giovedì 30 ottobre 2014

Passaggio al Kent©

Di Fremmy©




Tre minuti alle dieci e rallento, ho scommesso di voler raggiungere la meta oltre tempo limite per il pedaggio del ponte che soltanto dopo le dieci consente il passaggio free, mi accosto un pò in corsia emergenze e vago.
Il Dartford Bridge si erge lontano ed altissimo proteso a braccia aperte sul Tamigi, la notte è lo sfondo ultimo di un castello lasciato ormai alle spalle. Di fronte il Kent si allunga nel viaggio di ritorno nell'Essex.
La lancetta non si muove più, qualche minuto alle dieci. Decido di varcare comunque, sobbillato dai miei scalpiti di voler creare una falla nella fragile perfezione monarchica, dunque mi accingo e appropinquo.
Una breve domanda su come evincere le modalità di pagamento in diverse valute, visto che mancano soltanto due minuti alle dieci. Illuso, pensavo di interferire nella fluida praticità del tutto previsto e del comunque contenuto imprevedibile.
Mi viene chiesto di attendere i minuti utili a rendere il lavoro di ''viaggi insoluti'' un dispiego di energie fuori orario senza straordinario pagato: sono riuscito, siamo riusciti, io e la donna della mia vita, ad allungare un intervallo e prosciugare un'azione utile all'ordine.
Dato che non abbiamo spiccioli e non si può pagare con la carta, e non possono farci passare perché mancano due minuti, ci dicono di accostare e attendere. Arriva una macchina della polizia. Dobbiamo seguirla. Una manciata di rotonde e semafori e si torna al punto di partenza, proprio davanti all'ingresso del ponte, da cui siamo partiti. Ora però una luce verde ringrazia e dice di essere ''free, thank you''. Basito mi chiedo dove ho dormito e cosa avrò ingerito per avere quella strana sensazione di tepore mentre stringo la mano della mia anima gemella.
Un sogno in bagno, un bagno mentre sogno ed un ponte mentre percorre attimi di solitudine e tunnel dove gira il sole e la luna dice ''cheers mate''.
L'Essex dà il benvenuto al Kent dall'alto, ed il contrario si svolge con la testa sotto l'acqua di un fiume che trafigge il cielo di nuvole cupe e sconnesse come assi di un quartiere vicino al lato B di esistenze di invisibili e vulnerabili persone.

Ora la procedura è migliorata e più scorrevole, si avvale di una cartolina gialla sventolata all'ufficiale di turno che saluta con un pacco di biscotti senza glutine ed una tisana all'infuso di termini e condizioni rispettate, accettate e testate senza giro di zio Peppe.

Il guardrail è ricurvo e talvolta ammaccato dalla foga di qualche sabato sera con Jack e Glen invasati a vomitare nel fiume di una prospettiva triste e illuminata dai fari di lucciole simili a libellule nella palude di ghiaccio del frigido azzurro spento.

La strada di casa è ansiosamente ripetitiva, ma la mano nella mano di chi mi sta accanto mi dà il senso del dover fuggire dai sensi esterni alla mia anima limitrofa e gemella.

Moralmente è stravolto il senso del vagare dal riservarsi un posto tra due caselli ed una tornata inverosimile di U contorte e annoiate, mi precipito e cado sul rogo.


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