lunedì 24 agosto 2015

Risposta a Enrico non so come, forumista del Corriere della Sera©

Di Mary Blindflowers©







Tempo fa ho espresso un'opinione nel forum del Corriere della Sera, un certo Enrico non so come, mi redarguisce e propina i buoni consigli della nonna che sono stati postati da Paolo Di Stefano nella copertina del forum. Ho faticato non poco per trovare la mia risposta, dato che questa non è stata messa in copertina e il sistema messaggi del forum è fatto malissimo.


Allora posto consigli e risposta nel mio modesto pesante blog, per voi lettori che amate queste pagine, visto che il buon Enrico ha avuto una parola buona anche per voi, accusandovi, dall'alto della sua infinita sapienza senza neppure il cognome, di essere degli scrocconi, dei parassiti del sogno, gente che legge gratis.


Leggete dunque. Lo spettacolo è servito, e senza pagare.


Enrico

A Mary Blindflowers



Gentile Sig.ra Blindflowers
Innanzitutto, le posso assicurare che qui "temiamo" molto di più l'imbecillità, l'ignoranza, la tracotanza o la maleducazione di quanto non temiamo Paolo (in caso, è più lui che teme noi quando partiamo per la tangente o scriviamo lenzuolate).
Lo scrivo perché ciò che le è stato fatto presente (dal sottoscritto, attraverso un paio di passaggi che, a richiesta, posso spiegare, visto che lei collabora con un nostro forumista d'antichissima data) non riguarda l'argomento sul quale lei più che chiedere esigeva risposta ma il tono del suo messaggio.
Tono che, mi pare, non è affatto cambiato nel post pubblicato ieri, e che mi spinge a suggerirle di evitarlo, in futuro, per due ottimi motivi. 
Primo, perché nel nostro forum è il tono che fa l'uomo, per parafrasare un celebre detto, e ciascuno "appare" per quello che scrive (e l'impressione che lei lascia, mi permetta, non è certamente positiva, oltre al fatto che alcune espressioni gergali lasciano un po' il tempo che trovano).
Secondo, perché è rarissimo che nel nostro forum una domanda esplicita non riceva risposta, da Paolo o da uno di noi, e spesso non generi, poi, discussioni pubbliche o private tra i partecipanti.
Mi permetto anche di farla riflettere su un'altra cosa.
In rete ci sono migliaia di blog che trattano dei più diversi argomenti e hanno centinaia di migliaia di visite quotidiane; mi auguro che lei non sia così ingenua da pensare veramente che se un suo post ha 500 o 1.000 contatti, questo corrisponda automaticamente a una controprova del valore dello stesso o, come lei ha affermato, che se lei ha 500 contatti non avrà certo problemi a vendere la sua poesia su internet, perché se così fosse non soltanto noi forumisti potremmo dichiararci tutti ampiamente scrittori (i forum del Corriere hanno decine di migliaia di visite giornaliere) ma temo anche che lei potrebbe avere qualche amara sorpresa e scoprire, magari, che quei 500 o 1.000 contatti la leggono più che volentieri (l'ho letta anch'io, blog abbastanza interessante ma un po' "pesante" graficamente, mi sembra), finchè è tutto gratis, ma non leggerebbero altrettanto volentieri qualcosa a pagamento.
Chissà perché.




Gentilissimo Enrico non so come,


grazie dei suoi preziosi suggerimenti, ma i consigli sono fatti per non essere seguiti. Solo gli imbecilli integrali seguono i consigli di chi neppure si firma completamente e si autoetichetta come forumista.
Non mi riferivo affatto ad un post del mio blog quando parlavo di 500 contatti, era un esempio generico, anche perché i miei post hanno molti più contatti. Ho parlato in terza persona, non in prima. Forse non ha fatto attenzione.
Non ci tengo affatto ad essere simpatica. Non è mio compito piacervi né mia responsabilità evitare di palesare la mia naturale antipatia. Eh sì, uso espressioni gergali a volte perché non frequento i salotti bene dell'alta borghesia e i circoli letterari autopremianti. Sono grezza, una del popolo minuto, una che vendeva libri usati ai mercati, non una signora bene, che vuol fare? Se esprimere liberamente le proprie opinioni è maleducazione, ebbene lo ammetto, sono maleducata, così la faccio contento. Concordo il blog è pesante graficamente ma l'ho fatto io che, tecnologicamente non sono una cima, perché preferisco camminare nei boschi piuttosto che stare venti ore davanti al computer, per cui i miei lettori dovranno accontentarsi del contenuto. Del resto la grafica può sempre essere migliorata. E faccia sonni tranquilli, non credo ingenuamente neppure in Dio, come vuole che creda a controprove di valore su web? 

