venerdì 28 febbraio 2014

Morgan Palmas, "l'imprenditore"

Di Mary Blindflowers




C'è una famosa canzone di De Gregori che recita: “ti ricordi quant'eri bello quando cercavi una sistemazione...”, e quest'idea di pura bellezza interiore poteva essere applicata ad un blog onesto negli intenti, non fazioso, né corruttibile all'apparenza: Sul Romanzo, di Morgan Palmas.
Quando qualche anno fa ho iniziato la collaborazione come articolista, non pretendevo di certo di essere pagata. Quasi nessun blog paga i suoi collaboratori e Palmas era stato chiaro “la partecipazione è gratuita”. Per qualche annetto è andata benone, poi il blog è diventato agenzia letteraria, è nata una web-zine, sono iniziate le interviste di Morgan in Rai, i contatti con gli editor, con i giornali. Dopo quattro anni, la direzione del blog manda ai collaboratori una mail il 22 aprile 2013, avvertendoli che “in autunno verranno retribuiti per i loro articoli”. Lo scrive anche in un post pubblico:


“...considerare Sul Romanzo non più un’idea o un hobby, neanche una start-up, qualcosa di più. L’Agenzia Letteraria Sul Romanzo sta intensificando le attività ed è vicino il giorno in cui potrò far confluire risorse economiche nel blog e nella webzine (per la verità, questa fase è già iniziata, entro la fine del 2013 includerà tutti i collaboratori). Domanda seria: quanti blog letterari italiani pagano i collaboratori per i loro articoli? Noi inizieremo a farlo nell’autunno prossimo”.


E in data 19 giugno 2013 Morgan reitera la promessa sempre tramite mail:

Sul Romanzo è un'agenzia, deve fare anche, non solo, ma anche numeri, deve ampliare il pubblico di lettori, oltre al discorso commerciale. Se entro la fine dell'anno ogni collaboratore riceverà un compenso per ogni suo pezzo (a partire da un valore possibile e sicuro per tutte le risorse umane interne) è perché dal 2009 si è lavorato in un certo modo, non c'è alcun blog letterario che paga in Italia i collaboratori, eccetto BooksBlog in quanto parte di un grande gruppo editoriale (Blogo). Questa era la premessa di linea editoriale”.

Ma si sa certe premesse-promesse a volte non vanno mantenute. L'autunno è arrivato, ma il contributo no, non si è visto il becco di un quattrino. Persone, come la sottoscritta che per anni hanno lavorato gratis senza pretendere niente, contribuendo alla crescita economica e culturale del blog, si sono sentite prese in giro dal fatto che alcuni articolisti dell'ultim'ora, quelli di gossip e attualità, per intenderci, cominciano a settembre a ricevere un compenso. Ho fatto notare l'ingiustizia a Morgan Palmas. Risposta: “Mary, a settembre ho iniziato a pagare chi fa le news, non è un mistero. E ho detto che avrei, appena possibile, iniziato a pagare le recensioni. Le news producono 800-900 visite e in termini di ritorno economico contano X, mentre le recensioni quando arrivano a 400 visite è un successo, quindi X meno metà introiti. Da imprenditore devo ragionare con i soldi e il principio per cui generarli, non con le teorie”.
Caspita, ma non aveva detto che pagava tutti i collaboratori "entro la fine del 2013". Sbaglio o siamo nel 2014?
Ma suvvia non siamo ingenui. Morgan Palmas è diventato un imprenditore, segue la legge del capitalismo, “io guardo i soldi”. Intanto la canzone di De Gregori mi rimbomba nella testa sempre di più. A settembre mollo, inizio a non mandare più articoli, adducendo motivi personali, per sondare le reazioni. E scrivo: “appena potrete pagarmi torno”. Avrei voluto aggiungere: “ca nisciun'è fesso”, ma mi sono trattenuta.
Da poco mi sono accorta che i miei articoli per Sul Romanzo, sono diventati anonimi. Chiedo spiegazione a Morgan che adduce problemi tecnici.
Dopo qualche giorno lo stesso decide di cancellare i post relativi al plagio della mia tesi di laurea da parte di Miriam Turrini e Gian Paolo Brizzi. La battaglia contro i professori plagiari non riguarda più uno che da povero è diventato “imprenditore”. Gli dei dell'Olimpo, su suggerimento dei loro avvocati, non possono mischiarsi in simili spigolose faccende. Il primo post che sparisce è quello relativo alla notizia che ho vinto la causa per diffamazione contro I professori, come se dirlo fosse una vergogna. Gian Paolo Brizzi è intervenuto precisando che però ho perso la causa per plagio in primo grado e che dovrei pagargli i danni. La sentenza del primo grado, emessa prima che vincessi nel penale la causa per diffamazione, non è definitiva, anzi, è stata appellata, ergo la causa per plagio non è finita. Forse però lui chiede già i danni in un post pubblico perché sa già di aver vinto? Ed è convinto di aver vinto perché è un barone universitario piuttosto celebre? La risposta ai nostri lettori. In ogni caso nel post di Sul Romanzo ormai autocensurato il docente scrive la sua mail, in modo che possa sentirsi in privato con Morgan. E la mail ha avuto effetto, dato che il post è stato cancellato. Sorrido. Non serve a niente, dato che il post è rimbalzato in tutta la rete.
Lo staff del blog si è molto risentito per un articolo di Mario Borghi sulla faccenda: http://stranoforte.weebly.com/1/post/2014/02/censura-o-non-censura-baroni-o-non.html
Il risentimento nasce dal fatto che gli "imprenditori" si sono sentiti attaccati sul piano “non pagate gli articolisti”. Gerardo Perrotta dice che nel 2013 ho mandato soltanto “tre” articoli a Sul Romanzo e che dunque non potevo essere pagata. Curioso un imprenditore che non sa contare. Per fortuna ho conservato le mail con data di invio degli articoli1. Su certe cose bisogna essere precisi...
E intanto De Gregori continua a cantare: “ti ricordi com'eri bello...”, mentre la bellezza muore nelle pieghe tumefatte del capitalismo e dell'amicizia tradita.



