domenica 14 febbraio 2016

Chi è costui? Dante Virgili©

Di Libri Libretti©





Non so che dire, spesso cerco libri, li cerco con ostinata determinazione come se la ricerca fosse più interessante della lettura stessa, ma alcune volte, e negli ultimi tempi sempre più spesso, sono i libri che cercano me. Mi cercano e mi trovano, mi adottano e mi trattano da bravi padri di famiglia. Li trovo impilati da tutte le parti dello studio, uno sopra l’altro, alcune volte in solide torri altre in torri pendenti e traballanti, un equilibrio instabile ma elastico. La distruzione di Dante Virgili è uno di quei libri acquistati proprio all’uscita, fine 2003, e poi dimenticato. Dimenticare significa perderlo momentaneamente di vista, seppellirlo tra altri centinaia di libri, ma non scordarlo. Prima o poi avrei voluto leggere il libro dell’unico scrittore nazista italiano. Un personaggio così disturbato e così brutalmente antisociale che nonostante la repulsione che ti affiora sulla pelle non puoi fare a meno di considerarlo geniale. Certo non potrei essergli stato amico, non avrei potuto condividere stesse esperienze e nemmeno stesse idee, ma devo per oggettiva realtà rendergli omaggio come scrittore. Un libro spinoso, denso di schegge impazzite, profetico in alcuni aspetti, un libro che nasce e si sviluppa dall’estrema sofferenza dell’autore, non a caso lo stesso Virgili prendeva a prestito una frase tratta da Delitto e Castigo: “Non ridete, nella sofferenza c’è un’idea”. Il libro uscì per la prima volta nel 1970 per i tipi della Mondadori, tra molte polemiche e poche persone soddisfatte dell’uscita, si pensava che potesse sconvolgere l’opinione pubblica, dividere destra e sinistra, far rivivere fantasmi mai sopiti, invece cadde subito nel dimenticatoio si nascose da solo come se non volesse far sobbollire l’acqua e scoperchiare la pentola. 
Solo nel 2003 le edizione Pequod hanno ripreso il libro e ripubblicato, ma anche questa volta non ci furono discussioni interessanti, secondo me ebbe soltanto il merito di spingere Simone Scafidi a produrre un documentario/film/sequenza emozionale di altissimo livello. Un misto strano di forti emozioni, immagini, riprese, parlato messo su con quel poco materiale a disposizione e legato da una geniale sequenza filmica, un viluppo ruvido sul male. Da vedere! Come il libro, purtroppo è sparito dalla circolazione e non è facile recuperarlo, personalmente ringrazio Scafidi che mi ha permesso di vederlo. Dante Virgili, chi era costui? 

Difficile dirlo anche perché ad oggi non esiste una foto che lo ritragga e solo alcune parole di una persona che l’ha conosciuto, anche lui scrittore, Ferruccio Perazzoli, lo immortalano come la persona più sgradevole della terra. Basso, più largo che lungo, con il volto devastato, pieno di fosse, la pelle unta e giallognola, sgradevole anche nel parlare, una specie di mostro che incuteva timore e ribrezzo, un ribrezzo di cui ne era consapevole e che tramutava in odio verso le persone. Verso le donne in particolare che lo allontanavano per il suo aspetto e che lui voleva possedere e possedeva dietro pagamento di denaro sporco. Le possedeva come padrone assoluto, in modo cruento, in sessioni erotiche in cui poter sfogare appieno tutto il proprio sadismo. Non si poteva amare un uomo di siffatta natura e lui lo sapeva. “La distruzione” è un romanzo dallo stile incisivo, tagliente, penetrante, icastico. È la storia di un ex interprete delle SS che vive il secondo dopoguerra, conseguente alla caduta del Terzo Reich, tormentato dal ricordo e dalla nostalgia di un regime di cui sogna il ritorno, regime che possa spazzare via tutto e si erga a solido e vibrante fuoco purificatore. Un uomo, omettucolo qualunque, che disprezzava tutto e tutti sognando la distruzione. Il folle, ripugnante, nauseante Virgili che aveva intuito negli settanta il risveglio dell’Islam e previsto la distruzione delle Torri gemelle con New York devastata, in fiamme. E come scrive Antonio Franchini nel risvolto della copertina de “La distruzione” è un libro per poche persone: “È un romanzo per pochi, per chi abbia voglia di interrogarsi su dove finisce la bestemmia e dove comincia il male vero o su dove finisce il male vero e dove comincia la letteratura”. Per portare avanti la sua vita grama, difficile, pesante Virgili scrisse molti romanzi western sotto lo pseudonimo di D. Blackmoore.




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