giovedì 31 marzo 2016

L'arte non si spiega?©

Di Mary Blindflowers©



Di recente ho partecipato ad una discussione su fb relativamente ad un post contenente varie immagini d'arte corredate da un articolo generico sulle qualità dell'autore.
Una persona che mi è parsa intelligente, è intervenuta chiedendo incuriosita spiegazioni all'artista sul significato delle sue opere e lui ha risposto in modo piuttosto secco che l'arte non si spiega. 
Siccome l'autore del post in oggetto mi aveva chiesto il giorno prima di postare un suo articolo sulle opere dell'artista suo amico nel mio blog, mi sono incuriosita, anche perché si era offerto di mandarmi i cataloghi. Inolte non posto mai a caso, visualizzo sempre i contenuti. 
Poiché dalle fotografie postate, mi sembrava che la tecnica comportasse l'uso di pittura, unita a ritagli di giornale di probabile origine pornografica, incollati sul supporto, ho chiesto notizie sulla tecnica usata, notizie che sicuramente non avrei chiesto se avessi visto i dipinti di persona. Purtroppo una foto è una foto che ci da una visione limitata delle cose, non si vedono le pennellate, non si vede bene la tecnica, insomma ho avuto l'idea malsana di pormi delle domande. 
Siccome questo è il secolo delle certezze, tutti sanno tutto e soprattutto tutti sono tutto, ho commesso un errore imperdonabile, tant'è che alcuni benpensanti, cavalieri senza macchia e senza cervello, mi hanno dato sic et simpliciter della matta.
Chiedere ad un autore informazioni sulla tecnica, ma scherziamo! Sono segreti!
L'autore, sbagliando completamente il congiuntivo, risponde, a sua volta, che le notazioni sulla tecnica sono del tutto superflue e che se voglio più informazioni sulle sue opere posso guardare il suo sito, che, tra l'altro, neppure si prende la briga di linkare. Tutto questo dopo che mi era stato chiesto di pubblicizzarlo nel blog... 
Ora mi domando forse certi “artisti” si sentono superiori al resto del genere umano?
Pensano che tutti abbiano il tempo di cercarli nella rete per visionare i loro favolosi collage pittorici di porno-nudo? 
L'arte non si spiega.
E perché?
Non capisco.
Se qualcuno mi chiedesse spiegazioni su un mio dipinto o un mio libro non avrei problemi a spiegare, perché l'arte è prima di tutto comunicazione che poi si dirama in significati soggettivi che esulano perfino dagli intenti dell'autore. Ognuno può vederci ciò che vuole nel suo percepire soggettivo, resta il fatto che l'autore può interagire col mondo.
Tutte le opere umane hanno una ragione, un inizio e una fine, perciò, siccome anche un dipinto è un'opera umana, può essere fino ad un certo punto spiegata.
Per esempio, quando elaboro un dipinto per una copertina metto degli elementi simbolici che rimandano al libro stesso e che hanno un senso, spiegarne il significato non è complicato, dato che il libro l'ho scritto io.
Ma io sono Nessuno e mi fa piacere dare spiegazioni a chi si interessa, gli altri sono tutti Picasso e in poche parole, non hanno bisogno di spiegare niente, perché, anche se non sanno usare bene i congiuntivi nel risponderti, dimostrando che per loro l'italiano è un optional, anche se postano e poi cancellano tutti i loro commenti, sono tutti dei geni, dei grandi artisti la cui tecnica alchimistica e misteriosa, non può mica essere comunicata così, su due piedi, ai profani e comuni mortali che manifestano curiosità.
Basta dunque con la curiositas mater scientiae, stop, alle domande, solo certezze, solo ontologia...
E così gli dei rispondono dall'Empireo che l'arte non si spiega, danno un colpo di tosse, si aggiustano il colletto della camicia, si lisciano la barba di garibaldina gloria e cercando di darsi un contegno da grandi eroi incompresi, guardano i curiosi con distacco da divinità irraggiungibili, tossiscono ancora, e cancellano i commenti.
Noi comunissimi e volgari mortali possiamo solo sperare che simili eroi muoiano tutti giovani, artisticamente parlando, si intende, per il resto lunga vita a tutti, belli e brutti. A tutti, sì, ma proprio a tutti. 
Il mondo è bello perché è in costante caotica avaria.


