mercoledì 20 gennaio 2016

Il ragno (da Gli imitatori di farfalle)©



Di Mary Blindflowers©




La sveglia misura il silenzio

steso sulle mie ossa,

e

ingigantendosi,

fa la voce grossa,

la lancetta incide piano

i centimetri di carne della notte

salassando il momento

senza fretta,

come un uragano mai sopito

dentro viaggi atavici

in tunnel esistenziali proiettati all'infinito.

Il mio vicino è un drogato

che ha perso già tre denti

e ha gli occhi piroettati

dentro al male che consuma,

il padrone di casa

è un omino con tre peli sulla testa

e le tasche sempre in festa.

Io sono io, forse,

e caccio ragni nel muro,

con le penne di fenice morto

nei tre secoli avvenire,

caccio un ragno storto

dentro un buco dritto che non vuol saperne

di allargarsi, né di fidarsi

del mio giudizio su quel ragno subnullista.

E lui tesse, di notte, con i suoi amici ragni

la sua tela qualunquista,

interminatamente,

e dice sibilando:

sei solo più di niente

diventa come noi,

pensa al guadagno.

Lo infilzerò un giorno

con la mia penna di fenice,

quel maledetto ragno.



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