domenica 20 dicembre 2015

Marinetti e "L'aeropoema di Gesù": una possibile sintesi tra scienza e fede

Di Roby Guerra©





L’ultima opera di Marinetti, scritta nel 1944 alla fine della seconda guerra mondiale e poco prima della scomparsa del fondatore del futurismo, è “L’Aeropoema di Gesù”, edita postuma a cura di Claudia Salaris da Editori del Grifo soltanto nel 1991. Si tratta di un lavoro sorprendente, vista la storia iconoclastica e anticlericale di Marinetti, più noto in tal senso il suo “L’Aeroplano del Papa”, già ampiamente discusso negli anni scorsi.
L’analisi più creativa e più recente, a cui facciamo riferimento anche qui, è quella di Luigi Tallarico nella presentazione a Roma di “Marinetti 70. Sintesi della critica futurista” (a cura di Antonio Saccoccio e Roberto Guerra, Armando editore). Tallarico, 90 anni, di Roma, storico e critico d’arte, è tra i principali esperti del Futurismo (Benemerito di stato dagli anni 2000 per la cultura e del Sindacato Libero Scrittori Italiani di Roma), autore anche de “Gli anni del consenso e del primato tra futurismo e metafisica”, edito dalla ferrarese Belriguardo di Romolo Magnani (1993). Da vero futurista ha amplificato il suo intervento su Marinetti, la rivoluzione futurista e la ricostruzione di questo universo specifico, con un approfondimento esemplare sul cosiddetto ‘ultimo Marinetti’: “Spiritualità religiosa di Marinetti”, centrato appunto sull’ultimo poema di Marinetti su Gesù. Tallarico ha rivelato ancora una volta Marinetti nella sua ‘divinazione’ lungimirante e geniale. Egli traccia perfettamente il Gesù aeropoetico di Marinetti: linee parallele della rivoluzione futurista, da sempre, anche se magari tacitamente, danzante tra la freccia meravigliosa e fatale del tempo, il futuro, e l’altrettanta necessità originaria dell’aurora, per così dire, della cosiddetta transtemporalità eterna. Sintesi della natura umana nella sua essenza (fisica), tra programma genetico (Dna) ed evoluzione storica e sociale o memetica. Significanti liberi, parole in libertà letterali, che caratterizzano la dimensione estetica in quanto tale. Non ultimo, l’ennesima visione di Marinetti, per dirla con McLuhan, come ‘antenna della specie’: l’artista che capta ed esplora il futuro, prima dei profani o degli eruditi. Visione oggi chiaramente confermata e attraversata da certa avanguardia del pensiero scientifico stesso. Senza dimenticare certi suoi vagiti insiti anche nel futurismo eroico, iconoclastico fin da diversi passaggi del manifesto del 1909, colmo di nuovo mito e trascendenza senza mitologia. “Finalmente, la mitologia e l’ideale mistico sono superati. Noi stiamo per assistere alla nascita del Centauro e presto vedremo volare i primi Angeli!”, l’automobile meglio della Vittoria di Samotracia; “l’entusiastico fervore degli elementi primordiali”, al passo con la mutazione degli archetipi di memoria junghiana, annuncia per l’avvenire prossimo quell’evoluzione del bisogno di Dio come (s)oggetto di devozione sperato dallo stesso Einstein (oltre ancora a Jung, Freud e Fromm) per una nuova religione cosmica, figlia della rivoluzione tecno-scientifica, capace di trascendere i limiti inevitabili delle religioni tradizionali. Ecco qui, probabilmente, l’anello mancante per l’‘ecosistemico’, quel salto quantico a-razionale fondamentale per concretizzare nei cuori dell’uomo, moderno e già post-umano, la grande utopia millenaria del Regno dei Cieli e poi della modernità stessa e della scienza liberatrice, pragmaticamente nei popoli e nelle società planetarie di oggi e del futuro.
“L’Aeropoema di Gesù”, evoca proprio in tal senso cristiano, la grande opera dello stesso scienziato padre gesuita Pierre Teilhard de Chardin, considerato non a caso un precursore di Internet: l’evoluzione dell’umano troppo umano nella cosiddetta ‘Noosfera’ (Netsfera o il Regno della Macchina o ancora il Regno dei Cieli), il famoso Punto Omega, il Cristo archetipo della Macchina Divina e della scienza stessa, trascendente oggi 3.0. La stessa convergenza tra Scienza e Fede, lo stesso Jean Guitton di Dio e la Scienza, un certo Dante fanta-scientifico, come ciber-profetizzato dallo stesso McLuhan: “L’integrazione psichica collettiva, resa infine possibile dai media elettronici, potrebbe creare l’universalità della coscienza prevista da Dante quando preconizzava che gli uomini avrebbero proseguito la loro vita come null’altro che frammenti spezzati finché non sarebbero giunti a unificarsi all’interno di una coscienza inclusiva. In senso cristiano, si tratta semplicemente di una nuova interpretazione del corpo mistico di Cristo; e Cristo, dopo tutto, è la massima estensione dell’essere umano”. Luigi Tallarico, oltre a svelarsi egli stesso sulla scia di figure come Jung, Teilhard de Chardin, Jean Guitton e Marshall Mcluhan, capaci di scoprire il divino nella Macchina e nella Scienza, traccia esplicitamente tale revisione marinettiana in tali orizzonti sublimi, negli oscuri tempi presenti quanto mai urgenti.





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