domenica 6 dicembre 2015

Il cammino e la meta©

Di Paolo Mazzocchini©




Invecchio sempre imparando qualcosa: detto attribuito a Solone (VI sec. a.C.) uno dei sette sapienti. Da ricordare a quanti, per ignoranza o malafede, pongono un termine anagrafico all’educazione, all’apprendimento, alla crescita degli individui. Che è permanente e sarebbe potenzialmente indefinita se non incontrasse il limite naturale della morte. Non per nulla Platone attribuisce a Socrate (nell’ Apologia), di fronte alla giuria che lo ha appena condannato alla pena capitale, queste parole: «Se poi la morte è una trasmigrazione da qui ad altro luogo, ed è vero quel che si dice, cioè che là dimorano tutti i morti, qual bene, o giudici, potremmo noi allora aspettarci maggiore di questo? Se, giungendo nell’Ade, dopo esserci liberati da questi qua che si danno il nome di giudici, si troveranno i veri giudici, quelli che anche là giudicano, Minosse, Radamànto, Eaco e Trittolèmo e tutti gli altri semidei che in vita furono giusti, sarebbe forse da disprezzare tale trasmigrazione? O al contrario, non sarebbe essa di tal valore da pagare qualsiasi prezzo pur di potere conversare con Musèo, Orfeo, Esiodo e Omero? Quanto a me, se tali cose sono vere, preferirei morire mille volte. Oh! quale meravigliosa conversazione sarebbe la mia quando mi imbattessi in Palamede e Aiace il telamonio e in qualche altro dei tempi antichi morto per ingiusto giudizio! Raffronterei la mia sorte alla loro; e ciò penso sarebbe per me motivo di dolcezza. E soprattutto amerei trascorrere il tempo ad esaminare ed interrogare quelli di là, come sono solito esaminare questi di qua, per scoprire chi di loro è sapiente e chi invece crede di esserlo e non lo è affatto. Quanto, infatti, non pagherebbe ciascuno di voi, o giudici, per interrogare colui che guidò l’esercito contro Troia, o Ulisse, o Sisifo, o tanti altri uomini e donne che potrei nominare? Quale inesprimibile beatitudine sarebbe parlare con loro, vivere in loro compagnia, esaminarli!»

Parole magnifiche, di splendida sapienza laica, per molti motivi. Perché immaginano il paradiso come nient’altro che la prosecuzione della passione che ha riempito la vita di un uomo nell’ al di qua; il suo crescere e rinnovarsi all’infinito: il dèmone della ricerca, dell’indagine, della scoperta intellettuale. Non c’è in questo oltremondo immaginato da Socrate niente che assomigli a quello delle varie credenze e religioni rivelate: vale a dire l’aspettativa di una realizzazione definitiva e assoluta, di una pienezza divina che si rivela, colma il vuoto dell’imperfezione e appaga una volta per sempre il desiderio nella sua soddisfazione, il movimento nella stasi. No: questo al di là è la perpetuazione di quel desiderio e di quel movimento. Sempre perfettibile e desiderante: perciò umano ed esaltante. Il cammino che sostituisce la meta.


https://paolomazzocchini.wordpress.com/2015/10/20/il-cammino-e-la-meta/



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