venerdì 30 ottobre 2015

Fu vero plagio? Sì. Neolaureandi, attenti!©

Di Mary Blindflowers©

Pagina da Il giovin signore, Miriam Turrini.

Neolaureandi, attenti! Se il vostro professore, uno a caso, per esempio Miriam Turrini, vi propone una tesi sperimentale su un più o meno antico documento d'archivio, state in campana. Se avete passato due anni a trascrivere il manoscritto su cui poi avete lavorato alacremente, leggendo e rileggendo, schedando, costruendo paragrafi a vostra scelta, sì, scelti da voi, secondo un vostro personale criterio di analisi, non pensiate che state facendo opera d'ingegno, no! Perfino il professor Paolo Bernardini dice questo: “Se la proprietà letteraria di tali documenti non è rivendicata da alcuno, e/o sono scaduti i termini nazionali del diritto d’autore (che variano di stato in stato nel mondo, ovviamente,ma sono sottoposti ad una serie di normative equivalenti nella maggior parte degli stati europei), chiunque, se il documento è pubblico, e/o accessibile al pubblico, e ottenuto formalmente il permesso dell’Archivio stesso in questione, può essere autorizzato a trascriverlo, pubblicarlo, o farne l’uso che ritiene più opportuno (ad esempio, utilizzarlo in parte o in toto in una tesi di laurea, dottorato, pubblicazione scientifica). Per questo, non si può ritenere “plagio” una riproduzione di una trascrizione, in quanto tutto quel che vi è di intellettualmente originale nell’opera è immediatamente ascrivibile all’Autore, fosse pure un anonimo, mentre non vi è alcuna originalità intellettuale nell’opera di trascrizione...”.



pagina da Il Collegio dei Nobili di Parma, Maria Antonietta Pinna





Se poi ci costruite un saggio sopra questo documento non pensiate, cari laureandi, di essere originali, non pensiate che state facendo, “opera d'ingegno”, sì perché anche il vostro saggio può essere copiato parola per parola, tanto non costituisce opera di ingegno perché è basato su un documento d'archivio. Così se un bel giorno trovate la vostra trascrizione più il saggio introduttivo pubblicato da un professore universitario in libreria, il professore che lo ha dato alle stampe mettendoci il suo nome sopra, lo può fare, anche se il vostro saggio introduttivo è contenuto interamente nel “suo” libro, perfino se si arriva alla parafrasi. Scrive infatti lo stesso professor Bernardini: “ La coincidenza concettuale in alcune interpretazioni è ovvia, in quanto sono interpretazioni, o piuttosto “delucidazioni” su di un testo piuttosto piatto, ma scritto in modi e forme di difficile comprensione per un lettore contemporaneo. Spesso siamo al livello di mera parafrasi, e davvero la parafrasi è di nuovo fuori dal contesto di un plagio – che deve supporsi di opera di originalità intellettuale – anche perché poteva essere eseguita in un solo modo, o con ben poche variazioni. Poniamo il caso della delucidazione su quanto dice il Padre sul vestiario:

Turrini

, p. 107:

Vi erano occasioni della vita collegiale in cui l’abbigliamento diventava un segno specifico di appartenenza cetuale e i convittori dovevano vestire nobilmente: in occasione dell’arrivo della corte o del principe Antonio (Farnese) alla Rocca di sala, quando si giocavano le partite di pallone… In tali momenti era permesso indossare le parrucche.

Pinna

, p. 384:

Nelle occasioni mondane, quando si facevano le partite solenni o quando i Farnese si recavano in visita al Collegio ducale, la loro presenza imponeva un certo tipo di vestiario, ossia i “signori avevano l’obbligo di indossare la parrucca e di vestirsi nobilmente

. E’ un esempio tipico del rapporto tra i due testi, un commento simile, di spiegazione e non ingegno, l’uno scritto in stile accademico, l’altro nello stile proprio della tesi di laurea, per dire certo la stessa cosa, ma solo una cosa, in parafrasi, si può dire...”.

Il professore, nella fattispecie, si dimentica di dire alcune cosette interessanti, primo il dovere di ogni serio ricercatore quando si approccia alla trascrizione di un documento d'archivio è verificare che non sia stato trascritto da altri, nel caso del plagio Turrini-Pinna, non era necessario dato che la docente Miriam Turrini sapeva perfettamente che esisteva la trascrizione del documento effettuata da Pinna nel 1999, qualche tempo prima che il suo libro venisse dato alle stampe nel 2006. 