In quanto alle sue fobie personali e collettive da gruppo forumisti da migliaia di contatti giornalieri, non penso rientrino tra i miei immediati interessi come, credo, non dovrebbe rientrare nei suoi pensieri il numero di lettori che ha volontà di acquistare oltre che di leggere “gratis”. Dovrebbe chiedere scusa ai lettori, perché si da il caso che non tutti amino leggere “a scrocco” o siano dei parassiti del sogno. Ci sono persone che acquistano i libri e li leggono anche.

Non attribuisca agli altri qualcosa che potrebbe fare lei.


La saluto cordialmente


Mary Blindflowers









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domenica 23 agosto 2015

Ammutinare ogni senso©

Di Mary Blindflowers©

Foto di Mary Blindflowers©


Paese di cubi perfetti,

coi denti stretti e neri squadrati

in aguzza percezione di grigio

esistenziale totale.

Incastri per menti

alienate senza lavoro finito.

Luogo predisposto

alla manipolazione globale,

mito perduto

e imbibito di pirite lucente.

Ma chi l'ha detto

che dobbiamo vivere

per lavorare?

Bollite apatie illividite,

luna crescente

dentro residui di stella cadente

e piangente

sopra un riflesso plurioculare.

L'unico senso sarebbe

ammutinare ogni senso.

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Suturami il cuore©

Di Gabriel Lure©

Foto di Mary Blindflowers©



Suturami con le stelle filanti
il cuore
fra coriandoli e croci
come maschere che celano il sole
fino a farmi perdere i pezzi 
di quell'arlecchino
che non volesti.
Stringimi
come un nido di serpi 
e poi scaraventami,
ho voglia di scoprire
il volo nella tana del topo
e poi riemergere nel sole
così, per gioco
nascondendo il volto
all'impallidire dei compromessi,
lasciami come mi vorresti
fra gli schiavi ed i sottomessi
della vendemmia.
Fanno eco le messi,
non importa se scambierai
il mio corpo con un cianciare
di corvi.
T'ho amata piano,
lo confesso.


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giovedì 20 agosto 2015

"Vico Lungo Gelso" dialogo dal racconto omonimo©

Di Cosimo Dino-Guida


Foto di Mary Blindfowers©

...
«Genna’, ch’è stato?».
«Un giovane… morto ammazzato… fuori al basso di Giulia».
«E’ stata Giulia?».
«No, che dici? Quella è una brava ragazza».
«Chi è stato? Qualcuno ha visto chi è stato?».
«Nessuno».
«Qualcuno lo conosce?»
«Nessuno… uno di passaggio… un cliente di Giulia».
«È stata la nonna?».
«Ma che vai dicendo! La nonna! Ma come ti vengono queste idee?».
«È stato un ladro? Gli hanno preso il portafogli?».
«Non aveva soldi».
«E tu come lo sai?».
«Lo ha detto Giulia».
«Cioè, Giulia gli ha svuotato il portafogli…».
«No, no. Ho sentito la nonna che diceva a Giulia che se continuava a farlo gratis con tutti i giovani…». 
«Quella ragazza è proprio sfortunata… Hanno chiamato la polizia?»
«Hanno chiamato don Raffaele!».
«Aaaaa… È venuto?».
«No, teneva i parenti a fare la tombola».
«Aaaaa… E che ha detto?».
«Ha detto: “Pulite la strada.”»
«Aaaaa… e dove lo hanno portato?».
«Alle Fontanelle ». 
«Mi pare giusto, sta in buona compagnia… Genna’, vieni a fare una partita?».
«Scopa o briscola?».
«Scopa, scopa. A briscola sei troppo fortunato».
«Due su tre, e chi perde paga un bicchiere di vino».
«Bianco però, il rosso mi ferma lo stomaco».




