sabato 19 marzo 2016

Come una martellata abbatte un pidocchio©

Di Libri Libretti©



“che Dio mi faccia morire, come
una martellata abbatte un pidocchio;
senza accorgermene, senza dire una parola”




Un mondo magico quello di Viviani, fatto di cocomeri, gabbiani, biciclette, castagne, giarrettiere e soprattutto cani dagli occhioni tristi. Anche scrittore di prose e poesie, un mondo fatato e scherzoso, un mondo pieno di parole irriverenti. I cani di Viviani assomigliano al padrone e il padrone assomiglia a loro, un alone di tristezza, disincanto, stupore, ma anche voglia di socializzare, stare insieme, solidarietà e tenerezza. Proprio la tristezza era la nemica numero uno del pittore che passava da momenti di euforia a momenti di tristezza intensa e nei suoi dipinti riversava tutto il suo immenso disagio.


“Se fissi gli occhi dei cani — che chiamerei “fiori dell’anima” perché occhi si chiamano anche quelli degli uomini— è come fissare le stelle; ti senti più buono, ma anche mortificato; una infinita, serena dolcezza piena di mistero t’invade, ti stacca dalla terra. 
Siano bastardi o di razza osservano con tanta dedizione e assuefazione amorevole il loro padrone da assomigliargli. 


Non importa che tu sia povero o ricco, in fortuna o in disgrazia, tu sia facchino o ministro, per loro è la stessa cosa. 
Quei fiori dell’anima non sanno mentire, non sono mai ipocriti, ti assicurano che ancora nel mondo c’è qualcuno che ti vuol bene, che non ti tradirà mai.
E non chiedono che una zuppa.” (Giuseppe Viviani da “Donna della veletta”, Belforte, Livorno, 1976)




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