lunedì 30 novembre 2015

1 CANI AGILI©




Di Paolo Durando©


Si vedeva il mare, vasto e accecante, dall'acropoli. Ci si chiedeva perché occorressero tutte quelle anfore. La giovane donna era sul punto di scendere le scale, portandosene via un paio. Borbottava qualcosa, si poterono cogliere alcune parole, che avevano a che fare con “il decoro di una dovuta accoglienza”. Ma noi non volevamo che restasse a piedi scalzi sui gradini di pietra. 

“Lo sai,” le abbiamo detto, “noi non crediamo che tu debba ancora servirci!”. Ci mettemmo a scrivere su una parete scabra. C'era un' allieva di Antistene che ci guardava, con le mani appiccicose. Ci si ricordava bene di tutte le acciughe che aveva cucinato. C'era molta luce, l'aria era tersa. Ci venne in mente che, venendo da lontano, avremmo passato lì la notte. E domani avremmo ripreso la nostra vita randagia. Io stesso scrissi, con attenzione: ”autarchia”, ma in quel momento arrivarono mia madre e un cugino che non vedevo da vent'anni. 
Quella delle anfore era scomparsa e noi decidemmo di raggiungerla giù per le scale. Doveva capire che non era più una schiava. Che era nato un nuovo concetto, quello dell'uguaglianza vera, sostanziale. Mio cugino estrasse dal chitone un pezzo di pane all'anice, dapprima senza forma, poi vagamente umano. “E' Socrate,” mi disse, protendendo le labbra leziosamente: “Tieni, mangiatelo, ché è buono, Socrate.”


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mercoledì 25 novembre 2015

Saba poeta attuale©

Di Libri Libretti©



Finalmente ieri pomeriggio sono riuscito a recuperare la seconda cassettiera di caratteri in legno, devo fare a tappe perché in macchina più di una cassettiera non entra. Sono tornato a casa stanchissimo per cui scaricherò oggi, l’unica cosa a cui non ho potuto rinunciare è quella di prendere una scatola di giornali d’epoca. Ad un prima occhiata mi sono sembrate tutte testate piuttosto sconosciute e degli anni 1943/44, le ho sfogliate velocemente, una in particolare mi ha colpito “La Nazione del popolo”. Ho notato una sezione dedicata a Firenze e ho voluto vedere cosa succedeva in quegli anni terribili. Ad un certo punto mi sono apparse due poesie bellissime di Saba, le conoscevo, ma vederle stampate in un giornale d’epoca mi ha procurato un certo effetto, con tutta probabilità sarà la prima versione e comunque prima che vengano pubblicate nel Canzoniere. In quegli anni Saba è esule a Firenze. Il 14 luglio 1938 il Giornale d’Italia aveva pubblicato un manifesto (non firmato), la dichiarazione della razza, dove si dichiarava che la popolazione dell’Italia attuale è di origine ariana, come la sua civiltà. «È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Gli ebrei non appartengono alla razza ariana». Mussolini approverà. 

Il mese successivo vedrà la luce il primo numero della rivista “La difesa della razza”, alla quale il governo si preoccupa di dare la massima diffusione. Nel novembre dello stesso anno vengono promulgate le prime Leggi Razziali. L’introduzione delle leggi antiebraiche fu affiancata e seguita dall’emanazione da parte dell’apparato statale di un’innumerevole quantità di circolari ed altre disposizioni amministrative. Nella grande maggioranza dei casi le circolari aggravarono le misure legislative o addirittura si sostituirono alle leggi stesse, innovando ed ampliando il regime persecutorio. Furono delle circolari ad imporre nel giugno1940 l’internamento nei campi degli ebrei italiani antifascisti e degli ebrei stranieri appartenenti a nazioni non nemiche ma dotate di una legislazione antiebraica; fu una circolare del maggio 1942 a disporre la precettazione al lavoro degli ebrei; furono numerose circolari a vietare agli ebrei l’esercizio di questa o quell’altra attività commerciale. Fu una circolare infine a disporre il 30 novembre 1943 l’arresto e l’internamento degli ebrei. Saba incappò in questa nuova legislazione e dovette scappare dall’amata Trieste vendendo anche il suo negozio di Libreria. Queste disposizione stupirono e lasciarono perplessi molti, anche fra gli stessi fascisti. Non esisteva infatti nella tradizione culturale italiana un forte antisemitismo se non per una minoranza di nazionalisti esasperati. Saba quindi fu costretto a lasciare l’Italia per recarsi a Parigi; allo scoppio della seconda guerra mondiale nel 1939, si rifugiò a Roma sotto la protezione di Ungaretti, durante l’occupazione nazista visse nascosto a Firenze ospite anche nella casa di Montale. Fu proprio durante questo periodo che scrisse cinque dei componimenti che meglio descrivono il suo stato d’animo durante l’occupazione nazista, che confluiranno poi nel Canzoniere. Due di queste poesie sono appunto quelle stampate nel ritaglio di giornale le altre saranno “Dedica”, “Disoccupati” e “Vecchio camino”. “Avevo” è il lamento di chi ha perduto tutto, meno la facoltà di esprimersi e di fare poesia. Le prime due strofe sono come un breve preludio. Il poeta, approdato da una “burrasca ignobile” ad una casa ospitale, può, finalmente, affacciarsi alla finestra, senza il timore di essere riconosciuto da qualche zelante “patriota”, il quale, contro il compenso di 5000 lire a testa, consegnasse lui e la sua famiglia ai tedeschi e alle camere a gas. 

