lunedì 18 gennaio 2016

Logorazzismo©


Di Andreas Finottis©




D’estate mi metto quasi sempre le magliette polo, quelle di cotone traforato e col colletto.
Si sta più freschi che con le magliette di cotone liscio, mi piace la forma che hanno, come mi stanno e poi mi sono abituato così. Il problema è quel loghetto del cazzo che ci attaccano.
Se posso lo tolgo, mi prendo le forbicine da unghie e taglio i fili che tengono attaccato il logo; anche da ragazzino facevo così, ricordo una volta che mi avevano regalato una Lacoste col suo coccodrillo e l’ho tolto. Quella che me l’aveva regalata mi disse:
“Ma non ti metti mai la maglietta che ti ho regalato e assomiglia a quella lì.”
E io: “Ma è questa qui! Ho solo tolto il coccodrillo perché mi stava sul cazzo.”
Tilt mentale, occhi sbalorditi:
“Ma come? Perché ti stava sul cazzo il coccodrillo? Ma se gli altri se la prendono apposta per averlo? Proprio non ti capisco, sei strano.”
E io: “Anch’io trovo strani e non capisco gli imbecilli che se non girano col marchio in vista stanno male.”
Ora ricamano i loghi che se li togli fai il buco nella polo, non si riesce quasi mai a toglierlo, devi girare col tuomarchietto. Ma girando ti accorgi che diventano simboli di appartenenza, servono per catalogarti, per creare caste umane. Se hai un coccodrillo Lacoste sei visto bene dall’élite di sinistra, va bene per figli di buona famiglia, insegnanti, politici, giornalisti. Se hai un alloro Fred Perry allora vai bene per l’élite rockettara, che si crede trasgressiva e ama particolarmente il rock inglese, la birra, e il bancomat.
Se hai il giocatore di polo Ralph Lauren sei ok per sembrare un benestante, un po’ filoamericano e anche a destra ti apprezzano… e così via per i vari marchi che costano molto più della media, perché con i soldi per comprartene una di queste succitate, te ne compri due o tre di quelle buone, di una marca sportiva meno prestigiosa; o anche sei o sette se come me vai a rovistare nel cesto delle offerte nei supermarket e durante le svendite.
Ne ho una col giocatore di polo originale Lauren che era vecchia e non andava più bene a un mio parente più grosso di me, voleva gettarla negli stracci, mi ha chiesto se la volevo… me la sono fatta dare e mi va perfetta, sembra fatta su misura, è di un colore giallino e non si nota che è scolorita.
A volte la metto e mi accorgo che se vado in un ufficio o in banca mi guardano con più benevolenza e stima di quando vado con una che ho preso dai cinesi senza marchio; anche loro, gli impiegati, hanno quasi sempre un marchio prestigioso in evidenza sulla camicia, sul maglioncino e sulla polo…
pensano di essere più prestigiosi così, invece a me sembrano più stronzi di quel che sono.
In certi ambienti sono proprio maniaci, guardano subito il marchio per classificarti col loro logorazzismo.
Un periodo andavo spesso per lavoro in un ufficio che sotto aveva un negozio di abbigliamento di marche di lusso, aveva i prezzi più alti di ogni altro negozio d”abbigliamento che ci fosse, una camicia costava minimo sui duecento euro, un paio di calzoni idem, le polo erano a centocinquanta euro o più;
avevano marchi che manco li conoscevo, Kenzo ricordo, ed era uno di quelli che costavano meno.
Pure nell’ufficio di sopra in cui andavo erano maniaci del vestire firmato. Tutti marchiati Dolce e Gabbana,Armani… andavano al negozio di abbigliamento lussuoso di sotto a prendersi da vestire.
In quel periodo mi ero preso tre polo per cinque euro cadauna al mercato, erano fatte bene ma avevano scritto una stronzata come marchio… orso profeta c’era scritto.
Quando andai, indossando una di quelle polo, in quell’ufficio a portare le carte di lavoro, mi guardarono come se mi avessero cagato sul petto. Di solito sono felice di dare fastidio alla gente ma quella volta provai un senso di imbarazzo, perché piaceva poco pure a me circolare con quella scritta sulla polo.
Qualche giorno dopo vidi mia mamma che stava cucendo dei cerchietti concentrici di colori diversi in cotone grosso per farsi delle presine, sembravano dei piccoli bersagli… mi venne l’idea: le chiesi se mi attaccava un cerchietto sul marchio delle polo che avevo preso, così me li mise a coprire il logo di tutte e tre le polo, chenon si vedeva più quella scritta idiota.
Quando tornai in quell’ufficio di fanatici modaioli vidi che guardavano fissandolo il cerchietto variopinto, arrovellandosi il cervello non capendo di che marca fosse la polo.
Poi, quando me ne andai, passando davanti al negozio di abbigliamento di sotto, c’era il proprietario dentro la vetrina che stava sistemando i nuovi arrivi. Mi fermai a guardare per curiosità quello che stava mettendo in vetrina… lui notandomi prese a fissarmi col volto perplesso il marchio della polo, non capendo di che marca fosse. “Un nuovo logo che non conosco!” avrà pensato.
Mentre mi allontanavo lo vedevo ancora con il viso a punto di domanda.

Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page


Nessun commento:

Posta un commento

Inserisci commento