venerdì 21 novembre 2014

Il lavamano (Da Incrocio di rosari 108)©

Di Mary Blindflowers©



Le poesie si scrivono piano,
sull'orlo di un lavamano
vecchio
di vita stagnante,
e hanno un che di laido e
ripugnante
feticismo da secchio,
un lieve grumo di patetico
ristoro ed ebetismo
d'estatico ed ingenuo
coro di sirene spente
arenate su spiagge
di roventi chiodi,
sulle poesie cadono
i denti dei ricordi
come foglie a cui asporti
nodi e linfa forte.
La poesia ritinta ha una corte
di idioti ottocenteschi
nei circoli dei salotti
che fanno il verso
a vecchi tromboni
politici corrotti
con la maieutica
per finta.
Ah povero lavamano
d'inutili arabeschi
che non sa,
non sa
che
solo la fame
è poetica,
il resto
è


parentesi patetica.

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mercoledì 19 novembre 2014

Triforcata©

di Mary Blindflowers©

Ipotonia da stress
dopo tortura,
la donna dura ancora
in palpiti di carne esposta
cotta come un'aragosta.
Il prete legge il verbo,
mentre la pelle tira
sulla ruota,
nerbo, pece, strappi
e pinze rosse,
e la strega vola
ad alta quota
e si vede bilocata.
Gira gira anima dannata
che
la minestra del mondo
a raffreddarla con la mano
si perde unghia, superficie e fondo.
Il boia ha la pupilla
triforcata.
Hitler era vegetariano.



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lunedì 10 novembre 2014

Eri bella©

Alessandra Piccoli©



Eri bella come la morte.
Ti ho temuta più
della vita
innamorata di un destino definito
e un occhio ancora
agli angoli nascosti.
Scovavo sempre insetti
pronti a divorare
cibo in digestione
residui di te
e mi orientavo
e ti trovavo
sparsa sopra i tavoli
seducente come un ventre
che tiene e ti contiene
e a volte sputa fuori
le anime

che non sa più tenere.

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sabato 8 novembre 2014

Se son rose fioriranno...

Di Mary Blindflowers




Curiosando su FB ho per caso notato l'inserzione di una nuova casa editrice. 
Leggo: Rogas sta nascendo, inviate i vostri manoscritti: romanzo/raccolta di racconti all'indirizzo mail rogasedizioni@gmail.com. 
Confesso di aver pensato prosaicamente: "vabbé saranno i soliti che chiedono soldi per pubblicare e intanto ti invogliano a mandare...". Siccome però l'esercizio del dubbio è l'unica cosa che rimane a chi ancora pensa senza preconcetti, ritorno metaforicamente sui miei passi avventati e sprofondo nella curiosità, mater scientiae. Domando subito al volo, secca e rapida, se chiedono contributi per la pubblicazione e se pubblicano cartaceo. Rispondono rapidamente in modo per me soddisfacente ed esaustivo: non chiedono contributi e pubblicano libri di carta.

Ottimo. Rispolvero dal cassetto polveroso della memoria mai estinta, dei racconti scritti secoli fa, per celia, come prime prove di scrittura creativa ancora un po' incerta e farraginosa, giusto per capire meglio... 
Rimango favorevolmente colpita dal fatto che hanno letto velocemente e in modo professionale quanto da me inviato, nonostante non avessi la presentazione di qualcuno. Si sa che in Italia, infatti anche editori grandi quanto una mosca, ti leggono solo se ti manda Picone... Rogas legge senza raccomandazione. Comincia a piacermi. E mi garba anche il fatto che non hanno detto sì o no, ma hanno valutato pregi e difetti dell'elaborato in modo puntuale e preciso, creando un dialogo con l'autore, come dovrebbe fare una casa editrice che si rispetti e a cui preme pubblicare autori di qualità. 
Le premesse sembrano buone. Che dire allora? In bocca al lupo alla neonata casa editrice (che aprirà i battenti a gennaio). Se son rose fioriranno, chi vivrà vedrà.  
In un Paese in cui la cultura guarda bilocatamente sé stessa in agonia, non possiamo che augurarci che tra tante sterpaglie, nasca qualcosa di buono, ogni tanto...

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La chiara visione©

Di Paolo Aldrovandi



La chiara visione delle tue forme
è musica a tutto volume che mi bacia
e trema con note vibrando nervi
e tendini che si occupano di me
come una madre lontana
che andavano fieri a cuore scalzo
in connessione combinata
aggrappati al gancio da macello
che tiravano carrozze full-time
lungo binari di organi in attesa
e di partenze razzo verso praterie
e ora che le tue forme sono mani
mi derubo dell’aria malsana
lasciata marcire per anni
e ti dono un nulla che sa di niente
con aspettative dal volto celeste
che mi tirano zappe sui piedi
nel risucchio mentale notturno
infilando note tra denti stanchi
che sciolgono sonniferi
durante passaggi di coperte
al freddo del privato inverno

e la salvezza si avvita occhi
su perni acciaio a forma fallica
del perenne sull’attenti ci siamo
e fabbrica un sogno da regalare
e stende tappeti su cui sedere
parcheggiando il silenzio alle spalle.

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venerdì 7 novembre 2014

Brizzi© (Da Incrocio di rosari 108©)

Di Mary Blindflowers


E che bello il professore
amico del potere
che va a cena
con giudici e cultori
della Bologna bene,
che bello questo finto rosso
con le mani in pasta
che all'Università
va quanto basta
per non essere fantasma
evanescente,
da cui nasca prole pulp trash
di bassa lega,
plagia e nega,
cullandosi i pensieri
tra sorrisi bianchi di dentiere
che tutte le sere
lancia in un bicchiere
tintinnante dei suoi finti
ingegni.
Dimmi, tu, Brizzi,
cos'è che insegni?
E dove vai
con la mia tesi in tasca?
                                                                    Cheese, flash.



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