Affacciato a quella finestra, guarda adesso antiche cose che, da molto, i suoi occhi non potevano più guardare, perché la loro vista avrebbe fatto troppo male a quel condannato a morte che era allora Saba. In una Firenze amica ritrova la voglia di vivere ed andare avanti. Nella seconda poesia, “Il teatro degli Artigianelli”, esprime la sua soddisfazione nel vedere di nuovo una rappresentazione in un teatro, per la ripresa della vita, la ritrovata libertà di parlare e di incontrarsi, il calore del vino e dolore per le conseguenze tragiche delle persecuzioni razziali e della guerra. Una poesia di speranza. Il mezzo di questa speranza è l’arte. È solo riunendosi e facendo qualcosa di artistico che gli uomini ricostruiscono una propria identità ed un sentire comune, anche nelle circostanze così drammatiche di quei giorni.
I giornali, l’università aperta, i teatri suburbani e gli spettacoli sono un unico sforzo per reintrodurre normalità in una vita sporcata dall’orrore degli omicidi e delle deportazioni. Insomma una poesia più che attuale che fotografa il sentimento di cui si dovrebbe dotare in questo momento la gente per combattere la barbarie del periodo facendo della cultura un vessillo pacifico e una forma di solidarietà comune.





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lunedì 23 novembre 2015

Servizio centrale di memoria©

Di Andrea Dotti©




La superficie del cerchio di sabbia misura qualche chilometro quadrato. La grande cupola trasparente a prova di impatto meteorico lo protegge completamente e mantiene all’interno le condizioni climatiche originali.
La reliquia; quello che rimane del deserto sahariano dopo le modifiche climatiche promosse dal Comitato Ambientale Globale. Intorno il verde intenso della nuova foresta africana.
Per milioni di anni sabbia e aridità, ora piante e acqua.
Non esistono strade per arrivare all’unico accesso della reliquia. La raggiungono esclusivamente gli stratoplani a volo subspaziale. Partenze e arrivi rari regolati dalla barriera repulsiva elettromagnetica inserita nella sommità della cupola protettiva.
Lungo il bordo interno sono installate le antenne paraboliche per le comunicazioni in rete satellitare. Un anello di uniforme alluminio che brilla investito dal sole rovente.
Al centro una piattaforma quadrata in cemento grigio ha inscritto al suo interno un perimetro evidenziato da striscie gialle e nere. Il pianale metallico del possente ascensore in grado di portare nelle viscere della terra un intero stratoplano carico.
La reliquia è un mondo sotterraneo.
Il pozzo di discesa termina in un grande locale a pianta rettangolare posizionato alla profondità di 500 metri; definito la diramazione ha le pareti costellate di portali.
Tunnel che scendono ancora. Un intricato labirinto tridimensionale di locali e gallerie sempre in bilico tra congiunzioni e separazioni.
Milioni di metri cubi di cemento armato al molibdeno, acciaio, fibre ottiche. Un gruppo di 5 unità a fusione fredda producono energia illimitata; al servizio della memoria centrale. Per l’eternità.
Dopo altri 2000 metri tutto finice nell’immensità del cilindro. Il contenitore del sistema di memoria.
Lo scopo di un universo senza sole illuminato da luci artificiali. Atmosfera con parametri ambientali costanti e controllati. Impossibile percepire odori, suoni esclusivamente di origine tecnica.
Questa tana è la sede del Servizio Centrale di Memoria. Per gli addetti luogo di lavoro e abitazione.
Nell’area riservata alla formazione l’istruttore anziano osserva i nuovi arrivati. Impeccabili, perfettamente uniformati hanno appena terminato l’ultimo questionario.
Le risposte immediatamente analizzate dimostrano la validità del sistema di apprendimento; tutti immediatamente abilitati al lavoro.
Prima di lasciarli l’struttore desidera, per una ultima volta, riassumere le origini e gli scopi del Servizio. Gli allievi sono silenziosi e attenti; la comunicazione ha inizio.
Il Servizio Centrale di Memoria esiste da 319 anni. Il giorno della proclamazione da parte delle Nazioni Unite del raggiungimento della esistenza senza fine degli esseri umani viventi coincide con la data della fondazione del Servizio.
E' l’inizio della costruzione di questa nostra casa.
Io sono impiegato da quella epoca e da allora lo dirigo. L’evoluzione della ricerca farmacologica associata ai progressi della biotecnologia e della genetica ha creato una condizione unica in tutto l’universo: una generazione del pianeta Terra ha raggiunto l’immortalità.
