mercoledì 30 settembre 2015

Anoressia-obesità per venderci una mutanda© (i pazzi di FB)





Di Mary Blindflowers©


Spettri che sfilano in passerella, sognando tramezzini megagalattici e ben farciti, donne grissino, diafane, con le costole ben in evidenza, senza forme, oppure scheletri in silicone di cui l'unica parte originale è il mignolo. Di anoressia si muore, l'anoressia è una malattia. Ma ecco che ora, contro la cultura dominante dell'ingoiate un verme solitario per essere secche e felici, arriva il rotolo rampante, la ciccia esuberante, la coppa straripante delle modelle in carne, proposte alle masse dai furbi come preziosa risorsa controculturale.
Si vedono sempre più spesso modelle chiaramente sovrappeso, che avranno fatto più di una seduta spiritica dentro i Mc Donald's, sbandierare come modelli di bellezza senza tempo, esempio di libertà e di un rapporto “più sano e genuino col corpo”, le loro ciccie al vento. Poi i commentatori della domenica su fb dire: “queste donne sicuramente hanno un ottimo rapporto con il loro corpo, migliore di quelle magre e sono belle”. Però la bellezza è soggettiva e non si può né si deve dedurre da una foto statica perché ogni persona è un universo di significati che possono piacere o no. Lo stesso dicasi del rapporto con il corpo che non dipende affatto dalla bellezza, infatti ci sono donne bellissime che hanno un pessimo rapporto con la propria dimensione materiale e altre, meno attraenti che invece si piacciono. Mi chiedo come si faccia a dedurre il rapporto che un essere umano ha con il proprio corpo da una semplice foto, scattata oltretutto da chi vuole solo fare business, sfruttando le capacità di identificazione della donna media tracagnotta abituata a pensare poco e a sorbirsi passivamente tutto ciò che il sistema spacciato in questo caso, per alternativo e controsistemico, propone. Il sovrappeso pare oltretutto che non faccia tanto bene al cuore, dunque proporre come contromodello anti-anoressia un altro modello altrettanto sbagliato, forse non è tanto intelligente. 

Non sarà tutta una scusa questa storia del contro-modello, un metodo rapido per fare soldi, sì, perché, siccome moltissime donne comuni mortali sono in sovrappeso, sarebbero felici di comprarsi un paio di mutande di pizzo pubblicizzate da una modella rotolosa anziché da un insetto stecco di ultima generazione robotica e massificante. Così, quella stessa signora che ha acquistato le mutande di pizzo, può mostrare alle amiche la modella che le assomiglia e poi invitarle per un bella abbuffata generale al fast-food, tanto grasso è bello, lo dice pure la pubblicità, ormai va di moda. Del resto le dame del cinquecento non erano obese? E non erano belle? Le nostre nonne non dicevano forse grassezza fa bellezza? E poi un po' di ciccia ci vuole... Le persone grasse sono più simpatiche...  
Luoghi comuni, nonne che hanno prodotto generazioni di infelici cardiopatici.

Ma veramente non ci rendiamo conto che siamo solo marionette? Che la moda sfrutta le nostre debolezze imponendoci dall'alto uno stereotipo di bellezza che, in realtà, non esiste? Che per fare soldi ci fanno perfino credere di essere contro il sistema, mentre forse, vogliono venderci solo un paio di stramaledette mutande? 

La vera rivoluzione sarebbe non avere modelli, né grassi, né magri, né di silicone, né di plastica, né di ossa, né di grasso, essere semplicemente esseri pensanti, poco importa se belli o brutti. Ma spiegare questo a talune alternative  pseudo-intellettualette frequentatrici dei Social, che non vedono al di là del loro corpo identificato in assurdi modelli imposti, forse sarebbe troppo complicato, richiederebbe uno sforzo di intelligenza che non sono disposte assolutamente ad affrontare, meglio abboccare a tutti gli ami...
Gli esseri pensanti sono, a quanto pare, in estinzione. 


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2015 Futurismo g-astronomico contro il Veganismo©


Di Roby Guerra©





Uno spettro si aggira nel XXI secolo della crisi epocale e di miliardi di umani destinati a patire la fame nel 2030, circa 10/20 miliardi di unità umane a base carbonio previste, salvo urgentissime rivoluzione scientifiche culturali! E' il Veganismo che già inquina i liberi stomachi e intestini occidentali e tecno-futuristi contemporanei. Già pare milioni di fanatici patetici che ridicolizzano i nostri antenati caccia e raccolta, paranoidizzati dalla loro (pseudo) filosofia New Age delirante e degna di ospedali psichiatrici. Persino Basaglia, non solo Marinetti o Ezechiele Lupo cacciatore doc si rivoltano nella tomba e nei cartoni animati. Il veganismo, ovvero lo pseudo-movimento di coloro che sono convinti di vivere mente sana in corpo sano rinunciando al nostro DNA, piaccia o meno, carnivoro, e persino al pesce e alle uova!, mangiando pseudo cibarie nutrienti. E' uno dei grandi sintomi della follia anti-futuro e anti-scientifica dilagante in questo inizio 2000. Esiste già oltre a un'orda sempre più diffusa di credenti in questa nuova "religione", anche un incredibile business, con la collusione di autentici ciarlatani naturopatici pseudo medici e pseudo dietologi: e i soliti infami mass-media: sarebbero da arrestare per i danni che già provocano molto direttamente nei loro figli eventuali di questi genitori in deficit sinaptico, negando loro quella forza della carne necessaria persino per la maturazione neurobiologica e neuropsicologia ancora in progress e incompleta, come noto alla nascita. 


