venerdì 29 maggio 2015

La sera è sempre senza nome©

Di Alessandra Piccoli©

Foto di M.B.



Striscio sui miei passi scuri
e mi pulisco i piedi
sempre e solo fuori
(le cose sporche fuori)
è un silenzio di stomaco
sfrattato senza avviso
che ha intenzioni felpate
verso stanze notturne
dove inciampo sempre
e gomiti su spigoli
che suonano vendette
solo che non ho fretta adesso
in tasca ho il pieno di benzina
in testa l’onda verde dei semafori
mi riporta sempre qui
a stendermi a faccia contro il letto
e la notte che mi preme sopra
boia del mio giorno.

Su L'Estroverso Novembre 2013

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giovedì 28 maggio 2015

Scrivere per i vinti©


Di Gabriel Lure©

Foto di M.B.


Ascolta
gli apostoli
dei 
postuli
far festa
col tuo
mal di testa
e lascia
che la 
bottiglia
fischi
quell'insano
motivetto
che la
gente
detesta
lasciati
tagliare
dai vuoti
a perdere
incideremo
le tue 
vertebre
con preghiere
di ressa

febbricitante
lecco
cerotti
come fossero
francobolli
lascio
mi calpesti 
il paradiso
a stento
i miei sguardi
appartengono
al mio 
viso fili
nervosi
son le mie 
elettriche
cicatrici
di maggio
sì come 
coriandolo
volo sul
baratro
più d'una
volta ho
baciato
il mio 
assassino
come fosse 
il mio
bambino
ho accarezzato
la sua 
falce
come fossero
raggi di 
sole
ho ascoltato
il silenzio
delle sue
parole
fino ad 
immergermi
nell'acqua
placida
delle sue
ombre
ma son risorto
oltre la 
terra scaltra
e sempre
vagabondo
ho vissuto
con la
testa 
campata in 
aria
evitando
di confondere
l'amore
col piacere
vacuo di 
alcune
ore
adesso
che non ho
più sorte
resto 
assorto
sperando
nell'incoscienza
del sogno
e cado
in quell'infinito
inconscio
ch'è il 
mio vuoto
se solo
queste rime
potessero
seppellirmi
non smetterei
di scrivere
per i vinti


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mercoledì 27 maggio 2015

Intervista a Cosimo Dino-Guida per NETtarget edizioni©

Intervista di Mary Blindflowers

Logo NETtarget edizioni

Brevemente chi è Cosimo Dino-Guida?

«Ho quasi 63 anni; una vita lunga, lunghissima, perché sempre intensamente vissuta. Non sono un “pantofolaio” ed essere attivo 20 ore su 24 è l’unico modo che ho per continuare a sentirmi vivo.
Sono un sognatore che non ha mai cessato di rincorrere i propri sogni, anche i più irraggiungibili. Sono nato e vissuto a Napoli fino alla metà degli studi universitari, poi ho cominciato un lungo pellegrinaggio che mi ha portato prima a Pisa, dove mi sono laureato in Ingegneria Informatica, poi a Roma, Terni, Milano e Caserta, dove mi sono fermato negli ultimi dieci anni, e ho vissuto per brevi periodi a Londra e in Europa Centro Orientale per meglio assolvere gli incarichi che mi venivano affidati.
Cerco la perfezione in tutto quello che faccio, ben sapendo che sono un essere umano e – di conseguenza – imperfetto di mio, ma ogni imperfezione è perfettibile, e allora perché non provarci?».

Come e perché nasce l'idea di una nuova casa editrice?

