martedì 16 febbraio 2016

Nazismo o poesia?©

Di Mary Blindflowers©



Di recente mi è capitato di discutere con un amico, il signor X, sulla quantità e qualità dei lettori più o meno consapevoli.
Il signor X è un tipo sveglio, intelligente e dinamico, con un profilo fb pieno di foto in cui mostra l'esito di palestra costante e poesie postate a cadenza abbastanza regolare.
Scrive bene e unisce il suo fascino mediatico alla bella scrittura.
Ho notato però che ai post del signor X intervengono solo donne, raramente uomini, e questo stuolo di fans gli danno sempre ragione, qualsiasi cosa lui dica. Se dicesse che gli escrementi di un cane hanno una loro attrattiva poetica a ben guardarli, lo stuolo delle fanatiche, direbbe di sì, che è proprio così, gli escrementi di cane assumono forme strane ed artisticamente rilevanti.
In poche parole non c'è contraddittorio, dato che X, a differenza di me, è simpatico a tutti o meglio a tutte.
Così si discuteva della vendita di libri.
X sostiene che non è necessario chiedersi perché comprino il suo ultimo libro, l'importante è che lo comprino, se poi mettessero il volume sotto la gamba di un tavolo, sarebbe lo stesso, tanto oramai il libro se lo sono comprato e lo hanno pure pagato. L'importante è vendere a persone a cui siamo simpatici.
Io non la penso così, forse perché sono terribilmente antipatica, forse perché sto fuori dal mondo, ma vedo le cose da una prospettiva completamente differente, una prospettiva Y.
X dice che sono "nazista", io invece dico che sono "poetica e surrealista".
Vi spiego perché.
Non mi va di chiedere ad amici e parenti di comprare il mio ultimo libro, non voglio che siccome hanno affetto per me, spendano i soldi per acquistare un libro che probabilmente neppure leggerebbero, solo per farmi un piacere personale. 
Ma come, amico caro, non ti compri il mio libro?
Ecco, questa domanda puzza di ricatto affettivo, come dire che infame che sei, se non compri, bell'amico se non spendi neppure pochi euro per darmi questa soddisfazione,
L'amico si sentirà imbarazzato, non saprà cosa rispondere e finirà col comprare, per amicizia, appunto, non per amore del libro in se stesso che magari neppure aprirà.
Oltre agli amici di X, ci sono anche le immancabili fans, quasi tutte single, depresse all'ennesima potenza, quelle di cui ho detto sopra, che vorrebbero ingraziarsi X dandogli sempre ragione anche quando ha palesemente torto,  quelle che comprano il suo ultimo libro, avvertendo X di averlo comprato.
Tutto perfetto, se non fosse per il fatto che trovo tutto questo inutile.
Avrei piacere che un bel giorno il signor Z a me sconosciuto, che non ha alcun legame con me, di nessun tipo, si recasse in libreria e dopo averlo sfogliato un po', comprasse uno dei miei libri, perché gli sembra interessante e poi lo leggesse anche senza alcuna preoccupazione di far piacere o meno all'autore.
Il signor X dice che questo desiderio che io trovo poetico e surreale è nazista, perché io vorrei selezionare il lettore sulla base delle mie esigenze, mentre a lui invece interessa solo che comprino.
Il problema per chi capirà questo articolo non è quello della selezione dei lettori, ma quello di essere letti o di essere solo acquistati.
A me piacerebbe vendere, inutile negarlo, ma vorrei vendere a persone che comprano in libertà, senza ricatti affettivi.
Viviamo in un mondo in cui ciò che conta è il business, ma non sarei per niente contenta, a pensarci bene, se un amico comprasse un mio libro e lo usasse per sistemare la gamba di un tavolo, no, non sarei per niente soddisfatta, perché non si scrive per sistemare le gambe dei tavoli e neppure per vendere a 4 fans infoiati che comprano per compiacere.
Si scrive soprattutto per chi non si conosce, si scrive per chi ha voglia e garbo di leggere veramente, per chi dedica alla lettura tra le righe due minuti in più del suo prezioso tempo, per chi vuole fermarsi a pensare, e dire questo libro mi piace oppure no, non mi piace, per questo e quest'altro motivo. Il resto per me non conta, non contano i like per compiacere, non contano gli pseudo-consensi, non contano le parole di chi mi scrive, "se tu ti sforzassi di essere più simpatica prenderesti molti più like".
Vorrei un lettore consapevole, di qualsiasi estrazione sociale, bello, brutto, alto, basso, laureato, non laureato, libero, occupato, semplice, complicato, ma un lettore, uno vero. Ma io sono antipatica, come ha detto una fans del signor X, sono "una psico-allucinata" che vive in un mondo tutto suo in cui la poesia e/o disinteresse verso certe pseudo-dinamiche di allucinazione collettiva, viene scambiato per nazismo.
Non ci posso fare niente.




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