La pseudo-filosofia criminogena è direttamente derivata dalla follia pseudo-ecologica dei vari Una Bomber e Latouche o altri bufalatori che svanverano sulla decrescita (IN) felice. In un mondo dove, tutt'oggi, miliardi di persone le bistecche se le sognano per tutta la loro (spesso brevissima vita), i vegani vadano a fare i missionari contro la carne nei paesi del terzo, quarto mondo, nei Biafra diffusi ancora in mezzo Pianeta Terra! Dal punto di vista futurista la nostra diagnosi è senza alcun appello. Passino i vegetariani non ortodossi, libera scelta e comunque un poco di carne, non essendo dei talebani del cibo, almeno di notte ogni tanto se la mangiano, ma i Vegani sono un pericolo per l'umanità!. Già i primi studi oggettivi e su basi scientifiche, dopo alcuni decenni di diffusione di tale diversamente cucina da cerebrolesi, rivelano altro che sana alternativa alimentazione. Hitler e Stalin, come noto vegetariani, ovvero i più grandi cannibali umani simbolici della storia, oggi renderebbero obbligatorio il veganesimo in tutti i lager e i gulag, magari con la certificazione dell'Unione Europea finanziocratica e fobicizzata sul risparmio anziché sullo sviluppo! Se i futuristi un secolo fa hanno abolito la pastasciutta perché appesantiva l'italiano nuovo, guerra futurista agli obesi e ai bulimici, oggi più scientifici, abolirebbero letteralmente i vegani: una sana ri-alimentazione a base di flebo di OGM e bistecche liofilizzate da Astronauti, altrimenti, cosi già mal ridotti i Vegani creperebbero all'istante.
Poi agli arresti alimentari presso l'obbrobrio di McDonald fino a quando non si risveglieranno dall'Ictus area del sapore del desiderio e della sana aggressività darwiniana e ordineranno direttamente su Internet 365 fiorentine al sangue! Persino i futuri robot o cyborg senzienti, saranno umani sul serio quando ordineranno Fiorentine, altro che finocchi o macrobiotiche varie o la Novella Cucina vegana, appunto peggio della buffonata planetaria radical chic di certo Cheffismo da diversamente paleoborghesi annoiati e con la pancia piena! O in vera alternativa, tutta la carne meravigliosa ancora sconosciuta prevista dal manifesto della cucina futurista della imminente metà del secolo XXI grazie ai nascenti nano OGM via stampanti 3... 4 ... 5 D! Il Futurismo G-astronomico che verrà!

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martedì 29 settembre 2015

Latterie (da Retrofuturo)©

Di Paolo Durando©




Nell'odore nuovo di cortili e asfalto,

trasparenza dell'aria nelle latterie.

I pantaloni corti, le domande sospese,

si accostano alle caramelle al banco,

i nati d’anni di grana grossa.

Sui marciapiedi tra i palazzi,

lanciano in aria dischi volanti.

Un pallone sfreccia tra i calzettoni,

ricordo del mattino di fiocchi e corridoi lavati.

Le bambine giocano alle signore.

E saranno ribellioni tra inauditi pensieri, 

confezioni regalo di concetti freschi,

tali almeno per chi non ha storia.

Le emancipazioni da annusare con la cravatta,

in libri, libelli, per idee definitive, 

le camerette, i mangiadischi, la solitudine sudata,

scavata nel chiuso dei pomeriggi.

Il rombo del presente dietro le fòrmiche,

il pulviscolo alle tapparelle da cui filtra il sole.

I genitori in cucina a parlare e a mascherarsi.

Si vive implicitamente soddisfatti.

Oro in bocca, forma composta, composite ipocrisie,

rivelazioni nell'ottimismo di confini spezzati

e, appena al di là, praterie di segni,

viali al neon, tra miasmi in Vespa e la piazza grande,

motori, prime pose, prime articolazioni di prospettive,

emergenti verità di ragazze.

Incontro ai figli alla scuola di paese,

i denti rovinati, le fatiche di sempre nell'afasia,

ma altra cosa le trentenni di Jesolo,

sulla spiaggia al tramonto,

in tardive nuove seduzioni,

con quelle di Milano e Vigevano,

in offerta a cuori in contropiede.

E Lucy in volo con i diamanti.