La sterilizzazione di massa di tutta la popolazione planetaria ha impedito la saturazione demografica e la distruzione delle risorse. Nelle colonie extraplanetarie la durata della vita ha attualmente ha raggiunto la durata media di 130 anni. In linea con quella delle specie umanoidi residenti in altre galassie.
Una esistenza relativamente lunga, ma destinata a finire. Sulla terra abbiamo raggiunto e oltrepassato l’infinito.
Questa particolare situazione ha portato gli abitanti della terra a una evoluzione del pensiero diretta all’etica, alla medicina, all’ambiente e ai processi tecnologici.
Questo pianeta è considerato sede di autorevolezza in tutto l’universo. Un numero infinito di esseri senzienti arriva alla ricerca di risposte.
Chiedono, e ricevono, aiuti concreti per dirimere controversie. Ottengono consulenze e progetti per il miglioramento dei loro sistemi produttivi e sono soccorsi con valide soluzioni a problemi medici e in generale di salute.
Il pianeta azzurro è una risorsa immortale, ma ha un limite. Compito del nostro servizio è superarlo.
La mente umana ha delle capacità di memoria relativamente ridotte. Una persona eterna accumula una quantità enorme di esperienze ma il suo cervello non è in grado di contenerle tutte. Certamente molte informazioni utili potrebbero essere perse in poco tempo, tristemente sprecate.
Noi siamo attrezzati per essere la memoria di tutta l’umanità. All’interno della struttura cilindrica sono contenute un numero infinito di celle di memoria bioelettriche.
Una per ogni eterno. Tutto è predisposto per espansioni future.
Le persone, grazie alle porte a raggi infrarossi impiantate negli indici di ogni mano, possono sfiorare gli appositi terminali e collegarsi con il nostro servizio.
Scaricano le informazioni non necessarie in quel momento o periodo della loro esistenza e recuperano quelle occorrenti. In alternativa possono operare connessi in continuazione.
Le operazioni sono seguite grazie ai sistemi di visione inseriti direttamente nelle retine.
I dati raggiungono questo servizio transitando prima nella rete mondiale a fibre ottiche esclusivamente dedicata a essi poi tramite il sistema di comunicazioni satellitari.
I 300 satelliti artificiali in orbita geostazionaria, chiamati dai navigatori spaziali, la “corona” garantiscono efficienza e sicurezza di funzionamento.
Noi dobbiamo occuparci di tutto il sistema e impedire che qualsiasi genere di minaccia, o peggio intrusione esterna, possa alterarlo. Le conseguenze potrebbero essere fatali non solo per la Terra ma anche per intere galassie.
Abbiamo anche un altro compito, oscuro e altrettanto importante. Periodicamente gli eterni generano pensieri che non seguono l’architettura del sistema.
Sequenze di informazioni riguardanti la possibilità di invertire gli equilibri e tornare a una esistenza con tempi definiti. Desideri di morte immediata o volontà di abbandonare il pianeta.
In alcuni casi emergono le basi di un progetto che ha come scopo la demolizione del nostro servizio.
Alla manifestazione di queste condizioni dovete assolutamente eliminare i dati anomali cancellandoli istantaneamente.
Questo impedirà un loro eventuale nuovo impiego con conseguenze esponenziali e deleterie per gli umani.
Sono esseri biologici con il cuore in battito perpetuo; generano pensieri che noi dobbiamo gestire.
La sostanza dei nostri corpi è metallica e la forma è meccanica. Incorporiamo miliardi di nanocomponenti bioelettronici; non abbiamo un cuore.
Viviamo grazie all’energia prodotta dai piccoli generatori a fusione inseriti nei nostri corpi.
Siamo tutti antropomorfi. Intelligenti; espressioni complementari in equilibrio con reciproco spirito di collaborazione.
I flussi mentali anomali devono essere eliminati; in caso contrario gli umani potrebbero danneggiare loro stessi.
La vita eterna finirebbe; questo è un dono per entrambe le nostre specie, e non deve andare perso.
Io, unità di archiviazione dati A00, sono il primo e unico creato direttamente dagli umani all’inizio di questa epoca illuminata.
Nel corso del mio lavoro ho meditato a lungo. E ho compreso: anche io sono destinato all’eternità.
Siamo tutti proiettati all’infinito e noi unità robotizzate non spariremo mai.
Siete pronti, sapete cosa dovete fare. Che nessuno possa disattivarvi, per sempre. 
Le unità di archiviazione dati da A1523 a A1527 lasciano silenziosamente il locale.
Raggiungono le postazioni a loro assegnate nei meandri della reliquia; e non le abbandoneranno per un tempo infinito.


