lunedì 28 luglio 2014

Scora il c(u)ore

di Gabriel Lure


Scora il c(u)ore
attraversa
il cielo
l'ultima volta
il sole
tempeste di
sguardi
piovevano
senza fedi
in onde
d'onde scialbe
non più
per amore
non più per
i versi
siamo fantasmi
riflessi
scarpe rotte
piene di
sabbia
non lasciamo
orme non
proiettiamo
ombre
siamo invisibili
alle persone
ed è questo
che ci
lascia dolo
mentre
vaghiamo
a formar
l'orizzonte
sul vostro

piano

Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page

sabato 26 luglio 2014

John Foxx e la TECHNO come Opera d'Arte


 
Splendido corto video clip, musica, net art del "solito" John Foxx, un the best della musica e dell'arte contemporanea ed elettronica. Ovvero:
"John Foxx : B-Movie (Ballardian Video Neuronica)"
Già quasi leggendario, ormai, leader degli Ultravox (first edition) con gli album capolavoro della nuova musica electro (certa new wave anni 70/80) Ultravox! Ha Ha Ha! Systems of Romance, poi glaciale innovatore nella solitudine della cibernetica pura musicale, con Metamatic, The Garden, ecc. , John Foxx in seguito ha esplorato dinamiche ulteriormente sperimentali, musica, video, collaborazioni quasi Ambient, Harold Budd ecc, quasi un Brian Eno più techno (hi techno).
Insomma con Kraftwerk, Devo e pochi altri, John Foxx un inventore della poi, scena strettamente techno, rave, house, ambient, noise ecc, sempre con una cifra peculiare squisitamente - per così dire - esistenziale cyber.
Persino un tecnoromantico di rara bellezza postmoderna, se non posthuman, John Foxx: più recentemente tornato anche nelle cronache spettacolari con nuovi lavori nuovamente tecnopop doc, ". : Ora, appunto, questo lavoro d'avanguardia pura, quasi una microsintesi del John Foxx production: ancora una volta e sempre in progress, Foxx compone opere d'arte soundtrack del nostro tempo: con molti echi personalizzati dal genio futurista di John Foxx.
Kubrick e Carpenter, Andy Warhol, William Gibson e il cyberpunk, Matrix dei Wachowsky, pure - come accennato - il videolirismo della grandi stagioni delle poesia romantica e dei preraffaelliti inglesi: scansioni imprevedibili, icone del moderno e del contemporaneo (Marilyn Monroe ecc.).
E quasi una voce narrante muta a fare da anima e cuore della Macchina:
"I want to be a Machine" cantava in Ultravox! inaugurando nel pop, dopo i Krafwerk, riformattando l'archetipo, come accennato, in energia solare calda e neuromantica, diremmo oggi dopo appunto il cyberpunk e postumano stesso Bruce Sterling: o "HIroshima mon amour" celebrando già - ancora guerra fredda hot- il successivo disarmo nucleare.....
Va da sè, la vita-arte dell'homme robot John Foxx esplora e riflette, sempre con complessità Plus, i tempi contemporanei, oggi inquinati soprattutto da ben note inquietudini e perturbanze assai terrestri, l'uomo preda dello choc dell'avvenire già nato, incapace di pilotare la mutazione, politici e economisti in primis (ma sulla pelle dei popoli, anche dei cosiddetti artisti e dei liberi intellettuali).
Come direbbe Jung, anche in ottiche di zeitgeist "compensazioni", raffinatissime strategie di sopra-vivere, di cui l'artista, forse solamente, è capace, Jonn Foxx , riassumendo, ne è la prova popperiana vivente. Come dimostra, ribadiamo, quest'ultimo film music capolavoro.

RobyGuerra




Ti è piaciuto l’articolo? Clicca su OK!

Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page


Maria Antonietta Pinna in Urfuturismo eBook






 AA.VV. URFUTURISMO eBook
 http://www.bookrepublic.it/book/9788896437964-futurismo-oggi-2000-01-urfuturismo/


http://lanotiziah24.com/2014/06/roma-ferrara-rilancia-la-rivista-futurismo-oggi-di-benedetto-e-tallarico/#

