martedì 29 aprile 2014

Il gabbiano (da "Metempsicosi, la dinamite di Eva"

Di Mary Blindflowers



Ho delirato a lungo
in equilibrio
sull'arco abissale della quintessenza
di me,
a cambiar l'acqua alle radici,
che,
come contorti capricci inesausti
mi sfollano il capo
in dissennati fausti pensare...
In realtà non c'è casa
che possa contenermi l'essenza,
il mio è solo un eterno vagare
come il gabbiano

che posa l'ala al ludibrio del mare.

29-04-2014

Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page

La letteratura antilobotomia


Di Mary Blindflowers


Improbabili soubrettine che discettano su cultura e pseudoletteratura, psichiatri da bar dello sport di paese che teorizzano sull'omosessualità come patologia nella televisione di un vecchio pervertito che faceva le orge con minorenni nelle sue ville; finte storie strappalacrime servite al telespettatore ingenuo e credulone; programmi di radice vetero cattolica che dovrebbero illuminarci il cammino tra una pubblicità e l'altra di donne sculettanti e profumi per uomini che non dovrebbero chiedere mai. Che chiedono a fare? Tanto tutto gli sarebbe già dovuto, nella loro qualità di teorici delle donne oggetto usate come scendiletto. Trionfo banale e deprimente dei desideri repressi dell'italiota medio, maschilista, troglodita e retrogrado. Quiz in cui tutto quello che conta è rispondere a domande idiote per guadagnare soldi inutili che serviranno per comprare oggetti altrettanto vani; occhi che spiano quando i vip vanno al gabinetto nella loro isoletta di fama ingiustificata; psicanalisti che non sanno neppure parlare l'italiano e danno megaconsigli su come gestire la propria vita, mentre la moglie scopa con il personal trainer; ricette di cucina spiegate da borghesucce in cerone e unghie finte laccate che non sanno neppure sbucciare una patata; salottino snob su mode e costumi di gente carica di soldi mai faticati; donnine dal doppio cognome acquisito che sventolano il veganesimo come una bandiera e aprono la scatoletta di carne con cui cibano il cane, allevato in modo innaturale nelle loro ville; politici imbrillantinati che parlano di onesta gestione dei beni pubblici, come se i beni fossero davvero pubblici e non dentro le loro tasche private; donnine di scarsa cultura che aprono bocca in qualità di ministri per grazie date e ricevute dentro punti specifici del corpo... Il nulla, ecco cos'è la televisione italiana, spegnetela e leggete. 



Sì, ma cosa? L'ultimo libro di Moccia, i patetismi dell'ultra ammanicata Mazzantini, figlia di uno scrittore, moglie di un regista, premiata non si sa bene per cosa dal presidente della Repubblica? Il libro di un calciatore che sorride come un idiota in copertina e nelle interviste non riesce a spiaccicare due parole senza leggere il gobbo? Editoria e televisione ci spingono alla non riflessione, l'imperativo categorico è non pensare, un'operazione di potente massificazione e omologazione delle coscienze, plasmate nella lobotomia dell'assenza di critica, come spugne che assorbono tutto il brodo avariato che viene loro propinato. Allora difendiamoci con la ricerca, andate oltre la vetrina che propina i soliti inutili noti scrittori, guardate negli scaffali interni, magari troverete un buon libro pubblicato da un editore non allineato, che ancora riflette e non ha assunto i suoi editor perché raccomandati da un partito. Tuffatevi nel passato, volate alto, cercate vecchi libri curiosi nelle librerie dell'usato e stupitevi nel constatare che prima della grigia omologazione è esistito anche il sole della letteratura antilobotomia, tanto tempo fa, e ancora oggi qualche talento cerca di vedere il sole combattendo contro le tenebre.


Siamo nati per pensare.

Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page


Marinetti, Novelle con le labbra tinte (I libri proibiti)

Di Libri Libretti



Quando si inizia un’avventura non è mai una cosa semplice, si nutrono mille dubbi, mille preoccupazioni. In questo caso non voglio essere sopraffatto da problematiche di questa natura, ogni tanto tolgo dallo scaffale un libro e cercherò di tracciarne un breve profilo per invogliare il lettore a trovarne traccia e magari, perché no, leggerlo. “Novelle colle labbra tinte” è un libro di F. T. Marinetti, pubblicato nel 1930 presso la casa editrice Mondadori in Milano. È una raccolta di racconti che, sotto forma di novelle sintetiche e di ricordi autobiografici, narrano le avventure erotiche del protagonista. La narrazione è in prima persona. Il libro è diviso in due parti, "Novelle simultanee" e "Programmi di vita con varianti a scelta"; e può essere considerato un incontro tra tre precedenti libri di Marinetti: “Scatole d’amore in conserva” pubblicato nel 1927 per i tipi delle Edizioni d’Arte Fauno, Roma, con illustrazioni di Ivo Pannaggi; “Gli amori futuristi” stampato nel 1922 presso la casa editrice Ghelfi Costantino di Cremona e “Come si seducono le donne” pubblicato nel 1917 presso Facchi Editore in Milano che Marinetti aveva dettato a Bruno Corra durante la degenza in ospedale del 1916. Il libro si apre con una dura presentazione di Marinetti dal titolo La simultaneità in letteratura, poi l’indice si snoda con i seguenti titoli, in Novelle simultanee: 11 baci a Rosa di Belgrado; La gara delle labbra; Il bacio rubato; Il bacio ginnasta; Il bacio minerario; Il bacio sardo; Il bacio remato; Il bacio nuotato; Il bacio tropicale; Il bacio astratto; Il bacio piovoso; Il bacio automobilistico; Il bacio aeroplanico; Miss Radio; Meandri d'un rio nella foresta brasiliana; Forze diverse della Centrale italiana; Luna tagliente; Un pescecane; La logica di Ahmed Bey; Fabbricazione di una Sirena; Grande albergo del pericolo (precedentemente pubblicato “Scatole d’amore in conserva”) - Programmi di vita con varianti a scelta: Consigli a una signora scettica (in “Gli amori futuristi” era intitolato Il negro); Le notti di spazza vento; Il rasoio voluttuoso; La cometa dell'amore; Una notte bene impiegata; La domatrice di leoni; Fa troppo caldo; Il confessionale di odio; La pancia del signor Gama; La guancia; La marchesa Marcella; Rissa di bandiere; Matrimonio ad aria compressa (in “Gli amori futuristi” era intitolato L'uva matura); La locomotiva blu; Come si nutriva l'Ardito (in “Gli amori futuristi” era intitolata La carne congelata), tutti i racconti erano stati pubblicati nel volume “Gli amori futuristi” qui con variazioni. Interessante notare come nell’ultimo racconto sia scomparsa, credo dopo forti pressioni, la bestemmia che invece era stata stampata nel racconto La carne congelata: «- Tutti con me! Fate silenzio! Silenzio! Silen …zio! Silen::zio, porcodio! ». Quando Marinetti pubblicò il libro era all’apice della sua fama e non voleva lasciar cadere questa opportunità, quindi si impegnò molto nella realizzazione del volume che può essere considerato il suo più completo libro di novelle. I 34 racconti hanno una struttura organica e tendono a diffondere le idee futuriste anche tra la gran massa dei lettori, la narrazione si mescola tra lo stile scandalistico e il manifesto politico-social-culturale. Lo scrittore procedette quindi ad un ripescaggio delle sue opere precedenti, magari pubblicate per piccoli editori e ormai esaurite o di difficile reperimento, e le arricchì di nuove invenzioni linguistiche. 


I racconti sono tutti pervasi da erotismo, amore per il grottesco, superomismo sessuale, cannibalismo, venature fetish, pratiche sadomaso, insomma una serie di “perversioni” interessanti se lette in quel periodo storico – culturale. Un volume dalla stupefacente modernità che rasenta la sorpresa continua. Naturalmente molto interessante la costruzione del testo, meno interessante e spesso deprecabile l’atteggiamento verso la figura femminile.

La copertina è di Giulio Cisari.

Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page

venerdì 18 aprile 2014

Vivaci (da "Note annegate")

Di Fremmy




La lana assolata saluta i passi del tempo,

ombra di rose bruciate e taciturne

che chiudono il cerchio a me medesimo.

