sabato 3 ottobre 2015

Suono senza senso©

Di Paolo Mazzocchini©

Foto di Mary Blindflowers©


Sentivo dire ieri in Tv da Valerio Magrelli che la poesia è suprema sintesi di senso e di suono: un binomio inscindibile, un sinolo virtuoso che non ammette la rinuncia ad una delle due componenti. Perfettamente d’accordo. Poi però mi capita di leggere molta poesia contemporanea che (mi) sembra sfuggire a questo incontestabile assioma, perché caratterizzata da un linguaggio criptico, disancorato da ogni certezza semantica; una poesia completamente arresa a un ermetismo esoterico, autistico, anticomunicativo, incapace – per me – tanto di significare quanto di evocare. Insomma: una poesia che non riesce a trasmettermi, nonostante tutti i miei sforzi, lo straccio di un idea né di un emozione. Una poesia incomprensibile e scoraggiante nella sua incomprensibilità. Forse la colpa è mia – mi sono detto –: sono poco addestrato a intendere l’evoluzione ultima di questo linguaggio artistico, sono rimasto irrimediabilmente indietro. Poi, girovagando sul web, ho trovato questa autorevole e sensatissima pagina di Alfonso Berardinelli (scritta una ventina d’anni fa, ma attualissima) e mi sono un po’ riconfortato. E ho capito anche meglio perché mai tanta poesia contemporanea non venga più da nessuno commentata. Perché è – semplicemente – incommentabile: nessuno si azzarda a decifrarne le oscurità oracolari, solipsistiche, impenetrabili e pertanto irriducibili a qualsiasi onesta parafrasi.

Ecco uno stralcio dell’articolo di Berardinelli:

« La debolezza, l’opacità comunicativa, l’oscurità o, più precisamente, l’inconsistenza semantica di molta poesia di oggi deriva dal fatto che quella piccola cerchia di lettori fa finta di capire, o accetta il fatto che non venga detto quasi niente e che non ci sia quasi niente da capire. Il paradosso è questo: la fuga dal significato viene accettata dogmaticamente come significativa, e così l’oscurità e problemi comunicativi interessanti, anzi li annulla, li scavalca.

Eliminando dal linguaggio poetico tutta una serie di funzioni linguistiche legate al significato e alla comunicazione, la poesia non corre più nessun rischio. La sua diventa un’esistenza ipotetica, virtuale, larvale, non reale. E il codice del non-significato è diventato ormai un codice fissato rigidamente. Lo svuotamento semantico è oggi e da tempo una delle regole fondamentali che creano fra cosiddetti poeti e critici una specie di complicità, di omertà.

La poesia non si confronta con niente che stia al di fuori di essa: con nessun altro linguaggio e ambito culturale. Il valore della produzione poetica degli ultimi vent’anni (parlo degli autori che hanno fra i trenta e i cinquant’anni) è assai scarso proprio per questa mancanza di coraggio e di energia comunicativa. Si tratta per lo più di poeti (simil-poeti) che cercano di farsi accettare semplicemente non facendo niente che possa farli rifiutare.

Certo, nella poesia possono esserci delle zone di oscurità e di difficoltà, perché la letteratura è anche una sfida ai significati stabiliti e accettati. Ma credo che ora il gergalismo poetico abbia toccato limiti intollerabili, ridicoli e si tratta di tornare, se si è in grado di farlo, a parlare in poesia di tutto, senza limitazioni preliminari. Del resto, la migliore poesia delle generazioni precedenti lo aveva fatto: da Pasolini e Caproni a Sereni… Sarebbe il caso di ripartire da zero, senza escludere a priori nessun tipo di linguaggio e nessun ambito di esperienza.»

https://paolomazzocchini.wordpress.com/2015/10/02/suono-senza-senso/



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1 commento:

  1. Non sono del tutto d’accordo, prima di tutto anche l’insensato, l’assurdo, il depauperato, può avere significato, altrimenti tutto il teatro dell’assurdo non avrebbe potuto nascere, secondo, il nostalgico continuo riferirsi a Pasolini come chiave che apre tutti i mondi, mi sembra più una posa che una ricerca di significato. Basta nominare Pasolini e si acquisisce potenza, autorità, si dimostrano tesi e antitesi completamente opposte. Inoltre il giudizio è troppo generico per poter essere riferito a tutta la poesia contemporanea. Mary Blindflowers

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