mercoledì 21 ottobre 2015

Fetus (dalla prefazione)©




Di Mary Blindflowers© 

Mary Blindflowers, l'evocatore,
olio su tela
Fetus è il romanzo delle viscere contorte, dell'intestino creativo, una metafora delle possibilità e della preveggenza onirica destinata a non svelarsi mai del tutto perché di impossibile realizzazione. Un testo oniroide sul subnullismo, la capacità dell'uomo contemporaneo di situarsi al di sotto del nulla per non sentire il dolore. Il nulla lacera, trafigge, comunica un senso di vertiginoso vuoto, l'angoscia del vivere quotidiano, la sensazione onnipresente di non potercela fare, nel mondo. Stare al di sopra del nulla significa averlo manducato, metabolizzato, capito e superato nella prospettiva dell'uomo totale. Stare al di sotto, invece, implica il non superamento, la sottomissione ad un sistema e ad una vita estraniante il cui ritmo principe è l'alienazione. Crearsi attorno una corazza di insensibilità che produce l'incapacità di comunicare col mondo, l'aridità, il demonico ritmo d'assenza. I subnullisti perdono così la loro umanità, assiepati dentro un sistema circolare sempre alla ricerca spasmodica del centro del potere, nella controetica dell'accapparramento, dell'avere spinto alle estreme conseguenze. Il subnullista è disposto a tutto pur di avere, sacrificando l'essenza.

Il protagonista Adam fa sogni ricorrenti in cui compare questa nuova disumanità, da lui giudicata aberrante: «preferisco morire piuttosto che essere uno di voi». Ribadisce con forza la sua dignità da outsider, seriamente intenzionato a non perdere l'anima. Adam ha il dono della preveggenza a lungo termine, ma qualcosa di inaspettato sconvolgerà le sue aspettative di vita meta-umana che si trova a dover vivere...


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