Secondo, il saggio introduttivo verte sugli stessi argomenti. Ma come mai? Il professore omette che il documento di Padre Antonio Magaza è così vasto che la docente poteva affrontare mille altri differenti argomenti rispetto a quelli scelti da Pinna, sì, perché i titoli dei paragrafi, desunti da approfondito studio del documento, li ha scelti Pinna e guarda caso, la Turrini ha affrontato gli stessi identici argomenti, alimentazione, abbigliamento, esercizi cavallereschi, etc., arrivando perfino alla parafrasi del testo di Pinna, come ammette lo stesso professore. Ma secondo il professore si può fare... Ci si può copiare tutto, tanto il lavoro di due anni sul documento, leggi e rileggi, scheda e rischeda per ogni paragrafo scelto personalmente dopo attenta analisi del testo, non è ingegno, è manovalanza preparatoria per poi far pubblicare i professori universitari che cambiano la prefazione, facendosela fare tra l'altro, dagli studenti, perché sono troppo impegnati per costruirla da soli, aggiungendo informazioni su fonti note da secoli, e poi vantandosi di aver fatto un lavoro grandioso grazie alla trascrizione di un inedito che voi, parole testuali, poveri studenti ingenui e alle prime armi, “avete solo letto”. 

Quindi attenti neolaureandi, attenti a cosa vi propongono, diffidate di questa classe accademica, di questi baroni che sfruttano il vostro lavoro, definendolo non ingegno, diffidate di chi vi propone la trascrizione di un manoscritto che per anni è stato buttato in archivio e per anni è stato in mano del professore che vi propone la trascrizione ma che lui non ha mai trascritto, è troppo impegnato, le riunioni, la politica, gli esami, le lezioni, le società storiche. Ah, sì, dimenticavo, le società storiche. Il professor Paolo Bernardini si dimentica, forse si è distratto un attimo, di dire che lui assieme a Gian Paolo Brizzi e Miriam Turrrini fanno parte del Sisem, Società Italiana per la Storia dell'età moderna (http://www.stmoderna.it/elenco-soci-sisem) e che si conoscono molto ma molto bene...

Visto che in Italia si può fare tutto, domani prendo la trascrizione di un documento antico più il saggio sullo stesso di un professore universitario, cambio l'introduzione che mi faccio fare da altri, perché io sono impegnata, ci aggiungo due fonti d'archivio conosciute da millenni, giusto per allungare il brodo e ci metto il mio nome sopra, poi lo pubblico... Se si può fare, si può fare... Ma no, forse il professore, quando ha scritto che si può fare, si riferisce solo ai docenti universitari, noblesse oblige, precisiamo, la casta lo può fare, mica tutti, c'è chi può e chi non può e io non può...

Intanto intellettuali ed esponenti del mondo della cultura hanno firmato un documento in cui si sostiene il contrario di ciò che afferma la casta cioè che la trascrizione di un documento d'archivio costituisce opera di ingegno perché comporta fatica e conoscenze e che il saggio su questo documento, con la scelta personale di argomenti specifici piuttosto che altri, non può essere copiato. Copiare significa plagio, copiare una trascrizione fatta prima da altri è plagio, copiare un saggio fatto prima da altri arrivando alla parafrasi bella e buona è plagio. Il resto è boria baronale, privilegio, casta, prepotenza di chi sa che la passerà liscia qualunque cosa faccia. Pensateci dunque prima di scegliere la vostra tesi di laurea e cercate di capire prima da che parte stare, chi siete e dove volete andare in questo triste italico stivali di sfruttatori e sfruttati.

Condannatemi a duecento milioni di anni di lavori forzati, ma io ho scelto di dire la verità e la verità e che il Giovin Signore di Miriam Turrini è un vergognoso caso di plagio letterario in cui, esclusa la prefazione, è contenuta, parola per parola, ogni più piccola parte della tesi di Maria Antonietta Pinna, Il Collegio dei Nobili di Parma agli inizi del Settecento. Questo è plagio, la parafrasi (che c'è, lo dice perfino Bernardini), è plagio.