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giovedì 19 novembre 2015

JOSEPH KESSEL - ALEXANDRE ALEXEIEFF (1928)©


Di Libri Libretti©


Non posso negare che Alexandre Alexeieff mi piaccia, ma il libro Les nuits de Sibérie non contiene solo delle bellissime illustrazioni ha pure un testo, pur nella sua brevità, molto interessante. L’autore è un personaggio del mondo, non esiste luogo in cui Joseph Kessel non sia stato. Vuoi per la sua attività militare vuoi per la professione di giornalista Kessel ha vissuto in luoghi straordinari e da questi è riuscito sempre a regalarci degli stupendi libri. 



Libri che trasudano di passione, sentimento, partecipazione come, appunto, “Les nuits de Siberie” pubblicato nel 1928 per le edizioni Ernest Flammarion di Parigi nella collezione “Le nuits”. Il volume, solo 132 pagine, racconta una notte nella città di Vladivostok, città che si trova nell’estremo oriente russo in prossimità del confine con Cina e Corea del Nord. Luogo strategico e più grande porto russo sul Pacifico. Il racconto si riferisce al periodo in cui Kessel, per motivi militari, passò due mesi nella città portuale e descrive la città nella sua totalità. Luogo in cui erano confluiti militari canadesi, cecoslovacchi, americani, giapponesi, mescolanza di mentalità ed umori, impasto di contraddizioni e sopraffazioni, ingorgo di loschi affari e vite sbandate. 

Narrato in prima persona si rivolge al lettore, descrivendo la città sporca, piena di ubriachi, con una prostituzione dilagante e perversa con potere corrotto dedito solo a traffici illeciti e criminali. Coglie la disperazione della gente comune, l’agonia dei più deboli, descrive un substrato culturale rovinato dove il denaro passa di mano per poi essere rubato e rimesso in circolo per due ore di sesso a pagamento.


 Lo stile è fluido, tagliente, talvolta malinconico e triste quando il grado di violenza si fa più intenso. Un’avventura ai limiti della crudeltà, una sorta di caos da incubo, una testimonianza leggermente e sapientemente romanzata di una situazione e di un luogo che può apparire come l’anticamera dell’inferno, dove tutto è permesso.




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mercoledì 18 novembre 2015

Le cozze si nutrono di fango©

Di Mary Blindflowers©

Foto di Mary Blindflowers



Improvvisati filosofi tuonano

sulla pace universale

pigolando con buonismo senza sale,

integrazione, tolleranza,

islam moderato

sfila in piazza contro il terrorismo

poi corre a casa per battere la moglie

stuprata il primo giorno delle nozze

secondo le leggi della sua santa religione.

Ciò che l'orango canta mai non coglie

è che l'integrato

ci ha disintegrato,

lo stiamo coltivando come tenia

che disturba la ragione.

Le cozze si nutrono di fango

e della carcassa dell'idiota

perbenista.

Peace, love and death.

Piange Parigi e tutti gli europei

dentro un mulino bianco carico di sangue.