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martedì 18 agosto 2015

FINALMENTE UN GIORNO CON CARATTERE©

Di Libri Libretti©

Foto di Libri Libretti©
                                              


Ormai è di dominio pubblico che dorma poco o niente, vado a letto tardi e mi alzo presto, insomma come diceva Raffaele Carrieri di Vanni Scheiwiller sono in moto perpetuo. Naturalmente solo il moto è lo stesso non il personaggio, per favore non mescoliamo il sacro con il profano. Martedì 11 agosto stranamente sono andato a letto prima e ho dormito fino alle sei e senza mai svegliarmi, che impresa! Il serbatoio è pieno, le idee sono chiare, coperte e giornali al loro posto, un caffè e si parte. Foschia, ma il tempo sembra buono. Forse per la prima volta da un paio di mesi riuscirò a fare un viaggio senza aria condizionata. Direzione vicino a Vignola il paese dei duroni, almeno avrei potuto fissare prima avrei unito l’utile al dilettevole, un chilo di ciliegie me le sarei mangiate di sicuro. Dopo l’uscita di Casalecchio il paesaggio si fa rurale una rotaia targata ‘800 corre parallela alla strada, solo qualche rotonda fa pensare al periodo attuale perché anche i personaggi incontrati sembravano proprio datati. Caffè d’angolo, una persona piuttosto vecchia tenta di attraversare in obliquo, cappello calcato in testa, capelli folti bianchi tendente al giallo, pantaloni di tre misure più grandi e camicia a quadretti. Nonno si attraversa sulle strisce, “l’è ottant’anni che fo’ così”, allora continua e la macchina va. Piacevole questa strada, forse perché tutti sono al mare? Non lo so, ma non avendola mai percorsa mi piace, mi tranquillizza. Non pensavo ma il tragitto è breve, in poco tempo si arriva a destinazione. Posteggio davanti una chiesa e telefono al mio amico, la persona con cui mi dovrò incontrare. Diverso tempo fa una delle letture che facevo più spesso a mio figlio erano le gesta di Luca&Marco, tra poco vedrò con i miei occhi le gesta di Luca&Luca. 

Foto di Libri Libretti©

Una premiata “ditta” d’altri tempi, qui il tempo si è fermato, non si conosce la fretta e della lentezza e pazienza se n’è fatta una filosofia di vita. Prima dell’apertura dello scrigno magico un buon caffè per iniziare bene l’avventura tipografica, bar piccolo, ma ben tenuto, tavolini minuscoli quadrati, qui anche il caffè ha un buon “carattere”. All’uscita un saluto vigoroso, “ciao Latta”. Pochi passi ancora e si apre un luogo magico, paragonabile solo al mondo delle costruzioni lego per i più piccoli. Porta che bascula, sale in alto e svela una luogo tutto speciale. Caos calmo avrebbe detto qualcuno, baraonda aggiungo io. La confusione regna sovrana, ma la prima impressione è subito tramutata in una nuova opinione, tutto ha un suo posto, tutto ha una sua logica. Una pila di teglie di alluminio colpiscono il mio interesse, il pensiero scorre a delle porzioni di lasagne è impossibile visto che sono fuori dal frigo, ma lo sguardo intravede anche un forno a microonde, forse sono lasagne pronte per la cottura. 

Foto di Libri Libretti©

Niente di tutto questo le teglie di alluminio sono piene di caratteri in legno inseriti rivolti in basso pronti per essere puliti, soluzione di benzina verde e diluente alla nitro. poi una volta rimasti per alcune ore in questa soluzione il buon Luca li toglie uno ad uno li spennella con un pennello corto rigido e toglie l’inchiostro incrostato con un punteruolo stando attento a non graffiare il legno. Da come li maneggia con cura sembra che siano dei bambini, dei bimbi piccoli che hanno bisogno di coccole e affetto. E tutto questo Luca è in grado di darglielo, li adagia su un ripiano di legno, ricompone l’alfabeto, li dispone in un cassetto, ogni fila divisa da una striscia di legno appositamente tagliata e poi li cosparge, con un pennello morbido, di olio motore. L’operazione è chirurgica e la pazienza è quella di frate, ma non di un frate trappista che ogni volta che ti incontra ti ricorda che devi morire, ma di una persona che salva i caratteri da distruzione sicura ridonando vita e nuove avventure tipografiche. Naturalmente lo sguardo si posa dove vuole, va a cercare tutto ciò che più lo attrae, lo interessa, ma il luogo è un tripudio di oggetti belli, cassettiere antiche, piccole scatole di legno con il timbro Nebiolo, caratteri in piombo accuratamente ordinati, altri in sacchetti di juta, sacchetti di tela plastificata, addirittura in bidoni di ferro, poi una taglierina dei primi del novecento e altre macchine tipografiche. Saltare come una cavalletta oppure come un’ape da un fiore ad un altro era il minimo che potessi fare, ho cercato di assimilare il più possibile, di riempirmi gli occhi con quei caratteri particolari, dei legni stupendi che ti ridanno la voglia della manualità, del tempo che scorre lento, dei manifesti con il profumo d’inchiostro e delle pagine bianche che sono state impresse con torchi a mano. Lunga vita alla vecchia tipografia e un plauso a chi riesce con certosina abnegazione a recuperare e salvare materiale che altrimenti andrebbe disperso.




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lunedì 17 agosto 2015

Cucina di rabbia e poesia©


Di Mary Blindflowers, 

Fremmy 

e  Pablo Paolo Peretti



Titolo: Cucina di rabbia e poesia.



Genere: polemicucina.