Assolo di baci e giostre abbreviate,

da soli, i tumulti di respiro affannoso,

mi chiedono di salvare il giorno dal nulla.

Assoluto il teatro di voci che adornavano,

assonanti, abbellivano vezzeggiativi di noia.

Tempo residuo e rancore di verità,

mescolo il calice nel gioco di colori

vivaci lungo i quali il mio ego muore solitario.

Il muro scorre e ferma, il ruscello rantola

reciso nell'orizzonte dei miei timori, ed io


giaccio nel profondo di un verso assonnato.

Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page


giovedì 17 aprile 2014

Le ossa del segno (da Metempsicosi, la dinamite di Eva"

di Mary Blindflowers


Il rovescio d'ogni medaglia,
l'anticorrente, il gap, la faglia
di mente che svaga,
e taglia delirante percorsi vestiti
con carne di pecora
lessa a neuronale disdegno,
Eppure agita il vento
una nuova promessa.
Ieri un amico poeta sincero
mi ha regalato due topi
di vero nero legno,
e negli occhi lucenti
hanno il disegno ed il moto,
una maga di luce,
e un remoto pensiero
che sento mi scuce
la corazza di fine diamante.
Le mie dita son tante,
come pioggia senza più fine
e principio,
a penetrare le ossa del segno.



Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page


mercoledì 16 aprile 2014

Uomini e topi (I libri proibiti)

Di Libri Libretti


Anche stanotte, come sempre, mi sono alzato piuttosto presto. Solitamente mi faccio un caffè ed inizio a leggere oppure a scrivere, oggi mi sono trattenuto in cucina perché avevo una sensazione strana, infatti dopo poco ho sentito graffiare alla persiana, era la gatta che con insistenza picchiettava sulle stecche di legno. Una volta entrata ha cominciato a strusciarsi, una danza sensuale come se volesse attirare l’attenzione. Mi ha fatto tenerezza e l’ho portata nello studio, si è accoccolata in una scatola di cartone ed ha continuato a guardarmi tutta la mattina, confesso che è stata una piacevole compagnia, ogni tanto una carezza e lei di rimando: miao! Io continuo a scrivere e lei non si spostata dalla scatola, chissà quanto andrà avanti questa situazione, secondo me ognuno pensa che l’altro si stanchi prima ed abbandoni il “campo di battaglia”. Credo di prenderla per fame o forse sarà lei a prendere me per sete? Domani vi saprò dire com’è andata...



John Steinbeck, “Uomini e topi”, Bompiani, Milano, 1938


Uomini e topi” di John Steinbeck: se non ricordo male, si tratta del primo romanzo “adulto” che iniziai a leggere, interrotto e poi ripreso, e devo dire che mi è rimasto impresso a fuoco. Il racconto si svolge in un Ranch, e dunque siamo tra animali e uomini, lo sfondo è perfetto e il Ranch si chiama “Soledad” (solitudine). Lennie è un Minus Habens, e ha per il mondo una sola funzione: la forza fisica, misurata quasi in senso direttamente proporzionale alla mancanza di cervello. Il suo stato si limita ad un ambito emotivo confuso: ciò che esprime e vuole è una casa per allevare conigli, un dato minimo, ma che nel contesto si fa invece sogno e utopia. È un animale da soma, di lui si può dire che soffre e che può uccidere, non sa controllare la propria forza tanto che uccide spesso, inavvertitamente, i piccoli animali che ama accarezzare, come topi o cagnolini; purtroppo ammazzerà, senza volerlo, anche la moglie del figlio del padrone. L’altro protagonista è George, anche lui un animale da soma, solo dedito al lavoro nei campi, ma dotato di una autocoscienza che, oltre a soffrire, poter uccidere, lo porta a pensare, giudicare e compatire. 