«Ho sempre scritto, da quando ero studente al Liceo; alla scrittura mi sono dedicato con una certa costanza alla fine degli anni ’80, quando ho anche lavorato come giornalista al “Giornale di Napoli”, dedicandomi soprattutto alla scrittura di testi per il Teatro. Quando ho dovuto abbandonare la professione di ingegnere informatico, ho ricominciato a scrivere e a cercare qualcuno che pubblicasse quello che scrivevo, scontrandomi con una realtà frustrante: a nessuno interessa pubblicare opere teatrali, perché – almeno in Italia – pochissimi sono i lettori di teatro.
Da qui, dopo una rapida concatenazione logica, la decisione di intraprendere una nuova avventura: ho esperienza imprenditoriale, ho da sempre la convinzione che un popolo più acculturato sia un popolo meno debole e maggiormente capace di autodeterminarsi e migliorarsi, più conscio dei propri limiti e delle capacità, più libero e meno soggetto ai condizionamenti dei nuovi baroni.
Voglio dedicare quello che mi resta da vivere all’acculturamento, e “il libro” è l’unico mezzo per diffondere sapere e cultura».

In cosa si differenzia NETtarget Edizioni rispetto ad altre realtà editoriali?

«Vado a guardare in casa d’altri solo per valutarne i difetti e cercare di evitarli. Probabilmente quello che differenzia e differenzierà NETtarget da altre case editrici, è che non è mio scopo lucrare sul lavoro degli scrittori, ma fare sempre e solo bellissime pubblicazioni che possano essere amate e custodite gelosamente da chiunque ne venga in possesso».

Sulla base di quali criteri scegliete i testi?

«Questa è una domanda a cui è difficile rispondere. Sarebbe più facile dire cosa viene scartato a priori. I nostri autori, in linea di massima, dovranno proporre romanzi scritti bene e affascinanti nella svolgimento della trama, poesie che sappiano parlare alla mente e all’anima, drammi e commedie che abbiano un fascino rappresentativo e una forte dose di introspezione».

Prendete in considerazione opere di autori esordienti?

«Assolutamente sì. Non posso dimenticare quanto ho dovuto penare per vedere pubblicato il mio primo libro. Tutti hanno diritto ad avere una “chance”».

Il dramma dei piccoli editori è spesso la distribuzione. Come pensate di distribuire i vostri libri?

«Abbiamo già preso accordi con un ottimo distributore, che coprirà le librerie di tutto il territorio nazionale, e utilizzeremo Amazon e il nostro sito – ancora in preparazione – per la vendita on-line ed eventualmente per la diffusione anche di e-book».

Quali sono i suoi autori preferiti?

«Poesia? Dante, Ungaretti, Leopardi, Shelley. Teatro? Sofocle, Shakespeare, Pirandello, Cechov. Romanzieri? Bassani, Steinbeck, Kafka, Buzzati, ma ho amato follemente “Il gattopardo”, “Arcipelago gulag”, “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, e il “De bello gallico”. Li rileggerei sempre, come adoro leggere ad alta voce quasi tutti i classici latini: la parola è musica, sono una scuola infinitamente grande».



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domenica 24 maggio 2015

C'è qualcosa da Pegaso©

Di Mary Blindflowers©

Olio su legno Mary Blindflowers


E gli gnomi mangiano

dentro i cappelli rovesciati

dei funghi siderali,

su rotte aerodinamiche

di pianeti oblunghi

semiaperti alla notte

in cui si rende grazie

ai sogni.

E non hai più bisogni nel paradosso

nella semimorte naturale

che precede l'apertura

del sipario delle ciglia

al sole.

Ma c'è qualcosa

tra i due stati,

sonno e veglia,

qualcosa d'incomprensibile

e inumano

che la mente non afferra

mentre la pioggia

cammina piano sulle scale.

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sabato 23 maggio 2015

Il cigno che suona la cetra (da Pegaso©)

Di Mary Blindflowers©

MB. Olio su carta



Il cigno che suona la cetra,

piume dure,

come la pietra il cuore,

senza lacrime di spuma

salsa,

perché il cigno eburneo

non sa amare

che la meraviglia di se stesso,

con la fragile poltiglia

del suo ego di pennuto.