 
On line la nuova edizione versione ebook per il volume del 2013,  AA.VV., Al di là della Destra e della Sinistra… a cura di Roby Guerra, futurista ferrarese antagonista e di Sandro Giovannini, poeta – filosofo, del Movimento Nuova Oggettività e Scuola Romana di Filosofia Politica (area Univ. La Sapienza, Roma). E importanti download: Sempre edito da La Carmelina di Federico Felloni, l’eBook ora inaugura i quaderni cosiddetti Futurismo Oggi 2000, primo numero URFUTURISMO, ovvero il rilancio digitale della storica ultima rivista futurista del secondo novecento a cura di Enzo Benedetto e lo stesso celebre storico d’arte Luigi Tallarico, benemerito di Stato per la cultura, entrambi di Roma. Futurismo Oggi fu attiva dagli anni ’60 al 1993 con la scomparsa di Benedetto, futurista amico di Marinetti fin dalla gioventù. (Poi dallo stesso Tallarico, elaborata in Centro Studi Futurismo Oggi, sempre a Roma).

La rivista pur di nicchia conservò la memoria del futurismo nel secondo novecento e ebbe aderenti illustri quali il MoMa di New York e il Centre Pompidou di Parigi. Ci scrissero, in età giovanile, lo stesso Guerra e anche Riccardo Roversi, tra i ferraresi, oltre a tutta l’area futurista ancora superstite dopo la scomparsa di Marinetti, gli stessi Antonio Fiore, Giovanni Lista, Gino Agnese, Francesco Grisi, Vitaldo Conte, Marzio Pinottini e altri.  La  nuova versione ebook, tra le note collaudi introduttivi lo stesso Tallarico e Antonio Saccoccio, Sandro Giovannini e Giovanni Sessa, inoltre, integralmente replicata con gli stessi autori del “cartaceo”  – sempre in forma intervista -  (vedi elenco di seguito), è ampliata con una  nuova sezione e nuovi autori, alcuni molto rilevanti Pierfranco Bruni, Luca Gallesi, Miroslawa Hajek, Mimm Centonze, Roberto Bonuglia, Sandro Battisti, Antonella Pagnotta, Luca Calselli.  
Naturalmente, come nel cartaceo, tra gli autori-autrici, sempre intervista, la scrittrice sardo-romana, ora neobritanica, Maria Antonietta Pinna, sempre rara parola corrosiva e preziosa, tra surrealismo 2.0 e poetica eretica porpora d'assalto a ogni banale senso comune, quasi una scienza al femminile...
Di seguito un abstract dall'intervista:

INTERVISTA a MARIA ANTONIETTA PINNA
 la parola come bricolage

(Nuova Oggettività blog, 3 2013)



D - Poesie, narrativa, saggistica storica, teatro… un percorso/discorso eclettico, un filo d’Arianna… costante o Wireless in libertà ” calcolato”?

R - La struttura di ciò che scrivo è basata su una libertà calcolata. Nel caso dei saggi giustifico ciò che affermo utilizzando fonti e bibliografia accreditata. Apro un varco alla sperimentalità cercando di dare ai testi un taglio nuovo, di vedere le cose da un punto di vista non ancora indagato.

Mi piacciono i documenti inediti, specie se antichi o poco conosciuti, mi diverto a trascriverli secondo precise regole paleografiche per poi costruire dei paragrafi basati su un’accurata schedatura del documento stesso, attraverso la rilettura e la costruzione di un disegno coerente che abbia una sua validità storica, senza ipotesi fantascientifiche non suffragate da prove.
Di recente ho finito di scrivere un saggio demonologico, “Picacismo simbolico”, basato sulla trascrizione di un inedito inquisitoriale, che, analizzato alla luce dei fatti, ha messo in luce aspetti curiosi e particolari su un argomento così spesso indagato. Ho voluto costruire un libro che avesse un taglio sperimentale ma nel contempo fosso dotato di un ricco apparato di note e una bibliografia di tutto rispetto. Molti editori però non amano questo tipo di approccio che definiscono ”troppo accademico”, dando la preferenza al saggio divulgativo slim completamente privo di note e di riscontri scientifici.


I racconti che ho scritto sono stati invece una fucina di sperimentazione, una sorta di preparazione, prima dell’elaborazione di lavori più corposi. Lo stesso Fiori ciechi è in realtà un lungo racconto, preludio ai due romanzi successivi, ancora inediti. Inutile negare che l’oltrerealtà fa parte della loro specifica natura. Non mancano sfumature noir che si percepiscono anche nelle poesie. Si tratta però di un noir sui generis, che aborre il deprecabile trucco horror del truculento per il truculento e utilizza invece immagini “forti” per veicolare significati e denunciare le storture della quotidianità, attraverso l’uso del simbolo, ormai relegato in Italia alla letteratura per l’infanzia.