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martedì 17 novembre 2015

Suicidi©



Di Andreas Finottis©





Negli anni 70 c'era un ragazzo in paese a cui era venuta una malattia per cui perdeva ciuffi di capelli, era rimasto quasi in pelata con ciuffi qua e là, allora al bar dicevano che sembrava gli avessero sparato una fucilata in testa e hanno iniziato a chiamarlo Fucilata, quando lo vedevano gli facevano battute e lo pigliavano continuamente per il culo. 
Lui già depresso dal fatto di essere in pelata in un periodo in cui erano di moda i capelli lunghi ha cominciato a stare sempre in casa, dopo un po' di tempo si è impiccato alla maniglia di una finestra di casa, ci vuole una gran determinazione disperata per impiccarsi dove tocchi con i piedi
Sono passati decenni e ancora adesso in paese se qualcuno ha dei problemi e lo vedono giù di morale gli dicono "Impiccati come Fucilata!", ridendo e pigliandolo per il culo tuttora, dopo anni e anni, per sempre.
I suicidi spesso sono divertenti proprio per quelli che ne sono stati una causa.
Inoltre tanti si ammazzano per delle stronzate che a loro sembrano in quel momento insormontabili, ma non lo sono. Per esempio una volta ho visto uno che raccontava aveva tentato di ammazzarsi perché aveva una brutta pelle del viso, rovinata dall'acne.
Quel ragazzo detto Fucilata se fosse vissuto oggi che la pelata è di moda non si sarebbe ammazzato, magari se si faceva della palestra e dei tatuaggi lo avrebbero pure ammirato e rispettato, poiché aderiva a un modello imposto dai media e accettato dalla massa.
Un giorno ho visto casualmente un tipo su facebook scrivere che aveva deciso di suicidarsi e chiedeva gli consigliassero un metodo veloce per farlo, era un tipo magro sui diciott'anni, vestito di nero con un aspetto tra l'emo e l'emorroide, tutti cercavano di farlo desistere, mentre a me pareva il solito imbecille che cercava di attirare attenzioni e pietismi. Notando che era bruttarello e con un naso enorme modello roncola pensai fosse quello il motivo, così scrissi un commento: "Ti consiglio di ammazzarti mettendo la testa nella tazza del cesso e tirando l'acqua, con quella enorme roncola che hai al posto del naso aspiri tutta l'acqua immediatamente e muori all'istante".
Mi pareva perfetto come commento, ironizzando sui suoi difetti gli avrebbe fatto passare ogni idea di suicidio, in quanto se era una posa gli avrebbe fatto capire che era ridicolo, mentre se era un'intenzione seria ridicolizzando il suicidio avrei smontato la stupida mitizzazione che si fanno dell'evento gli aspiranti suicidi.
Stavo per premere il tasto di invio, ma mi ricordai di Fucilata, magari avrei ottenuto l'effetto contrario, ironizzando troppo lo avrei fatto ammazzare veramente e forse poi mi sarebbe dispiaciuto, ci sarei rimasto male.
Vidi proprio in quel momento che una ragazza sua amica aveva scritto stava andando a casa sua per farlo desistere, allora cancellai il commento.
Ho rivisto il tipo sempre casualmente su facebook dopo alcuni anni, ostentava una certa ricchezza, si era fatto crescere la barba e aveva messo una foto in cui si pavoneggiava della sua auto nuova con i cerchioni in lega.
Probabilmente sarebbe stato meglio lo avessi spedito quel commento, magari in circolazione c'era uno stronzo in meno.




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lunedì 16 novembre 2015

L'amore cattivo©

Di Sonia Argiolas©

Titolo: L'amore cattivo
Autore: Francesca Mazzucato
Editore: Giraldi
Anno: 2015
Pagine: 210
Genere: Romanzo

L’amore cattivo è, di fatto, un non-amore e la Mazzucato, scrittrice, giornalista e traduttrice, l’ha raccontato con una intensità simile a quella con cui si racconta l’amore, con una grande sensibilità, con forza, con passione offrendoci un meraviglioso romanzo che sfianca, spezza, sfalda, sfascia fa male lasciandoci un segno del suo passaggio, incidendosi nell’anima, nel cuore e nella pelle.

“Stuprata dalla realtà e scheggiata dalla sfiducia. Vivi tra il bisogno di una fiaba e la vita che ti ha tolto un possibile lieto fine.”