Suona la cetra

il cigno e ha gli occhi grandi

dei pianeti al vento teso

dei segreti,

le mani come pali ad aspettare

che la notte cali,

per pungere dal vivo

pelle di luna

arrosto

e contare le costole

agli scheletri feroci

del passato.

Non ho bevuto,

vi giuro,

sono a posto

come può esserlo

soltanto un uomo nudo

sul ciglio di un burrone crudo

di spini e di poesia.

L'airone canta

solo dell'arcano senso

e se ne vanta,

penso.


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mercoledì 20 maggio 2015

Il cesso va trattato da cesso©

Di Mary Blindflowers




Il bagno è il luogo di sosta e passaggio in cui si eliminano scorie, elementi di troppo. Posto in cui ci si rilassa per permettere all'organismo di liberarsi. Dovrebbe essere un angolo intimo lontano da occhi indiscreti. 
Il peggior film di Hitchcock, Psyco, utilizza la scena di una doccia per veicolare il messaggio della violazione sanguinosa di uno spazio quasi sacro. Il luogo deputato al relax in cui si è nudi e privi di protezione come alla nascita, viene violato e il sangue si mescola alla purezza dell'acqua.

Dopo lo spettacolo voyeuristico e poco edificante del Grande Fratello in cui si confonde l'intimità con la pubblicità, arriva la moda dei selfie in bagno. Sempre più persone si autoimmortalano mentre sorridono contro le piastrelle del bagno, con la mano sapientemente posata sulla rubinetteria. I più audaci si siedono direttamente nel vater. Cellulare in una mano e pose plastiche nello sforzo di sembrare felici.

Perché i selfie proprio in bagno?

Un bisogno di consegnare agli altri un pezzo di sé, un desiderio nascosto di trasgressione nel fare foto in un luogo non esattamente deputato a questo? Una sfida verso le convenzioni? Un voler dire, io faccio le foto anche in bagno perché non sono un tipo comune da fotina dietro un monumento?

Sarà, ma la questione puzza un poco di solitudine. E le piastrelle del bagno non sono poi così belle da vedere né così poetiche da consegnar loro frammenti di vita intima da esibire agli amici dell'web. Forse il cesso andrebbe sic et simpliciter trattato da cesso.

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lunedì 18 maggio 2015

Parola significa descrivere addio©

Di Matteo Zara©

Foto di M.B.


Ogni cosa sembra ogni cosa

conosciuta dalle parole sentite.

Astratto, atipicamente.

Correrai per non scoprirti

consumando matrimoni o funerali.

Cambierai il tempo,

a te ora solo il bisogno di sentire bisogno

fuggendo dagli attimi.

Appare per apparire ma non è.

Idea totalmente scontata del tutto.




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domenica 17 maggio 2015

Arlecchino che chiama la notte (da Pegaso)©

Di Mary Blindflowers©

Oils on canvas, 2015 M.B.

C'è Arlecchino che chiama la notte

con tutti i colori del buio,

e gechi appesi di rame,

fiori secchi mai finti stesi

dallo sdegno del gatto

per terra,

l'uovo del mondo,

l'astratto,

la guerra alla croce

di legno,

e ci sono anche

intergalattiche stasi

in fondo a lunatiche pentole

occhi, nasi, cavalli, serpenti

e fantasmi

dentro il disegno.

La maschera muove le anche,

esce dal quadro.

Condivide fitti e vari

pensieri,

nel cono d'ombra tra

la mia età

e tutto ciò che verrà.

Niente è mai ciò che sembra.

E ieri è già oggi.




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venerdì 15 maggio 2015

Metaforismi©

Di Paolo Mazzocchini



L’ aforisma è una pillola di pensiero condensato: se la stemperi nell’ acqua di un ragionamento più ampio si riduce alla densità insipida e inefficace di una medicina omeopatica.

L’ aforisma è la forma espressiva più adatta al consumo rapido del web e dei network: ci colpisce prima di convincerci, suona prima ancora di creare, è uno spot pubblicitario per il benessere interiore.

