venerdì 31 gennaio 2014

Turbamenti

Di Renzo Lorenzon


Siamo? Cuori di atomi primordiali impazziti, lanciati e sperduti, essenza pura stellare, atti a brillare nel siedereo spazio.
Siamo ancora qualcosa in più, di tutto ciò: siamo stupendi e irreperibili microcosmi, esseri poliedrici, dalle mille sfaccettature,  specchi riflettenti delle persone che amiamo, vera unica nostra ricchezza.
Siamo, anche però, sogni volati via nel vento, nuvole smarrite e volatilizzate nel cielo, dall’inevitabile destino, è così la vita: un blu cobalto nostalgia.
Siamo lacrime perdute, lasciate cadere a terra, cuori spezzati, infranti in mille scheggie adamantine, lucenti, ma non ricomponibili.
Siamo libri esclusivi, dalle invitanti e sgargianti copertine; mai aperti, mai letti, in fila in scaffali impolverati dal tiranno tempo, tesoriere del nulla.
Siamo eclettici ascensionisti in levigati, anomali e sterili deserti, ma orgogliosi delle nostre imprese del nulla, delle onorificenze esposte in fasulli talk show, contornati da bellezze, eteree greche, plastificate.
Siamo vittime innocenti di guerre  perdute e dimenticate in cassetti della storia non scritta, è riaperti all’eclattante scandalo delle regole non rispettate, alla fuori uscita dei paletti, ma qui è  tutta una fuoriuscita collettiva, scheggie a ferro e fuoco, lanciate verso il nulla.
Siamo così: tutto è nulla. Siamo noi.

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giovedì 30 gennaio 2014

Cinturini

Di Mary Blindflowers


Frammenti fulgenti
in sogno di schegge travolte d'immenso,
in folate sull'esausto incenso
degli anni,
simili a inganni carismi dietro i portoni
della posta d'ego,
su una spiaggia deserta
che stende gli squali di una morte tabù
certa a cui nessuno sfugge.
Frammenti di chi sa
che niente e nessuno tornerà
da tende di viaggi fantasmatici,
mentre il mare dai cuori cilestrini
distrugge la crosta del bisogno
e rugge come un leone madre
dagli occhi prismi
ficcati nel blu di iniziatici
cammini.
Un nero a Barking spaccia e vende
cinturini, roba e affini.




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La marcia di Radetzky


Di Sonia Argiolas




Autore: Joseph Roth


Editore: Adelphi

Pagine: 424





Bellissimo romanzo all'aroma di decadenza e accompagnato, con cadenze regolari, dalla marcia che dona il titolo all'opera.

Una decrizione dettagliata e malinconica della fine dell'Impero asburgico.