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lunedì 28 settembre 2015

GIUSEPPE VIVIANI "Principe di Boccadarno"©

Di Libri Libretti©



Il fine settimana sarà una piccola vacanza, una immersione in un mondo fatato dove tutto galleggia a pelo d’acqua pronto per essere accarezzato. Anche il momento del distacco dal lavoro è stato bello, oggi niente autostrada per tornare a casa, ho percorso le stradine più nascoste, le più disagiate per quanto riguarda la carreggiata ma di una bellezza impareggiabile. Arrivato in aperta campagna, nei pressi di una colonica abbandonata, ho notato un bicicletta. Nera, da uomo, con i freni a bacchetta come usava un tempo, sembrava stesse ritta da sola, lì in mezzo a delle sterpaglie, senza lucchetto, un piccolo monumento all’invenzione più straordinaria di sempre. Ho frenato, mi è piaciuto quel quadretto, un sapore antico, d’altri tempi dove il tempo scorreva lento e tutti si regolavano con la luce, sole, ombre. Ho dovuto fotografarla con gli occhi, il marchingegno d’alta tecnologia è pieno e non mi permette di fare foto. È bastato quello sguardo per ricordarmi la bicicletta di Giuseppe Viviani (Agnano Pisano, 1898 – Pisa, 1965), splendida acquaforte di uno dei tre maggiori incisori italiani del ‘900. 



Un gioiello di carta che ogni volta lo guardo mi emoziona, come mi emozionano, del resto, anche molte altre sue opere. Viviani era in grado di sfornare, come profumate pagnotte, Incisioni come “racconti”, una narrazione che mette in scena la quotidianità di un’umanità sconfitta (gelatai, venditori di cocomeri, prostitute …), di oggetti (alabastrini, fette di cocomero, foglie di fico, gambe ortopediche, dolcetti, fucili da caccia …) e animali (soprattutto i cani dagli occhioni tristi) per arrivare, tra dolore e malinconia, a profonde meditazioni esistenziali. Sì proprio biciclette e cani sono i miei soggetti preferiti, quelli che riescono a scalfire la scorza dura dell’insensibilità, quelli che ti rimandano a ricordi di gioventù. Il viaggio di ritorno dopo una giornata di lavoro mi ha offerto una significativa emozione, con tutta probabilità basta poco, inquadrare il quotidiano sotto un’ottica diversa ti fa apprezzare quelle sfumature che giornalmente ignori o perché sei distratto, o perché il movimento di spostamento è troppo veloce oppure per tante altre coincidenze … Fermarsi e riflettere fa apprezzare anche una bicicletta abbandonata in un prato.



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Caccia grossa©

Di Andrea Dotti©



All'esterno del quasi infinito e irregolare perimetro della raffineria “Chandra oil & gas”, conglomerata mondiale dei combustibili, le strade che lo affiancano sono punteggiate dalle luci alogene arancioni dei lampioni. Una macchia bianca, fosforescente, ricorda la presenza della reception, illuminata a giorno dalle lampade a alta intensità.

Al suo interno il monotono rito aziendale del passaggio delle consegne tra turni consecutivi.

-Nulla da segnalare- pronuncia con voce misurata Kamila -tutto regolare-; i due dipendenti destinati a iniziare il servizio notturno annuiscono meccanicamente.

Tutti i presenti indossano impeccabilmente le uniformi grigie dei servizi di sicurezza della conglomerata; il loro aspetto fisico, plasmato da palestra e trattamenti dermocosmetici, rasenta la perfezione.

Kamila, e il suo collega Louisio, sono la coppia che ha quasi terminato il periodo di lavoro.

Il loro legame non è solo professionale, ma anche sentimentale. Tra poco raggiungeranno la torre residenziale aziendale, posizionata ai piani alti della città, dove gli è stato assegnato un alloggio.

Devono attendere ancora 22 mesi, poi concepiranno una vita; così è scritto nel loro piano di sviluppo interpersonale elaborato dalla Sezione Risorse Umane.

I subentranti osservano una bicicletta, unta e impolverata, appoggiata, come un insulto, ai vetri a specchio lindi e brillanti.

-Il cacciatore è già in circolazione?- chiede il più anziano dei due.

-Sì, è arrivato in anticipo- conferma Louisio-quel bastardo ha pedalato più velocemente del solito evidentemente-

-Già, è quasi più animale di quelli che deve debellare- aggiunge Kamila-un autentico lurido periferico-

Scoppiano tutti in una fragorosa risata.

-Tenetelo presente; è posizionato al termine del canale. Non andate in quell'area- raccomanda Louisio-quello deve essere abbastanza svitato, forse è imprevedibile-

Saluti di rito. La coppia da prima pagina del sito aziendale raggiunge il nido d'amore.

I due colleghi prendono posto dietro alla grande scrivania in stile minimalista e prezioso legno che nasconde il sistema di osservazione remota; un altro comodo periodo di lavoro ha inizio.

Il canale. Raccoglie scarichi liquidi da tutti i reparti di processo dell'impianto; contiene una miscela chimica tossica e variabile periodicamente diluita dall'acqua piovana. Dal punto di vista della direzione dello stabilimento termina contro la rete polimerica a alta resistenza che delimita il perimetro.

Per il resto del mondo prosegue; attraversa e fiancheggia le strade delle periferie bagnate da tanti altri corsi d'acqua del genere. Regalano miasmi e vapori a tutti gli abitanti e poi si perdono nei campi della campagna anemica e sbiadita resa inutile dalle coltivazioni idroponiche in serra.

Il cacciatore è appostato nelle vicinanze; la sagoma del corpo alto e robusto è avvolta dalla penombra prodotta da grovigli di tubi, valvole e serbatoi.

