venerdì 8 gennaio 2016

il salotto buono©


Di Mary Blindflowers©




Caffé letterario borghese, interno borghese lusso, poltroncine di velluto porpora, arredamento ricercato, quadri alle pareti. Al centro della scena, in fondo, un tavolo pieno di libri, attorno gente seduta che ascolta. C'è la presentazione di un nuovo libro. Le persone sono vestite tutte uguali, come tanti replicanti e con la maschera nera sul viso. Le donne in tailleur rosso, gli uomini in abito scuro e cravatta. L'autore indossa una maglietta e un jeans, sta al posto centrale del tavolo, a sinistra editore e relatore. Autore, editore e relatore non hanno la maschera.


Falas: 

(Si alza dal tavolo per dare più vigore a ciò che dice, cammina per qualche secondo avanti e indietro, guardando la gente). 


Mi sono preparato un bel discorso per la presentazione di questo mio lavoro. Un discorso che poteva accontentare tutti belli e brutti, sì uno di quei discorsetti tutti perfetti che non turbano, non dissssss-turbano, non massssss-turbano l'itagliano medio mediocre in maschera, specie se di famiglia bene, di chiesa catto-pustolica romana, con una ricca rendita annuale, magari una ditta di suole per scarpe, di gioielli di plastica a grande distribuzione o di capelli da prete. 
(Mentre Falas parla molti indignati si alzano ed escono dalla scena. Falas continua imperterrito).
Rileggendo il mio discorsetto tuttavia ho deciso che non mi piace. (Prende il foglio con gli appunti e lo straccia, il relatore e l'editore lo guardano preoccupati). Ecco fatto. La fine della comunicazione. Il mio libro parla proprio di questo, della fine. (Pausa di silenzio). 
La fine del senso, della poesia, della vita, la fine della fine, a soprattutto la fine della comunicazione. Questa catastrofe psico-atonica e atomica, si produce quando si inizia a parlare. Come, non vi è chiaro? Nello stivale quando si parla si smette di comunicare. Almeno così funziona tra gli intellettuali. La parola che esprime il moto del pensiero libero turba le menti, dissss-turba soprattutto l'ego. Ci sono cose che si possono pensare ma non dire, altre che si possono dire soprattutto se non si pensano, altre che si devono dire, altre che si omettono, che si permettono, che si estromettono dall'economia generale del senso e del non senso borghese.
Questo libro è un invito al tur ba men to. (Inforca gli occhiali, si rivolge al relatore).  Leggi tu la prefazione, io ho un pessimo accento.


Relatore 

(Il relatore, camicia chiara e pantaloni scuri, legge la parte indicata da Falas sul libro. Ha un'aria smarrita, tossisce, guarda l'editore, poi il libro


«Turbatevi, idioti, perché in Italia c'è gente che non riesce ad arrivare a fine mese e non sa come dare da mangiare ai propri figli, turbatevi per le morti bianche in un Paese alla deriva, per la mafia vaticana, per i pedofili in seno alla chiesa, per gli stipendi dei parlamentari, e ancora turbatevi perché i laureati sono disoccupati e non avranno un futuro, turbatevi per la violazione dei diritti umani, per la stampa di regime che filtra le informazioni, per lo scempio ambientale, ma evitate inutili ed isterici turbamenti perché qualcuno ha criticato un vostro libro o una vostra performance poetica esibita in un salotto buono. Siate seri, siate veri e sinceri». 


Falas 

Ecco queste le tristi premesse. Il registro della non comunicazione è in pieno svolgimento. La decisione di essere veri e sinceri e di dire solo ciò che si pensa, è di fatto una barzelletta che scandalizza i benpensanti. Questi defribillati come lucertole a cui abbiano applicato degli elettrodi sugli organi sessuali per esperimento, cadono nella rete della non comunicazione. 
Il benpensante non sente il rumore cacofonico e sgradevole delle libere opinioni, perché ne ha paura, così non appena il libero pensiero è in atto, l'intellettualetto medio che non sopporta la minima critica, stronca la comunicazione, in poche parole si turba e si offende mentre tasta la stoffa pesante del salotto buono in cui appoggia le chiappe.
L'idea indipendente è un abisso in cui pochi osano specchiarsi...


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