Rif. nota 1.
1 Poesie elettriche e spazi spastici, quartine terapeutiche nel numero 39 della webzine dal 13/10 al 26/10 2013

2 Horror uteri, yod e castrazione simbolica, nel numero 29 dal 30/06 al 6/07 2013.

3 Erzulie, quando il superfluo è sogno, numero 26 dal 2/06 all'8/06 2013

4 La favola di Cristo, libro denuncia di Luigi Cascioli, numero 23 dal 19/05 al 25/05/2013

5 Montale e I nuovi poeti, da Stefano Benni a Flavia Vento, numero 22 dal 12/05 al 18/05/2013.

6 L'e-book è il futuro? Numero 18 dal 14/03 al 20/04/2013.

7 Nichilismo zen, numero 29 dal 30/06 al 6/7/2013

continua...

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giovedì 27 febbraio 2014

Palombo ai gamberetti (Cucina di rabbia e poesia)

Di Mary Blindflowers




Ingredienti per due persone:

2 tranci di palombo
12 o 15 gamberetti
prezzemolo, zenzero, olio extravergine di oliva, maggiorana, peperoncino, un pomodoretto, olive, capperi e vino bianco, aglio.


Pesci nel mare delle possibilità, lenti e veloci, ritardati e precoci, con e senza denti, qualunquisti, squali e affaristi, qua e là, riproduttori di pinna in nobili collegi navigati fuor dall'acqua, pesci accademia, pseudopesci che nuotano felici nella mediocrità, raccomandati, furbi e prezzolati.
Non badate a questa marmaglia né a chi ve li ha mandati, che per la vostra più che onesta ricetta occorre un pesce buono, da battaglia, scelto senza fretta.
Un bel palombo sano dalle carni bianche che comprerete a tranci. Cuocetelo a vapore con le erbette, che non fanno fumo e spandono delizioso profumo, maggiorana una presa sana, peperoncino, zenzero e prezzemolo tritato.
Dopo averlo lasciato cuocere per bene, si mette in una padella assieme a una corte di rosei gamberetti non servili, irrorate di vino bianco (se gradite) e alzate la fiamma fino a farlo evaporare, poi abbassate la fiamma, aggiungete aglio, prezzemolo, olio extraveergine di oliva, zenzero macinato e un pomodoretto, olive e capperi (facoltativo). Si copre e quando i gamberetti saranno cotti, servire ben caldo.



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Sedano rapa alla melograna (Cucina di rabbia e poesia)

Di Pablo Paolo Peretti


Ingredienti per 4-5 persone:



un sedano rapa, medio grande...
sale pepe, due uova, mezzo bicchiere di latte e due manciate di parmigiano grattuggiato.
Per l'impanatura, pan grattato e per la frittura olio di oliva o di semi.
6 rape medie... in acqua bollente e con il sale... A cottura terminata anche queste saranno soggette ad acqua fredda per fermare la cottura ...e da fredde le si taglia a rondelle e le si prepara con una salsa di olio di oliva, sale, pepe aceto di vino rosso e aglietto spezzettato. Mescolato insieme il tutto si aggiungono i frutti della melograna...

Scordiamoci delle teste di rapa... quelle ce le ritroviamo tra i piedi, nostro malgrado, ogni giorno. Concentriamoci sul vegetale.