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TERRE TWIN©

Di Roby Guerra©




ATOM LIGHT

ELECTRONICS VELOCITY


THE BIG BROTHER DREAM

A PERFECT NUMBER


THE FIRST TRIBUTE TO SCIENCE

EXTREME THANATOS + EROS EXTREME


NEW DIGITAL ORDER OF THE STARS

TEARS MECHANICAL DEMOCRITO

NUMBER PITAGORA FREE EVOLUTION

CARTESIO AIRSHIP

GALILEO SATELLITE

EINSTEIN SUPERNOVA


TERRA 2


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mercoledì 30 marzo 2016

Bruxelles, troppe domande senza risposta©

Di Mary Blindflowers©




22 marzo 2016. Attentato di Bruxelles. L'Europa, dopo Parigi, di nuovo colpita al cuore. Morti, feriti, kamikaze che al grido di “Allah è grande”, si fanno saltare in aria con ordigni pieni di chiodi. Tutte le reti trasmettono il filmato che ci mostra "in diretta" l'attentato.
Siamo proprio sicuri di aver visto giusto?
Se leviamo l'audio dai video che a reti unificate, le televisioni hanno mandato in onda, ci accorgiamo che si tratta di immagini false, in cui i feriti hanno abiti stracciati ma non ferite evidenti, un uomo addirittura si alza con un bambolotto di plastica in mano in mezzo ad un'atmosfera fumosa, e poi molte tv in tutto il mondo hanno mandato in onda frammenti, opportunamente modificati di filmati dell'attentato all'aeroporto di Mosca del 2011 spacciati per scene originali e in diretta dell'attentato di Bruxelles. C'è un Grande Fratello che gestisce l'informazione globale? Tutti si servono della stessa fonte? E' evidente che i giornalisti non lavorano in autonomia, che c'è un potere occulto che gestisce.
E poi passiamo ai morti.
Durante la strategia della tensione i giornalisti ci facevano vedere i morti, i corpi straziati. La foto del cadavere di Aldo Moro ha fatto il giro del mondo.
Lo stesso accade per le vittime della mafia, i giornalisti non si fanno troppi scrupoli, lo scoop è scoop, insomma fotografano, ci mostrano la morte in diretta, il sangue, lo strazio dei corpi.
Per Bruxelles non è stato così.
Una signora belga dichiara davanti alle telecamere di aver visto tutto, dice che era vicina al posto dell'esplosione, che ha visto facce coperte di sangue, peccato che lei non abbia neppure un taglio, né sul viso né sulle mani e mentre parla non tradisce la minima emozione.
Il ferito all'ospedale idem, non presenta in apparenza ferite, sulle mani non ha neppure un taglio, lo stesso dicasi per il viso, e anche degli altri presunti feriti noi vediamo il sangue sopra i pantaloni, i vestiti strappati, ma di ferite non ne vediamo... La ragazza con la camicia strappata, per esempio, mostra il ventre nudo intatto...
Non è strano?
E i morti?
Neppure l'immagine di un morto, eppure il kamikaze si è fatto saltare in aria con un ordigno a cui sarebbero stati aggiunti chiodi e bulloni. I giornalisti questa volta sono stati davvero tanto sensibili, non hanno fotografato neppure un morto.
Non vi sembra strano?
La sorveglianza.
Com'è possibile che due kamikaze pieni di esplosivo riescano ad eludere completamente i controlli e farsi saltare in aria?
Che sicurezza c'è allora negli aeroporti in cui non ti permettono neppure di portare sull'aereo una bottiglia d'acqua?
Com'è che nonostante le falle nella sicurezza nessuno sia stato indagato per quello che è successo?
Nessuno è responsabile del fatto che i controlli siano stati elusi?
Poi perché gli attentatori lasciano sempre traccia di sé? Che bisogno c'è di fare questo quando poi possono rivendicare l'attentato?
Perché dopo la loro morte nessuno parla più di loro, né indaga sulle loro vite?
Perché mai nessuno parla dei finanziatori dell'Isis e dei grossi affari che l'occidente civilizzato fa con paesi arabi simpatizzanti dei terroristi?
Il redattore capo di The Truther il 16 marzo scrive che la Cia avrebbe realizzato un false flag a Bruxelles tra il 16 e il 23 marzo. Palla di vetro o consapevole informazione forse pilotata?
Poi accadono cose strane. Un presunto missionario diciannovenne mormone americano, Mason (massone) Wells (come Herbert J. Wells), sarebbe sopravvissuto a tre bombe in tre posti diversi, Boston, Parigi e Bruxelles. Secondo voi quante probabilità ci sono che questo sia accaduto veramente?