Per i testi teatrali uso lo stesso metodo dei racconti e dei romanzi, una visionarietà concreta, tangibile, ragionata. Nei dialoghi utilizzo spesso una rima costruita ad hoc per creare bisticci semantici dalle sfumature ironiche che alcuni editor percepiscono come “difetto”.

Per me la scrittura non è mettere su carta tutto ciò che ci viene in mente, oppure sporcare il vuoto della pagina bianca di impressioni personali che fungano da autoanalisi. La scrittura è un rapporto costante dell’uomo di interazione con se stesso in continuo superamento dell’io lirico. Un sorta di trascendimento del sé, affondando le mani nell’assurdo per descrivere il vero.



D - Postmoderno destrutturalista? Lyotard e Baudrillard? Lacan e Julia Kristeva?
R – Non ho modelli specifici, tranne Ionesco forse, che considero il più grande destrutturalista di lingua, senso e teatro. Semplicemente non mi piace il preimpostato, l’idea della cristallizzazione delle regole da seguire rigorosamente. Detesto le etichette e le sentenze definitive. Il blog collettivo che ho creato - Destrutturalismo e altro - si basa proprio su questo principio

Dove sta scritto che il favolistico, per esempio, deve essere usato soltanto nei racconti per bambini? Dove sta scritto che se vuoi definire dei problemi sociali, devi usare per forza un linguaggio crudo, neo-realista, dimenticando il simbolo che invece veicola significati ulteriori? Sfuggire a certi stereotipi, senza piaggerie o compromessi, questo è lo scopo della parola “destrutturalismo”, tutta giocata sul dubbio e sull’autoironia, non sulle certezze. L’importante è non prendersi troppo sul serio.

R.Guerra  

   
Ti è piaciuto l’articolo? Clicca su OK!

Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page


Homo Mediaticus: psicologia concreta del Web

 

L'HOMO MEDIATICUS DI LUIGI GENTILI
-ARMANDO EDITORE, 2O14, ROMA


LE NUOVE ROTTE DEL MARKETING: TUTTO QUELLO CHE BISOGNA SAPERE PER NON CADERE IN TRAPPOLA

“L’homo mediaticus è l’uomo condizionato dal marketing, che vive nel presente, interagendo con gli altri individui tramite la mediazione di schermi elettronici”

Un libro – un po’ saggio, un po’ manuale – che analizza, con un linguaggio semplice e lineare, gli aspetti più concreti, e per certi versi devastanti, di una società fondata sull’immagine e su una comunicazione spietata che lascia poco spazio alla sfera privata.
L’autore descrive come il marketing abbia esteso la propria influenza sugli individui. Quello classico non è più sufficiente e oggi sta assumendo nuovi contorni: si serve della creazione di contesti sociali artificiali, dove tempo e spazio sembrano svanire e gli individui stanno insieme in modo apparente. I flussi virtuali dei social network e delle messaggerie sui cellulari completano questo trend.
È in questo contesto che vive l’homo mediaticus, fagocitato da un mondo fantastico, in cui miti e riti si riproducono attraverso lo schermo.

Il libro è un ottimo strumento per capire come oggi il marketing stia affinando le proprie strategie, aprendosi a nuove forme di influenza mediatica.

Armando editore di Roma, editing storico specializzato nelle scienze sociali e testi universitari (Popper, McLuhan, Bion, solo alcuni dei nomi in catalogo, internazionali) ha appena edito il nuovo libro di Luigi Gentili, Homo mediaticus. Mass media e culto dell’immagine, della collana “Comunicazione e m@ss media”, diretta dallo stesso Gianpiero Gamaleri, il principale divulgatore e da fine secondo novecento dello stesso McLuhan. Una potente esplorazione 2.0 dell'autore, eclettica, quasi multitasking, ricerca e divulgazione - che indaga, con parole scorrevoli e rigorose, le dinamiche più empiriche, e per diverse modulazioni inquietanti, di una cultura liquida reificata sui simulacri visivi e su una informazione "amorale" che limita fortemente l'autonomia individuale. Gentili dimostra come il business pubblicitario abbia sconfinato, dilatato eccome i propri orizzonti sulle persone. Quello "tradizionale" non è più on topic e attualmente elabora nuove strategie, privilegia crea persino scenari e codici immaginari, virtuali, dove spazio e tempo, anche il cosiddetto cyberspace , svaniscono e gli umani simulano parole e emozioni eccetera. I "fantasmi" non stop digitali dei Social network e degli smartphone ecc., completano il nuovo trend. E' in tale scenario che vive e muore... l'Homo Mediaticus, plasmato da un cibermondo fantastico, in cui riti e miti si moltiplicano attraverso il tecnomagico Schermo. ll libro è strumento ottimo, nel male e nel bene, per comprendere il Marketing contemporaneo, come affina le proprie strategie neppure più occulte, ma spregiudicatamente solari.., espandendosi verso inedite Forme di condizionamento mediatico, un Feedback a moto quasi perpetuo.