Quando George ammazza Lennie, sparandogli alla nuca, lo fa per sottrarlo alla furia vendicativa dei padroni, in fin dei conti compie un atto di pietà, come il cow-boy dei fil western che spara al proprio cavallo azzoppato per strapparlo ad una morte più dolorosa ed umiliante. Lennie muore ammazzato come un cavallo e come un cane, anzi proprio come il cane di Candy, il cane innocuo del vecchio scopino addetto alla pulizia del letame nelle stalle. Il titolo dell'opera è derivato dal titolo di una poesia dello scrittore scozzese settecentesco Robert Burns (Topolino, non sei il solo/ A comprovar che La previdenza può essere vana:/ I migliori piani dei topi e degli uomini/ Van spesso di traverso/ E non ci lascian che dolore e pena/ Invece della gioia promessa.). Il romanzo si regge quindi sul rapporto complice tra Lennie e George che diventano protagonisti di una favola ossessiva e torbida dove traspare tutta l’onesta animalità di Lennie, l’intelligenza triste e dolorosa di George, il sogno immenso di libertà di entrambi, il pregiudizio razziale nei confronti del nero Crook e la perversa sensualità della moglie di Curley che morirà per mano di Lennie. 

Un libro pubblicato nel 1937 e tradotto in Italia da Cesare Pavese per l’editore Bompiani che lo pubblicherà nel 1938. Certamente un libro con una storia dura da digerire, che non piacque ai benpensanti e fu aspramente criticato ed osteggiato, subì una velata censura.

Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page


lunedì 14 aprile 2014

L'unica droga (da Metempsicosi, la dinamite di Eva)

Di Mary Blindflowers


Immagine di Graziano Cecchini


Sono l'unica droga
che prendo,
anche perché non mi arrendo
al non senso del senso
che incede lungo viali alberati
di frutti pietrificati,
da natura respinti,
che non sanno mai
se essere o no lieti
d'esser nati,
generati di chimica pura
sopra tavoli da esperimenti
in sotto vuoto spinti
a defezionare orizzonti.
Odio l'eternità dei fiori finti,
le misure, i conti, gli ioni e i baroni,
e consumo troppo olio extravergine
d'oliva intraprendente e
chimicamente
non modificato.
Vado in overdose di me,
dei miei sensi attenti.
E' arrivata l'ora del the
su cui versare in pausa
i prepotenti neuroni.



Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page


domenica 13 aprile 2014

La fattoria degli animali (I libri proibiti)

Di Libri Libretti



Buongiorno, dalla finestra dello studio, oltre le fronde dondolanti, si intravede qualche raggio di sole offuscato da una leggera nebbia, una carezza, una mano tesa, una speranza in questa valle di lacrime. Oggi voglio parlare di un personaggio che ho avuto modo di conoscere proprio poco, dopo due anni mi ha lasciato solo a navigare nelle acque torbide del Po. Riccardo Bacchelli (1891 – 1985) è stata una conoscenza fulminea, molto diversa da tante altre, ci siamo scritti un paio di volte e l’ho incontrato tre volte, sempre nella sua abitazione. Ricordo una grandissima emozione, io appena ventiduenne e lui sopra la novantina, personaggio per me inarrivabile ai tempi del liceo, in quel momento lì con me a parlare di letteratura del ‘900. Un incontro avvenuto quasi per caso, per merito di un amico che niente aveva a che vedere con poesia e letteratura, ma per qualche motivo aveva accesso a casa Bacchelli. Timoroso ed incredulo di incontrare il grande vecchio, mi presentai alla porta armato solo di un taccuino ed una penna, come rimpiango oggi le mini macchine fotografiche, come sarebbe stato bello immortalare sia l’incontro che la sua immensa biblioteca, mi mancano questi riscontri fotografici. Adesso sarei meno ingenuo oppure mi comporterei ugualmente per pudore e rispetto della privacy altrui. Chissà … Abitava in un bel palazzo dell’ottocento con soffitti alti oltre la media, adesso, a distanza di anni, sono ripassato per pura curiosità, è rimasta solo una lapide commemorativa con la data di morte errata, povera letteratura, quanta poca attenzione ti viene dedicata! Robusto, quasi calvo, occhiali e mani affusolate da pianista, calmo nel parlare e generoso di ricordi. Per anni ha vissuto in semi povertà e per lui fu creata una legge, adesso la cosiddetta “Legge Bacchelli”, che dava un assegno alle persone indigenti che erano stati benemeriti in arte, letteratura e sport. Bacchelli usufruì di questa legge per soli due mesi. Il mio ricordo di oggi non vuole porsi come ulteriore contributo all'opera del Maestro non avendone chi scrive l'autorità, ma è un omaggio ed un atto di riconoscenza nei confronti di uno scrittore che ha profondamente segnato la letteratura Italiana del Novecento e che rischia di cadere nell'oblio tra l'indifferenza generale. Fortunatamente tutto il suo archivio è andato a finire in buone mani, e presto sarà ulteriormente valorizzato dalla Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna. Molto importanti risultano le 84 prime edizioni di opere di Bacchelli con dedica autografa dell'autore alla moglie Ada Fochessati. L'archivio Bacchelli, composto da 90 buste, contiene testi autografi, dattiloscritti, bozze con correzioni, appunti, articoli, saggi letterari, sceneggiature e copioni per radiodrammi, cinema e televisione, ritagli di giornali, fotografie, diplomi, medaglie e attestati. La raccolta, che costituisce quanto sopravvissuto all'incendio che danneggiò la casa milanese dello scrittore durante i bombardamenti che colpirono la città nel 1943 e alla volontà più volte espressa dall'autore di distruggere le sue carte, comprende anche alcuni inediti, fra cui i manoscritti di una commedia del 1919, "Tempo presente", di un romanzo del 1947, "Memorie di un borsaro nero (Vita ed esperienze del gaglioffo moderno)", e l'abbozzo di un altro romanzo del 1969, "Storia del Futuro passato". L'archivio contiene anche un ricco carteggio con 590 corrispondenti, fra cui personalità della cultura come Dino Campana, Vincenzo Cardarelli, Emilio Cecchi, Giuseppe Prezzolini. Grande vecchio hai avuto fretta, siamo stati poco insieme, sai quanti traversate con la zattera avremmo ancora fatto …

