domenica 3 gennaio 2016

Poesia di sistema? No, grazie©

Di Mary Blindflowers©



Folla di fedeli / nell'ultimo profumo d'aprile,/ vigilia dell'evento/ del Papa beato/. 
Sono i versi stantii e privi di verve di Antonio Bicchierri in Testimoni del tempo, Il Convivio edizioni, un libro di poesie che definire scritto coi piedi dentro il sistema e la testa dentro l'assenza di ogni significato, è poco.
Rime banali che si affacciano talvolta come libellule stanche di volare tra un verso e l'altro, stile trito, indulgente spesso e volentieri al patetismo ma soprattutto poesia aliena da ogni spirito critico, da ogni contestazione. 
Niente freschezza, tutto scorre lento e uniforme come un libro già letto che ci annoia.
L'autore, che in quarta di copertina vanta la vincita di premi, riconoscimenti, pubblicazione di diverse sillogi, si definisce "pluriaccademico" e ostenta primi posti in piazzamenti d'onore in Italia e all'estero. Nel 2010 viene addirittura insignito del titolo di “Cavaliere dell'ordine al merito della Repubblica Italiana”.
Dopo aver dato uno sguardo alla quarta di copertina ci si aspetta dunque un contenuto superlativo. E invece leggo: Massa oscura/ in quel cielo naufragar/ in un oceano di stelle./ Respiro il mistero nel brillio avvolgente/ io piccola creatura/ spersa/ errare sulla terra/ stella tra le stelle.../. 
Dopo aver letto e scorso diverse poesie più o meno tutte uguali, penso che la perplessità possa essere il sentimento del lettore contemporaneo che abbia meno di 106 anni e non sia del tutto rimbambito. Versi pseudo-ottocenteschi senza alcun senso, privi di profondità, di slancio critico. 
Il mondo è un ricordo idilliaco, perfetto, il Papa, quello stesso Pontefice, detto tra noi, che ha fatto diventare l'Opus dei prelatura personale e faceva il bagno nudo in piscina, è un santo “giramondo di fede”. Poi “i cuori traboccano di gioia”, il poeta si rivede innocente scolaretto “con un bel fiocco blu, lungo i sentieri dei ricordi”, mentre “immantinente” lo coglie l'età adulta. Il “fatal destino” colpisce gli uomini e le loro tragiche vite mentre il vino di Bacco “rende in cuor felice” ogni “villico lavoratore”. 
Retorica ad ogni angolo, valori cristiani sbandierati gratuitamente in faccia ad un lettore che si presuppone ingenuo e scarsamente preparato. Poesia di sistema, stile vecchio, superato, ritmo lento, contenuto assente.
È la poesia dell'italiano medio che va a messa tutte le domeniche, ama la mamma, “tenera figura dai capelli innevati” avvolta in uno scialle “consunto dal tempo”, la mamma che “la vita donò senza nulla chieder mai”, la mamma nel cui volto un tempo “splendea beltà”. Eh sì, usa proprio la parola “splendea” per definire una specie di martire perfettamente inquadrata nell'ideale femminile catto-fallico. Il vecchio trombone nostalgico richiama il tempo perduto in cui le donne stavano zitte, davano senza chiedere mai nulla per poi andare felici e buggerate in paradiso. 
Il padre invece è saggezza, la forza e il coraggio, “la fiamma che riscalda i cuori”. 
In quest'idillio perfetto di forza paterna e silenzi materni, non potevano mancare le figlie, “immensa luce”, “intime ricchezze”, “doni d'amore”, etc.
La famiglia, la chiesa, e ora passiamo alle feste. Il bianco Natale. “Nasce il redentore, per l'umana salvezza, in un giorno speciale di cristiana carità”. Poi all'alba dopo la festa torna il silenzio “nel peccato originale”, che, ovviamente non poteva mancare in quest'apoteosi del nulla.
A questo punto non sentite la mancanza di qualcosa?
La famiglia, la Chiesa e... Ovviamente il calcio. 
Ecco "Il rettangolo verde/ con atleti in campo/ in singolar tenzone/... Disputa ardita/ alla conquista di una sfera/".
Insomma, dopo la "singolar tenzone" e il giramento delle sfere, che una lettura del genere potrebbe produrre, non credo ci sia bisogno di aggiungere altro. Un libro inutile. 
Con i 12 euro richiesti per l'acquisto compratevi una bistecca, vi darà più calorie.

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