Ci diranno mai la verità?
E il fatto che ad un osservatore neppure tanto attento non possa sfuggire che le immagini siano smaccatamente false, non fa venire in mente l'idea che anche il falso sia orchestrato apposta in modo apparentemente ingenuo? Voglio dire forse volevano che il falso fosse evidente?
E credete davvero di sapere tutto sull'attentato dell'11 Settembre?
Interrogarsi anche senza essere complottisti e non assorbire passivamente tutto ciò che ci viene detto, credo sia lecito, perché c'è qualcosa che non torna, qualcosa di storto, di non comprensibile...
Del resto la storia dimostra che non tutto ciò che appare è vero, e oggi con le favolose magie della tecnologia, si può servire di tutto sul piatto freddo dell'informazione globale e della geopolitica mondiale...
L'importante è che alla fine il cittadino comune sia confuso, e in pratica non capisca niente. A questo serve l'informazione oggi, a non farci capire.

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lunedì 28 marzo 2016

L'arte nell'anarchia©

Di Mary Blindflowers©



L'arte per sua stessa definizione dovrebbe sfuggire alle etichette, ai luoghi comuni, al buon senso imposto da un potere più o meno feroce e più o meno occulto, dovrebbe superare le strategie di persuasione di massa, gli automatismi della psiche, la desensibilizzazione al dolore tesa verso una non-umanità. E compito dell'arte non è soltanto quello di svagare, ma anche quello di segnalare le storture di una società disumanizzante di massa. L'artista interpreta le aberrazioni del suo tempo, lo shock dell'esserci, nel mondo, come testimone che segnala e si ribella a ciò che gli altri accettano passivamente. 


L'arte visiva ben si concilia con l'anarchia, intesa non come caos, ma come magnifica utopia di un mondo più giusto, come protesta verso la guerra, l'omologazione, i dogmi imposti da una religione alienante sempre dalla parte del potere.
Il numero 2 dei Quaderni dell'Ali (Associazione liberi incisori), ha per tema L'arte nell'anarchia. Si tratta di un viaggio interessante alla ricerca di simboli di libertà nelle opere di importanti pittori, litografi, incisori di fama internazionale.


La veste editoriale elegante su raffinata carta patinata segnala brevemente le biografie dei principali artisti citati, nonché episodi relativi alla loro battaglia corredata da significative immagini. Si distinguono i pittori anarchici dagli artisti che hanno fatto amicizia con personaggi dichiaratamente anarchici e dai pittori che hanno collaborato alla diffusione della stampa anarchica.
Un volume interessante.



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Kintsugi (da La cosa)©

Di Mary Blindflowers©




Il mercato era pieno di gente, tuttavia ebbi la pazienza di farmi largo tra la folla perché dovevo concludere un affare.
No, non avete capito male, ho detto proprio la parola “affare”.
Avevo appena comprato l'ultimo salvadanaio rimasto ispirato al primo di una serie di personaggi che aveva da poco avuto grande successo internazionale. Un investimento insomma. Lo sanno tutti che i personaggi passano di moda e poi, dopo qualche anno di assenza, tornano alla grande, per cui i primi oggetti che ritraggono quei personaggi possono essere venduti ad un prezzo molto alto rispetto a quello che è stato pagato per averli. Le serie successive, com'è giusto che sia, valgono meno, le prime, quelle nate quando è nato il personaggio, possono raggiungere alte quotazioni di mercato.
Mia moglie era scettica: “E tu pensi davvero che tra qualche anno qualcuno sano di mente vorrà comprarsi quell'orribile salvadanaio?”.