Attende le prede comodamente seduto sul bordo di un basso muro di contenimento sbrecciato. Taide osserva attentamente il canale.

Indossa una vecchia uniforme da combattimento, ormai resa quasi bianca da infiniti lavaggi a secco; un ricordo come il dolore alla gamba.

Intelligenza vivace e spirito di avventura. Alla fine del ciclo scolastico integrale obbligatorio una compagnia contractor lo avvicina; proposta interessante il mestiere delle armi. Avventure e soldi; allettante possibilità alternativa rispetto al lavoro in una struttura industriale.

Frequenta assiduamente le macellerie dei campi di battaglia della guerra per i giacimenti di metano. Il tempo passa impietoso; scopre di non essere un veterano ma un sopravvissuto.

Durante la undicesima “campagna del gas” nei sobborghi infiniti di una dimenticata città della Nigeria inciampa in una piccola sfera bianca e opaca.

Una mina antiuomo a proiezione di plasma dissolve completamente una gamba. Resta una serie di ossa carbonizzate. Taide improvvisamente è inutile; licenziato, torna in Egitto affidato alle cure della Sicurezza Sociale.

L' Ufficio Infortuni provvede alla permanenza in ospedale e alla ricostruzione della gamba con tessuti sintetici a accrescimento progressivo. La contribuzione versata dalla compagnia equivale al minimo legale; i materiali tecnomedici a basso costo gli hanno lasciato un arto dolorante accompagnato da un misero sussidio statale che in qualche modo deve integrare.

Zoppicante trascina una gamba ricoperta da pelle simile a plastica liscia. Lavora come guardia del corpo per politici di basso livello; qualche volta protegge a pagamento anche capi criminali di diverse bande di strada, alleate o avversarie in base a come soffia il vento del contrabbando di farmaci e della distribuzione di stupefacenti illegali.

Apre una custodia in plastica riciclata antiurto nera. Il cacciatore estrae la sua arma; fucile Wang-bei corredato di ottica a infrarossi uscita dalla produzione parallela Colombiana.

Incredibilmente migliore dell'originale svizzero, e molto meno costoso.

Una serie di eventi, apparentemente senza legami, ha prodotto il motivo per il quale la raffineria è diventata territorio di caccia.

Per molto tempo Il Cairo, la grande città, è cresciuta allargandosi all'infinito. Poi l'espansione è diventata verticale, vertiginosa.

Edifici sempre più alti serviti da ascensori rapidi contenuti in scintillanti torri metalliche che puntano il cielo; collegate dalla monorotaia sospesa che entra in ogni fabbricato dove si trovano anche le stazioni. Cataste infinite di piani che contengono persone, case, servizi.

Lo slancio verso l'alto ha come base la elegante area centrale della megalopoli; i quartieri periferici sono sempre esposti ai raggi ultravioletti e alle piogge più o meno colorate dall'acido solforico che sbianca e screpola l'asfalto delle strade.

Per i residenti del mondo verticale la metropolitana sotterranea è diventata inutile. I membri della assemblea municipale simulano da anni l'incapacità di eleggere un sindaco; tutti i loro nomi sono iscritti nei libri delle donazioni delle conglomerate.

In attesa del sindaco che non sarà mai eletto il governo centrale ha nominato un commissario alla città; ex dirigente della corporazione delle conglomerate.

Una persona che controlla il bilancio. Per risparmiare ha abolito la metropolitana sottoutilizzata nella parte centrale della città dimenticando che nei sobborghi era l'unico sistema di trasporto efficace.

Gallerie vuote, stazioni deserte. Silenziosamente la gente ombra, nati e mai registrati nelle basi di dati anagrafiche, cittadini inesistenti frequentemente residenti nelle fogne hanno invaso e colonizzato le strutture della ferrovia sotterranea.

Nel sottosuolo sono state scavate gallerie e i collettori fognari raccordati con le cavità della metropolitana; generatori a celle combustibili forniscono energia, pozzi non autorizzati procurano acqua che nessuno ha mai avuto il coraggio di campionare e analizzare.

Ogni tanto qualche cantiere fantasma finisce malamente e il suo posto è preso da laghi putridi e limacciosi che arricchiscono il panorama del mondo senza sole.

Laboratori clandestini producono oggetti, dispositivi, sostanze chimiche; contemporaneamente traffici di ogni genere prosperano indisturbati.

In questo stimolante ambiente il clan dei cambogiani gestisce la prostituzione. Agli anziani balena un idea adatta a incrementare le entrate.

Nella caverna artificiale e parzialmente allagata, opportunamente riscaldata, che ha preso il posto di una stazione di scambio tra 2 linee allestiscono un allevamento di prolifici coccodrilli, prelevando dal Nilo i primi soggetti, seguita da una catena industriale di macellazione e confezionamento.

Vera carne al sapore di idrocarburi in quantità enormi distribuita a prezzi bassissimi; un successo.

L'iniziativa imprenditoriale non è gradita alla mafia norvegese. Gestiscono la fabbricazione e il commercio dello insipido e gommoso cibo sintetico; i tranci di coccodrillo hanno intaccato profondamente il rendimento della loro attività.