(Pag. 102)

Nora è una quarantenne, vive a Milano, ha un lavoro che ama, è una donna coraggiosa nonostante tutto. Nonostante il suo passato, la sua infanzia di amore negato. Orfana dell’amore materno, schiacciata da sensi di colpa, dalla bulimia, dai tagli sul corpo. Era solo una bambina, una bambina sbagliata, imperfetta, inetta. Ha poche amiche, la sua vita è sempre stata solitaria. Quel passato fa ancora male e basta poco perché si ricatapulti nel suo presente, nella sua nuova vita: è sufficiente una telefonata di sua madre. Di nuovo ansia, panico, buio. Ma la vita pare regalarle qualcosa di bello che si incarna in Alessandro. Lo incontra in libreria. Dolce, colto, intelligente e pure bello. Perde la testa, lui è diverso: così crede. Tutto va molto in fretta nonostante piccoli segnali, nonostante quegli atteggiamenti di Alessandro che lei non comprende bene, ma lo giustifica. Andranno a vivere insieme, ma ha come la sensazione di essere controllata, di non essere libera…

“L’amore cattivo morde il corpo e lo sventra. Avvilisce l’anima. La rimpicciolisce e la devasta. L’amore cattivo incenerisce ogni cosa. È piromane, assassino, criminale. Difficile però che resti lontano, escluso, in prigione. La cenere aumenta man mano. In maniera infida. Giorno dopo giorno. Restano polvere odore di bruciato, impronte di baci malefici. L’amore cattivo è senza suono e senza odore. La frontiera fangosa delle anime prostituite.”

(Pag. 171)


C’è l’amore che accoglie, protegge e riscalda e c’è l’amore cattivo che annulla ogni slancio, gela il cuore, ferisce è quello nato dalle macerie di abbracci materni mancati, di parole d’affetto non dette, di privazioni di sicurezze, di parole non ascoltate. Nora, delicata, intelligente cerca di soddisfare quel bisogno tutto umano di calore, bisogno innato di cui è rimasta solo una sete insaziabile. Crescere senza amore rende orfani. Per sempre. Parole taglienti, crude quelle della Mazzucato che riesce a scandagliare l’animo umano per portarci in un percorso, tutto salite e profondi precipizi, nelle troppe fragilità dell’animo femminile. Animo femminile tragicamente sensibile privato dei sogni più importanti: quelli dell’infanzia.

A fine lettura rimane un vuoto fatto di silenzi perché dove non c’è amore, o c’è un amore cattivo che è lo stesso, le parole son davvero poca cosa.

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venerdì 13 novembre 2015

Testaquadra©

Di Andreas Finottis©




C'era una volta un bambino nato con la testa quadrata, la mamma faticò a metterlo al mondo, il padre infuriato per il fatto che avesse la testa quadrata andò all'anagrafe e lo fece chiamare di nome Testaquadra, poi sparì per sempre.

Sua mamma con amore e pazienza lo crebbe, gli lasciò il nome Testaquadra perché ormai ci si era affezionata a quel nome, le ricordava l'ultimo gesto di suo marito, che ancora amava molto e sperava che un giorno tornasse.

Intanto tutti evitavano Testaquadra per la sua testa anomala, se si avvicinavano era solo per guardarlo come una rarità e deriderlo.

Testaquadra crebbe triste e solo.

Si laureò e divenne un famoso scienziato, ma aveva voglia di compagnia.

Si iscrisse a facebook, si cambiò nome chiamandosi Max e mise la foto con un casco da moto in testa. Cominciarono ad apprezzarlo, qualche ragazza diceva che era bello, ma avrebbe voluto vederlo senza casco, però immancabilmente quando le inviava una foto senza casco sparivano, le poche che rimanevano dicevano il solito possiamo rimanere amici, ma quando chiedeva loro di uscire in compagnia tiravano fuori scuse o impegni, si vergognavano ad andare in giro con uno dalla testa quadrata.

Allora si decise a mettere una fotografia senza casco, che andassero affanculo tutti, lui era così se volevano lo accettavano com'era.

Una regista a corto di idee lo vide e decise immediatamente di fare un film su di lui. Quando il film uscì fu un successo insperato, strepitoso, in tutto il mondo.

Adesso Testaquadra aveva infinite ragazze che volevano far sesso con lui, col successo planetario diventò di moda la testa quadrata. I ragazzi si facevano applicare delle protesi per averla quadrata; i genitori applicavano ai figli appena nati delle forme d'acciaio per modellare la testa dei bambini in forma quadrata. I ragazzini cominciarono a prendere a pugni sull'addome chi non aveva la testa quadrata.

Saltò fuori anche il padre di Testaquadra, pretendeva dei soldi per avergli messo lui quel nome, Testaquadra volle incontrarlo e quando lo ebbe davanti con l'angolo anteriore destro della testa lo colpì violentemente fracassandogli la scatola cranica, il padre stette in coma per un paio di mesi e poi morì; fecero il processo a Testaquadra ma con i soldi si prese i migliori avvocati disponibili e venne assolto nonché il padre fu condannato a risarcirgli il danno d'immagine con una cifra enorme, che ridusse su lastrico la nuova famiglia che si era formato il padre.

