle che dicono alle loro figlie "tu sei femmina e devi giocare con le bambole", non sanno quello che fanno, fermatele! Quelle che dicono "tu sei femmina e devi lavare i piatti", non sanno quello che dicono... Ribellatevi.
Basta con l'educazione differenziata, non stiamo parlando della raccolta di rifiuti più o meno tossici, ma della formazione di vite. Non ci sono regole e se un bambino vuole giocare con le bambole, ebbene, lasciatelo fare, non c'è niente di male, non è uno scandalo. E se una bambina vuole giocare col trenino, lasciatela fare.
Ora che sono grande odio lavare i piatti e odio le bambole, non sono affatto rinsavita.
E prima o poi giuro che me lo compro quel maledetto cavallo a dondolo!


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