Il mondo accademico sostiene che si può fare, che addirittura la parafrasi, parola per parola è consentita. Il mio mondo antiaccademico sostiene che no, non si può fare, è un abuso e un'ingiustizia.


Siccome poi io sono una che conserva sempre tutto, ho per caso ritrovato in mail varie notifiche su interventi fb del professor Bernardini con tanto di data, nome e cognome, tutto notificato dalla mia brava mail. Il prof. ha le idee molto chiare su Miriam Turrini, sui sorbonagri e sui plagiari, idee che sono improvvisamente cambiate, tanto che si è affrettato a rimuovere i post, senza valutare di aver lasciato traccia nella mia mail. Le riporto, queste belle idee, per dovere e diritto di cronaca. C'è perfino una sua poesiola sul plagio... Noto che il suo parere sulla dottoressa oggi definita "una ricercatrice di fama internazionale", è stranamente mutato dal 2010, leggete:


14 /08/2010   Paolo Luca Bernardini ha commentato il suo stato

Paolo ha scritto


"Ecco una poesia alla Rodari per prenderla in ridire: "In Australia chi plagia/ Lo portan sulla spiagia (licenza poetica!)/E gli dicon "Professore/ Entri in acqua per favore/ Ci son tanti pesciolini/Piccolini, assai carini/Sono bianchi, azzurri e blu/Proprio come li vuoi tu/Nuota e nuota, e poi lo sai.../Una Pinna tu vedrai!" (Buon ferragosto! Ogni tanto scrivo anche cose più serie...)"...

Dopo l'intervento di Brizzi in vari siti on line:


Paolo Luca Bernardini14 agosto 2010 alle ore 9.26
R: sul plagio tesi
Cara Maria Antonietta, 

Le parole di Brizzi sono disgustose. Io non intendevo certo difendere la mia categoria, sono entrato per chiamata diretta, essendo docente a Boston, se no col cavolo che avrei mai vinto un concorso. Auguro anche a te buon ferragosto, e per quanto riguarda il cadavere...gente come quella è già morta, ma io confido nei tanti trentenni di valore, che costituiranno un giorno spero presto la nuova classe accademica, mentre i morti andranno a finire nei luoghi che loro veramente competono, ovvero i cimiteri!

Continua a scrivere, e magari scrivi un romanzo su quanto ti è successo. Ti auguro tantissima fama.

Un caro saluto, e se sei in Sardegna goditela, io ogni tanto vado a Palau, ma sempre più raramente, tuttavia la Sardegna mi è nel cuore. 

P.S. Per quanto riguarda la Turrini...ricorda la sua omonima in un celebre episodio di Tex, "Il figlio di Mefisto"...! Si chiamava Miriam anche lei...Se lo trovi nelle bancarelle, vedrai di che personaggio si tratta!!!



12/10/10, dopo l'oscuramente del post con l'indicazione precisa delle pagine copiate:


Paolo Luca Bernardini ha commentato:

"Mi spiace per l'oscuramento, i prof si sentono onnipotenti (quelli delinquenti). I pochi onesti come me potere ne hanno poco, ma "beati gli umili...".



(Questi messaggi sono stati postati pubblicamente dal Professor Paolo Bernardini su fb,  il prof. non ha valutato che la mia posta elettronica, collegata direttamente a fb mi inviava e mi invia tutte le notifiche dei postanti con data, ora, nome e cognome del postante e link di riferimento, per cui l'averlo pubblicato non costituisce violazione della privacy)

Riflettete ora gente, se potete e volete farlo.




http://www.diritto.it/materiali/autore/giacardi.html




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giovedì 29 ottobre 2015

Metempsychosis©

Mary Blindflowers©


The eyes on the floor
weaving indexes and plots
from a river of ears and blades.
Untrimmed mouths from the teeth value,
in the cave snakes of the executioners.
Every regime that cut loins it wraps
and gets into the history's books.
I feel, in the corpses is ebfeebled
every metempsychosis and sprout of glory.
One mega-alien woman 2014
travel on the trains,
explains that she never has been witch.
But the station empted of wind,
is only far about one league
of bones that laugh turning the back
to the crying world.
And the whistling moon...