Dalla prefazione:
Olio su tela, 90 x 90 Mary Blindflowers©


Cucina di rabbia e poesia è un libro, scritto a 6 mani, nato da un'idea che mi è balenata mentre cucinavo una torta salata ai carciofi e olive. Alterna oscurità e luce, metafora e leggerezza spumeggiante, simbolo e ironia, attraverso il cibo, oggetto di epicurea analisi, che induce a riflettere cucinando e mangiando. Cosa c'è dentro il ventre di un pesce pescato nel mare nostrum/monstrum? Aprire. E la parte della frittata che non si vede, come il lato nascosto della luna? Girare. Azioni rivolte alla comprensione, in modo tale che la cucina sia un ponte aperto sul mondo e non un antro chiuso ma un laboratorio di sperimentazione che superi l'ambito strettamente personale.
Pagine dunque animate da un forte desiderio di scoperta, di eviscerazione, curiosità con scoppi di ilare semplicità e filosofia del ventre che comunica direttamente con la testa. Il dialogo che si crea dovrebbe essere produttivo, stimolante, insolito e talvolta anche polemico e rabbioso in anarchica defezione contro le storture di un sistema che vuole fagocitare le nostre anime.
Gli ingredienti diventano simboli di qualcos'altro, trasformabili, manipolabili come sotto le mani di un prestigiatore. E lo stomaco diventa metafora di un'oscurità dei tempi che in parte, si può illuminare gustando e pensando ai meccanismi che l'orologio individuale, biologico, politico, meccanico, sociale italiota, cela.
In poche parole ricette fattibili, sperimentate personalmente dagli autori con la passione di chi ama meditare e cucinare follemente.


p.s. Non aspettatevi spiegazioni da comune buon senso nel glossario. Serve solo a fondere, trasfondere e confondere le idee in altri pensieri dubbi che valgono oggi come ieri. Utile per inserire a cuneo nel vostro cranio che ci auguriamo non sia leso, pensieri da iperuranio...


(Mary Blindflowers)


L'epitaffio di un profumo adescante, la simbologia di un olfatto che si dimena dall'astratto, il concreto, affabile, diventa subito commestibile, lasciando un retrogusto immaginariamente robusto, al quale ci si ritorna da sobri e sazi e si accetta mente locale come anticamera di pensiero retro attivo di gusto e senso olfattivo.


(Fremmy)


La mia adorata mamma, ciao Elena, era bravissima a cucinare cinque piatti, sempre quelli, dato che la cucina non l'aveva mai rapita del tutto, essendo una donna moderna a quei tempi e con doppio lavoro...preparava sempre quelli ... e con gran gioia il ragú della domenica con gnocchi o pasta. Quindi non ho preso da lei... ma ho sempre amato la sua routine fatta con passione. 
Ho lavorato anche nelle cucine di grandi ristoranti, perdendo la voglia di cucinare, di apprendere e mangiare. Lavoravo meccanicamente come aiuto cuoco e mai e poi mai mangiavo quello che mangiavano gli ospiti dell'hotel. Ma stendiamo un velo pietoso, dato che le cucine e chi vi lavora hanno tutte o quasi un retroscena "triste e non per niente umano/appetitoso".
Essendo un irrequieto, in ogni caso dovevo usare le mani, o per mollare ceffoni ai cretini o per rispettarli andando a muovere le stesse in altri settori... e così feci... Mi interessai a scrivere di vecchie ricette, quelle che si tramandavano generazioni e generazioni. Cominciai, prima di mettermi all'opera, il difficile compito di degustare. Il palato iniziava a mandarmi segnali positivi e negativi e la voglia di regalare allo stesso altre emozioni positive si fece sempre più strada. La chimica del gusto... Le mie ricette copiate su quaderno e provate assieme a quelle mie sperimentate, mi hanno reso felice ...e con me tanti ospiti miei, tutti ancora in vita e desiderosi di venire a cena più spesso dal sottoscritto. Ora sono diventato una celebrità culinaria a Copenhaghen... le mie cene accolgono tutte le tipologie di gente, onnivori, vegetariani, vegani, carnivori, allergici e di tutti i credi... Mai mettere a tavola persone che si assomigliano tra di loro... Sei ospiti sono il massimo che ospito... massimo otto... e ogni volta annoto quello che hanno mangiato. Così mentre loro socializzano, io tiro un sospiro più grande del solito... ed entro nel karma di quello che cucinerò... rendendo il mio essere felice e rilassato. Che gli ingredienti siano con voi...! 


(Pablo Paolo Peretti)


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domenica 16 agosto 2015

Il nano alto, commedia della dissoluzione (Frammento)©

Di Mary Blindflowers©

Olio su tela di Mary Blindflowers©


Critico chiamato il Dio: (Rivolto a Falas): E lei non mi ha mandato le sue poesie?

Falas: No, mai, né le ho mai regalato niente.

Critico: E perché?

Falas: Perché il Papa non è re, il critico non è dio e io sono io.