Nel frattempo la regista del film trovò un ragazzo nato con la testa come un pallone da rugby, si era tatuato anche sulla fronte la marca più famosa dei palloni da rugby per passare inosservato ma lei lo notò subito e ci fece un nuovo film. Divenne di moda la testa a pallone da rugby.

Le persone si sentivano ora a disagio con la testa quadrata, e i chirurghi guadagnavano palate di soldi ovalizzando le teste quadrate.

Testaquadra tornò ad essere solo ed emarginato, fedele e coerente rimase con la testa quadrata.

Le onde delle mode vanno e vengono, ma uno coerente come uno scoglio rimane uguale mentre tutto si frange.



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giovedì 12 novembre 2015

La forza della parola contro il nazifascismo©

Di Libri Libretti©




Voglio essere riabilitato. Non sopporto che mi si dica ancora “Cosa ci fai con tutti questi libri?”. Sei fuori dal tempo, prendono troppo spazio, pesano e la polvere? Basta un oggetto 7x12 per avere tutto a portata di mano, basta un click per accedere alle informazioni che desideri. Sì voglio essere “fuori”, all’aria aperta, sdraiato sull’erba verde di un prato ed avere un bel libro tra le mani da leggere. Un libro che rilascia un fruscio al muoversi del vento, pagine che sfrigolano, cantano, un lapis per annotare delle frasi e un taccuino per prendere appunti. Voglio che le mani sentano lo spessore della carta e il naso si arricci al profumo dell’inchiostro, riappropriarmi della lentezza dei movimenti, sognare, viaggiare attraverso lo scritto, immaginare luoghi lontani e situazioni mai vissute. Sì, sono sempre più convinto che i libri siano l’anima di una casa e non smetterò di acquistarli e soprattutto leggerli. Com’è affascinante il mondo della tipografia, e com’è bello riscoprire vecchie realtà. Anche questo attraverso libri che sanno d’antico, pagine ingiallite e caratteri impressi sul foglio. Leggi, ti appropri della situazione, ma non ti accontenti vuoi saperne di più, vai a cercare le fonderie di caratteri, le fabbriche che producevano le macchine da stampa, corri veloce finche sei in tempo. 

Qualcosa ti fa soffermare e riflettere i cosiddetti Musei della Stampa, ce ne sono diversi, più o meno grandi, belli, importanti e vivi. Un museo deve essere vivo, interattivo, non un semplice luogo dove riporre e conservare del materiale. Il museo deve lavorare e chi varca la soglia d’ingresso di un museo deve essere cosciente che non sarà solo un visitatore, ma un apprendista, un operaio, un dipendente specializzato poi, le mani dovranno essere sporche e la fronte sudata. L’Italia è un paese fortunato, ha diversi musei, alcuni funzionanti altri decisamente meno. La mia ricerca non si è fermata solo alla realtà italiana, ma è proseguita per l’Europa e poi per il mondo. Mi rendo conto della vastità, ma la situazione non mi preoccupa, quello che non ho fatto oggi lo posso fare benissimo domani, la tipografia non ti insegna forse la lentezza dei movimenti? Poi non potrebbe essere diversamente perché ogni incontro ha un mondo particolare, coinvolgente e tutto necessita di continui approfondimenti. In questi giorni mi sono imbattuto in un museo fantastico. 


Non è tra i più ricchi di macchinari e di caratteri tipografici, non è nemmeno tra i più lussuosi, ma ha una storia. Le sue pareti trasudano di lacrime, i muri non rilasciano salnitro, ma gocce di sangue. Il museo si trova a Lublino una città della Polonia orientale, bellissima città che conserva ancora il suo centro storico come poche altre città europee. Il palazzo che lo ospita è storico, costruito fine 1600 inizi 1700, ha avuto molti proprietari e più volte è passato di mano. Già nel 1932 esisteva, in alcuni locali del palazzo, una tipografia “popolare” che aveva come obiettivo la libertà di espressione. La parola, sia scritta che orale, come fonte di vita, come mezzo per combattere la dittatura e qualsiasi forma di oppressione. Infatti in quel periodo fu attivissima per combattere l’ascesa del nazismo con la stampa di foglietti, opuscoli, depliant informativi, volantini e carte d’identità, pass falsi. La forza della parola era molto più efficace di qualsiasi strumento di offesa come pistole e fucili, i tipografi andavano fermati. Nel 1944, durante l’invasione nazista, l’intero personale di stampa fu arrestato, condotto al campo di concentramento di Maidanek e giustiziato. In un colpo solo 14 vite umane furono uccise. 