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lunedì 26 ottobre 2015

Vorrei regalarti un libro©

Di Cosimo Dino-Guida©



Vorrei regalarti un libro,
che sia di buon augurio per l'anno che sta arrivando.
Vorrei regalarti un libro mio,
così che tu possa serbare tra le tue cose qualcosa di mio.
Vorrei scriverti una dedica,
ma temo di poter essere troppo banale.
Ci metterò tanti puntini, uno dietro l'altro in fila indiana,
così che tu possa sostituirli, a tuo piacimento,
con ogni parola che vorresti sentirti sussurrare.

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sabato 24 ottobre 2015

Metempsychosis, the dynamite of Eve (introduction)©


Mary Blindflowers©

(Traduzioe di Mary Blindflowers, revisione di Fremmy).



A form of transmigration, trip of the soul through different and mutable bodily dimensions. A symbolic language, of pure sensation joint to certain sharp reasoning, that sometimes renounce to definite articles, for an effect as punch into the stomach of nothing, the only matter that it could debate about for a long time, drawing grids of ideas. 

Poetry of pullulation that was born from the natural observation of light and dark, worrying London, seen from the lower level of suburbs, distant from the commercial and tourist circuits. A book about shades, about metaphysical presences able to engrave the flesh and the consciences, a section of reality not always edifying in which the reminiscence of trails distant seasons joins itself to the present into a mix few times by polemic effects, sometimes horrid. True characters or ghosts, plagiarizing, barons, editors, drunkards, drugged, assassins in the mirror of dystonic ego. The idyll is only a nuance on a dark table, a smile as a wound, escaped for unusual and surreal joke of the case.


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giovedì 22 ottobre 2015

Trincee di filo©


Di Gabriel Lure©



Manciate di terra
corpi straziati dalla guerra
poltiglie di sangue e fango
trincee di filo spinato
bombe a mano

ho perso un braccio

mentre cadeva la sera mitragliata per sbaglio
sembrava una cometa
mentre i corpi danzano sul campo minato
cerco l'indifferenza dei fiori di prato

fra gli squarci della mia testa

ma è solo un desiderio
pacato che mi resta

un contrasto avulso monocromatico
anche l'arcobaleno è nefando
veste il lutto per scacciar il sole

ora che muoio


nessuno saprà mai le mie parole
e l'unica tomba sarà
il mio corpo
un sogno condiviso
ricco d'assenza

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mercoledì 21 ottobre 2015

Fetus (dalla prefazione)©




Di Mary Blindflowers© 

Mary Blindflowers, l'evocatore,
olio su tela
Fetus è il romanzo delle viscere contorte, dell'intestino creativo, una metafora delle possibilità e della preveggenza onirica destinata a non svelarsi mai del tutto perché di impossibile realizzazione. Un testo oniroide sul subnullismo, la capacità dell'uomo contemporaneo di situarsi al di sotto del nulla per non sentire il dolore. Il nulla lacera, trafigge, comunica un senso di vertiginoso vuoto, l'angoscia del vivere quotidiano, la sensazione onnipresente di non potercela fare, nel mondo. Stare al di sopra del nulla significa averlo manducato, metabolizzato, capito e superato nella prospettiva dell'uomo totale. Stare al di sotto, invece, implica il non superamento, la sottomissione ad un sistema e ad una vita estraniante il cui ritmo principe è l'alienazione. Crearsi attorno una corazza di insensibilità che produce l'incapacità di comunicare col mondo, l'aridità, il demonico ritmo d'assenza. I subnullisti perdono così la loro umanità, assiepati dentro un sistema circolare sempre alla ricerca spasmodica del centro del potere, nella controetica dell'accapparramento, dell'avere spinto alle estreme conseguenze. Il subnullista è disposto a tutto pur di avere, sacrificando l'essenza.

Il protagonista Adam fa sogni ricorrenti in cui compare questa nuova disumanità, da lui giudicata aberrante: «preferisco morire piuttosto che essere uno di voi». Ribadisce con forza la sua dignità da outsider, seriamente intenzionato a non perdere l'anima. Adam ha il dono della preveggenza a lungo termine, ma qualcosa di inaspettato sconvolgerà le sue aspettative di vita meta-umana che si trova a dover vivere...


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martedì 20 ottobre 2015

Si è poeti solo se non si è poeti©


Di Mary Blindflowers©


Foto di Mary Blindflowers©


La superfetazione dell'ego,

grido senza mai dire prego,

il lascito, il tributo,

l'assente teocrazia della coscienza,

l'irriverente senza raggiungere mai niente...