Seducente, prima ancora che vero.

Retorica, più che filosofia.

Se Aristotele leggesse gli aforismi che spopolano sul web li chiamerebbe forse, con una punta di disprezzo, enthymémata (cioè sillogismi monchi e imperfetti), piuttosto che gnomai (pensieri, sententiae di autentica saggezza).

È possibile che un aforisma ben scritto, ben calibrato nei suoi effetti stilistici, riesca a far passare come vere nella testa dei lettori meno accorti (complice anche l’assuefazione agli slogan pubblicitari di cui sono stretti parenti) anche le affermazioni più stupide e assurde.

La potenza seduttiva di un bell’ aforisma, insomma, darebbe ragione ai vecchi sofisti, a Gorgia in particolare, che vi vedrebbero realizzate le loro teorie del potere straordinario della parola in sé (intesa come significante) a prescindere dalla ragionevolezza dei significati che trasmette.

L’aforisma, infine, è un po’ come l’oroscopo: benché nasca quasi sempre da esperienze ed osservazioni personali dell’autore, esso è così generalizzante da coinvolgere tutti e nessuno in particolare.

Può pertanto paradossalmente accadere che molti, tra coloro che dovrebbero riconoscervisi, in realtà pensano, per una falsata e troppo nobile opinione di se stessi, che gli aforismi che leggono riguardano sempre e comunque l’altra metà – disprezzabile e insipiente – del mondo e dell’umanità.



Molti invece – magari amici o conoscenti dell’autore con la coda di paglia – pensano erroneamente che quegli aforismi riguardino loro personalmente. E talora se ne risentono, perfino…

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giovedì 14 maggio 2015

Risposta all'insignificanza©


Di Mary Blindflowers©



Recentemente un signore di nome Luca Fadda ha condiviso su fb un vecchio post estivo in cui si accaniva contro la prevendita del libro Picacismo simbolico. Dopo lo snocciolamento di varie elucubrazioni sul dito bannante dell'autrice e sui suoi gusti personali, tale signore, evidentemente irritato da qualcosa o da qualcuno, o forse scottato per aver preso troppo sole sulle calde spiagge sarde, ha cominciato a fomentare l'idea che il libro non esistesse proprio e che l'autrice, pur di pubblicare, senza accordi con l'editore, abbia girato il costo della pubblicazione con un Eap ai suoi amici di fb.  L'insignificanza infatti scrive (non ho corretto i refusi):

“Di solito si parla di prevendita quando la pubblicazione del libro è in corso ma (vuoi anche per problemi tecnici o di tempisitca, ci può stare) nel sito della casa editrice il libro non esiste proprio, nemmeno tra le prossime uscite...".

Risposta:


Fadda continua, imperterrito perché il sole sardo picchia duro sul cranio: "Non ci vuole molto a fare due più due. Stai a vedere che sta girando ai suoi contatti il costo dell’EAP... Quindi la prevendita non esiste, evidentemente, ma è solo una scusa per girare il costo della pubblicazione ai propri amici...”.


Risposta. La prevendita di Picacismo simbolico non è stata un'idea dell'autore in autonomia, è stata fatta di comune accordo tra autore ed editore in corso di pubblicazione. L'autore si è impegnato a venderne 50 copie perché all'epoca aveva una libreria.

Con quella sibilante ipotesi fantascientifica “vuoi vedere che sta girando il costo dell'Eap ai suoi contatti”, l'articolista della domenica, da per scontato che l'autrice abbia accettato di pagare, demandando ad altri la patata bollente dell'esborso, il che è assolutamente falso oltre che eticamente offensivo. 

Poi insiste reiterando che non vuole prendere una fregatura, dato che il libro non esiste!