Critico: Oh, andiamo, non sia ridicolo, ancora con questa vecchia storia dell'io...
Oggi l'individualità si sacrifica per fare spazio a valori collettivi di più alta portata. Per fare successo occorre annullarsi, sublimarsi in tanti possibili io, confondersi, perdersi un poco attorno ad un punto centrale...

Falas: Non voglio fare successo, allora. I punti non esistono, solo quelli di sutura quando ci si fa male.

Critico: Il punto è il cuore del mondo, il pastore delle pecore al pascolo, il nucleo di vita, il sole da cui si irradiano energie positive di cui solo pochi possono beneficiare, perché solo pochi vengono toccati dalla grazia, non so se mi spiego...

Falas: Non credo in dio e non sono una pecora.

Critico: Lei ha idee piuttosto contorte, sa?

Falas: Può darsi. Il forum che gestisce è noioso.

Fleur: (Da una gomitata a Falas che fa finta di niente).

Critico: Come sarebbe?

Fleur: Sarebbe che...


Irritato
dal super-raccomandato,
signore dei mostri,
nauseato
dal tempo putrescente
che cola dentro vasi di niente
portati a spasso da gente
importante,
esibiti come ninnoli macabri
sopra cadaveri decomposti
che ingrassano,
occupano posti
mangiano coi loro denti
melmosi.
C'è qualcosa che geme
sotto gli odiosi recessi 
occhi acquosi di fango,
qualcosa che nasce e che vive
sotto la cenere bianca
del vento corrotto,
e apre le mani
per costringere il vuoto
a parlare,
sento che apre la bocca
per costringere il miele
a colare,
e cammina per spingere
la bellezza pura
a cantare,
ma non ha più forza,
colore.
È l'arte che muore,
nessuno la potrà più salvare...


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venerdì 14 agosto 2015

RECITATIO AESTIVA – SUMMER POETRY READING©

Di Paolo Mazzocchini©
Foto di Mary Blindflowers©


Se non vuoi che il tuo nome se lo porti

via il vento, non talento non lacrime

non sudore di sillabe o segreto stridore

di lima varranno né trucioli di pelle

viva su caratteri morti, non calcina

di latte né fior di farina a gonfiare

focacce immortali, fragranti di sdegno

e d’amore; se non vuoi che il tuo nome

lo rapini via il tempo, lo confonda

la schiuma con la sabbia d’argento

hai da essere desto a inventarti

un evento: sulla riva del mare tra

distratti bagnanti nelle sere d’estate

snocciolare compunto epigrammi rimati

o cantare sonetti nel teatro di fronde

di un poetico parco infestato di insetti

a turisti in bermuda dai palati sottili

stravaccati in sedili succhiando gelati

e fingendo pensosa, appuntita attenzione

mentre sale – in un’aria affebbrata

dall’ipnotico ritmo del tuo cuore

snudato – l’afasia compulsiva del tuo

oscuro universo, la fatidica nenia

del tuo vivere perso.



Scrivevo in un altro post (I vantaggi dell’impostura) che non amo particolarmente le performance pubbliche dei poeti. Beninteso, esse sono sempre meglio di altre forme di spettacolo molto più dozzinale; ma le trovo inopportune se non assurde: questo recupero della dimensione orale-teatrale di un arte che da decenni si è sempre più chiusa in forme espressive ermetiche, cerebrali, esoteriche è in effetti oramai una contraddizione in termini; il carattere libresco e ultra-elitario di tanta poesia (o pseudo-poesia) moderna cozza con la pretesa di divulgarla in contesti e con mezzi propri della cultura di massa. Inoltre, anche ammesso che esistano forme di poesia accessibili ad un ampio pubblico, io non vedo utilità né decoro nel fatto che un autore di poesia si proponga oggi quale primo presentatore (lettore, commentatore e recitatore) dei propri testi, un po’ come p.e. Benigni fa con quelli di Dante. Non solo la cosa è sconveniente in sé (mi pare) ma è anche didatticamente e artisticamente poco credibile, se si parte dall’assioma difficilmente contestabile che un autore è di norma, e in tutti i sensi, il peggiore interprete di se stesso. Non solo: se la fortuna di un autore dipende soprattutto dalle sue capacità di autopromuoversi davanti a un pubblico reale o virtuale, allora giocoforza si affermeranno non proprio i bravi poeti, ma soprattutto i bravi intrattenitori, recitatori, attori ecc. Aggiungiamoci poi che l’accesso agli ‘eventi’ che permettono la maggiore visibilità (festival, recital, reading ecc.) è regolato spesso non dal valore effettivo dell’autore, ma dalle sue ‘entrature’ con le varie lobby e conventicole letterarie ed editoriali, ecco allora che il quadro meritocratico è completo…

Ma al di là di queste poco confortanti controindicazioni, il poeta che promuove se stesso è un controsenso più che altro perché, una volta che un testo letterario è stato prodotto, esso non ha (e non dovrebbe avere) a mio parere nulla più a che fare con il suo autore: diventa un patrimonio di tutti quelli che vogliono leggerlo, recitarlo, interpretarlo. L’autore che si intromette nei suoi testi per mediarli con la sua presenza fisica, mimetica e vocale, incatenandoli alla sua persona individuale e storica, rischia di ridurre o compromettere – anziché dispiegarla – la loro sovrapersonale e universale ampiezza di significazione.