Decisamente...

Caro collega...

E poi l'endecassillabo abortito

nell'eburnea stratificata sintesi dell'è

senza soggetto...

Capra e cavoli confusi...

Dov'è il verso, quello perfetto?



Mi chiedo anch'io dov'è l'afflato,

la possente forza di mitopoiesi,

la rima che bacia l'altra rima,

i fiori profusi, la magia...

Ah, si scrivesse un poco come prima!

Che sono questi?



Gridi,

ragli,

abbagli,

assurde chimeriche esplosioni,

niente che soffi dolcemente,

tutto tempesta,

distruzione è tutto quel che resta,

senza timbri,

né etichetta per un sano inquadramento

da manuale.

Scrive come un animale.

Non è un poeta!



Sì, sissignori,

scrivo col sale sulle zampe

per curare i poeti che sanno essere tali,

vanno in giro propinando sali

e non scrivono come gli animali,

perché la poesia non è affatto festa,

ma una ferita sempre aperta.

L'unica cosa certa è che

si è poeti solo se non si è poeti.


(Da Gli imitatori di farfalle©)


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domenica 18 ottobre 2015

Ho perso il filo...©


Di Sonia Lambertini©
Foto di Mary Blindflowers©




Ho perso il filo che ho nascosto in tasca
tutto è diventato freddo e verticale come le bestie appese nei macelli

il loro cuore non è diverso dal mio, è una goccia che cade verso il basso

mi avevano detto di non viaggiare sola, di non confondere le stagioni e i fiori
stringere tre volte i nodi quasi a soffocarli

dimmelo ancora fino alla morte

se ne sono andati tutti dal mio ventre, il cibo che mi hai dato dalla bocca
lo fa sembrare una piccola gola di uccello

la notte fa un verso strano che nemmeno io conosco

padre, siedi davanti a me, tocca i piedi con le ginocchia
sulla pancia accarezzo il tuo capo, nel petto hai l'utero che ti ho dato.


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Le balene hanno le gambe corte©

Di Matteo Zara©



(Non) sforzerai le tue braccia

per muoverle in modo armonico

tentando di raggiungere obiettivi innovativi

negli innocenti spostamenti d'aria

nella torrida estate interpretata con il fare del divo.



L'era dei ventidue (non) portava a disumane fatiche

non perderai la sorte che allontana la miseria

per nervosismo inzuppato in melodie

perse nei contorti chiari di luna visti da Marte

immaginati in una metropolitana di Praga

desiderando l'oceano.



(Non) biasimerai qualsiasi scelta,

ti convincerai definitivamente

che le tue sono idee ermeticamente.



(Non) subirai influenze esterne,

impensabilmente ti scioglierai

come chi (non) chiedeva troppo,

perché troppe cose erano solamente

fatti di cronaca riportati dall'ansa.

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venerdì 16 ottobre 2015

Anatomoalluminio©

Di Mary Blindflowers©

Foto di Mary Blindflowers©



Vecchie lettere di polvere,

clematidi sospese con

coccinelle rosso rubino

sotto vetri incorniciati,

formiche spremute,

orchidee imbalsamate

per nuovi saponi orientali,

morte in bacheca,

methylparaben delle dive,

scarafaggi vivisezionati

senza sipario carminio,

sul freddo anatomoalluminio.

Tutto schermo a sinergia

di succhi animali

e chimica farmaceutica.

L'illanguidire del moto è tutt'uno

col movimento sinergico

che buca le notti

a lotti di tre.

Ma quando il rospo

prende la penna bruciato da primavere

irrisolte,

è un re della maieutica.

Scrivo, talvolta,

mentre un poco vivo.







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giovedì 15 ottobre 2015

Alternanze (inedita, 2 ottobre 2015)©

Di Cosimo Dino-Guida©




Giorno e notte
da una eternità giocano a rincorrersi
sfiorandosi solamente.


Sono vivo, 
aspettando il tempo di un secondo sole
che esploda e ponga un termine 
a questa ossessiva alternanza.

Potrebbe, invece, tutto spegnersi,
e dovrò sopravvivere
in un mondo fatto solo di buio.