*LUIGI GENTILI, sociologo e saggista, esperto di management, problemi economici e marketing strategico. Docente presso l’Istituto Pantheon, l’Università di Design & Technology e l’Ifostud. Collabora con la cattedra di “Scenari economici internazionali” presso l’Università di Roma Lumsa. Dirige il think tank “Economy Roma, Centro Studi di Politica ed Economia”. È uno dei maggiori studiosi italiani di leadership. Con Armando Editore ha già pubblicato: “Il potere della leadership” (2007), “Innovare il management. L’arte di dirigere nell’era del caos” (2009), “Élite dirigenti. I gruppi di vertice nel capitalismo olonico” (2011).

RobyGuerra

 *estratto PDF




giovedì 24 luglio 2014

Metempsicosi (Da Metempsicosi, la dinamite di Eva)

Di Mary Blindflowers©



E i vermi nei sogni
hanno anelli e tante squame d'acciaio
e bocche fameliche aperte d'automi
in nevrosi,
hanno strade certe che seguono lenti
e precoci con le mani feroci
a corrodere le vesti dell'anima fiera.
E i sogni hanno sangue di lame
sui tagli inermi dell'ego che è ferro,
metallo, fame d'alato cavallo,
guaio
di libertà squassa nuvola nera.
La notte intera è una vibrante
metempsicosi.




Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page


sabato 19 luglio 2014

Mario La Cava, il puro (I libri proibiti)

Di Libri Libretti



E c’è ancora chi sostiene che i libri non hanno un’anima, non è possibile essere così sordi e ciechi, non si può far finta di non udire e non vedere. Hanno un’anima come quella degli animali, dolce e sensibile, perlopiù disinteressata. Già da ieri pomeriggio ho accusato qualche malanno fisico e stamani mi sono alzato ancora con più dolore, nello studio tutto taceva, nessun rumore, silenzio spettrale. Ho aperto appena la porta e mi ha stupito l’assoluto ordine, libri in verticale nelle loro scansie, gli altri in orizzontali in pile uguali sul tavolo e sulla cassettiera, mi sembrava perfino spolverato ma con tutta probabilità gli occhi erano ancora leggermente assonnati. Che delicatezza i miei libri! Hanno compreso il mio disagio e si sono autoregolati …