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martedì 11 agosto 2015

Black Beauty©

Di Libri Libretti©



Buongiorno, stamani, anche se troppo presto per dare un giudizio, la giornata mi sembra soleggiata, io continuo a non dormire, quante cose si riescono a fare stando svegli? Moltissime … Quello che voglio raccontarvi oggi ha due aspetti comuni: mio figlio ed i cavalli. Chi, in questo turbinio di incontri, non avrebbe voluto coinvolgere il proprio figlio? Roberto Piumini è stato un nome che in casa ha circolato parecchio, molti libri letti a mio figlio prima che lui sapesse leggere, e molti dopo, quando amava sfogliarli da solo e leggerli nella sua cameretta. Proprio per questo motivo scrissi a Piumini, non mi rispose subito, ormai era passato troppo tempo e non ci speravo più, invece la lettera di risposta arrivò. Iniziammo un contatto telefonico che si protrasse per lungo tempo. Un giorno arrivò a casa una busta gommata contenente un libro stampato ancora come ai vecchi tempi, carta a mano e caratteri in piombo, copertina celeste, autore Roberto Piumini, titolo “Il piegatore di lenzuoli”; non ho mai capito se fu una coincidenza oppure il volumetto era stato fatto spedire da Piumini, il fatto è che lo lessi con una velocità impressionante e lo considero tuttora uno dei libri più belli che ho letto. Per non sciupare l’edizione originale e poterlo rileggerle in qualsiasi momento ricordo che feci delle fotocopie, successivamente è stato ripubblicato da Nino Aragno nel 2008. Dopo la lettura, e rapito da tanta bellezza, non potei fare a meno di scrivere a Piumini per esprimergli i miei complimenti. Come risposta mi invitò a suggerirgli un argomento perché avrebbe voluto scrivere qualcosa per mio figlio. Preso alla sprovvista non seppi che descrivergli il luogo in cui si fermava dopo la scuola a giocare con gli amici: un grande prato verde con degli alberi sparsi ed una struttura in legno, costruita da un falegname della zona, che raffigurava un asino, da tutti chiamato “il bindolo”. 


Nacque “Bindolo, ciuco d’amore”, tre prose magnifiche. Il destino volle che “il piegatore di lenzuoli” fosse rappresentato al teatro comunale di Scandicci, Piumini venne a casa nostra con Andrea Basevi, il musicista che l’accompagnava con il pianoforte. Fu un incontro bellissimo, uomo imponente, calvo e barba foltissima, a quei tempi nera, rapì subito l’attenzione di mio figlio. Dopo una lunga conversazione era giunta l’ora dello spettacolo e tutti ci preparammo, la casa si trasformò di ghiaccio nel momento in cui Piumini disse che ai suoi spettacoli per adulti non voleva bambini: “non stanno fermi, non riesco a catturare la loro attenzione”. Vidi mio figlio rabbuiarsi, se ne accorse anche Roberto che con una pacca sulle spalle lo rassicurò dicendogli che questa volta avrebbe fatto un’eccezione, entrammo al teatro suoi ospiti e Lorenzo alla fine fu chiamato sul palco e lo perdemmo dietro le quinte con i due autori.