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Il bisbiglio del nome©

Sonia Lambertini©

Foto di Mary Blindflowers©


Non credo ai piedi che calzano l'universo
credo nella misura e nella forma
nel transito imperfetto
attraversamento incerto

credo nel bisbiglio del nome
e nell'ombra che nasconde
nella luce che acceca
sospensione di giudizio

nei giorni di quadratura
il suo cielo nero
dove il pensiero è freddo
e si raccoglie, in silenzio.


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mercoledì 14 ottobre 2015

Merci '900 (da Retrofuturo)©

Di Paolo Durando©


Excelsior, meccanica elìsia

intravista tra riti di lampade,

argentate follie, lungomari

cappellini e pensieri di seta,

sotto i solerti cieli europei.

Eiffel e le grandi esposizioni,

tutto avveniva senza forse e no,

il telefono, la radio, la crisi

della meccanica detta classica.

Luci elettriche, spinotti e bottoni

risolutori rapidi d'avvio,

i tram cogenti che sfrigolavano.

Non c'era pavido veto di dogmi,

non regressi nella forma-prigione

che, cacciata dall'orto del domani,

rivelava la sua oscena postura.

Le bolse gote di soffritti passanti

e suonate clochards in passerella,

scansavano ottuse ottimisti vati,

presso futuribili marciapiedi.

Pienezza di futuro tra le arcate,

nelle giulive messi dei progetti,

quartierini di ragionieri scapoli,

can can tra le segretarie d'ufficio,

lumi abbassati per tumidi pianti,

caldi di cuscini sbuffi e cotillons,

ed eran rogne di recondite dame.

Sedotti corpi borghesi, contratti,

per le vie come nelle case alte,

separati dai virtuali tornanti

del prestigio e dell'autorevolezza,

corpi accesi in risolto rigore,

preziosi del loro decoro inferto,

supremi di ipostatiche passioni.

Belle facciate austere dei palazzi,

gocce di cristalli dei lampadari,

sul soffitto distante di fantasmi,

ferro battuto, fondi di bottiglia,

la porticina nascosta del cesso.

Ah les saveurs d'une vie!









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martedì 13 ottobre 2015

Caste solo politiche o anche culturali?


di Roby Guerra 



Le caste sono solo politiche in Italia o anche culturali? Diamo per scontata, almeno a priori, la buona fede e l'indubbia complessità e velocità della produzione culturale in Italia. Tuttavia alcune considerazioni ci sembrano lecite. Ci riferiamo alla recente pubblicazione di Braci a cura di Mauro Biuzzi, dedicato al grande poeta romano Beppe Salvia e a un articolo su quest'ultimo uscito su Il Giornale...
L'anniversario di Beppe Salvia
La primavera scorsa, per l'anniversario 50 della scomparsa di Beppe Salvia, noto poeta romano, segnalato anche su Wikipedia, Mauro Biuzzi, suo amico personale e compagno d'avventura anche culturale a suo tempo, ha raccolto diversi scritti del poeta e suoi testi originali critici dando alle stampe un libro digitale in merito. Cosi i media di Roma capitale hanno segnalato l'eBook: (da La Notiziah24, l'incipit prima di una lunga intervista all'autore): MAURO BIUZZI  per l'eBook Braci di Beppe Salvia. Selezione delle poesie e dei testi pubblicati da Beppe Salvia nella rivista Braci. Per il trentennale della morte dell’autore. 2015, Edizioni La Carmelina, 2015. 
Critici letterari distratti.
In data ancora recente, fine agosto, il giornalista e critico Andrea Caterini ha dedicato un articolo allo stesso Beppe Salvia evidenziando testualmente l'assenza nella ricorrenza del suo anniversario di pubblicazioni. Caterini, come l'autore del libro in questione, è figura nota in ambito culturale, in genere abbastanza informata, l'articolo stesso in sé brillante: (da Il Giornale... "Ecco alcuni degli scrittori che andrebbero ripubblicati... Il 2015 è stato l'anniversario della morte di Salvia, suicidatosi il 6 aprile del 1985, a soli trentuno anni. Nessuno studioso di poesia lo ha ricordato...". Il critico ci risulta anche informato - da fonti editoriali e dall'autore da noi interpellato - al contrario dell'uscita del libro di Biuzzi. Ebbene, naturalmente libertà di parola e espressione e di citazione. Magari il critico ha giudicato legittimamente non autorevole la pubblicazione che stiamo segnalando. Ma, ci pare altrettanto legittimo sottolineare certa superficialità giornalistica: secondo logica del senso, un conto segnalare anche negativamente al limite l'esistenza di un contributo oggettivo pubblicistico e editoriale, altro scrivere che non esistono pubblicazioni edite nell'anno dell'anniversario del poeta stesso. Certamente una distrazione, oppure a pensar male (Andreotti docet), da colleghi, nulla di nuovo sotto il sole italiano! Mass Media generalisti e critica culturale sempre minate di passatismo (per dirla con Marinetti) e le vie della divulgazione letteraria condizionate da logiche non conoscitive, ma appunto i soliti vizi italici, stile clan e non in nome della Letteratura con la L maiuscola. Poi si sa Il Giornale covo di neospengleriani anche brillanti (o -altri- sfegatati nostalgici reazionari) ma appunto le caste culturali, riassumendo, mica solo a Sinistra.... Tutti fermi in un senso o nell'altro vuoi a Hegel (dopo Marx e qualcosa d'altro ci pare), vuoi nello specifico dei cantori immanenti del tramonto della modernità che cantano soltanto senza mai cambiare il mondo (l'Italia in chiave geopolitica...) trasformando magari Nietzsche in una mera statua di sale. Radical chic e Radical choc, diversamente razzisti culturali da una parte e traumatizzati dal futuro e la tecnologia i destrorsi... Già Mauro Biuzzi (e lo stesso Salvia) anche critico artista perturbante, un libro troppo bello e libero, magari ha anticipato qualche Solone attardato che quindi non sarà mai, nell'anno dell'anniversario, ORIGINALE-ORIGINARIO.....AURORALE E AURORALE-BOREALE (2015) 2.0.