Risposta: Il libro è stato pubblicato ed è attualmente in vendita sia in libreria che nei siti on line, quindi esiste, eccome. Alcune biblioteche, compresa la Biblioteca universitaria di Cagliari, lo hanno acquistato.
A questo punto mi sfiora un dubbio. Vuoi vedere che come libreria non ero libera di poter vendere 50 copie del mio stesso libro ai miei contatti fb?
L'ho fatto anche per Fiori ciechi pubblicato con Annulli Editori, editore assolutamente free. Ho venduto delle copie. Dove sta il problema?
Se avessi la libreria venderei ancora copie dei miei libri. E se qualcuno mi chiedesse una copia di Ichnussa, pubblicato con Yume, altro editore free, gliela venderei.


Poi l'articolista, dopo una giornata al mare, continua sempre più convinto:

"Consulto le liste di Writer’s Dream, e ho una prima conferma. L’editore risulta EAP. Mando una mail all’editore chiedendo se fanno pagare per pubblicare. L’editore risponde che “…per gli autori sconosciuti al grande pubblico…”chiedono “…solitamente un contributo in acquisto copie (minimo 100) alle quali…” applicano “…lo sconto librario del 30% sul prezzo di copertina stabilito”.Quindi la conferma c’è, è a pagamento. Perché negarlo? Perché non è coerente sparare contro l’EAP e poi pubblicare con loro...".

Risposta: Nessuno nega niente. Gli editori possono fare ciò che vogliono e io pure. Luca Fadda però ignora un piccolo particolare significativo, che esistono editori a doppio binario. Doppio binario significa che questi editori chiedono soldi ad alcuni autori e ad altri no e personalizzano i contratti a seconda della persona che hanno davanti. Mi è capitato di pubblicare con alcuni di questi, tra gli altri, senza mai pagare un soldo, quindi il fatto che Bastogi sia nella lista degli Eap non significa automaticamente che tutti gli autori paghino per pubblicare... Io non ho pagato, anche perché, detto papale papale non ho un soldo, non ho sborsato nemmeno per pubblicare con La Carmelina edizioni il mio testo teatrale Mister Yod non può morire. Eppure anche La Carmelina Edizioni è nella lista Eap di Writer's Dream. E anche Armando Siciliano con cui ho pubblicato tempo fa un saggio è Eap. Non mi ha mai pagato perché è un truffatore (questa è un'altra storia ancora), ma comunque mi ha pubblicato gratis anche se come editore fa più che schifo. Personalmente non ho mai pagato un soldo per pubblicare alcunché, né mai ho girato ad altri il costo delle mie pubblicazioni che sono state sempre free. Non ho mai lucrato sulle mie pubblicazioni, anzi molti editori devono ancora darmi le spettanze e mostrarmi la rendicontazione. Se si decidessero a sborsare qualche soldino non sarebbe male...

Fadda poi raggiunge il top paragonandomi ad un pusillanime imbonitore: “A me era capitato con un altro contatto (fb) che mi chiedeva ogni due giorni se avevo acquistato i suoi libri, arrivando a comunicare pubblicamente che il ricavato sarebbe stato devoluto in beneficenza...”.

Poi, dopo 40 gradi al sole del deserto, nei commenti ecco la gradita presenza di tutta l'accademia degli Intronati nei sublimi rappresentanti di Vito e Giuliana. Sembrano espertissimi di Eap e psicanalisi, forse per essere fruitori in primis dei servizi annessi e connessi con l'intercapedine dei loro cervelli vuoti. Ma riecco che interviene ancora l'autore dell'articolo, molto a proposito: "il fatto che il libro (riferito a Picacismo), sia in biblioteca non è sintomo di qualità”...

No, ma è sintomo che esiste in barba alla sua bile...
Non è sintomo di qualità? Ha ragione, è cosa nota che le biblioteche universitarie si comprano Harmony...


L'importante alla fine è divertirsi, però gli articolisti dell'ultim'ora non dimentichino che troppo sole fa male, risucchia il cervello che, troppo piccolo sbatte contro le pareti della scatola cranica e va a spasso per comporre articoli senza capo né coda, frutto forse di personali ambizioni frustrate o di esaurimenti cronici non risolvibili.
Chi "rosica" di solito è solo un mediocre.