Medio grande, lo puliamo dalla scorza, e lo buttiamo in acqua e sale a bollire fino a farlo diventare morbido (non cuocerlo troppo). Prendete uno spiedino e quando questo entra senza difficoltà nella rapa... toglietelo dal fuoco. Fatelo raffreddare immediatamente con acqua fredda, cosí si blocca del tutto la cottura. Da tiepido, quasi freddo... tagliatelo a fette di due tre centimetri, come piccole bistecchine.. Preparate uovo sbattuto con sale, pepe , un pò di latte e parmigiano. Sbatteteci dentro le fettine e le impanate con pan grattato. Scaldate del buon olio di oliva o di semi... e friggete le cotolette fino a che non fanno la loro crosticina dorata. Mettetele a scolare e presentarle con ciuffetti di prezzemolo e spicchi di limone... Buonissime ... Io le accompagno con barbabietole lessate non quelle rosse ma quelle a righe condite con aglio, olio, aceto, sale e pepe e chicchi di melograna... 

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mercoledì 26 febbraio 2014

I frutti bacati di Sara Harris (I libri proibiti)

Di Libri libretti





Ogni tanto mi piace sporcarmi le mani di terra, sentire la sabbia tra le dita. Vorrei dedicarmi più spesso al giardinaggio, ma un po’ perché sono negato un po’ perché sono piuttosto pigro, rimando sempre a domani. Immancabilmente il giorno giusto cade con il giorno di pioggia, quindi rimando ancora. In questi anni mi sono specializzato nella potatura dell’olivo, non tanto per aumentarne la produzione dei frutti, ma per renderlo gradevole alla vista. Anzi meno olive produce e più sono contento, so per certo che sarebbe una guerra impari con i vari merli che regolarmente mi fanno fesso. Personalmente cerco di migliorarne la forma e renderlo armonico nonché utile nei periodi più caldi quando mi siedo sotto a leggere. Ieri è stato un giorno ideale, sono riuscito a potarne metà, oggi l’altra metà; sempre che trovi un’anima gentile che mi porti via le frasche cadute in terra. Il “maestro potino” non si può abbassare a gettare via la potatura, ad ognuno il proprio lavoro. Potare l’olivo è un rito sacrificale, preparazione delle varie forbici, scalei di varie misure, come se il tutto servisse per la realizzazione di un’opera d’arte. In fin dei conti per me lo è, anche perché una volta terminato faccio festa, ricordandomi l’olivo di Lawrence, poco distante da casa, dove si accucciava per scrivere “L’amante di Lady Chatterley”, mi preparo lo spazio circostante e mi siedo spalle tronco per consumarmi una bella tazza di thè al latte, qualche biscotto di zucchero di canna e per finire un dadino di cioccolata fondente. Solitamente prendo sempre anche un libro, ma, inevitabilmente, la lettura la rimando a tempi migliori quando la terra non trasuda acqua e i pantaloni rimangono asciutti …

Sara Harris, “I frutti bacati”, Baldini & Castoldi, Milano, 1954


Il 1954 fu un anno particolare per la casa editrice Baldini & Castoldi, dovette subire ben tre censure e processi per altrettanti libri, uno di questi fu “I frutti bacati” di Sara Harris. Il volume nonostante avesse una trama molto più hard degli altri due fu assolto anche se continuò ad essere osteggiato e poco considerato. Il libro ancora oggi risulta molto raro da trovare, fatto che potrebbe dimostrare o la piccola tiratura o meglio un ritiro dal commercio con conseguente invio al macero. L’assoluzione derivò dal fatto che la crudezza delle scene ed il linguaggio molto esplicito non erano fine a se stesse, ma denunciavano le condizioni terrificanti in cui versavano alcuni riformatori femminili americani, che avevano un’aurea esterna di pulizia e piacevolezza ed invece nascondevano e tacevano soprusi, devianze e nefandezze di ogni genere. Mentre lo scopo sociale era rieducare e dare nuova vita alle ragazze che avevano avuto una storia difficile, in pratica era un luogo di allenamento per future prostitute. La protagonista principale è Bessie una ragazza con un difficile passato alle spalle, nonostante la giovane età, che viene inviata dalla mamma in un riformatorio pensando di riacquistarla dal lato morale. Qui la giovane ragazza, appena 16 anni, incontra una situazione barbarica, una promiscuità di ruoli che la sconvolgono. Una varietà incredibili di personaggi sono costretti a vivere insieme, tutti i giorni a stretto contatto, dalla prostituta navigata e consumata nel mestiere, alla ladra esperta in borseggi, a quella in truffe, alla ragazzina lontana da questi mondi che semplicemente bigiava la scuola. Questa promiscuità e disparità di vissuto portavano a delle lotte interne per la supremazia del territorio, una omosessualità diffusa ed imposta con la forza. Le più forti fisicamente imponevano la loro legge e con la forza e la violenza ottenevano favori sessuali dalle più deboli, ogni donna più maschia aveva la sua “Giulietta”. Bessie è una ragazza che aveva lasciato il suo primo amore, aveva rinunciato forzatamente all’amore del suo ragazzo e trovatasi in una situazione così diversa e particolarmente violenta cerca di ribellarsi rifiutando le voglie lascive di una virago omosessuale. Il suo rifiuto non viene ascoltato e perseguitata da diverse ragazze che le promettono anche la morte, cerca il male peggiore: “Cercando di vincere la propria nausea e senza attendere più un attimo nel timore di perdere quel poco di coraggio che era riuscita a farsi, Bessie abbassò improvvisamente il viso e fece ciò che Sheik le chiedeva, continuando finché la ragazzona ebbe una specie di rantolo e le ordinò di smettere. Strano. Non aveva vomitato i pasticcini raffermi che aveva mangiato poco prima. Si era aspettata da un momento all’altro che il fattaccio accadesse ed invece tutto era andato benissimo. Strano. Quell’orribile sapore in bocca, quella saliva viscida e … nulla!”. Da questa spirale non riuscirà più ad uscirne e la sua vita fuori dal riformatorio era già pronta, sarebbe finita nelle mani di “Madam” per iniziare la professione di prostituta. Il libro uscì per la prima volta nel 1951 in America con il titolo ”The Wayward Ones” (traducibile con “Le ribelli”), quindi la traduzione italiana del titolo non aveva niente a che vedere con il titolo originale. In Italia fu ripubblicato nel 1967 dalla stessa casa editrice, nella collana “Gli Asteroidi”, con il titolo “Ragazze di tutti” con sottotitolo: “Un romanzo audace di giovani donne obbligate a vivere in stretta intimità”, anche questa copia è piuttosto rara da reperire.



