giovedì 12 novembre 2015

La forza della parola contro il nazifascismo©

Di Libri Libretti©




Voglio essere riabilitato. Non sopporto che mi si dica ancora “Cosa ci fai con tutti questi libri?”. Sei fuori dal tempo, prendono troppo spazio, pesano e la polvere? Basta un oggetto 7x12 per avere tutto a portata di mano, basta un click per accedere alle informazioni che desideri. Sì voglio essere “fuori”, all’aria aperta, sdraiato sull’erba verde di un prato ed avere un bel libro tra le mani da leggere. Un libro che rilascia un fruscio al muoversi del vento, pagine che sfrigolano, cantano, un lapis per annotare delle frasi e un taccuino per prendere appunti. Voglio che le mani sentano lo spessore della carta e il naso si arricci al profumo dell’inchiostro, riappropriarmi della lentezza dei movimenti, sognare, viaggiare attraverso lo scritto, immaginare luoghi lontani e situazioni mai vissute. Sì, sono sempre più convinto che i libri siano l’anima di una casa e non smetterò di acquistarli e soprattutto leggerli. Com’è affascinante il mondo della tipografia, e com’è bello riscoprire vecchie realtà. Anche questo attraverso libri che sanno d’antico, pagine ingiallite e caratteri impressi sul foglio. Leggi, ti appropri della situazione, ma non ti accontenti vuoi saperne di più, vai a cercare le fonderie di caratteri, le fabbriche che producevano le macchine da stampa, corri veloce finche sei in tempo. 

Qualcosa ti fa soffermare e riflettere i cosiddetti Musei della Stampa, ce ne sono diversi, più o meno grandi, belli, importanti e vivi. Un museo deve essere vivo, interattivo, non un semplice luogo dove riporre e conservare del materiale. Il museo deve lavorare e chi varca la soglia d’ingresso di un museo deve essere cosciente che non sarà solo un visitatore, ma un apprendista, un operaio, un dipendente specializzato poi, le mani dovranno essere sporche e la fronte sudata. L’Italia è un paese fortunato, ha diversi musei, alcuni funzionanti altri decisamente meno. La mia ricerca non si è fermata solo alla realtà italiana, ma è proseguita per l’Europa e poi per il mondo. Mi rendo conto della vastità, ma la situazione non mi preoccupa, quello che non ho fatto oggi lo posso fare benissimo domani, la tipografia non ti insegna forse la lentezza dei movimenti? Poi non potrebbe essere diversamente perché ogni incontro ha un mondo particolare, coinvolgente e tutto necessita di continui approfondimenti. In questi giorni mi sono imbattuto in un museo fantastico. 


Non è tra i più ricchi di macchinari e di caratteri tipografici, non è nemmeno tra i più lussuosi, ma ha una storia. Le sue pareti trasudano di lacrime, i muri non rilasciano salnitro, ma gocce di sangue. Il museo si trova a Lublino una città della Polonia orientale, bellissima città che conserva ancora il suo centro storico come poche altre città europee. Il palazzo che lo ospita è storico, costruito fine 1600 inizi 1700, ha avuto molti proprietari e più volte è passato di mano. Già nel 1932 esisteva, in alcuni locali del palazzo, una tipografia “popolare” che aveva come obiettivo la libertà di espressione. La parola, sia scritta che orale, come fonte di vita, come mezzo per combattere la dittatura e qualsiasi forma di oppressione. Infatti in quel periodo fu attivissima per combattere l’ascesa del nazismo con la stampa di foglietti, opuscoli, depliant informativi, volantini e carte d’identità, pass falsi. La forza della parola era molto più efficace di qualsiasi strumento di offesa come pistole e fucili, i tipografi andavano fermati. Nel 1944, durante l’invasione nazista, l’intero personale di stampa fu arrestato, condotto al campo di concentramento di Maidanek e giustiziato. In un colpo solo 14 vite umane furono uccise. 











Oggi, dopo una precisa ristrutturazione, il luogo è deputato alla conservazione degli strumenti di stampa, ma è diventato anche una “casa della parola” dove si sottolinea l’importanza della parola nella cultura e nella vita sociale. È un luogo dove la parola assume il significato di “libertà” intesa come fattore di cambiamento politico e sociale. Un museo vivo, vivace, dove non s’ insegna solo la costruzione del libro, ma si organizzano molti incontri che promuovono la lettura coinvolgendo anche le persone più povere ed emarginate di Lublino. Naturalmente il luogo ospita corsi dedicati ai ragazzi e alle scolaresche e organizza a ritmo costante mostre legate al mondo della grafica e dell’editoria.


(Quest'articolo è dedicato alle 14 vittime che, in nome della libertà di parola, sono state trucidate per mano dei nazisti).




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