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mercoledì 13 maggio 2015

I gelsi neri, Nettarget edizioni 2015©

Di prossima uscita:


Di Mary Blindflowers©


I gelsi neri è la commedia dello scontro tra Smail e il Professor Ragguazzo. Il primo, “nessuno con la minuscola”, ha l'irriverente follia da maschera di burattini, controcorrente, controdogmatico e anti-sistema. Il secondo “Signor Qualcuno con la maiuscola”, è il profeta di ogni certezza accademica, del so tutto io, perfettamente inquadrato nel suo ruolo sociale e umano. E lo scontro si sostanzia con la metafora degli aristocratici gelsi neri e delle more plebee, in una dinamica oppositiva che porterà Ragguazzo a estrinsecare la sua natura servile che teme la libertà: “non si può pensare di essere liberi senza farsi male! E' assolutamente utopistico e solipsistico e terribile, sì terribile perché senza dei, dittatori, cerchi, circoli e cerchietti, senza punto, due punti e punto e virgola, si è soli! Soli! Abbandonati all'essere nessuno, lasciati all'anonimato. Voglio esser dentro per poter fare centro, io sono Qualcuno con la Q maiuscola, non posso rinunciare. Che mai ci faccio della tua libertà? Senza fili dove vuoi che vada? Potrei essere sbattuto qua e là da ogni vento avverso, io non sono diverso, sono etichettato, omologato, schierato, politicizzato, addestrato...”.
Eppure Smail lo condurrà in un viaggio in cui il bianco sarà nero e tutto sembrerà mutato... Il dubbio si impadronirà delle coscienze e niente potrà essere più come prima...

Di prossima uscita per Nettarget edizioni



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lunedì 11 maggio 2015

Il mese della zebra©

Di Alessandra Piccoli©
Foto di M.B.

Maggio è una zebra

un codice binario

la scelta di Barabba.

Maggio e le tue rose

fioriscono sui piedi

cavalcano la via

nella mia i tuoi occhi sono a strisce

troppo spesso il cielo sopra

che si piega e si ripiega

arrotolato nel tuo zaino

un campionario da mostrare

con l'offerta tua migliore.

Maggio ti guarisce

l'ala rotta per l'azzardo

l'occhio chiuso per l'abbaglio

tu rimani intanto fermo

il tuo pacchetto è ormai andato

senza idee né profumo



e troppo spesso il cielo sopra.
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domenica 10 maggio 2015

Il polpo©

Di Mary Blindflowers©
Olio su tela M.B.

Recitazioni di fili appesi
stesi al sole ad asciugare
parole su contraltari
di poesie da baraccone,
circoli fanatici di artisti in voga,
moda di pusillanimi arrivisti
in echi di servili
endecasillabi perfetti
dell'inutile scuola catto-incontestabile.
Suscitano la mia voglia
irrefrenabile
di capovolgere la testa al polpo.
Meno male che
tutto tramonta,
e

di colpo.

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venerdì 8 maggio 2015

Le cose più svariate da Ventidue. Divo. Solo.©

Di Matteo Zara©

Olio su legno, M.B.

Tutto un discorso di esigenze, lo sai bene,
anche di priorità, ma qui dove sto, e sia chiaro
che sto solo, qui si vive bene.
Caffè amaro, deglutito in fretta non rallenta la
velocità di produzione. Fretta nella frustrazione.
Sigaretta rollata e storta, fumata intorno al
fuoco che spara al nemico.
Nemico di chi? Me lo sto chiedendo da
tempo, ma ancora non ho avuto risposta.
Dal sud sale l'odore di dannazione, devi essere
positiva anche quando c'è la guerra e sentirti
stellare anche se le stelle che ora vedi sono
aerei militari.
Regalale dei fiori.
Le immagini ricercate e la polvere che le
avvolge, respira a pieni polmoni aria violenta
cercando di rielaborarle e poi sentiti come le
piante che risorgono alla vita nuova nella
stagione inopportuna come tanti rimedi per le
delusioni in primavera.