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Killer di patate e riso (Cucina di rabbia e poesia)

Killer di riso e patate


Di Mary Blindflowers

Ingredienti: Tre patate grosse, rosse, gialle, a seconda di gusti ed esigenze.
Un pugno di riso nero.
Radice di zenzero macinata quanto basta.
Olio extra vergine di oliva.
Brodo.
Acqua minerale.


Le patate sono tante, gialle, rosse, chiare e scure, vecchie e nuove, germogliate o appena colte, intatte, usate, sicure, bacate e un poco sfatte, insoddisfatte, senza grugno, pure, belle, savie e stolte, a dicembre come a giugno.
Prendetene tre belle grosse che vi siete stancate di vedere tra molte: un'amante di vostro marito, una segretaria di partito, una bisbetica vicina. In poche sollecite mosse sciacquate sotto l'acqua fragrante più e più sante volte, e com'è vero che il mezzo non è intero e che ogni vino nero smorza la fame del guerriero, levate con fiero piglio la loro scorza e affondate la lama nella carne dura o molle, fatele a pezzetti senza scompiglio, immergetele in acqua che bolle assieme ad un pugno di buon riso nero, e se arriva un ospite fate buon viso, altrimenti il gioco diventa cattivo.
Girate, girate, finché è cotto il riso, aggiungete brodo vivo fatto con carne normale oppure lo stinco o il dito di un vicino clericale, radice di zenzero ben macinata, olio evo, una bella rimestata. E quando la patata s'è squagliata di sollievo e ben mimetizzata nella brodaglia, mangiate, gentaglia, e sarà un'ottima giornata.

Servite con acqua minerale.

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martedì 25 febbraio 2014

Uso compassionevole



Se la compassione è tristezza
la vita che scorre, diventa l’amaro
sul fondo del mio barile,
che si camuffa i denti
sotto i baffi stanchi,

il vento passa attraverso
anche con le imposte chiuse 
e muto sorride il sentimento
mio e pentito,
come dopo la sbornia 
di vita e sangue e amore,

ma il cammino piscia dei forse,
che ne sa del suo affare?
Mentre nasconde in sacchi di juta
lo schifo nefando, con naftalina
e dorme notti serene
tenendo stretto un manuale al petto
come il cane fa con la ciotola,

compassionevole è triste sì,
rende brutale il dopo
e intanto metto un passo

tra me e il resto.

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lunedì 24 febbraio 2014

Censura e poteri forti nel Paese dei post oscurati

Di Mary Blindflowers


Censura e poteri forti



In data 29 maggio 2013 il blog Sul Romanzo di Morgan Palmas pubblicava quest'intervista poi postata anche dal blog “Destrutturalismo e altro”:


Riassumendo Maria Antonietta Pinna denuncia i professori Gian Paolo Brizzi e Miriam Turrini per plagio letterario. Ne parla anche l'Espresso:

http://espresso.repubblica.it/palazzo/2010/02/26/news/la-prof-mi-ha-copiato-br-le-ho-fatto-causa-1.18832