Decidono di dialogare energicamente con la concorrenza. Due cariche di esplosivo da demolizione sbriciolano l'allevamento, i cambogiani e parte degli animali.

Un discreto numero di esemplari guadagna la libertà scivolando tra macerie e parti umane di ogni genere insediandosi in canali e condotti fognari.

In municipio tutti conoscono l'accaduto, ma preferiscono negarlo. I rettili divorano abitualmente le persone che appartengono alla gente ombra; non è possibile occuparsi della sorte degli spettri.

La nuova sottospecie dei coccodrilli urbani si adatta all'ambiente circostante. L'evoluzione raggiunge una fase che li spinge a navigare tra i canali a cielo aperto e qualche loro rappresentante esplora il canale di scarico della “Chandra oil & gas”; lo trovano tiepido e interessante, diventano una trascurata costante presenza.

Fino a quando decidono di assaggiare un cittadino ufficiale. L'ignaro addetto alla manutenzione, mentre revisiona una pompa di rilancio, è divorato; rimangono la cassetta degli attrezzi, un braccio e il cranio. La scena è decorata da geroglifici di sangue di svariate dimensioni dispersi in tutte le direzioni.

Il consiglio di amministrazione considera l'evento molto disdicevole. Per una azienda che ha conseguito certificati di qualità e sicurezza riconosciuti globalmente inserire nel documento di valutazione dei rischi la possibilità che i lavoratori possano essere mangiati è un pessimo biglietto da visita.

Il presidente della conglomerata ha avuto un travaso di bile. La pompa non riparata ha prodotto una ingente perdita di idrogeno raffinato; una pugnalata al bilancio.

Se vuole evitare la rimozione il direttore dell'impianto deve trovare rapidamente una soluzione. Chiede la collaborazione a un consulente per la sicurezza; persona affidabile, espulso dalla polizia dopo una inchiesta per corruzione, ha dimostrato le proprie capacità allestendo reti di sorveglianza per controllare le attività personali extra lavorative dei dipendenti.

Pubblica qualche richiesta tra i post di un sito dedicato alla ricerca di addetti alla protezione personale; Taide risponde, è la persona adatta.

Per 3 notti alla settimana deve eliminare i coccodrilli; caccia grossa.

Un ingaggio semplice, soldi facili garantiti.

Il cacciatore appoggia il calcio in alluminio del fucile contro una spalla e incolla un occhio al mirino a infrarossi; muove il busto tracciando lenti archi nell'aria della notte in direzione del canale.

Interrompe il movimento. Osserva. Dalla superficie dell'acqua affiora silenzioso il muso di una preda; lo ha inquadrato, un tiro perfetto.

Taide ruota il corpo impercettibilmente di qualche decimo di grado; preme delicatamente il morbido grilletto e la scia arancione di un proiettile razzo da 15 mm per qualche istante colora la penombra.

Impatto con la superficie liquida, spruzzi che si sollevano e bersaglio mancato. Immersione, il coccodrillo si allontana velocemente. La scena ha altre due repliche identiche prima del sorgere del sole; come in una fotocopia alla fine i rettili prendono sempre il largo.

Sbadiglia profondamente. L'alba è vicina; il tiratore impreciso fruga in uno zaino verde e logoro. Estrae un vecchio barattolo di vernice rossa e un paio di vecchi portafogli vuoti così consumati da sembrare masticati. Tutti oggetti acquistati per pochi spiccioli da un rigattiere ambulante.

Con calma infila i portafogli in una tasca della giacca sbiancata dove trovano posto con fatica. La parte dell'indumento è gonfia e svela la sagoma del contenuto; apre la vernice e deliberatamente sporca i vestiti in diversi punti. Una pausa e poi tinge anche le mani.

Macchiato di rosso ripone l'arma nella custodia e chiude lo zaino. Lentamente riprende la posizione eretta, stiracchia i muscoli camminando adagio raggiunge la reception; è ora di uscire, per questa notte la caccia è terminata.

Attraversa il pavimento bianco e illuminato sfregiandolo con lo saliva di uno sputo lanciato dopo un colpo di tosse; silenzioso non saluta.

Esce, carica le attrezzature sulle spalle e pedalando lascia la raffineria.

Avvolti nelle poltrone ergonomiche in kevlar i due addetti alla sicurezza in servizio osservano scandalizzati la macchia lasciata sul pavimento.

-Quello che dicono è vero; è proprio una lurida bestia-commenta uno di loro, un giovanotto da poco in servizio.

-Si, è incredibile-replica il collega anziano-hai notato? Aveva in tasca 2 portafogli, lui è sporco di macchie sanguinolente. Quello uccide i coccodrilli, poi li sventra con il coltello alla ricerca di oggetti personali di gente divorata da quelle bestiacce-.

-Folle, ecco che cosa è. Ma è utile, solo un pazzo andrebbe a cercare i coccodrilli- conclude la giovane guardia con una espressione disgustata dipinta in volto.

Taide prosegue il viaggio verso casa, nelle periferie. Incontra l'aria torrida e carica di umidità e pensa alle sue vicende personali.