George Orwell. “La fattoria degli animali”, Mondadori, Milano, 1947


Finalmente ho modo di parlare di uno dei libri che ho amato di più, da ragazzo, da padre e da adulto. Un libro che ha segnato la mia sete di sapere, di conoscere, di non fermarsi mai alle apparenze ma di andare oltre, ricercare, verificare. Il volumetto, non molte pagine, è il racconto di una rivoluzione fallita, più precisamente dell’insurrezione degli animali di una fattoria i quali, stanchi dei continui soprusi degli esseri umani, decidono di ribellarsi. Dopo aver cacciato gli umani, gli animali tentano di creare un nuovo ordine basato sull’uguaglianza e la fraternità ma, ben presto, emerge tra loro una nuova classe dominante, i maiali, che con l’astuzia, la cupidigia e l’egoismo si impongono in modo prepotente e tirannico sugli altri animali più docili e semplici d’animo. Gli ideali di uguaglianza e fraternità vengono traditi, il maiale più imponente (Napoleon, raffigurante Stalin), si eleva su tutti ed inizia una nuova oppressione identica a quella precedente. Un racconto scritto in modo perfetto, se vuoi anche comico, ma che mette alla berlina ogni forma di potere, ogni classe che riesce ad ottenere il potere non si fa scrupoli ed inizia a prevaricare, vessare ed opprimere chi sta sotto di lei. Un’opera geniale che invita a rileggere la storia con un occhio diverso da quello fornito dal sistema, no solo un racconto anticomunista che parla della Russia di Stalin e Trotsky, ma anche che il popolo americano e quello francese si sono ribellati all’oppressione di una casta nobiliare per conferire il potere alla ricca borghesia per poi essere sfruttati da essa, che il popolo cinese si è ribellato al giogo della classe dominante per consegnare il potere ai funzionari del partito unico dai quali furono ben presto oppressi, che il popolo cubano si è ribellato ai soprusi di una dittatura militare per incoronare un altro dittatore di cui subire la tirannia, etc … 