Informiamo I lettori su quanto accaduto in data 24 febbraio 2014.
Morgan Palmas, contattato dal professor Gian Paolo Brizzi, il quale gli comunica nei commenti di volere la sua mail, decide a distanza di tre anni di cancellare i post sul plagio, motivando in questo modo:


"Ho chiamato alcuni minuti fa il mio avvocato e su suo suggerimento ho cancellato il post con i commenti relativi. Il filo su cui mi muovo io è rischioso. Repubblica, Corriere della Sera ecc. possono permettersi di avere uno staff di avvocati per difendere i loro diritti di comunicazione, io sono una piccola partita Iva senza soldi per queste operazioni. Quanto potevo fare, come sai, l'ho fatto, ho impegnato tempo e soldi per difenderti in passato, perché ho dovuto pagare l'avvocato per difendere il mio nome coinvolto nelle tue battaglie sacrosante e due mezze giornate trascorse presso la Polizia, per non parlare delle telefonate e degli incontri con l'avvocato appunto. Non posso più continuare con questa battaglia Mary.
Anche perché oramai siete andati per le aule dei tribunali e quindi ci sarà la magistratura a darti ragione".

La causa per plagio, vinta in primo grado dai docenti, quando ancora non era stata emessa la sentenza penale assolutoria sul reato di diffamazione, è stata appellata, perciò, dato che in Italia si prevedono tre gradi di giudizio, la causa non è ancora finita. La prima udienza della causa d'appello ci sarà nel 2015.
Invece una sentenza del Tribunale ha stabilito che Maria Antonietta Pinna è stata assolta dal reato di diffamazione nei confronti di Brizzi e Turrini e che di conseguenza, non è reato dire che la tesi della dottoressa Pinna è stata plagiata dai docenti.
Morgan Palmas però leva i post sulla vicenda prima che la causa per plagio sia finita, cancella anche l'articolo in cui si informavano i lettori che la dottoressa Pinna è stata assolta dal reato di diffamazione. Su consiglio del suo avvocato... Non si deve sapere che c'è stata una sentenza assolutoria? Non si deve sapere che non è reato parlare di copia e incolla? Perché?
Ci sono poteri forti a cui le persone non libere non possono sfuggire? “Repubblica e Corriere della sera potrebbero avere uno staff di avvocati per difendere I loro diritti di comunicazione...”. Cosa c'entrano Repubblica e Corriere della Sera in tutta questa vicenda?







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domenica 23 febbraio 2014

Feltrinelli pubblica solo libri "perfetti", parola di Giuseppe Catozzella

Di Mary Blndflowers





In un'intervista di Morgan Palmas del 13 maggio 2010  per il blog Sul Romanzo, Giuseppe Catozzella, attualmente editor Feltrinelli, racconta come, dopo la laurea in filosofia, sia riuscito ad entrare nel mondo dell'editoria a soli 25 anni con il miracolo dell'invio di un curriculum a cui Mondadori avrebbe casualmente risposto:

avevo 25 anni, terminato il servizio civile e il master – desideravo lavorare all’interno di una casa editrice, nella sezione editoriale. Ho inviato curricula a tutti gli editori d’Italia, e l’unico che mi ha risposto – con mia grande sorpresa – è stato Mondadori. Cercavano uno stagista per l’ufficio del marketing operativo, nella sezione dell’editoria scolastica. Ho fatto lo stage di 6 mesi e, alla fine, in quell’ufficio, mi hanno proposto un contratto di lavoro...”. 
Da quel momento è iniziata una folgorante carriera editoriale. Trovare lavoro per lui è stato semplice come bere un bicchier d'acqua!