Ritiene di avere individuato un riferimento nell'esistenza; un vero professionista si mantiene sempre il lavoro. Per questo applica in pratica il concetto con grande zelo in tutte le notti di caccia.

http://sporkofuturo.blogspot.it/2015/09/caccia-grossa.html

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domenica 27 settembre 2015

CORAZZINIANAMENTE...©

Di Claudio Dal Pozzo©


"Fall" - tecnica mista su cartoncino telato 18x24 - CD 2015 By Claudio Dal Pozzo©

Io non mi dico poeta come fanno tanti, troppi.

Spruzzo su carta 

più rado direttamente sul monitor 

i miei murales di emozioni. 


.


Io non mi dico poeta. 

Non farlo nemmeno tu 

tipografo famelico

editore drag queen

che mi sbandieri 

depositi, distribuzioni 

e codici a barre. 

Non blandirmi 

mirando ai bonifici:

"Illustrissimo poeta...

" Rido! . 

.


Carte patinate

critici gigolò 

cento copie nello sgabuzzino 

e qualche mille euro 

con meta il tuo IBAN.


"Avanti gente! 

Tre cazzate: un soldo!" 


Io non mi dico poeta. 



Tanto meno pagherò per farmelo dire. 


CD, 25 aprile 2015.© .




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Rodolfo Walsh, Scrittore©

Di Libri Libretti©



Conosco Gian Ruggero Manzoni (1957) da molto tempo ed ho sempre apprezzato la sua vena artistica, poliedrico, cavallo matto, grande poeta, storico dell’arte, commediografo, dipinge. Credo di non avere le sue stesse idee politiche, ma questo non intacca minimamente il nostro rapporto che è basato sulla ricerca del bello sia in poesia che in pittura. Ci siamo incontrati diverse volte, la prima volta che è venuto a casa mia la ricordo come fosse ieri, avevo appena traslocato ed ancora non avevo sistemato tutti i mobili, il piano della scrivania era formato da un cartone spesso, non feci una bella figura, quando sotto il peso dei libri, tutto franò. Ridiamo ancora a distanza di anni. Ha soggiornato per lunghi periodi in giro per l’Europa, in Belgio, in Francia e in Germania frequentando tutti gli ambienti artistici. In Italia i suoi maestri sono stati Umberto Eco e Gianni Celati, per circa sei anni insegna Storia dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino, lascia la cattedra perché si sente troppo vincolato e inizia ad insegnare in varie Università italiane e straniere come contrattista. Ama abitare in provincia e, come di solito dice, "dell' uomo di provincia possiede tutti i difetti, ma anche tutti i pregi". Le sue lettere sono uno spasso, gratificante riceverle, la scrittura si incastra in tutte le parti della pagina, spesso sono accompagnate da disegni colorati, le conservo con cura insieme a tutta la corrispondenza. È generoso, si impegna in ogni progetto ed insieme ne abbiamo studiati e realizzati diversi. Scrive e pubblica molto, uno dei libri a cui sono più affezionato è “Il dolore” (oltre la casa dei morti) edito da Vanni Scheiwiller nel 1991 con disegni di Omar Galliani. Libro interessante da leggere, non facile da reperire, le prose sono state composte da Gian Ruggero nell’autunno del 1990, subito dopo la morte del padre Giovanni, i disegni di Omar Galliani sono stati eseguiti in Grecia, ad Olimpia, il 22 luglio 1990. Non avendo altro a disposizione, la tecnica usata dal pittore è stata delle più semplici: matita e resti di gelato al cioccolato del figlio Massimiliano.

Rodolfo Jorge Walsh Gill, “Operazione massacro”, Sellerio, Palermo, 2002



Finalmente riesco a parlare di Rodolfo Walsh, personaggio poco conosciuto, forse anonimo ai più, ma di uno spessore umano e politico di enorme importanza. Giornalista e scrittore argentino è stato uno degli uomini più censurati, offesi, torturati della storia della letteratura. Il suo libro “Operazione massacro”, è stato una spina nel fianco al potere argentino, una bomba ad orologeria, un pentola con olio bollente, lui, solo, contro tutti. Già nel 1960 aveva buttato all’aria i piani della Cia: a Cuba trovò un rotolo cifrato stampato da una telescrivente dell’agenzia Prensa Latina. I nordamericani progettavano l’invasione dell’isola utilizzando una base segreta guatemalteca e lui riuscì a decifrare il piano in codice della Cia con un semplice manuale di crittografia comprato in una libreria dell’Avana. Il piano della Cia naufragò per colpa di questo argentino, che Gabriel Garcia Marquez ricorda come «lo scrittore che arriva prima della Cia». Walsh fino al 1956 è un trascurato, anonimo traduttore di racconti gialli e a volte pubblica qualche articolo sui giornali argentini. Una sera se ne va in un bar, una sera come tante dove sembra che niente possa accadere. Ma proprio quella notte un gruppo di peronisti ha provato a sollevarsi e la repressione di stato si fa strada fino ad una discarica della provincia di Buenos Aires, dove si procede alla fucilazione di un gruppo di persone, accusate di essere responsabili dei disordini. Nessuno doveva saperne niente, ma qualche tempo dopo un tizio rivela questo episodio proprio a Walsh. Una fonte attendibile? Certo, l’uomo è un «fucilato che vive», che si è salvato fingendosi morto. 