Roth insegna come si possa parlare di storia, senza ricorrere ad una didascalica narrazione di eventi, ma semplicemte attraverso la compiuta analisi della psicologia dei personaggi. 
La storia siamo noi, disse qualcuno e le nostre illusioni e delusioni aggiungo io.
Tutto ruota intorno alla figura, destinata a comparire nei libri di lettura delle scuole dei giovani austriaci, del caro signor Trotta eroe di Solferino.
Non un eroe qualunque, ma colui che salvò, in tale battaglia, la vita all'imperatore. E il valore di tale gesto è destinato ad aumentare esponenzialmente poichè non stiamo parlando di un normale imperatore, ma di quell'Imperatore il cui potere deriva direttamente da Dio!
Un onore incommensurabile per suo figlio Franz e per suo nipote, Joseph Carl.
Ma come ogni onore che si rispetti c'è anche il peso di quel tributo. D'altronde il distintivo dell'Ordine di Maria Teresa pesa.
Già. Quel nonno, coccolato dall'imperatore, quel nonno eroe, quel nonno finito sui libri di storia (con una versione dei fatti peraltro modificata "a fini prettamente didattici) costituirà sempre per Carl la pietra di paragone e il parametro per misurare la sua inettitudine a fronte di cotanto uomo che ricevette, in una botta sola, la medaglia e il titolo nobiliare.
Roth delinea in modo magistrale ques'epoca di transizione nella quale si assiste al mutare degli equilibri socio-politici, al mutare dei valori, delle idee e al nascere di termini totalmente nuovi come "rivoluzione", come "sciopero". Addirittura, si scopre l'esistenza di nuove nazioni, grandissima scoperta per chi, come Trotta, aveva sempre creduto che il mondo e tutto il mondo fosse solo l'Austria protetta dalla mano di Dio.
E c'è in Franz Trotta la cieca ostinazione a non voler vedere questo mutamento e continua donchischiottescamente, a crogliolarsi nel suo mondo, straiandosi nella bambagia di ricordi che, in qualche modo, lo proteggono. Senza quasi mai temere di essere anacronistico.
Perchè lui è figlio dell'eroe di Solferino, perchè lui omette la parola rivoluzione dagli atti pubblici come se fosse un obbrobbrio grammaticale, perchè l'Imperatore si ricorda dei Trotta!!! E non vede che quell'Imperatore, ormai vecchio, è preoccupato solo di asciugarsi le goccioline d'acqua che cadono dal suo naso e vanno a confondersi nel bianco candido dei suoi baffi.
E, nel frattempo, suo figlio Carl Joseph, il sottotenente in tempo di pace, trascorre il suo tempo con le belle donne, dilapida il patrimonio nel gioco d'azzardo, chiede ripetutamente prestiti.
Rischia l'espulsione dall'esercito (che per lui non sarebbe tanto male), ma non sia mai! Il nipote dell'eroe di Solferino.
Bisogna, fino alla fine, salvare l'onore dei Trotta e con esso il buon nome della patria di quella patria che esiste nell'album dei ricordi ormai scoloriti del sottoprefetto. Insomma loro sono i Trotta! 
Loro e l'imperatore son quasi una cosa unica. L'imperatore, infatti, li salverà anche stavolta causa il famoso debito di vita contratto nei campi insanguinati di Solferino.
Certo salverà Carl dall'ingnominia, anche se oramai, vecchio ammuffito con sulla pelle lo stesso colore del tramonto del suo impero, ha qualche confusione...confonde l'eroe di Solferino con il sottoprefetto e poi con il sottotenente. Ma che importa? Son passati tanti anni e oramai lui è vecchio. Lui è la storia, la geografia, lui è la vita: è Dio. 
Roth ci offre una pregnante analisi psicologica di personaggi pieni di amarezza, di delusione forse la stessa provata dall'autore per la caduta dell'Impero. Caduta che non determinò soltanto un mutamento meramente giuridico-costituzionale ma stravolse il suo mondo con i tutti i valori nei quali fermamente credeva e ai quali si aggrappava come un naufrago ad una zattera.


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Voci (da Il cigno ubriaco)

Di Mary Blindflowers



Dall'acqua del rubinetto
che scorre e s'arresta
escono voci,
si sfogano,
in languori atroci,
un coretto
le voci,
masticano ore di fragile
filiforme trasparenza che aborre
la calma come croce in testa, deforme.
Domani ho la mattina pesta
e il conto al sale di un idraulico
sarà quel che resta.
Una voce esce dalla minestra
e mi sussurra cose
sull'inutile essenziale.
Male,
male.



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mercoledì 29 gennaio 2014

Antinoo, un incanto senza tempo


Di

Sapelli Ragni Marina, Lorenzon Renzo


Il 24 ottobre del 130 d.C. un giovane schiavo di nome Antinoo muore nelle acque del Nilo in circostanze non ben definite dalle fonti storiche. Questo è solo l’ultimo atto di una vicenda avvolta nel mistero sin dal suo inizio. Questo fanciullo sarebbe nato il 27 novembre di un anno intorno al 110 a Bithinium-Claudiopolis in Bitinia (regione dell’odierna Turchia); secondo una notizia di uno storico di epoca successiva ai fatti, Antinoo è un giovanissimo schiavo che l’imperatore Adriano incontra nel 123 nel corso del suo viaggio in quella regione dell’Asia, e che portò da quel momento sempre con sé per i successivi sette anni, dimostrandogli un tale “femmineo” attaccamento da suscitare la derisione e lo scandalo nell’ambiente dei senatori romani, che già per numerose motivazioni di ordine politico erano profondamente avversi all’imperatore. 