“Prima di tutto non è orribile, per essere un prodotto di serie, secondo, non solo più di qualcuno vorrà comprarlo ma lo cercherà e lo pagherà pure salato, mia cara”.

“Se lo dici tu... E' un'ora che stiamo in fila per pagare! ma com'è che oggi c'è tutta questa gente?”.

“Bisogna avere pazienza nella vita, no! Ma sei matta! Che fai?”.

“Lo tiro fuori dalla confezione per vederlo meglio, con tutta questa plastica non si vede bene”.

“Non si deve assolutamente toccare! Proibito! Questo diventerà un prezioso, anzi che dico prezioso, preziosissimo oggetto da collezione, i collezionisti sono dei malati mentali, vogliono la confezione integra, perfetta, immacolata come la Vergine Maria”.

“Amen, io mica la rompo, ci do solo un'occhiatina... Che gusto c'è a comprare un oggetto se lo devi vedere attraverso la plastica e non lo puoi nemmeno toccare?”.

“Non lo devi toccare infatti, lo dobbiamo rivendere al momento opportuno, non ti azzardare a manipolare la confezione in alcun modo o te la vedrai con me!”.

“Eh come sei aggressivo!”.

“Anzi, fa' una cosa, dammi tutto, lo prendo io, che è meglio, così starà al sicuro”.

“Ma quando potremo rivenderlo?”.

“Non ho la sfera di cristallo e non posso sapere esattamente quando ci sarà il ritorno sulla scena del personaggio di fantasia al quale l'oggetto si ispira, ma tornerà, abbi fede, tornerà, tutto torna, allora, zac! Carpe diem, troveremo un fesso di collezionista che ci darà fior di quattrini per averlo”.

“Se lo dici tu...”.

“Sì, lo dico io, dammi qua, e non ti azzardare a toccarlo!”.



Dopo dodici lunghi anni arrivò il momento di rivendere. Preferii aspettare che il personaggio ritratto nel salvadanaio tornasse alla ribalta e sparisse per poi tornare un'altra volta. Sono sempre stato un tipo paziente. Attesi altri 12 anni.  I primi pezzi erano ormai introvabili e raggiungevano quotazioni alte.

Un giorno si presentò un tipo che aveva letto la mia inserzione su un sito di vendite.

Era un ometto piuttosto distinto, in giacca e cravatta, si dava un sacco di arie e mi stava antipatico. Disse di essere il sotto-manager di una catena di ristoranti, uno di quei robot ammaestrati che dovevano far quadrare il bilancio della compagnia sfruttando come limoni cuochi, camerieri e lavapiatti, che lavoravano sotto di lui stile catena di montaggio, 12 ore al giorno con un'ora d'aria per andare al bagno e consumare un panino veloce.
Cominciò a tastare la scatola del salvadanaio in lungo e in largo, atteggiandosi a grande intenditore. Gli raccomandai di fare attenzione. Erano anni che tenevo quell'oggetto come una reliquia. Disse che voleva accertarsi che fosse integro, aprendolo. Ribadii che l'avevo comprato così com'era e che non era stato mai aperto. Rispose che prima di comprare voleva essere sicuro, perché lo doveva regalare al suo superiore che era un collezionista molto preciso. Non voleva che ci fosse la minima imperfezione. Doveva fare bella figura insomma perché aspirava a diventare General Manager, il che equivaleva a dire schiavo caposchiavo della compagnia.
Ma che imperfezione poteva esserci, insistei, se la scatola era rimasta tale e quale a quando l'avevo acquistata?
Non volle sentire ragioni, per cui mi decisi a fargli aprire la scatola.
Il salvadanaio presentava una larga crepa nella parte sottostante, soltanto che quando era confezionato, non si vedeva perché c'era attorno la plastica e sopra il cartone che teneva insieme il tutto. Appena l'aprii capii che l'affare per cui avevo atteso sette anni era sfumato per sempre. Tuttavia rimasi contento lo stesso vedendo la faccia di quel minchione di manager. Andò su tutte le furie dicendo che gli avevo fatto perdere solo tempo, il suo prezioso tempo da criceto da ruota. E pestava i piedi, come se l'avessi fatto apposta, come se avessi voluto ingannarlo. Diceva che avrebbe fatto una figuraccia con il capo dei capi perché gli aveva promesso quel pezzo ormai introvabile da anni e l'avrebbe deluso con tragiche conseguenze per la sua carriera di criceto ammaestrato.
Aspettai che si calmasse senza dire niente, sensibilmente divertito dalla sua sfuriata.