Anna Sewell, “Black Beauty”, Mursia, Milano, 1982



Ed ecco l’altro argomento di cui vi volevo parlare, “Black Beauty”. A me colpiscono i particolari, e di questo libro ha sempre affascinato la sua forte popolarità, non necessariamente solo ragazzi, le infinite ristampe e soprattutto l’impressionante numero di copertine diverse che ho avuto la fortuna di catalogare negli anni, accettabili, senza troppe distorsioni credo di averne raccolte più di duecentocinquanta. È l’unico libro scritto da Anna Sewell, scritto in condizioni di disagio insieme alla madre, su un divano di casa in quanto costretta da una malattia. L’argomento, pur rivolgendosi ad un mondo prettamente di ragazzi, è un atto di denuncia verso le condizioni di barbarie in cui erano tenuti gli animali fino a quel momento. Il mercato subisce un contraccolpo ed il libro “offende la morale comune”, come si può far parlare in prima persona un cavallo? Chi è stato ad umanizzarlo, renderlo partecipe della società di tutti i giorni? Certo l’argomento è per quel periodo scottante e provoca molti disagi nella popolazione pubblica che non solo deve tenere a bada il problema della schiavitù, ma si dovrà occupare, da adesso in poi, delle condizioni degli animali. L’autrice – profondamente legata ai cavalli, dato che passò l’intera vita seduta in calesse, dopo essersi ferita in un incidente – non esitò a scagliarsi contro le usanze del momento, come l’abitudine di tagliare la coda o accorciare le redini, obbligando i cavalli a tenere il collo in posizione innaturale. Una rivoluzione vera e propria che inizialmente è pagata con ostracismi ed allontanamenti. Successivamente la popolarità del libro non conoscerà rivali e la sua fama travalicherà tutte le frontiere. Black Beauty è un cavallo di razza, tutto nero con una macchia bianca sulla fronte. Nato nella fattoria del signor Grey, apprende da sua madre Duchessa l’educazione. E così, quando viene venduto al signor Gordon, Black Beauty dimostra fin da subito le sue buone maniere e la sua obbedienza. Di ben altro temperamento è invece la sua compagna di stalla, Peperina: ma, come spiega il pony Zampallegra, il suo temperamento focoso e brutale ha a che vedere con i maltrattamenti subiti quando era ancora una puledra. Ben presto, però, con i modi gentili e premurosi degli stallieri John e James, e grazie alla lungimiranza dei padroni (rispettosi della vita e degli animali), anche la cavalla si tranquillizza. I tre cavalli vivono in armonia fino a quando una sciagura costringe il signor Gordon a vendere il suo purosangue. E questa volta, l’incontro con l’uomo non sarà tra le esperienze migliori di Black Beauty, padroni non all’altezza della situazione, o meglio come la maggior parte, cavalli sfruttati fino alla fine, spremuti come limoni, disattenzione nei confronti della loro cura e salute. Le avventure si affastellano ed ogni giorno si evolvono in situazione degne di essere raccontate … Un libro che all’apparenza può sembrare leggero ma che in realtà nasconde motivazioni profonde e regali. Ultimamente è stato censurato in Sudafrica perché il titolo contiene la parola “negro”…



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sabato 8 agosto 2015

Lettera aperta a Paolo Di Stefano©

Di Mary Blindflowers©






Gentile Paolo Di Stefano,


in questi giorni ho avuto occasione di intervenire nel forum del Corriere della Sera in cui lei risponde ai commenti dei lettori. Mi sono permessa di segnalare il disagio in cui versa la piccola e media editoria italiana, con un discorso relativo anche a certa editoria “selvaggia” che prolifica in un umbratile sottobosco editoriale che, a tratti, diventa nebuloso. Uno svariato numero di piccoli editori da alle stampe libri che poi vende senza rendicontare niente agli autori, senza pagare gli autori stessi, con la scusa delle scarse vendite e delle difficoltà che un piccolo editore avrebbe ad emergere in un mondo monopolizzato dai grandi gruppi. E se agli autori i conti del venduto non tornano, in considerazione anche del numero di contatti del proprio blog, forse c'è qualcosa che non va. 
Lei ha risposto al mio commento in modo laconico, dicendo che l'autore allora i libri se li può vendere su internet. Istintivamente la sua risposta mi è sembrata non appropriata, forse un po' fuori tema, dal momento che avrei gradito un suo parere sull'editoria, non un suo consiglio sulla vendita dei libri.
Il giorno dopo il mio incauto intervento più di qualche timorato benpensante si è scandalizzato, affrettandosi a consigliare a una persona con cui sto preparando un libro, di non procedere alla pubblicazione con me, perché si sarebbe “sputtanato”, testuale parola, a pubblicare con una che osa rispondere così ad un importante critico di altrettanto importante testata.

Io pensavo nella mia paesana ingenuità, che i forum fossero luoghi di libera discussione, esposizione del proprio pensiero in modo sincero, senza orpelli né mascheramenti, e non sedi per esercitare l'arte dell'incensazione, che tra l'altro non mi si confà.

Comunque, non voglio annoiarla ulteriormente, arrivo ora al sodo. 

Lei stesso, giudicando il mio intervento forse un po' troppo duro, mi ha comunque gentilmente risposto: “Gentile Mary, a me piacerebbe che il suo tono fosse un po' meno imperativo.
Quanto al mio parere: mi pare che il mercato italiano soffra di troppe sproporzioni, di monopoli e di conflitti di interesse macroscopici che penalizzano i piccoli editori, costretti ad annaspare in un regime di distribuzione e di resa assurdo. Le grandi catene librarie, che controllano la gran parte del mercato, appartengono ad alcuni grandi editori, che hanno anche la distribuzione propria e di altri. Mi pare che non ci siano le condizioni perché la piccola (ma anche la media) editoria possa sopravvivere a condizioni eque di concorrenza”.

Le ho risposto ma il mio intervento non è stato postato, forse perché per postarlo occorre del tempo, non saprei. Il forum ha infatti la moderazione che pone inevitabilmente uno degli interlocutori in una posizione privilegiata rispetto all'altro.