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mercoledì 6 maggio 2015

Memorie straordinarie di un libro vivente ABEditore 2015 (incipit)©


di Mary Blindflowers©








Stanotte le stelle sono come luminosi proiettili incastonati nella pelle tesa del cielo. Prima che cadano e finiscano col farci male, sgocciolando il loro plastico lucore indecente, inizierò a raccontare la nostra storia. Il clima è mite, di sicuro non pioverà e l’aria autunnale è ancora carica di soavi profumi estivi, ma più dolce e appiccicosa. Ha un non so che di straziante, poetico e crudele insieme. Tempo buono per i racconti e le favole. E poi siamo tutti qui, su una spiaggia deserta, attorno ad un improvvisato fuoco di sterpi a mangiare la luna con gli occhi, come se fosse un’arancia, a scaldarci i piccoli abissi dei pori. Le facce arrossate dalla fiamma purpurea. Reietti, diversi, uomini straordinari, fuori dal coro. E ci siamo salvati.



Foto di M.B.

Liberi mostri, alieni sopravvissuti agli eventi, a noi stessi, alle tenaglie della cieca sfortuna, fragili e forti, vivi a modo nostro. Siamo rattoppi di cielo sulla vela stracciata di una barca che ingenua e un po’ folle, ha corso contro l’ignoto mare del pregiudizio. E avremmo tutte le carte in regola per vivere una vita normale, se soltanto gli occhi e le bocche della gente sapessero riconoscere il vero dal falso, il buono dal cattivo. Ma la normalità è un concetto confuso per tutti, e ognuno di noi è un modello unico al mondo. L’originalità ha un suo prezzo. E il conto che la vita ci ha presentato è stato salato, più o meno come le acque del mare che adesso canta la sua triste eterna ballata davanti ai nostri limpidi occhi.

Forse è vero che veniamo da altri pianeti, magari lontani anni luce, ma non possiamo ricordarcelo. Non ci è concesso. Deiezioni di luce o di tenebra, imbarazzanti presenze, avanzi di un dio spodestato, qualunque cosa noi siamo, eccoci come sparati nell’aria, e possiamo aprire le braccia per accompagnare il grido dei nostri nomi definenti. In un certo senso esistiamo. E questo ci basta, ci rende contenti. Tocchiamo la sabbia umida con le mani e respiriamo a pieni polmoni la polvere che si sfarina dalla luna. Ci trasmette sensi arcani. 

Ognuno di noi grida forte il suo nome, come una formula, come un segreto alchemico svelato in una notte di stregonico sabba. Il suono delle nostre parole al vento è la chiave verso paralleli piani dell’essere e apre ogni porta, sfondando i pregiudizi di chi sa su di noi cose che neppure conosciamo. E nonostante tutto, nonostante non lo abbiamo chiesto né preteso, siamo comunque felici d’esser nati, così anomali e veri, e siamo contenti di esserci incontrati, come aghi nel pagliaio confuso del mondo, come fratture di riflessione che tremano di fronte al secco sterile pozzo dell’apparenza. Per nostra stessa costituzione abbiamo orrore della sola superficie che, isolata dal pensiero, appare marcescente cadavere senz’anima. Siamo puri e deformi eppure bellissimi come dei per i pochi che sanno guardare vedendo oltre l’assurda gabbia dell’indocile corpo. Siamo giovani e vecchi, antiche e moderne metafore dell’era post cibernetica. E non ci siamo riuniti per caso. Siamo il club degli uomini straordinari. 

Ma andiamo per ordine, dal principio. Mi chiamo Abel e sono nato nel villaggio di Seiith il 31 agosto del 3024, in un piccolo atollo dimenticato dalle carte geografiche...



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