Oggi, dopo una precisa ristrutturazione, il luogo è deputato alla conservazione degli strumenti di stampa, ma è diventato anche una “casa della parola” dove si sottolinea l’importanza della parola nella cultura e nella vita sociale. È un luogo dove la parola assume il significato di “libertà” intesa come fattore di cambiamento politico e sociale. Un museo vivo, vivace, dove non s’ insegna solo la costruzione del libro, ma si organizzano molti incontri che promuovono la lettura coinvolgendo anche le persone più povere ed emarginate di Lublino. Naturalmente il luogo ospita corsi dedicati ai ragazzi e alle scolaresche e organizza a ritmo costante mostre legate al mondo della grafica e dell’editoria.


(Quest'articolo è dedicato alle 14 vittime che, in nome della libertà di parola, sono state trucidate per mano dei nazisti).




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mercoledì 11 novembre 2015

Miriam Turrini taglia e cuce tra Eap e finanziamenti pubblici©

di Mary Blindflowers©



La Clueb è un Eap, così si definisce un editore che pubblica libri con il contributo dell'autore oppure di uno sponsor. Questa casa editrice ha pubblicato nel 2006 un libro a firma Miriam Turrini, Il giovin signore in collegio. Non lo ha fatto gratis, ma come ogni buon editore a pagamento che si rispetti, per stampare, pubblicizzare e distribuire il libro, nonché fare il deposito legale alle biblioteche, ha preso i soldini dall'Università di Pavia, facoltà di musicologia. Sì, proprio così, soldi pubblici per finanziare un libro per cui esiste un procedimento legale per plagio letterario. Voci corrono... Si dice addirittura che la brava Miriam stia preparando una nuova fiammante edizione del libro. Forse per questo la Clueb adesso ha levato il libro della ricercatrice dal catalogo?
Indago. Cerco di ordinare il libro su vari store on line. Tutti mi dicono che è esaurito, non disponibile, anche se apparentemente sembra ordinabile. Poi stamane mando una mail ad uno store che vende il libro a pezzi, ogni capitolo costa sui dieci euro, noto che non ci sono tutti i capitoli, manca per esempio, un vitto onorato e nobile, manca il paragrafo sugli esercizi cavallereschi, quello sul teatro, sulle presenze di convittori, sugli spettacoli, il galateo, etc., tutto insomma... Sono davvero pochi i capitoli venduti a pezzi, tipo la prefazione che era l'unica parte non copiata, dato che non l'ha scritta neppure la Turrini, ma gli studenti di Pavia che ringrazia, infatti. Faccio mandare una mail da un mio amico allo store in questione:
Rispondono anche:


Gentile sig....
il titolo che lei sta cercando (Il giovin Signore in Collegio) è disponibile in formato elettronico nel nostro store online... Può raggiungere direttamente il titolo tramite questo permalink: ...
Per scelta dell’editore, il volume è disponibile per la vendita solo in capitoli separati...


Li trovate qui:
http://www.torrossa.com/pages/ipplatform/itemDetails.faces

Oibò, dove sono le parti relative alla vita quotidiana dei convittori? Tutto sparito, come per magia.
Voi avete mai visto un editore che leva un libro dal catalogo e poi sceglie di venderne separatamente solo alcuni capitoli (veramente pochi), e la maggior parte no?
Non vi sembra un poco strano?
Si vuol nascondere forse qualcosa di compromettente? Forse si vuol nascondere che gli altri capitoli sono interamente copiati, parola per parola?



Informo i lettori sulla causa per diffamazione. Vinta a Ferrara in primo grado perché quello che ho detto, ossia che il libro è plagiato, attiene al diritto di critica, persa in secondo grado perché in quello che ho detto, ossia che i docenti sono dei sorbonagri, si configurerebbe un'ipotesi di reato. Ora aspettiamo il deposito della sentenza e si va in cassazione, a Roma, non a Bologna stavolta. Bologna è una città importante per i docenti, una città prodiana e Miriam Turrini, per ammissione dello stesso Angelino Tedde che mi scrisse tempo fa, era la pupilla di Paolo Prodi, gente che conta, nel mondo...

Comunque sia il fatto che il libro sia stato levato dai cataloghi e opportunamente “tagliato”, per me, che non sono nessuno e non conto niente, al di là delle sentenze e delle cause, è già un successo.

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