Ci mise mezz'ora a riprendere il suo falso abituale contegno. Si aggiustò la cravatta, si passò un fazzoletto sulla fronte madida, tossì leggermente e alzò i tacchi senza nemmeno salutare da quel cafone arricchito che era.

Il salvadanaio?

Buttato? Non sia mai! Io non butto mai niente.
Il mio maestro di decorazione ceramica giapponese dice sempreche dall'imperfezione casuale nasce la perfezione esteriore che
simboleggia un mondo di bellezza interiore.
Ho aggiustato il salvadanaio con la tecnica giapponese kintsugi. L'ho saldato e in parte decorato con reticoli di oro liquido, facendolo diventare un'opera d'arte, ce l'ho ancora, a distanza di anni. Anche se mi hanno offerto molto di più di quanto mi aveva promesso quel minchione di manager, non l'ho dato via, non lo darei via per nessuna cifra. Un collezionista, amico di un mio amico, mi sta corteggiando per averlo, promettendomi cifre favolose. Ma gli dico sempre no.
Mia moglie dice che sono matto ma per me questo è stato il miglior affare di tutta la mia vita.



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NICOLA SAMORI (1977)©



Di Libri Libretti©



Da tempo seguivo l’ascesa di Nicola Samori, ma solo l’input di Maria Gioia Tavoni mi ha permesso di tirare fuori cataloghi, appunti e brochure. Uno dei pochi italiani che ha un grande successo all’estero, uno dei pochi in cui la fama è direttamente proporzionale alla bravura, alla genialità. 



Materia e forma un misto di antico e moderno, un richiamo alle origini contadine, interventi forti che ai più possono generare repulsione, distacco. Sacro e profano, poco sacro molto profano, lecito e illecito, bene e male, bello e orrendo, atti di corrosione, un’erosione lenta ma precisa, nero che dissolve, colori d’impatto emozionale, rasoiate sotto pelle, personaggi che ti guardano ma non possono essere visti, denuncia e sacrilegio. 


Carne lacerata, carne che si imputridisce, colore è odore, abside sconsacrata nascosta dal transetto più imponente, santi e ladri un susseguirsi di immagini altrove dove l’essere si fa forma deforme, ambienti scuri in cui il nero assume tutte le tonalità più opache, la nebbia nasconde il bene e porta a conoscenza il male. 




Vomiti di storie antiche, fonti di purezza, valanghe di orrori scritti e descritti una circolarità dirompente che scava l’essere fino alla morte, pulsioni che si intrecciano e si dileguano. 



Arte vera.


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domenica 27 marzo 2016

Definirsi poeta©

Di Andreas Finottis©



Definirsi poeta a qualcuno può servire
per non sfigurare
quando va a pranzo dalla zia
e quando lo ferma la polizia,
quando trova il compagno di scuola affermato
e si vergogna di dirgli che lui invece è disoccupato,
quando gli viene in mente di scrivere una rima
e se non fosse un poeta si sentirebbe più idiota di prima.
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JIRI ANDERLE (1936)©

Di Libri Libretti©





Jiri Anderle un artista di fama internazionale poco conosciuto in Italia. Come sempre l’Italia si rende orfana di quegli artisti che fanno la storia e in questo caso storia della grafica. 