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venerdì 9 ottobre 2015

Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano©

Di Sonia Argiolas©


Titolo: Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano

Autore: Eric-Emmanuel Schmitt 

Editore: E/O 

Anno: 2011

Pagine: 128

Traduzione: Alberto Bracci Testasecca


Era da tempo che volevo leggere questo romanzo forse perché la visione del film omonimo mi aveva, a dir poco, incantato. Forse perché quando sento la parola Parigi il mio cuore, sempre e comunque, si illumina. Ma, fino a oggi, non ne avevo avuto l’occasione. Son contenta di averlo letto anche se, a dire il vero, mi aspettavo qualcosa di più. No, non mi ha affascinato questo piccolo romanzo per quanto non si possa dire che sia ‘na schifezza (giammai mi permetterei signor Schmitt)...

Le vicende narrate si svolgono a Parigi alla fine degli anni cinquanta. Mosé è un ragazzino ebreo che vive solo con suo padre in una casa silenziosa e buia. Nel corso delle sue giornate trascorse in giro per il rione conosce il signor Ibrahim, un musulmano, proprietario di un negozio di alimentari nei confronti del quale Mosé compirà, di tanto in tanto, qualche furtarello. Un giorno nel negozio farà ingresso nientemeno che la bellissima Brigitte Bardot alla quale il commerciante venderà l’acqua a un prezzo decisamente esagerato. E sarà esattamente da quel giorno chiassoso e illuminato dalla bellezza della Bardot che nascerà un grande sentimento di amicizia tra il piccolo Momo, così ribattezzato dal negoziante, e Monsieur Ibrahim il quale diverrà per l’adolescente il punto di riferimento e, soprattutto, colui che gli permetterà di aprire una fessura in quel mondo ermeticamente chiuso e rigido degli adulti che, fino a quel momento, gli era risultato inaccessibile e ostile…