Gli animali si ribellano all’uomo che li sfrutta, e, dopo la loro vittoriosa lotta di liberazione, stabiliscono una specie di loro elementare Costituzione, i cosiddetti sette comandamenti animali, che culminano nel settimo che recita: TUTTI GLI ANIMALI SONO UGUALI. Una volta venuti al potere le cose cambiano e tutti i buoni propositi vengono disattesi fino a che inizia una furibonda strategia del terrore, la Costituzione sarà messa in discussione, finché ai sette comandamenti, gli animali ne troveranno uno solo: TUTTI GLI ANIMALI SONO EGUALI MA ALCUNI ANIMALI SONO PIU' EGUALI DEGLI ALTRI. Scritto nel 1943 in Gran Bretagna questo libro subì una forte censura, infatti non venne pubblicato per non urtare la sensibilità dell’URSS in quel momento alleata con gli inglesi contro la Germania nazista. La censura operò in modo non ufficiale nella Gran Bretagna del 1944: l'opera di George Orwell, spietata requisitoria sulla rivoluzione d'ottobre tradita e sullo stalinismo, non riusciva a trovare un editore perché si riteneva inopportuno fare oggetto di satira l'alleato sovietico nel momento dello sforzo finale, e soprattutto le riserve si concentravano sul fatto che l'élite (si fa per dire) rivoluzionaria fosse rappresentata dai maiali. L'opera fu pubblicata solo nell'agosto 1945, a guerra finita. George Orwell non immaginava tuttavia che quel suo libretto, uno dei classici della letteratura d' ogni tempo, avrebbe collezionato ben tre rifiuti prima di essere pubblicato, più di un anno e mezzo dopo, nell' agosto 1945, da Secker & Warburg. Il primo «no» venne da Victor Gollancz, che giudicò La fattoria troppo critica verso il comunismo. Sul versante opposto, il futuro premio Nobel Thomas Stearns Eliot, uno dei direttori di Faber & Faber, pur elogiando le qualità dell' autore, paragonato a Swift, bocciò il testo perché troppo solidale con l' Urss. Jonathan Cape, altro estimatore in privato di Orwell, prima della pubblicazione chiese consiglio a un amico impiegato al ministero dell' Informazione e su consiglio di questi rinunciò a pubblicare un libro che avrebbe senz' altro offeso «gente un tantino permalosa come i russi», anche per la scelta di rappresentare la casta dominante con i maiali. Insomma un libro che nella sua esiguità ha fatto paura a molti e tanti ne hanno subito il fascino letterario e politico.




Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page


sabato 12 aprile 2014

Litania

Di Gabriel Lure

Riemergo

dall'eclissi

sfiorando il

volo solo

mi consolo

in versi di memoria

che di me si

fan gioco

sciolgo la mia

bocca

in una pioggia

di lacrime

naufrago

infinite distanze

guardo i

miei passi

allontanarsi

non sei qui con

me tutto

si spegne di

quella voglia di

tormento se

solo potessi

toccar l'eterno

smetterei di

cercare quel

che perdo



Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page

giovedì 10 aprile 2014

Io penso (da Metempsicosi, la dinamite di Eva)

Di Mary Blindflowers



Ho sguardo torvo di gufo
a filtrare solidità
di luna recente,
e piuma lucente di corvo
che pettina polveri planetarie
in grandi implosioni
celesti di grazia creativa.
E sono viva come una iena
che ha mangiato la schiena
siliconata del senso.
Io penso.



Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page


mercoledì 9 aprile 2014

Sonetti lussuriosi (I libri proibiti)