Walsh non perde tempo. Affitta una casa in un’isola appartata del delta del Tigre con il falso nome di Francisco Freyre, si porta dietro solo un revolver e una macchina da scrivere, e in qualche settimana scrive una serie di articoli che metteranno il governo argentino con le spalle al muro. Pubblicati nella rivista “Mayoría”, gli articoli saranno poi raccolti nel libro “Operazione massacro”. Libro che lo consacrerà come scrittore ma che sarà la sua condanna, nessun uomo di potere gli perdonerà ciò che ha scritto, si dovrà rifugiare spesso sotto falso nome per continuare a scrivere e denunciare. I militari lo hanno ben presente si ricordano di lui e la Triple A, l’Alleanza Anticomunista Argentina, non gli perdona la sua capacità di mettere i bastoni tra le ruote del potere. Nel frattempo entra nel gruppo dei “montoneros”, il gruppo della sinistra peronista che ha fatto la scelta della guerriglia e della clandestinità. Non teme la violenza, la violenza ha sempre circondato la sua vita, l’uomo dalla fronte spaziosa e magro come un grissino si farà carico di ogni orpello e vivrà la “morte violenta” sulla sua pelle: morte del padre e della figlia (quest’ultima morta suicida dopo che la sua casa era stata circondata da centocinquanta soldati del regime, Vicky resistette molto all’assedio dei militari e prima di suicidarsi urlò ai sequestratori: «Voi non ci ammazzate, siamo noi che scegliamo di morire»). La morte di Vicky è un colpo duro per Rodolfo. Va a vivere in una bidonville, dove aprirà una scuola di giornalismo che produrrà il “Semanario villero”, il giornale degli emarginati. Tenta di ricostruirsi una vita lasciandosi alle spalle la vita violenta che aveva caratterizzato la sua esistenza, acquista una casa sotto falso nome e si finge un insegnante di inglese in pensione. Questa vita che non gli appartiene lo farà desistere presto dal suo progetto e nel 1977, ad un anno esatto dal primo di dittatura militare, scrive una lettera sconvolgente e la invia all’indirizzo della giunta militare, siglandola «Rodolfo Walsh, scrittore». È un atto d’accusa stupendo, di una lucidità esemplare, che inchioda per una volta ancora i militari alle loro responsabilità: «Queste sono le riflessioni che nel primo anniversario del suo infausto governo ho voluto far pervenire ai membri della giunta, senza la speranza di essere ascoltato e con la certezza di essere perseguitato, ma fedele all’impegno assunto tempo addietro di prestare testimonianza nei momenti difficili». Il giorno dopo aver scritto la lettera viene sequestrato da un gruppo operativo della Esma, la Escuela de Mecánica de la Armada. È il sequestrato numero 26.001. Lo vogliono vivo per poterlo torturare, ma lui riesce per l’ultima volta a rovinare i loro piani. Tiene nascosta una piccola pistola Walther Ppk calibro 22. Con questa si sbarazza di uno dei sequestratori, e termina il suo percorso di “morte violenta”: «Voi non ci ammazzate, siamo noi che scegliamo di morire». Morirà a soli cinquanta anni lasciando un vuoto incolmabile. 
La figura di colui che era riuscito per anni a tenere in scacco fonti di potere non c’era più, ma il suo libro era ancora presente a testimoniare quello che era successo, pronto a denunciare: ne arrivano a camion interi, ancora imballati, stipati in scatole di cartone, racchiusi dal cellophan , li scaricano senza pietà, ammassati li uni su gli altri, nessun lamento, nessun segnale di dolore, vengono ricoperti di benzina e dati alle fiamme. Sono i superstiti delle librerie, i fondi di magazzino delle case editrici, quelli ancora rimasti in tipografia, tutti accumunati da un uguale destino, conoscono il fuoco della censura e della dittatura militare. Il fumo bianco si alza lento, il profumo di cellulosa impregna l’aria, la colla densa fa da amalgama, più in alto le pagine si ricostruiscono in corpo sette, troppo piccole per essere lette da lontano, troppo grandi per scomparire per sempre, ancora una volta Walsh si era fatto beffa dei loro inquisitori …



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giovedì 24 settembre 2015

Respiro clessidre©

Di Gabriel Lure©

Foto di Mary Blindflowers©


Intaglio spiragli di grano
oltre il tempo i girasoli cantano
nulla ha più verso ingoiando polvere
respiro le clessidre dei loro sorrisi e
scompiglio ogni rapimento estremo 
con ciò che penso.
Son sempre lo stesso scemo
è inutile capirsi 
se neanche ascolti quello che dici
e pensi sia vero
a prescindere

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mercoledì 23 settembre 2015

Paola, Fatima, Fausta e Alessandra, quattro in uno©

Di Mary Blindflowers©








Il quindici agosto, quando il sole italiano fa sentire i suoi cocenti raggi, c'è chi non teme il caldo della città e anziché andare al mare per assumere sfumature dorate, sta a casa, medita se prendersi un valium oppure navigare su internet. Opta per la seconda soluzione. Decide saggiamente di inserire su IBS una "recensione" a Memorie straordinarie di un libro vivente, dato alle stampe di recente da Abeditore. La recensionista, chiamiamola così, è anonima, sì, perché si firma con il nome di Paola ma non lascia vedere la sua mail in modo che non sia identificabile e scrive una recensione di una profondità sconvolgente: “Purtroppo un volume insignificante. La Pinna affonda e, speriamo, senza ripescaggi”. 