Eric-Emmanuel Schmitt, autore di grande successo in Francia, ci regala una storia, storia-lampo, di amicizia raccontata con gli occhi vispi e attenti di un ragazzino, Momo. Pochissime pagine nelle quali il sentimento dell’amicizia domina incontrastato nonostante le difficoltà del vivere quotidiano e la solitudine domestica e, soprattutto, nonostante le diversità dei due protagonisti: quasi a voler dimostrare come l’amicizia non conosca limiti di età o di credo religioso. Quell’amicizia, intensa e viva, si pone in antitesi con il silenzio, la depressione e i colori grigi che, invece, regnano nella casa di Momo: un padre poco comunicativo, rigido che continuamente lo tortura con terribili confronti con suo fratello Popol. Con un linguaggio semplice – a volte, anche troppo e non sempre giustificabile con la tenera età del protagonista– Momo ci conduce nella sua vita, nelle sue stradine e nel suo difficoltoso percorso di crescita nel quale i punti di riferimento sono da ricercarsi al di fuori della famiglia di origine, al di fuori di quel famoso nido protettivo che lui, in concreto, non ha mai avuto. Scorre via troppo velocemente la storia di Momo. E per quanto gli spunti siano interessanti e i personaggi principali amabili il romanzo, nel complesso, manca, anche a causa della sua brevità o, se vogliamo, a causa di una “delicatezza” forse eccessiva, di quella intensità atta a regalare emozioni. Intensità che, al contrario, si ritrova tutta nel film tratto dal romanzo, per la regia di François Duyperon, in cui regna maestosamente uno splendido Omar Sharif.



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giovedì 8 ottobre 2015

K. Z. DISEGNI DEGLI INTERNATI...

Di Libri Libretti©



Tornare a casa dopo una pesante giornata di lavoro e trovare due pacchetti provenienti da Londra è stata una soddisfazione immensa. Conoscevo a grandi linee il contenuto e l’impazienza di aprirli è stata enorme, ma volevo gustarmeli con calma e ho rimandato la chirurgica operazione a dopo mangiato. Nel frattempo ho iniziato a guardare un libro che da tempo soggiornava sulla mia scrivania ma che non avevo mai avuto animo di sfogliarlo. Per eseguire certe letture è necessario essere predisposti, non si tratta di uno zuccherino. La vista si riduce, la palpebra si abbassa, i battiti si rallentano, i movimenti si fanno a scatti, il cuore si intristisce e la pelle si raggrinza aprendo ferite sanguinanti. 

Sangue rosso come la copertina del libro «K.Z. Disegni degli internati nei campi di concentramento nazifascisti» edizione BeccoGiallo; 250 disegni raccolti dal poeta/pittore Arturo Benvenuti. “A misura che il passare degli anni ce ne allontana, e benché i decenni che sono seguiti non ci abbiano risparmiato violenze ed orrori, la storia dei Lager hitleriani si delinea sempre più come un unicum, un episodio esemplare a rovescio: l’Uomo, tu uomo, sei stato capace di far questo; la civiltà di cui ti vanti è una patina, una veste: viene un falso profeta, te la strappa di dosso, e tu nudo sei un mostro, il più crudele degli animali. Da allora, il nazionalsocialismo (a meno di poche voci deliranti che ne giustificano i crimini, o li negano, o addirittura li esaltano) vale come riferimento, come il nodo da evitarsi. 



Su di esso sono comparse innumerevoli opere di testimonianza e di interpretazione, ma mancava finora in Italia un libro come questo. Penso che, al di là della pura commemorazione, esso abbia un valore suo specifico: a descrivere quell’orrore, la parola risulta carente. Le immagini qui riprodotte non sono un equivalente o un surrogato: esse sostituiscono la parola con vantaggio, dicono quello che la parola non sa dire. Alcune hanno la forza immediata dell’arte, ma tutte hanno la forza cruda dell’occhio che ha visto e che trasmette la sua indignazione". (Primo Levi) Così nel 1981 Primo Levi scriveva nella prefazione al lavoro di documentazione, e ricerca portato avanti da Arturo Benvenuti sulle opere prodotte nell’orrore dei lager nazisti. I disegni sono potenti, forti a tratti strazianti, ma non poteva essere diversamente, il luogo dove sono stati eseguiti, spesso con mezzi di fortuna, è stato un luogo di violenza, tortura e sterminio di massa. Spesso la paura era l’unica fonte di sostentamento, il dolore pane quotidiano, uomini scheletrici si confondevano gli uni con gli altri, gli uni carta trasparente degli altri, ombre lunghe ed interrotte, corpi indistinguibili, cataste di carne umana putrescente ammoniva il resto del gruppo e ne indicava la sorte. Un libro con un forte pathos emotivo essenziale per non dimenticare. I pacchetti sono rimasti intatti sulla scrivania, forse li aprirò stasera …

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