Lo scandalo non derivava certo da un giudizio moralistico sull’omosessualità, che in quanto pratica erotica i Romani erano usi ben tollerare sebbene non ideologicamente attestati sulle concezioni dei Greci, per i quali l’amore omosessuale era l’unico degno di un uomo libero. La società romana era però, anche in età imperiale, ancora influenzata dal rimpianto formale per i valori fondanti quali la severità di costumi e l’importanza della famiglia patriarcale che avevano reso grande la Roma repubblicana e creato i presupposti per la creazione di un impero. In ogni modo era considerato del tutto disdicevole per un Romano svolgere un ruolo passivo in un rapporto omosessuale, ed inoltre non degno di un uomo di alto rango dedicarsi a tali piaceri una volta diventato adulto.

La condanna che i senatori riservavano all’imperatore era comunque giustificata dall’eccessiva dimostrazione dei suoi sentimenti nei confronti del suo giovane schiavo, la cui perdita gettò Adriano nel più grande sconforto, con segni di disperazione “da donnicciola” del tutto inadatti al suo status ed ai suoi doveri.

Lo storico Cassio Dione afferma che Adriano nella sua (perduta) autobiografia scrisse semplicemente che Antinoo era caduto nel Nilo e poi scrive che «seconda la verità dei fatti, Antinoo era stato immolato in sacrificio». In quanto il superstizioso Adriano per assicurarsi altri anni di vita oltre quelli pronosticatigli dagli oroscopi «aveva bisogno di un’anima che si sacrificasse volontariamente». Altri autori parlano della morte del giovane ma senza chiarirne le circostanze. Tra l’altro non abbiamo notizie del corpo; Adriano gli fece sicuramente erigere almeno un cenotafio in Villa Adriana se non una vera e propria tomba. 

Dovuta a circostanze fortuite oppure volontario suicidio o, ancora, ad omicidio la morte del giovane Antinoo segna un momento fondamentale nel percorso di vita dell’imperatore, data l’importanza del suo rapporto omoerotico con il giovane e la comune passione per la caccia (passione anche questa considerata inopportuna per un vero Romano e tipica di popoli barbari). 

Ma la morte di Antinoo segna qualcosa di significativo anche per noi, in quanto un capitolo fondamentale nella storia dell’arte prima romana e poi italiana ed europea si apre...Antinoo, per volere di Adriano, viene divinizzato ed onorato con un culto, con centinaia di statue ed altre immagini in varie parti dell’Impero, almeno sino alla morte dell’imperatore nel 138. Non solo Villa Adriana, la villa tiburtina che Adriano si era fatto costruire non lontano da Roma e nella quale Antinoo passò lunghi periodi, ci ha restituito innumerevoli testimonianze iconografiche delle fattezze di Antinoo, ma un vero filone di immagini di questo “divino” giovinetto percorre l’arte italiana almeno dal Trecento ai primi del Novecento. La diffusione del “modello Antinoo” quale icona assoluta di bellezza maschile efebica non è mai cessata. Si pensi solo - a titolo esemplificativo - che nel suo loft di Manhattan James Dean esibiva il calco di un ritratto di Antinoo. 

Inoltre, alle immagini idealizzate di questo fanciullo si lega anche un altro mito, quello letterario, che è indissolubilmente connesso all’opera della famosa scrittrice Marguerite Yourcenar, che proprio a Villa Adriana venne lungamente a cercare ispirazione per il suo celeberrimo romanzo Memorie di Adriano. E non solo la Yourcenar, anche Gabriele D’Annunzio e Oscar Wilde, Reiner Maria Rilke e Fernando Pessoa hanno percepito e consacrato il ricordo di quell’icona dell’erotismo omosessuale e della bellezza efebica che pervade la nostra tradizione occidentale e che a livello d’immagine è reperibile anche nell’odierna pubblicità, e della quale fotografia e cinema si sono impossessate. 