Mario La Cava, “Caratteri”, Le Monnier, Firenze, 1939

Mario La Cava fa parte di quegli scrittori che, bravissimi, hanno incontrato mille ostacoli durante il loro percorso artistico, prima la censura da parte del fascismo perché sempre ha manifestato le sue idee antifasciste e dopo l’ostracismo di chi non appartiene alle città che contano. Lui isolato nella sua Bovalino, paese della Locride sulla costa ionica, non ha mai usufruito della pubblicità e della fortuna editoriale di altri scrittore del centro/nord. Forse anche per questo è rimasto puro, deciso nelle sue idee, incorruttibile. La sua narrativa si contraddistingue per la semplicità espressiva e, per i temi trattati, si mette al servizio degli umili descrivendo le loro sofferenze e i loro problemi. Il suo primo libro “Caratteri” è un insieme di brevi e folgoranti testi narrativi, piccoli ritratti, aneddoti di vita quotidiana. Una specie di Spoon River italiana, dove i personaggi non sono morti ma vivi e vegeti, colti nella loro vita reale, fotografati e trasferiti su carta. Il libro ebbe a che fare con la censura fascista e prima dell’uscita fu ridotto della metà, il regime non vedeva di buon occhio queste sottile frecciate sparate da un arco non addomesticato, si deve aspettare il 1953 per vedere il volume al completo. Einaudi lo ripubblicherà anche con gli scritti fino al 1952; la terza edizione del 1980 conta ben trecentocinquantaquattro caratteri, un turbinio di immagini che immortalano i protagonisti e li rendono nudi davanti alla “macchina da presa”, una scrittura leggera, sintetica, efficace che rende giustizia a tutti coloro che in qualche modo sono stati schiacciati, soverchiati dalla brutalità umana, con puntute spine nel fianco mette alla berlina il mondo corrotto e contaminato da ruberie e ladrocini. Alcuni Caratteri ci mostrano la dolcezza e la tenerezza delle persone più umili: “C’è lutto in casa di Achille. Il gallo è stato ucciso. Era un gallo bello, alto superbo. Cantava come nessuno, proteggeva le galline, si toglieva il pane dalla bocca. Dovettero essere chiamati degli estranei perché lo prendessero e gli tirassero il collo. E a tavola i familiari non seppero gustare la carne. Erminia, la figliuola, non volle mangiare” (253, pag.129). Anche un altro testo di La Cava subì l’intervento della censura, in tempi più recenti e non per mano del fascismo, sicuramente un intervento della chiesa. La rappresentazione scenica dell'opera teatrale “La morte del Papa” fu censurata poche ore prima della messa in scena. A tal proposito è interessante leggere ciò che si scrivono al riguardo La Cava e Sciascia:
[...] Dai giornali ho appreso che l’11 del mese dovrebbe essere rappresentato a Roma, sotto la direzione di Franco Parenti, un mio pezzo scenico, La morte del Papa. Vorrei andare a Roma per quell’opera. Ci potremmo vedere? Scrivimi subito.” (Mario La Cava. Lettera a Leonardo Sciascia. 2.II.1959)
[...] Hai letto sul «Paese Sera» del lunedì il mio pezzo scenico proibito all’ultimo momento dalla censura? I giornali indipendenti hanno ignorato il fatto. Temo di non aver tempo, ma avrei l’ispirazione per scrivere un articolo per «L’Ora».” (Mario La Cava. Lettera a Sciascia. 17.3.1959)
[...] Sono indignato di quel che è accaduto relativamente alla tua Morte del Papa. In un certo senso, ti ha vendicato Pasolini con l’epigramma A un papa morto pubblicato su «Officina». Ma, quel che più colpisce, non è il divieto del censore – è l’omertà della stampa.” (Leonardo Sciascia. Lettera a Mario La Cava. 20.3.1959)

(Le lettere sono tratte dall'epistolario La Cava-Sciascia “Lettere dal centro del mondo. 1951.1988” curato da Milly Curcio e Luigi Tassoni e pubblicato da Rubbettino nel 2012).

Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page

venerdì 18 luglio 2014

Avanzato stato d'adolescenza

Di Gabriel Lure


In avanzato stato d'adolescenza troveranno il mio corpo, la
mia anima alla deriva alla ricerca di se stessa, molto probabilmente
sorriderò ancora, inconscio di ciò che mi uccise, non per il sogno ne
per la gloria, le mie lacrime scenderanno ancora......


i ragni hanno
fatto i nidi
sulla mia
testa ragnatele
di pensieri
si districano
come cartapesta

nessuna lapide, nessuna croce, riducetemi
in cenere e gettatemi fra la
polvere, così potrò vedere tutti i
posti che non mi hanno conosciuto, così
potrò esser sicuro d'esser taciuto.......


il mio
tormento
è l'estensione
del vostro
ragionamento

ancora guardo i nidi accogliere la rondini, le rose
spiumare le spine, l'inganno precedermi fino
ad opprimere, mi chiedo a cosa serva tanta fede?
esser pii senza nulla avere, ormai la deriva del mio
cuore rende insicuro di se l'orizzonte, tutto m'accade in
apparente disordine, ma segue una mano sinistra ed
il suo disegno, raggelo a pensare che non ho vendetta,
i miei sogni restano in camera da letto e chiedono
requia.......


lì dove ci
sono i sogni
s'avvolgono sospiri
madidi di
quiete
ancora la mia
mente m'opprime
di te ha sete


ora che l'arcobaleno di corde è altro, pende dal
soffitto come un abbraccio, tremo non ho il coraggio
eppure si disegnano su di me i riflessi delle finestre e
mi sembra di sparire nel vortice d'un miraggio, quando
apriranno la porta il mio corpo bieco segnerà le sei e mezza,
la mia testa non guarderà per terra perchè gli occhi
saranno assenti, la lingua non rimarrà serrata dietro ai
denti o avvinghiata a dittonghi di parole, rimarrà fuori

dalla bocca ad asciugarsi...

Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page

martedì 15 luglio 2014

Il vincitore è (un) bolo. Indigesto

Di Sonia Argiolas 


Titolo: Il vincitore è solo
Autore: Paulo Coelho
Editore: Bompiani
Anno: 2009
Pagine: 448
Traduttore: Rita Desti



Ho iniziato con il piede sbagliato, lo riconosco e, ora, con il piede giusto mi ritrovo a sputare veleno verso questo romanzo a causa di una serie ordinata di reazioni a catena. Tutto è cominciato quando una mia amica mi ha prestato questo libro. Potevo ancora salvarmi, ma ho fatto l'errore di aprirlo. L'errore successivo è stato quello di continuare la lettura in base ad un mio astruso principio privo di qualsivoglia fondamento logico-razionale: terminare la lettura di ciò che inizio. Sempre. 
Sì, lo so! Potrei sgarrare e astenermi dal rispettare questa insana regola confidando nella mancanza di torture o punizioni corporali. Ma non sgarro e, imperterrita, continuo. C’è qualcosa di patologico in questa sorta di autoflagellazione che mi impongo con costanza forse per qualcosa che non ho portato a termine in una vita precedente o, forse, nel mio passato… Mah, chissà… Per farla breve: ho terminato questo libro per riporlo nella scrivania in attesa di restituirlo alla mia amica vincendo la tentazione, forte devo dire, di lanciarlo dal balcone.
Cercherò di essere buona e di individuare almeno un lato positivo in questa mia traumatica esperienza ricorrendo alle mie riserve, peraltro non abbondanti, di ottimismo. Sì, credo che la cosa migliore sia il vivace colore della copertina.
Coelho ci narra le vicende di un potente imprenditore russo che, come ogni russo che si rispetti, si chiama Igor. Anche io ho un nome russo ma non sono russa, i miei genitori non son stati attenti a quei “fondamentali” dettagli che ad uno scrittore preciso e attento, invece, non sfuggono (!).
Igor è bello, ricco, potente, insomma uno di quegli uomini che, come da copione potrebbe avere tutto ma così non è. C’è una grossa falla nella sua vita, una mancanza che gli toglie il respiro e questa mancanza si chiama Ewa. La sua ex fidanzata che lo ha lasciato e si è innamorata (si fa per dire) di uno stilista arabo che sarebbe rimasto solo un semplice arabo con la passione per i rammendi dei burqa se non avesse conosciuto un famoso sceicco. Quest’ultimo, per una serie di coincidenze, gli permette di studiare e di farlo entrare nel fatato mondo dell’alta moda europea. Le vie della Provvidenza divina sono infinite e assumono varie forme. È anche vero, ed è cosa risaputa, che le conoscenze e le giuste raccomandazioni sono utili. E Igor di fronte al desiderio della sua ex compagna di ricostruirsi una vita nella quale non è contemplata la sua presenza, lancia al cielo il suo possente NIET che, nella sua folle ossessione, lo porterà a distruggere altri mondi. Mondi intesi come persone la cui morte costituirà per Igor il modo di lanciare alla sua Ewa dei messaggi. In fondo Ewa è distratta, se cosi possiamo dire, sciocca femmina che non capisce come il suo rapporto con il russo faccia parte di un progetto stilato dall’ingegnere che sta in alto, che tutto vede e tutto ordina e nessuno può permettersi di disattenderlo. È Dio che, come ripetutamente afferma Igor, ha voluto quella unione: volontà del capo supremo e non si discute.
Tale ossessione amorosa colorata di pedanti richiami al divino porterà al fiorire di cadaveri eccellenti e meno eccellenti. In particolare, le tecniche di eliminazione apprestate da Igor non determineranno lo spargimento di grosse quantità di sangue poiché egli è un perfetto igienista e fa largo uso, senza mai lordare né il futuro cadavere né il luogo del delitto, di pratiche omicide avanzate e inusuali. Insomma, un amante della pulizia in tutti i sensi. E questo amore per la pulizia e per la bellezza delle sue vittime (che più che morte paiono addormentate) è perfettamente in linea con l’ambientazione del romanzo: Cannes. Luogo di apparenza, di bellezze, di perfezione ad ogni costo. Di immagine. Ovviamente l’attenzione dello scrittore- dotato di sensibilità fuori dal comune (!)- non poteva non soffermarsi su quel mondo ovattato, superficiale, ricco di pseudo-sentimenti effimeri come le unghie ricostruite, di diete, di conteggio maniacaldelle calorie, di extension, di sogni di gloria. Ed è proprio nella descrizione di questo mondo che mi è parso di individuare quasi una critica forzata, un tentativo affannoso di scardinare, eticamente, quel mondo ma di farlo per ottenere un riconoscimento. Insomma, non vorrei insinuare (ma anche sì) ma ho avuto la fastidiosa sensazione che Coelho fustigatore dei costumi abbia navigato (a bordo di insicura zattera, mi pare) un terreno fertile al precipuo scopo di far emergere i suoi “puri” e tanto decantati principi religiosi, il suo esacerbato spiritualismo per lanciare un messaggio : “sto dalla parte dei buoni non sono uno di Cannes, IO!”.
Un romanzo pesante, ripetitivo. I racconti che hanno ad oggetto le esperienze di vita delle modelle paiono strapparti da una delle tante riviste patinate sempre uguali a sé stesse. Niente di originale. Prolisso allo sfinimento, pareva che ogni periodo fosse stato allungato a mo’ di elastico per consentire alle parole di espandersi confusamente tra le pagine bianche e protrarre l’attesa di quel finale a sorpresa che non ha, di fatto, sorpreso nessuno. Dimenticando che le troppe parole annoiano e che gli elastici, per quanto resistenti, si spezzano. 
Una caterva di cose trite e ritrite e ritrite ancora seppur infarcite, artatamente, dai consueti richiami al suo dio, all’amore universale, alla perenne dicotomia spirito-corpo. Ogni tanto, qualche pillola di saggezza incapace di attrarre in quanto frutto di un cattivo miscuglio degli ingrediente e dall’abbondanza di toni fastidiosamente patetici. Domanda d’obbligo: La bruttezza è sempre soggettiva?