Incuriosita ho intervistato Catozzella sulle modalità di lavoro di un editor. In data 20 febbraio 2013 dichiara al blog Destrutturalismo e altro che "legge tutto, senza raccomandazione".
Sono contenta, mando un mio testo con relativa scheda.
Mi garantisce che leggerà e che mi darà una risposta positiva o negativa.
Passa un anno. Nessuna risposta.
Lo ricontatto.
Dice che il romanzo non li convince, parla al plurale.
Gli chiedo una scheda di lettura, insomma, se non è come gli altri editor, ma legge tutti, mi potrebbe anche dire quali parti del testo non li convincono.
Risposte generiche e filosofiche sulla perfezione, sul fatto che ha bisogno di tempo per dirmi... che sono cose "interne", all'autore non si dicono, "altrimenti non si lavora più".
Risposte vaghe e senza senso. Insomma bisogna credere che il lavoro sia stato letto, senza prove. San Tommaso non ha nessun diritto. 
Una risposta dell'editor in particolare mi ha colpito:
Un libro, per essere pubblicato da Feltrinelli dev'essere perfetto, perché noi pubblichiamo solo “libri perfetti”.
Comincio a pensare. Caspita, dev'essermi sfuggito qualcosa. Niente niente i grandi gruppi editoriali non fanno che sfornare capolavori e io me li sono persi tutti? Che sbadata!
La domanda a questo punto sorge spontanea, se il sillogismo non è un'opinione, ma una realtà filosofico matematica: i libri di Moccia, Ho voglia di teTre metri sopra il cielo, Amore 14, pubblicati proprio da Feltrinelli, sarebbero capolavori, libri perfetti? I posteri rimarranno estasiati di fronte a tanta grandezza, di fronte a queste pietre miliari della letteratura italiana per cui ci distinguiamo nel mondo.
Siamo davvero sicuri che si tratti di libri? Io per esempio li tengo in bagno, caso mai mancasse la carta. In questo senso sì sono perfetti.
Ed è proprio vero che dopo la laurea, mandando un curriculum, senza conoscere anima viva, in Italia si trova subito lavoro e addirittura si diventa redattori e poi editor di grandi colossi editoriali?
E' davvero così semplice? E i disoccupati laureati allora? Sono un'invenzione dei media.
Oppure c'è qualcosa che non quadra in tutto questo? Qualcosa che non si dice nel Paese delle mezze verità. Dubbi...
Mi sa che il pasticcio si è tutto bruciato nel forno delle evidenze impossibili e chi vuol intendere intenda.
Forse Catozzella potrebbe continuare la sua carriera come scrittore di favole. Agli italiani piacciono molto e anche quelli che non credono, alla fine, fanno finta di crederci, per convenzione, per interesse, per piaggeria, nella speranza di poter salire un giorno in quel cielo riservato a pochi eletti, anzi, per essere precisi, tre metri sopra quel cielo.





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venerdì 21 febbraio 2014

Editori a pagamento? No, grazie.

Di Alberto Carli




Ora, la lista degli editori a pagamento e a doppio binario non è una lista di proscrizione, come qualcuno lascia intendere, e non solo tra i difensori acritici dell’editoria a pagamento: anche tra i difensori dell’editoria di qualità che non richiede contributi, a volte, circola aria di caccia alle streghe, mentre scegliere o meno se pubblicare a pagamento è ancora una libertà di chi vuole pubblicare.

La legge non vieta di pagare per pubblicare, e con le notizie che circolano in rete sull’editoria a pagamento e sull’editoria che fa il suo lavoro imprenditoriale (che consiste nell’assumersi il rischio di impresa e investire sull’autore in cui crede), diventa piuttosto difficile pensare oggi che qualcuno possa davvero essere stato truffato senza rendersene conto. Sinceramente non mi sembra nemmeno il caso di difendere autori che per pigrizia o impellenza di vedere un romanzo con copertina cartonata, rilegato, e via dicendo, invece di dedicarsi a quel lavoro lento, lungo e costante che è la ricerca di un editore serio che li convinca, preferiscono pagare per la pubblicazione il primo editore a pagamento che incontrano. Sto parlando naturalmente dei neofiti che si affacciano al mondo dell’editoria in questi anni dove la circolazione via internet delle notizie esiste, perché quando cominciai a cercare un editore, ormai 12 anni fa, dovetti sbattere il grugno contro una buona serie di editori a pagamento (qualcuno presente nella lista), in mezzo a quanto di buono offriva il mercato editoriale. E a dirla tutta, era molto più difficile trovare notizie anche sui piccoli editori di qualità non a pagamento, all’epoca.

Oggi non è più così. Abbiamo un’arma per informarci. Sarebbe il caso di usarla e di diffonderla. E se qualcuno, pur con tutte le informazioni utili che circolano, deciderà di rivolgersi a un editore a pagamento, per fretta o per quant’altro (nel quant’altro sono incluse alcune pubblicazioni specialistiche o universitarie, che dovrebbero a mio parere fare discorso a parte), dovrebbero avere l’onestà intellettuale di non recriminare su una scelta che hanno compiuto senza costrizione.

Chi vuol sapere quali sono gli editori a pagamento può servirsi della lista di Loredana Lipperini che si trova on line.
Non dimentichiamo però che alcuni editori a doppio binario, possono anche scegliere di pubblicare alcuni autori di qualità in modalità completamente gratuita.