Per chi voglia approfondire, si segnala che ad Antinoo è stata dedicata nel 2012 una esposizione archeologica di ampio successo (“Antinoo - il fascino della bellezza”, Electa, Milano 2012, a cura di M. Sapelli Ragni) che ha presentato più di cinquanta opere che lo rappresentano tra sculture, rilievi, gemme e monete; inoltre la sua figura è evocata anche nell’esposizione che nel presente anno, 2013, è stata dedicata nella stessa Villa Adriana alla scrittrice Marguerite Yourcenar.




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martedì 28 gennaio 2014

L'illusione dei sogni


Di Gabriel Lure






L’illusione dei


sogni, genera


sconforto e 


mentre aspetto


affogo, in perle



d’occhi che 


non conosco,

freddo ed

impazienza mi

vesto addosso

in placida

indecenza, ho

voglia d’accarezzarti

ma non capiresti,

quello che resta

lo cedo agli altri

non v’è certezza,

solo flebile

ricordo d’un’amara

esistenza e tu

mi chiami sconforto


ed io te ne do

licenza

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lunedì 27 gennaio 2014

Sangue noir, vero ritals

Montale contava. Mentalmente faceva di conto, lui 

che cinico e corrotto non poteva esserlo, lui che 

aveva un codice in mano, ma disincantato da questo 

SANGUE NOIR sì. La seconda bottiglia di Chablis era lì, mesta, che 

toccava il fondo. Si facevano necessari, che dici 

commissario, un paio di Lagavulin. Montale era seduto , con i suoi intrecci di pensieri in 

piena rissa manco fossero nel bistrò più malfamato 

di Marsiglia. Trent'anni di polizia sono l'invecchiamento dei 

sogni, che muoiono: Sono l'amarezza, l'agro, l'acido 

della laida corruzione tra i miei, i buoni.

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domenica 26 gennaio 2014

Solo visi mascherati



Di Renzo Lorenzon

Ho visto ad Hampi le vesti verde petrolio dei Sadu itineranti, lacere, da gettare via, nella polvere, così come la vita se non è vissuta al volere dei veri Dei.
Ho alzato dolcemente la mano nell’aria e ho danzato come un Derviscio tra una stella cadente e l’altra, e mi sono perso, laggiù al levante, dove tutto è più frizzante, là, dove nasce il sole.
Ho odorato i profumi di cannella, e l’essenza di vaniglia, ho guardato il visibile, per scrutare l’invisibile, e creare l’immaginabile: l’Arte. 
Ho accarezzato con mano lieve le pietre lavorate per cogliere l’essenza del loro mistero, e mi sono giunti canti arcaici di popoli lontani , dimenticati  dal tempo, vite mai narrate dalla storia, grande Maestra, ma orfana d’ascoltatori.
Ho visto l’astrolatia Sabea e le sue stelle erranti, riprodotte in terra, le torri del silenzio zooroatriane, e fuochi Mandei.
Ho visto Gobleky- tepe e il suoi dilemmi arcaici, il neolitico dei Dani della valle del Balien, ho visto e camminato tra  etnie, cheffirie, di terre lontane e vicine,
Ho cercato Dio, nei monasteri dell’ignoto Tibet, tra santi e briganti,  nel silenzio dei deserti, e nelle pietraie di Qumran, ma non ho trovato nulla e allora ho osservato il ciel stellato e mi sono sentito sperduto.
Ho visto gli Dei brindare con l’ultima coppa alla loro morte, il vecchio morire e il nuovo avanzare, ho cercato l’uomo, come Diogene, ma per un combattimento d’amore, per catturarne l’anima e poi riconoscerla nelle pupille dei suoi occhi, ma rimane ormai solo il tempo dell’addio, la candela del lume ormai è alla fine,  e ancora rischiara solo, e solo, visi mascherati.


http://lnx.turboarte.it/2014/01/solo-visi-mascherati/


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La testa sotto la sabbia


Di Antonio Maria Logani





Pochissime persone hanno paura, su FB, di 

commentare temi.


Si commenta er gatto, li cani, li fiori, er cappuccino, 

li communisti, quelli der centro, quelli de destra, 

quelli de sopra e quelli de sotto.