Di Libri Libretti


Dopo la giornata piovosa di ieri mi sono svegliato con sole primaverile, delicato. Un forte vento fa dondolare le fronde, i merli si sono impossessati del mio terrazzo. Conosco Guido Strazza (1922) da metà anni ottanta, avevo visto una sua mostra di incisioni ed il suo modo di incidere mi aveva catturato. Non fu difficile contattarlo. A detta di tutti sarebbe stata un’impresa ardua la mia, il personaggio era diffidente e molto schivo. Non mi preoccupai molto di quello che si diceva in giro, nessun essere umano mi aveva ancora morso. Una lettera, seguita da una telefonata, e dopo quindici giorni ero nel suo studio di Roma. L’incontro, anche perché mi presentai con nessun preconcetto, fu bellissimo. Figura elegante, alto, magro con una folta capigliatura bianca mi attendeva nel suo studio di Trastevere, ascoltai con piacere tutti i suoi racconti e sulla strada di ritorno pensai molto a ciò che mi aveva detto. Mi promisi che avrei portato la sua incisione in toscana al più presto e questo avvenne in una mirabile mostra nella Casa di Chesino a Poggibonsi. Ricordo uno studio che si sviluppava in lunghezza, scarno, con pochi fronzoli, dava l’impressione di non essere abitato, un tavolo con tante incisioni. Ritornai una seconda volta, appena prima della mostra a scegliere tutti i fogli che sarebbero stati oggetto dell’esposizione, anche in quel caso mi piacque molto l’incontro, molto disponibile, lasciò a me la completa scelta. Signore anche nel fidarsi delle persone, portai via più di trenta incisioni senza firmare nessun foglio, fu una bella dimostrazione di stima nei miei confronti. Strazza non è nato come pittore, è laureato in ingegneria, dopo gli studi ha soggiornato molto tempo in Cile, Brasile e Perù, i primi contatti con il mondo dell’arte sono con F. T. Marinetti, successivamente si è dedicato da autodidatta alla pittura. Dal 1964, a Roma, si è dedicato anche allo studio e alla sperimentazione delle tecniche dell'incisione, che è diventata componente essenziale del suo lavoro. Insegnante di incisione all'accademia dell'Aquila, dal 1976 professore all'accademia di belle arti di Roma, di cui è diventato direttore (1985-88). Nel 2008 il Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi di Pisa gli ha dedicato una grande mostra antologica in cui sono documentati i suoi cinquanta anni di attività artistica; è stata la terza occasione per incontraci. Abbiamo sempre mantenuto i rapporti tramite lettera, riconoscibile la sua scrittura obliqua e piccolissima.







Giulio Romano/Marcantoni Raimondi/Pietro Aretino, “I Modi”, Longanesi, Milano, 1984



Non è facile parlare di un libro così discusso e se vogliamo ancor oggi tenuto da parte, molti lo leggono di nascosto per poi criticare con ipocrisia ciò che hanno letto, in privato leoni in pubblico c … Certo riconosco che il linguaggio non è da educanda, ma è anche vero che il linguaggio non può far paura oppure scandalizzare, sono le solite parole, le parole di tutti i giorni assemblate in modo diverso, con sfumature più accese. Si legge ciò che spesso tutti noi si vorrebbe dire ma non se ne ha il coraggio, vigliaccamente ci rintaniamo nel nostro guscio pronti a criticare quello che invece, avanti con il pensiero, ha avuto la libertà di esprimere. Il libro a cui mi riferisco è “I Modì” oppure conosciuto anche come “Le 16 posizioni”, il volume ha molti primi attori, meglio definiti come collaboratori o ancora come compartecipanti, i primi due in ordine di tempo, siamo nel 1524, sono Giulio Romano e Marcantonio Raimondi. Il primo, allievo di Raffaello, disegna, credo senza committenti ma per il puro gusto di fare, il secondo incide e dà modo alle immagini di girare per tutta Europa naturalmente sottobanco ed in modo clandestino. Le incisioni rappresentano, o meglio rappresentarono, non essendo più, oggi, in possesso degli originali, una serie di disegni dove delle coppie sono raffigurate in diverse “posizioni” durante i loro rapporti amorosi. Più precisamente le incisioni rappresentano rapporti sessuali espliciti, tutti in posizioni differenti, le incisioni sono eseguite in modo magistrale, delle vere opere d’arte. Siamo in piena epoca di Controriforma, anche il Vasari espresse parere negativo, e le opere non sono lette con entusiasmo, sono ritirate dal commercio e Raimondi spedito in galera. 