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Il piacere di Gabriele D'Annunzio (Libri proibiti)

Di Libri Libretti




Finalmente un ritorno alla realtà, stamani ho ricevuto la visita di due carissimi amici che da tempo non vedevo, entrambi pittori. Giornata all’insegna del bello, gradevole la conversazione e molto interessante la visione delle tantissime tecniche miste che gentilmente mi hanno portato. Il tavolo completamente sommerso e come le carte da gioco i disegni spostati a destra e sinistra, una sorta di cubo di Rubik. Io che toglievo e rimettevo gli occhiali, sceglievo, commentavo, prendevo e riposavo sul tavolo. Un bambino a cui hanno regalato un nuovo gioco, apre la scatola e la richiude, suggella e guarda sott’occhio come si vergogni di esser scoperto a sbirciare. Una moltitudine di sensazioni che si accavallano per poi sciogliersi; poi la scoperta, nove disegni dell’incendio della biblioteca di Saraievo. Ho pensato subito alla pagina e ho chiesto a Chiara se mi abbia lasciato sei dei nove disegni per postarli, svelta la risposta: “Prendili tutti, fai con calma, quando hai fatto me li restituisci”. Gli amici hanno la A maiuscola, mi ha fatto veramente un regalo, ancora li sto guardando uno a uno …

Gabriele D’Annunzio, “Il piacere”, Mondadori, Milano, 1995
Gabriele D’Annunzio, “Il martirio di San Sebastiano”, F.lli Treves, Milano, 1911
Gabriele D’Annunzio, “L’innocente”, L’Oleandro, Roma, 1934
Gabriele D’Annunzio, “Trionfo della morte”, F.lli Treves, Milano, 1921.