Però su "certi temi" 'a gente nun commenta pe' tre 

raggioni; 'a prima è che nun ce capisce un cazzo.



'a seconna è perchè ce capisce meno de chi nun ce 

capisce un cazzo.



'a terza è perchè ci hanno paura de mostra' in 

pubblico (FB) quello che veramente sono e pensano 

e credono.


La peggiore de tutte e tre raggioni è l'ultima, perché 

se nasconne 'a testa sotto 'a rena. E chi nasconne 'a 

testa sotto 'a rena (sabbia) è 'n'ipocrita bigotto e a.


PS=Naturalmente non generalizzo. Ci sono sempre 


eccezioni, in qualunque campo.

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sabato 25 gennaio 2014

L'arte si fa coi soldi altrui, firmato Ivan Pozzoni alias Cerco poesia.

Quanti sedicenti editori contattano ogni giorno aspiranti o già pubblicati scrittori? Quante promesse editoriali a pagamento riceviamo ogni giorno? Promesse di pubblicazione in inutili quanto sconosciute e mai distribuite antologie, raccolte poetiche, filosofiche, di racconti. Basta sborsare la "quota associativa" e nasce un artista, così la truffa è servita.



Protagonisti di questo dialogo:


Cerco poesia: sedicente editore e ricercatore di 


"talenti".


Mary Blindflowers: donna qualunque







Cerco Poesia: "Gentilissima/o, Sto concretizzando 

un’idea di antologia che desidero chiamare 

Fondamenta instabili, che l’editore deComporre 

Edizioni mi ha autorizzato. Si tratta di un’antologia 

aperta ad artisti di tutt’Italia, noti e meno noti, 

d’ogni orientamento poetico (importante che 

abbiano un orientamento), intesa come dialogo 

poetante costante in comunità di artisti, con testi 

firmati (con aggiunta di una biografia finale di 

ciascun artista che collabori al volume). Non c’è 

tema, essendo ogni testo connesso alla generazione 

anagrafica dell’autore. Se interessa, contattami 

tempestivamente, e manderò un dettagliato 

editoriale! Il mio contatto è ivan.pozzoni@gmail.com . 

Ivan Pozzoni".



Dopo qualche secondo, sempre "Cerco poesia": 


"Gentilissima/o, Per il 2014 sto organizzando - a 

mia cura- volumi collettivi solidali editi dalla casa 

editrice de.Comporre Edizioni, intitolati Schegge di 

filosofia moderna, in nome dell'ideale di un'editoria 


solidale totale. Mi occorrono contributi sulla 

riflessione teoretica di: 1] filosofi/e italiani o 

stranieri attivi tra 1800 e 1899 (esclusivamente 


filosofi); 2]filosofi/e italiani o stranieri attivi tra 

1900 e 2013 (esclusivamente filosofi); elaborati da 


studiose/i, dottorande/i, laureande/i, interessati 

alla materia. Il volume è accessibile a tutti coloro 

che si accostino alla storia della filosofia con cuore, 

con rigore, con sensibilità. Se interessa, contattami 


tempestivamente, e manderò un dettagliato 

editoriale! Il mio contatto è ivan.pozzoni@gmail.com 

Ivan Pozzoni".





Mary Blindflowers: "Si paga?".




Cerco poesia: "C'è una quota solidale, essendo noi 

associazione no profit. Se mi scrivi, ti spiego meglio.


Mary Blindflowers: "Non sborso un quattrino, 

neppure quote solidali".



Cerco poesia: "Io neanche! Ci mancherebbe, l'arte si 

fa coi soldi altrui!".



Mary Blindflowers: "Non coi miei".


Mary Blindflowers viene bannata, senza riuscire ad 

esprimere 

al gentile interlocutore il posto dove deve infilarsi 

l'antologia con tutte le sue instabili fondamenta, 

copertina compresa.


E speriamo che sia rigida.



http://stranoforte.weebly.com/1/post/2014/01/letica-filosofica-no-profit-dei-volumi-collettivi-solidali-ovvero-antologie-a-pagamento-con-obbligo-dacquisto.html




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