Si andava contro la morale del tempo, le incisioni non erano viste di buon occhio dalla Chiesa quindi ritirate, rastrellate e mandate al rogo, se ne occupò direttamente papà Clemente VII. Raimondi fu salvato solo per merito di alcuni amici influenti, avrebbe rischiato la morte per alcune tavole erotiche, Giulio Romano invece non subì nessuna condanna perché nel frattempo si era trasferito alla corte dei Gonzaga a Mantova. “I Modì” furono il primo caso in Italia di raffigurazione di scene di sesso esplicito pensate per essere messe in commercio, molto probabilmente Giulio Romano si dedicò a questo genere avendo in mano delle tessere che erano caratterizzate su un lato da scene erotiche e dall’altro da numeri romani da I a XVI (le spintriae), altro non erano che dei gettoni per accedere nei vari postriboli. Terminata la fase dell’illustrazione entra in scena un altro “collaboratore” , quel Pietro Aretino che scriverà i famosissimo “Sonetti lussuriosi”, sonetti ognuno a commento di una incisione. Naturalmente anche la parte letteraria non passò inosservata e fece scattare la censura in modo istantaneo, lo stato pontificio, per mano di Giammatteo Giberti, si preoccupò anche di assoldare un sicario che accoltellò Pietro Aretino. Ancora una volta Giorgio Vasari non ebbe un commento positivo: «A ciascun modo fece Messer Pietro Aretino un disonestissimo sonetto, in tanto che io non so qual fusse più, o brutto lo spettacolo dei disegni di Giulio all’occhio, o le parole dell’Aretino agl’orecchi». A conferma di quanto fu pressante e deleteria la censura si può constatare che i disegni originali sono andati del tutto perduti, mentre delle incisioni di Raimondi ne sopravvivono soltanto due, una conservata alla Bibliotheque Nationale di Parigi e l’altra all’Albertina di Vienna mentre alcuni frammenti si trovano al British Museum di Londra. Un altro artista che si cimentò in questa avventura fu Jacopo Caraglio che si dissociò un po’ dall’opera originale perché inserì come personaggi non delle persone comuni ma degli dèi. Queste incisione sono sopravvissute alla distruzione selvaggia vuoi per essere meno spinte e perché rappresentavano delle divinità. Oggi il rammarico è quello di non poter disporre più degli originali perché persone ottuse hanno cercato con tutte le armi a loro disposizione di distruggere i disegni e le incisioni, nello stesso tempo bisogna dare atto a Pietro Aretino di aver difeso Marcantoni Raimondi quando era in prigione e di aver contribuito alla divulgazione dell’opera con la scrittura dei famosi sonetti. In tempi più recenti i “Sonetti lussuriosi” di Pietro Aretino furono illustrati con incisioni bellissime da Edouard-Henri Avril (1849-1928).



Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page

lunedì 7 aprile 2014

Chiodi piume

Di Gabriel Lure





Aldiqua dello specchio tutto il tempo s'è fermato e non ha senso la parola eterno... non si è schiavi del vento e la pioggia è come lo sguardo d'uno spettro... guardo come se tutto fosse spento, nell'indefinito senso che nulla qui ha un prezzo... sospirare e respirare hanno lo stesso sapore dell'espiare,quest'ordine remoto senza estetica è un fluire di polvere allergica.
La voce non esce, tutto qui è una prigione d'anarchia, si è versi scimmiotteschi di quegli inutili e vestiti teschi che si sorridono solo per malinconia... gli alberi sono immobili segni del creato, anche gli insetti a stento sperdono il loro fiato... amare qui gli altri è il più grave reato, peggio della follia... aldiqua dove l'aldilà non ha senso, Dio è esploso nel consenso, come se fosse una votazione d'ignoti intenti... la morte non passa da queste sponde ed il mare si riversa oltre le pozze a fatica...

Guarda
come i chiodi
sembran
piume di
corvi come i
corpi cadono
precisi ed
assenti
sull'ipocondria
tutto si
veste d'ipocrisia
ci si distrae
solo per
rendersi
conto
che l'uomo
è il risultato
d'un numero
che non
fa sconto
osserva
come la pelle
s'increspa
nelle palpebre
come una
volta che
tutto è spento
ti rendi
conto ch'è
inutile guardar
fuori come
scrutarsi
dentro
in fondo lì
dove non ci
son radici e
tutto s'anima
s'annida
una voce di
plastica
ed ascoltarla
ormai è
una pigra
ginnastica
lascia
che la luce
accechi
tutto oltre la
polvere ed
il lutto e poi
quando nudo
oltre il sole
spererai
di far l'amore
con te
stesso almeno
una volta
un'ultima volta
di quel tempo
che non ha
avuto mai
tempo di
spendersi
per te in
una lacrima



Puoi votare altri articoli anche in questa pagina.
Share this page