D’Annunzio e la censura è un aspetto complicato della letteratura italiana, certo non possiamo prendere in esame un solo libro, bensì tutta la sua opera letteraria. Dagli esordi letterari nella neo capitale del Regno d'Italia, sino alla morte avvenuta alle soglie della seconda Guerra Mondiale, D’Annunzio conduce una vita sopra le righe, passa tra arte, sesso, droga e politica con una facilità dell’equilibrista. Non è facile seguirlo. Intellettuale cosmopolita, esteta raffinato, poeta e politico rivoluzionario. Geniale o un millantatore, un mitomane, un guerrafondaio, un esaltato nazionalista, uno scatenato erotomane? Probabilmente fu tutto questo, insieme. Tutto questo e niente di questo, comunque un eccesso continuo, visse da signore senza avere il becco d’un quattrino, firmava cambiali in bianco prendendosi gioco dei suoi creditori, con l’impudenza di cui si farà sempre vanto, ad un sollecito di pagamento, firmerà la risposta come principe di Monte moroso. Proprio per questo fu, e rimane, inimitabile. Le turbolenti relazioni amorose del poeta saranno il campo di battaglia dove costruirà i propri romanzi, spesso infarciti di situazioni altamente piccanti. Ogni opera presenta qualche lato della trama che impensierisce i benpensanti: per esempio il pensiero di d'Annunzio espresso nel “Il piacere” non si sposa con il pensiero cristiano. D’Annunzio esalta il piacere terreno in tutte le sue forme, dalla ricchezza, all’arte, al sesso. fino a rendere la propria vita un’opera d'arte. Il protagonista viene presentato come ricco, aristocratico, intenditore di cose d’arte ed egli stesso poeta ed incisore, e anche donnaiolo; e parla un po’ del suo amore per due donne. Andrea prima se la fa con una vedova, poi con una donna sposata, del tutto naturale per l’autore, ma questa visione non combacia con il cattolicesimo … L’accusa, nella persona di padre Giuseppe Maria Checchi, rilevò che Andrea Sperelli, il protagonista dell’opera, era un «nobile libertino, che passa di amore in amore, lascia ed è lasciato, tenta le più oneste, e fa cadere le più coscienziose». Padre Checchi considerò la figura di Sperelli come proiezione di d’Annunzio, specie quando afferma «l’ideale suo». «È tutto il d’Annunzio», concludeva padre Checchi dopo l’esame del libro. Secondo il religioso del Sant’Uffizio, lo scrittore faceva coincidere volutamente i personaggi che creava con se stesso, in particolar modo quando facevano professione di «vita inimitabile», come lo Sperelli. Altro libro che subì gli strali delle autorità ecclesiastiche fu “Il martirio di San Sebastiano”, pubblicato per la prima volta a Parigi presso Calmann-Lévy nel 1911 (Le Martyre de Saint Sébastien), quando D’Annunzio si era rifugiato dopo essere scappato dall’Italia perché rincorso dai debitori. L’idea di comporre “Il martirio di San Sebastiano” maturò in D’Annunzio quando vide esibirsi la celebre ballerina russa Ida Rubinstein, la cui fama era legata al conturbante fascino androgino e ai fasti della mondanità parigina: l’autore la volle in tutti i modi nella parte del santo e questo dissacrazione non fece che accrescere l’ostilità della chiesa nei confronti del poeta. L’opera, con le scenografie di Baskt, fu musicata da Debussy e rappresentata il 22 maggio 1911 al «Théâtre du Châtelet» riscuotendo un discreto successo, ma non proprio un trionfo. Qualche settimana prima, infatti, la Congregazione dell’Indice a Roma aveva condannato tutte le opere di D’Annunzio e l’arcivescovo di Parigi, il cardinale Amette, aveva invitato i cattolici a non partecipare alla rappresentazione del Martyre de Saint Sébastien. L’opera creò molti problemi anche al dedicatario dell’opera, lo scrittore Maurice Barrès, che in qualche modo volle dissociarsi dal poeta inviandogli una lettera di questo tenore: «Lei ha saputo esprimere bene il piacere e male lo slancio del cuore. L’opera è pagana […] è un inno al piacere […] non voglio andare lì dove sono le febbri. Amo la salute». Altri volumi, altri personaggi, stessa sorte, come Tullio Hermil ne “L’innocente” (1891). Anche in questo secondo romanzo, padre Checchi sottolineava come emergesse chiaramente «quanto la disonesta passione degradi l’uomo, lo renda cattivo e ne amareggi la vita». «L’onda di sensualità» pervadeva l’intero volume: una scena «voluttuosa» si protraeva addirittura «per diecine e diecine di pagine». Ma l’intollerabilità delle vicende narrate era massima, secondo padre Checchi, nel “Trionfo della morte” (1894), in cui sia il soggetto del romanzo sia il suo svolgimento risultavano contaminati da una serie pressoché interminabile di oscenità. Di fatto, la sommaria descrizione preliminare dell’intreccio da parte di padre Checchi non lasciava dubbi sulla natura scandalosa dei contenuti: «Un libertino che ama un’adultera e si piglia con essa tutte le soddisfazioni: quindi annoiato di tutto, diffidente di tutti e di quello stesso amore che nutre, pensa al suicidio, e vi pensa tanto che finisce coll’uccidere sé e l’amante, gettandosi in mare». D’Annunzio non faceva mistero della sua spiccata sessualità e quello che scriveva nei libri non era frutto di immaginazione ma di vita vissuta, quindi, lo stesso epistolario, esprime quello che è sempre stato il suo modo di concepire l’amore: il suo fu più che altro un amore di sensi e di cervello, vissuto con un atteggiamento egoistico, cosa che, naturalmente, non escluse mai la passione, la piena disponibilità, l’estrosità, la generosità, come non escluse i tradimenti, oggi mascherati, domani smentiti. I giochi erotici sono puntualmente rievocati da D’Annunzio nelle lettere, allo scopo di tenere alta la tensione sentimentale dell’amica di turno, per eccitarla sessualmente, suggerendole che il loro amore era unico ed irripetibile. Pertanto anche l’epistolario fu spesso censurato nelle sue parti più spinte. Se da una parte la chiesa faceva pressione dall’altra ci pensò Mussolini a boicottare l’opera del Vate. D’Annunzio fu l’unica persona che Mussolini temette, sia per la sua cultura, sia per l’intelligenza, che per la capacità dialettica (come lui era capace di infiammare le platee) che per il deciso ascendente che aveva verso le donne. La sorveglianza fu affidata a Giovanni Rizzo, un funzionario del Ministero dell’Interno in missione permanente a Gardone Riviera. La censura era strettissima: corrispondenza, conversazioni telefoniche, arrivi al Vittoriale; tutto era registrato e di tutto si prendeva nota. La consegna di Mussolini al Rizzo era stata lapidaria: «Notizie sullo stato d’animo del poeta da comunicare immediatamente. Fare capo a me per tutto quanto riguarda il Vittoriale. Telegrafatemi in cifra, scrivetemi; occorrendo, venite a Roma». Interessante a questo proposito leggere di Rizzo “D’Annunzio e Mussolini, La verità sui loro rapporti” pubblicato dall’editore Cappelli nel 1960. Un lavoro alle costole quello del regime fascista, che dopo averne scopiazzato la politica spettacolo di Fiume per evitare che diventasse un concorrente o un avversario di Mussolini lo aveva in qualche modo comprato approfittando dei suoi continui problemi finanziari; per poi ridurlo ad un monumento di sé stesso. Lo stesso Mussolini per due volte intervenne affinché il Nobel per la Letteratura venisse dato alla Deledda e a Pirandello piuttosto che a lui. Esiste anche il dubbio della “longa mano del fascismo” sul misterioso volo dalla finestra. Però è anche veri che lo stesso D’Annunzio aveva cercato in tutti i modi la “bella morte” durante la Grande Guerra e l’impresa fiumana, proprio perché intuiva che uno spegnersi in vecchiaia avrebbe afflosciato senza rimedio il finale della sua vita-romanzo. «Tentiamo qualche altra impresa, prima d’essere pacificati per forza. Meglio essere inghiottiti dal nostro mare che dal fango mobile», aveva scritto tre settimane prima della fine della guerra. E contro la censura: «Non temere! Accogli l'ignoto e l'impreveduto e quanto altro ti recherà l'evento; abolisci ogni divieto; procedi sicuro e libero. Non avere ormai sollecitudine se non di vivere. Il tuo fato non potrà compiersi se non nella profusione della vita».


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