Grazie (si fa per dire) amica Chiara.

Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page


Io italiano maschilista? Ma no!

Di Mary Blindflowers



Scrive Gino Raya nella terza edizione del suo libro "La fame", Roma, Ciranna, 1974:

«Nel gennaio 1961 suscita grande rumore l'esperimento Petrucci (interrotto al 29° giorno) sulla fecondazione artificiale umana: chi si preoccupa della scienza in sé e per sé, e dunque di controllare la validità scientifica dell'esperimento, o di auspicarne gli sviluppi? Reazione dell'impulsiva scrittrice Elsa Morante: “la scoperta è antipatica”.
Reazione della prudentissima Maria Bellonci, incerta da dove spiri il vento: “ho bisogno di pensarci prima di poter dare un giudizio”.
Reazione del parrocchiano esemplare (un funzionario delle imposte di consumo di Napoli, tale Antonio Mirra): “denunzia legale degli studiosi bolognesi per infanticidio”.
Reazione di 14 professori dell'Ateneo bolognese: “le esperienze, mirabolanti quanto chimeriche, sono state eseguite in ambiente del tutto estraneo all'Università di Bologna e senza alcuna interferenza da parte degli istituti universitari”. Il gran peccato per la dotta Bologna è l'estraneità alla gang. Chi non è con noi è contro di noi. Gli estranei ai lavori non sono presi in alcuna considerazione».
Che l'Italia sia la patria del privilegio tutti lo sanno, da sempre, eppure l'esposizione dei mali italiani da comunque fastidio ai benpensanti. Dire che i docenti universitari costituiscono una casta, che qualunque scoperta non direttamente legata ai loro interessi, venga fortemente avversata, dire che senza raccomandazione in Italia non puoi fare ormai nemmeno più lo spazzino, che i vigili spesso e volentieri prendono le mazzette, che gli editor e gli scrittori fanno rapida carriera se provengono dalle file di un partito, che l'adesione attiva all'Associazione cattolica consente di presentare mediocri scrittrici come angeli illuminati di grazia creativa per bontà divina e volontà della nazione, dire che l'italiano medio è maschilista, significa generalizzare.
Raya nel suo libro svela alcune verità, “generalizza”, denunciando vizi antichi della società italiana, spaziando su temi differenti, costume, religione, poesia, etc.