Quasi ottantenne a ventiquattro anni era già conosciuto per la sua grande qualità di grafico, i suoi lavori sono esposti sia nel Metropolitan Museum di New York che nel Centro Pompidou di Parigi per segnalare solo due delle più importanti istituzioni pubbliche. Da sempre ha rappresentato, con una forza dirompente, l’angoscia esistenziale umana, prima per ricordare il passaggio della guerra e poi per sottolineare, con attenzione e attenta partecipazione, due dei più importanti problemi dell’essere umano: l’invecchiamento e la solitudine. 


Le sue opere sono sempre dense di un forte simbolismo che spesso si aggancia alla mitologia, personaggi angelici si confrontano con personaggi orripilanti, facce deformi e atteggiamenti prevaricatori. Un diario intimo dove poesia e senso della vita si mescolano e si confondono, esplora i temi elementari dell’esistenza umana attraverso la metamorfosi grottesca con corpi umani che avvolgono le loro anime sofferenti in una sorta di contenitore che racchiude un globo pregnante di cattiveria e malvagità. 


Spesso le sue figure sono rappresentate da linee semplici che hanno il potere di animare le sue immagini e i loro dialoghi, una netta distinzione tra l’uso della puntasecca per le linee e del mezzotinto per chiaroscuri. La giusta contrapposizione di bene e male, reale e fantastico, logico e assurdo, bello e brutto crea immagini spesso inquietanti che colpiscono l’essere umano con forti stati emozionali. Un artista da conoscere e studiare.



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giovedì 24 marzo 2016

L'Italia è sicura? V come Vaticano©

Di Mary Blindflowers©




Minaccia terrorismo. I politici italiani rassicurano, parlano di rafforzamento delle misure di sicurezza.
Il termine rafforzamento presuppone che si rinforzi ciò che già esiste.
Facciamo un esempio. Avete mai preso la metro B a Roma nell'ora di punta? Ebbene, io sì, spesso, e vi garantisco che la sicurezza non c'è, non è mai esistita. Molti utenti non hanno nemmeno il biglietto, poi potete trovare di tutto dal nomade che suona la fisarmonica e vi chiede i soldi, magari accompagnato da un minore, per suscitare pietà, al tipo che urla e sbraita contro il governo ladro, allo scoppiato che occupa tre posti, sdraiandosi bellamente sui sediolini e dormendo come se stesse nel salotto di casa sua, una fiumana di gente in piedi pressata come sardine sotto scatola, boccheggiando per prendere aria. Davvero confortevole. Se non funziona l'aria condizionata, sparata generalmente a palla in tutte le direzioni, d'estate potrete godere di una sauna gratis, compresa nel prezzo del biglietto. Tante volte ho immaginato cosa potrebbe succedere se un kamikaze imbottito di esplosivo si facesse saltare in aria in quelle condizioni.
Una strage, credo.
Vi siete mai chiesti come mai i terroristi hanno preferito attaccare Parigi e Bruxelles anziché una città insicura come Roma?
La risposta è V non come vendetta ma come Vaticano.
Molti sunniti radicali fanno affari d'oro con Santa Madre Chiesa Cattolica Romana.

Un piccolo esempio tra tanti?

L'Ospedale Mater Olbia, in Sardegna, di cui i giornali hanno pubblicizzato caldamente il reparto di telemedicina è un esempio di affari tra sunniti e Vaticano. Di chi è infatti questo ospedale? Della Qatar Foundation, ma la società di gestione è divisa in due quote: 40% al Vaticano, 60% all'emiro Al-Thani, del Qatar, vicino alle correnti radicali islamiche. 