Mi avvalgo della facoltà di risponderle qui.

La sua analisi è lucida, perfetta, impeccabile, e mi trova completamente d'accordo con lei. Esiste il monopolio dei grandi gruppi editoriali che soffoca piccola e media editoria. Ma a questo punto credo che la situazione sia davvero disperata perché tutte le grandi testate giornalistiche, compresa quella per cui lei scrive, sono legate a grandi gruppi. Non ho mai visto per esempio, come supplemento del Corriere della Sera o di altri giornali, un libro pubblicato da un piccolo editore. 
Non capita mai che un critico di un giornale a tiratura nazionale, decida di scrivere una recensione ad un libro pubblicato da un piccolo editore. Eppure ci sono piccole realtà editoriali che danno alle stampe libri di qualità che forse meriterebbero maggiore attenzione.
Mi permetto di chiederle.
Il critico stesso non ha forse le mani legate dal sistema? Non fa parte di quello stesso meccanismo che soffoca la piccola e media editoria a vantaggio del monopolio dei grandi gruppi?

Glielo chiedo gentilmente, senz'ombra di imperativo, senza aggressività e senza voler in alcun modo polemizzare con lei, soltanto capire. Perché forse l'unica cosa che rimane a noi comuni mortali, è soltanto cercare di comprendere come gira il nostro strano mondo alla rovescia.


Cordialmente


Mary Blindflowers




Paolo di Stefano, non solo non ha censurato i miei interventi, ma  ha anche risposto nel forum del Corriere della Sera:

Cara Mary, sono stato io a proporre, per la Lettura, la rubrica il Clandestino, allo scopo di avere a disposizione uno spazio per editori clandestini, appunto. Detto ciò, la sua osservaIone è, me lo permetta, un po' preconcetta. Se lei ha letto la Lettura di questa settimana, si sarà resa conto che quasi tutti (anzi tutti) gli spazi di recensione sono occupati da libri usciti presso piccoli editori: Indiana, Elliot, Hacca, Keller, Minimum fax.

Ben vengano allora i critici che aiutano gli editori "clandestini". 
Resta il fatto che il forum appare spento, noioso, senza verve e si compone di gente che sembra gareggiare nei reciproci inchini e ringraziamenti, definiti eufemisticamente "buona educazione". 






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venerdì 7 agosto 2015

Il filo conduttore e Jumper Flik©

Di Mary Blindflowers©

Copertina di Mary Blindflowers, olio su tela 90x90©


L'irriverenza, il successo, la coltivazione dell'ego e poi la disillusione in Jamper Flik, favola per adulti. I protagonisti sono insetti antropomorfizzati, agitati, combattivi, fieri e poi delusi. Jamper è un grillo, il campione imbattuto del salto in lungo, l'eroe che improvvisamente decide di scrivere una storia per ipotetici lettori mentre si scontra con un incidente che lo costringe a fare i conti con una sanità malata e un mondo che i suoi occhi ingenui non avevano davvero mai visto. Comincia così a pensare: mi domando cos'èro prima e cosa sono adesso. Qual'è la mia essenza? Eh, eh, discorsi importanti, che prima non mi sarei sognato di fare. L'essenza... C'è ancora nel mondo qualcuno che ci fa caso? Prima ero un'apparenza. Gli altri amavano l'immagine che si erano fatti di me, un'immagine vincente, forte, sicura, egocentrica e spaccona... Ma quello ero veramente io?


Il filo conduttore è la breve e dialogica storia di Tidelfo, scrittore fallito alle prese con la sua stessa storia che si materializza davanti ai suoi occhi, generando personaggi curiosi e imprevedibili.
“Il filo conduttore” non è un romanzo nel senso tradizionale del termine. Più di qualche benpensante rimarrà scandalizzato dal minimalismo dialogico della scrittura e dirà che si trascendono le regole elementari della narrativa. Giudicherà il lavoro alla stregua di un copione cinematografico o teatrale, come se ogni forma espressiva non avesse una sua peculiare dignità. “Il filo” di cui si parla qui è spoglio di inutili orpelli, come una donna senza gioielli. La sintesi e il dubbio sono gli ingredienti principali di queste righe che si tingono vagamente di giallo, esulando però dai canoni del genere con un finale a sorpresa.

(Dalla sinossi...)

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giovedì 6 agosto 2015

BIRTHDAY IN THE FUTURE (*to S. F., space poetry)©

Di Roby Guerra©



Foto di Mary Blindflowers©


We futurists have years 106 years


Welcome Webcam Word 20 age non stop


renaissance the female space poetry,


the light light of the moon


WWW the italian dolly on the silicio-Enterprise


we are forever young evergreen,


from here to eternity


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