La lettura del libro di Raya mi ha fatto venire voglia di affrontare il tema della generalizzazione. Ho fatto un esperimento su fb, postando dei temi sul maschilismo, sulla corruzione e sul servilismo dell'italiano medio.
Ormai è di moda, quando non si è d'accordo su un argomento, rispondere con una formula magica che va bene per tutto: “tu generalizzi”, in modo da liquidare l'interlocutore senza dire niente.
Purtroppo non esiste scienza senza generalizzazione. La medicina, l'antropologia, la sociologia, tutte scienze generalizzanti.
Ho postato su fb una frase in cui davo del maschilista all'italiano medio.
Arrivano subito sedicenti poeti e scrittori, professionisti in vari settori, paladini per la difesa del maschio a denominazione di origine controllata. Gente che non riesce mai a commentare neppure mezza poesia, si ribella con fierezza dicendo che non si può generalizzare, che ciascuno di loro è perfettamente cosciente dei diritti delle donne, che il maschio italiano è evoluto sotto tutti i punti di vista, etc. etc. Tutti santi. Poi stuzzicati cominciano a parlare... Interviene Alessandro Simeoli che nel profilo fb si definisce “poeta” e recita da casalingo perfetto:
Io mi pulisco casa da solo...mai badato al lavoro domestico femminile o maschile...so che mi piace avere la casa pulita. Spero davvero di non essere un caso così unico. (Confesso però che il sogno un pò maschilista di avere una camerierina con grembiulino e crestina tuttofare...c'è l'ho.)”.
Poi c'è Ciro Somma, l'uomo pagante e raffinato che non deve chiedere mai:
In ogni modo, io non sono evoluto, no perchè non sappia lavare un piatto (non è che ci voglia una laurea), ma perchè se usciamo e pago sempre io (non conosco 'alla romana'), se si va in vacanza e pago io, se le bollette e l'affitto li pago io, è anche giusto che un piatto in più lo lavi tu. Dice, come sei squallido ti compri i servigi col denaro. No, io ricambio una gentilezza con un'altra, perchè per procurarmi quel denaro io mi spacco il culo dalla mattina alla sera...”.
Ecco che arriva uno “scrittore”, difensore dell'autosufficienza domestica maschile: “Oggi gli uomini sono autosufficienti sul piano domestico: spesa, pulizie, cucina, poi c'è il mondo interiore dove siamo ancora bloccati, questo sì, purtroppo...”.
Poi di nuovo Alessandro Simeoli, difensore delle mamme, della fragilità maschile e della categoria degli stalkers, povere vittime delle donne crudeli: “L'arroganza femminile, di cui noi novelli masochisti siamo anche in parte colpevoli...stando sempre in ginocchio ai piedi femminili, non solo per gioco o metaforicamente, stà generando solo moltissimi stalkers e femminicidi. E quelli che la cosiddetta legge chiama "stalkers"...io spesso-non sempre, dipende dai casi-chiamo vittime delle donne, o cuori infranti...lasciati senza una spiegazione. Ho detto quasi tutto. Democraticamente. Scusa il disturbo Mary. P.S. Quello che la gente dice sugli autobus però allora mi fa ben sperare. E...sì, per me le donne sono sempre state "sveglie"...e crudeli. (A parte mia madre, off cours!...la mamma è la mamma!...) Non solo oggi. Oggi...esagerano solo. Di brutto...”.
La violenza dell'uomo sarebbe causata dall'arroganza femminile. Questo sì che non è maschilismo, questa è autentica poesia.
E dulcis in fundo, come dire la ciliegina sulla torta, mi arriva un messaggio in chat di Ettore Scarfone, che ha lavorato per un'azienda farmaceutica o almeno così scrive sul profilo fb:
Cara Mary perchè sei sempre incazzata? una così bella ragazza dovrebbe essere sempre di buon umore!”.
Il mio umore è ottimo, anzi... ma non lo dire a nessuno, è un segreto”.
Così colui che pretendeva di conoscere il mio umore da un semplice post sul maschilismo, non ha neppure capito il tono ironico della mia risposta. Il dubbio che mi stessi divertendo a prenderlo per i fondelli non lo ha sfiorato nemmeno.

Quanto maschilismo e quanti pregiudizi e processi alle intenzioni possono nascondersi in una domanda?

Le persone intelligenti sapranno rispondere.
Credo che finché rimarrà un solo uomo che affermi con sfacciata sicumera in un pubblico post che la violenza sulle donne è causata dall'arroganza femminile, non possiamo definirci un Paese evoluto.

Ma mi raccomando, acqua in bocca, le donne non devono pensare, altrimenti sembrano incazzate, poi se sono belle devono essere sempre di buon umore, che la gaia oca fa sempre tendenza.







Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page