Papa Francesco si affaccia dal suo balcone per dire no alla guerra e poi fa lucrosi affari con i simpatizzanti delle frange radicali? 
Questa si chiama coerenza e fede in dio.
Ecco perché i terroristi non attaccano Roma, si inimicherebbero i sunniti che fanno affari megamiliardari col Vaticano, non sarebbe una mossa politicamente intelligente.
Su questo si basa la sicurezza interna dell'Italia, sul fatto che i terroristi non hanno interesse ad inimicarsi i sunniti che li appoggiano.
Ma tutti possono sbagliare, perfino i terroristi. La sicurezza dell'Italia si basa sulla speranza che i radicali non sbaglino la loro strategia e sul fatto che, al fin della ripresa, l'Italia, nello scacchiere internazionale, è un due di picche rispetto ad altre nazioni europee più importanti.
Quindi continuate a guardare le stelle, sperando che il Dio degli affari vi salvi la pelle.
Amen.






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AI (ARTIFICIAL INTELLIGENCE)©

Di Roby Guerra©




PATER
BLU
HARDWARE
ROSA
SOFTWARE
MATER
NEW MAN
+
NEWSCIENCE
MYSTIC NUMBER 10


J TECHNO LOVE YOU
ELECTRO TOY
HUMAN MODEL
PYTHAGOREAN


BLU AND ROSA EYES
SPACE BLU
+
ROSA SKY


MATEMATIC INFINITY
ORGASM


EROS PLAYER
VIDEO UNIVERSE GAME
COMPUTER BIOS





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mercoledì 23 marzo 2016

E quell'albero d'Aletrium©




Di Mary Blindflowers©




E quell'albero d'Aletrium

sulla luna

lo sentivo mio,

nel giardino di un re senza corona,

il popolo triste di Bellona

mi vedeva abbracciare

la corteccia scura

e sfiorare foglia a foglia,

ad una ad una,

ma non aveva voglia di parlare

perché sapeva

ciò che non voleva dire.

Così quando un mattino

nell'attesa del sole rugiadoso

lo trovai, quell'albero,

abbattuto

nel semplice riposo

del guerriero,

cominciai a capire

che muore solo l'antieroe,

e lo sa perché.

La morale?

Non c'è,

l'uomo non ne ha,

non ne ha mai avuta una,

neppure nei giardini dei re

che stanno sulla luna.



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martedì 22 marzo 2016

Soltanto la libellula©

Di Folco Andre Lasdo©




Ricordo che un giorno da bambino, girovagando nei campi trovai una siringa per terra. Qualcuno l'aveva gettata vicino alla riva del fosso, in un groppo di sterpame. 
La osservai da vicino, toccandola con l'estremità di un rametto. Sembrava un insetto morto. Una libellula color ghiaccio con un sottile arpione nero e le ali rattrappite nello stantuffo. Il corpo oblungo segnato dalle tacche numerate, conteneva delle perle di sangue scuro. Quel giorno faceva caldo. Come oggi.
I peschi in fiore parevano urlare di gioia. Le creature del sole e della pioggia divampavano, trasudavano resine, pulsavano in preda a un violento desiderio di rinascita. 
Soltanto la libellula, non aveva più niente da dire.

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Non c'è più scampo!©


Poesia di Gabriel Lure e Mary Blindflowers©





L'assuefazione dell'inversione dell'essere

crea dipendenza...

l'indipendenza del malessere

crea schiavitù...

Sono io, sei tu, no!


Non c'è più scampo!


Omologarsi a stimoli binari

per rapportarsi alla realtà astratta?

Di più! Come chiedere alla singolarità

di essere assimetrica

per sua natura in differenti stringhe

o realtà cronologiche alternative,

sì, sì,

ma, ma,
ma 

noi siamo veramente cose vive? 

Sì, no?

Inglobare lo spazio proiettato

fino a collassare in una frazione di relatività

radice stessa della natura?

Il non generare frutto per l'eternità

da frutto solo a semi

che si piantano nel tempo

di moebius distopico...

Io tu, i morti adattati

e i vivi privi di

tutto...

No, no, davvero,

davvero,

sono sincero, fratello,

è brutto da dire,

ma

Non c'è più scampo!


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