Sulla sostanza di questa insignificanza la commentatrice si guarda bene dall'esprimersi. Noto che altre persone commentano invece positivamente il libro. Come per rispondere il 20 settembre una certa Fatima, che non lascia la mail, incalza: “Purtroppo il fantasy bisogna saperlo scrivere: questo è materiale raffazzonato. Sconsiglio l'acquisto”.

A questo punto mi viene un dubbio, se due più due fa quattro e vado a controllare un altro mio titolo. Bingo!



Noto un fatto strano, sempre il 20 settembre (ma che curiosa combinazione), altre due persone che ovviamente non lasciano la mail, e si firmano Fausta e Alessandro commentano Incroci di rosari 108, pubblicato da Eretica Edizioni. Lo stile dei commenti, se così possiamo definirlo, è sempre lo stesso, non recensiscono alcunché, semplicemente insultano, e cambiando le parole dicono le stesse cose. Fausta: "Purtroppo autrice e volume hanno scarso spessore culturale. E non basteranno, ahimé!, le false recensioni con volti altissimi che appariranno a breve a far cadere un lettore intelligente in trappola".

Alessandro: "Già l'autore è scadente: il volume ha una cura editoriale scadente, i contenuti sono scadenti. Insomma: un volume che ha una data di scadenza: ieri".

Ci sono alcune cose che non quadrano:


1 Statisticamente è assai improbabile che ben tre persone diverse rilascino lo stesso giorno gli stessi commenti su due libri dello stesso autore, considerando soprattutto la quantità di libri che ci sono su ibs.


2 Lo stile dei commenti è il medesimo in tutti  i casi, ossia non si recensisce alcunché ma si insulta e si invitano i lettori a non acquistare il libro.


3 Fausta dice: “non basteranno, ahimé!, le false recensioni con volti altissimi che appariranno a breve a far cadere un lettore intelligente in trappola". Come fa la cara Fausta a prevedere che ci saranno altre recensioni? Semplice, perché quando ha inserito il primo commento il 15 agosto con il nome di Paola, ci sono state persone che hanno commentato il libro Memorie straordinarie e adesso il 20 settembre pensa che altri commenteranno anche Incroci di rosari.

4 Cosa strana queste quattro persone hanno commentato solo i miei due libri, nessun altro libro presente nel catalogo IBS. Curioso davvero.

Paola Fatima Fausta Alessandro, è senza ombra di dubbio la stessa persona che non avendo niente da fare si diverte a giocare sui siti web. E' persona emotiva, altrimenti non avrebbe messo tre commenti identici nello stesso giorno, usando le stesse parole e sottolineando la scarsità della sottoscritta. Il profilo psicologico di questa persona è presto fatto, donna ultraquarantenne, sensibilmente depressa, scarsamente intelligente e soprattutto sola, infatti il giorno di ferragosto sta davanti allo schermo di un computer a fare i suoi colpetti. E quando ha visto i commenti positivi al mio romanzo ha pensato bene di inserire un altro commento negativo con altro nome, preoccupandosi di inserirne altri due sotto l'altro libro. Notevole e furba soprattutto.

Quello che Paola-Fatima-Fausta-Alessandro non sa è che essere odiati è altrettanto gratificante che essere amati. La ringrazio dunque perché siccome, lo confesso, sono un poco sadica, le sue sofferenze mi divertono e gratificano il mio ego.

Ho altri libri in preparazione, e i nomi di fantasia sono tanti, ergo il giorno di Natale, quando sarà sola come un cane, tra un travaso di bile e una massiccia dose di lexotan, potrà sbizzarrirsi a inserire altri commenti per il mio e altrui divertimento. E mi raccomando tutti lo stesso giorno. Già ha fatto ridere alcuni amici su fb. Attendiamo dunque altri suoi exploit e nomi fantasiosi per poter fare altre battute sulla meschinità della natura umana e sul livello di idiozia che la stessa natura può raggiungere.

L'importante è divertirsi e io devo dire, mi sono divertita molto anche perché non conosco nessuno a questo mondo degno di essere invidiato.

http://www.ibs.it/code/9788899466015/blindflowers-mary/incroci-rosari-108.html

http://www.ibs.it/code/9788865511947/blindflowers-mary/memorie-straordinarie-libro.html

Giorno 23, altra pioggia di commenti di Nonnoi, Gandarf, Emily, tutti uguali naturalmente.
E Ivan Pozzoni, il folle delle Antologie può inserire altri commenti sotto altri falsi nomi per dare manforte alla folle depressa donna che è, tanto rimane sempre uno scarto da due soldi bucati.

Ne ha parlato anche la Pubblica Bettola del mio amico Mario Borghi, perché le coincidenze non esistono...

http://stranoforte.weebly.com/sala-da-pranzo/recensori-farlocchi-su-ibs-e-strane-coincidenze



Grazie per la pubblicità...

p.s. non fate i furbi, non passiamo commenti di anonimi.

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