venerdì 30 agosto 2013

Oltre tutto

Di Gabriel Lure





Che dolore questa
voce non ne può
più di sigarette
sembra di raschiare
la sabbia ed invece
è la mia pelle,
fa fin troppo buio
per cercar le stelle,
ho chiuso tutte le
finestre non voglio
veder scappare il
tuo profumo,le
ultime foto le
ha prese la corrente
e la tua polvere è
la mia coperta,
dove sei amore,
non sei più la
mia stella,placa
le mie labbra
con la tua sete,
questa nebbia di
lacrime mi lacera
per sempre,
torna e ritorna,
sarò qui ad
attenderti come
le parole d’una filastrocca


il tuo sorriso
sembra neve
vorrei che mi
si sciogliesse
addosso,oltre
le labbra dolenti
impavide del
sogno,brucio nei
tuoi occhi,ne ho
bisogno dove
sei se non
mi baci muoio

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mercoledì 28 agosto 2013

L'ex (da Utensili sparsi)

Di Maria Antonietta Pinna


Voglio morire adesso,
nei fumi suburbani abbandonati dalla notte,
nei vicoli bruciati dal calore
di corpi addormentati,
sotto coperte di stelle esplose in cenci,
voglio morire sì,
adesso, tra le cose trafugate dal mio ex,
nello iato del suo delirio di rapina.
Si è preso pure le mutande,
le metterà alla gatta
e la farà danzare come cosa sua,
sull’orlo di pianeti collassati.

Non essere davvero stati mai.

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martedì 27 agosto 2013

Il nero

Di Maria Antonietta Pinna
 

Il nero è un colore d’un bianco crudele,

sottile di forze allusive,

un fondo di gotico denso

fiele accecante

spalmato con l’ascia del pianto

su un pozzo senza mai fine,

il nero ha caustiche forze divine,

missive d'imperituri misteri,

che si affacciano sull’orlo

di baratri veri,

e ti lascia distrutto

nella ferita del lutto.

Il nero è poi tutto

ciò che non sai,

la carta vetrata

di un’idea senza fondo,

ricerca,

horror apnea,

nodo inconsulto

d’ipnosi,

psicosi di chi non sta in piedi.

Ti fermi, ti siedi

a guardare la sera che scende,

e ti riempie la bocca di bende.

Il nero più guardi e meno lo vedi.


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lunedì 26 agosto 2013

L'alieno (da utensili sparsi)


Di Maria Antonietta Pinna


I soli strappano il cuore ai pianeti,

impazzano lungo traiettorie incerte di volo,

solo, fluttuante,

vivo il tempo indecente,

con in mano un lembo di mondo incoerente.

Ho disincastrato le stelle dal cielo

con una pietra, colpendo,

più volte contro porte già aperte

di mondi perduti.

Varcare la soglia del niente pieno

è facile, pratico per me

che sono antipatico,

odioso amante della verità.

L’olocausto del pensiero

non avverrà.

Il vero chiede a gran voce il mio sangue

alieno.


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domenica 25 agosto 2013

Ho letti di fiumi



di Maria Antonietta Pinna

 
Ho letti di fiumi che sgorgano

da pianti recenti

e radici per mani

con unghie appuntite di semi,

ho problemi costanti per lo stare al mondo,

arma letale da serramanico a scatto,

ho un gatto vero che vive con me

nell’indifferenza dei giorni,

e ha la pazienza di un dio,

cammina a filo di tetto

mangia stelle e dintorni coi denti.

Mi ha portato un ratto lunare in regalo,

ieri per il compleanno.

L’ho messo sul comodino

come rarità per gli amici

tendenti all’oblio,

che ad uno ad uno cadranno

nel nero più nero,

ed ancora più nero.

 

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Exploit d'agosto

Di Paolo Aldrovandi



Non è per mano
non è per gioco
è l 'attimo giusto
che poi se ne va
e lascia la scia
che resta addosso
come un pensiero.
Non è per mano
non è per gioco
chi si prende cura dell'anima
col Rum asciutto
e balla mentre piove
perde tempo su tempo
e l'ultima possibilità.
Non è per mano
non è per gioco
che dai un'altra occhiata
lanci la carta sul tavolo
e vedi ciò che è d'obbligo svanire
sentendo il sentimento di troppo
tipo brufolo sul culo ad Agosto.
Non è per mano
non è per gioco
l'amore costa poco
a volte ha la divisa
che fa molto vecchio stile
e chiama tre volte al giorno
come un' esigenza corporale.


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venerdì 23 agosto 2013

Osmosimbiotica


Di Gabriel Lure


sì come
cenere
dall'antro
più oscuro
moviam
noia oltre
il cielo
più azzurro
mai paghi
del silenzio
ci scuotiamo
dentro nella
speranza
che ci
accada
l'assoluto
lì dove
oltre si spengon
i sogni
voliamo
con ali
di ricordi
convinti
di sovrastar
i giganti
ma son
solo avanzi
le decadenze
dei giorni
senza
fasti
non saranno
i nostri
passi a
gettar
degli altri
altre strade
vagheremo
sì come si
dorme
all'ombra
dell'ombre
sperando
d'illuminarci
in foga
di quella
speranza
carogna
che non
fu mai
preghiera
che magia
d'ogni sorta

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martedì 20 agosto 2013

Cambiare il tappo... ma dentro la bottiglia?

Di Mario Lozzi



Dice: “ Ce la farà Papa Francesco?”

Sicuramente si! … Ma solo a cambiare il tappo e, forse, l’etichetta della bottiglia chiesa. Il contenuto, purtroppo è aceto da troppi secoli. Nemmeno cento papi lo potranno trasformare. Del resto è facile che il vino diventi aceto, ma è impossibile il contrario. Ma qual è l’aceto inquinante della religione cattolica? Gli acidi produttori sono parecchi. Se ne può fare un lungo elenco, ma, forse, bastano pochi. Questi sono  i fermenti acidificanti del vino.

-        Il primo: Acido citrico  (la dottrina del limone): "LA DONNA E’ INFERIORE ALL’UOMO" perciò non si potrà mai vedere una donna che sia degna di una ordinazione sacerdotale. Non perché sia una peccatrice, soltanto perché è donna. Nascere femmina è un handicap cattolico. Naturalmente il Padreterno non può essersi sbagliato. E’ giusto, dice la chiesa, che la metà dell’umanità intera sia stata progettata a tenere la testa bassa.



-        Secondo acido malico ( il male viene dalla nascita e dal concepimento sessuale): “Il SESSO E’PECCATO, A MENO CHE NON SERVA A FARE FIGLI”. E pure lì…! Addirittura nel medioevo in Francia molte donne andavano a dormire con un camiciotto detto “Cagoule”. Si trattava praticamente di un sacco di tela con una fettuccia all’imboccatura. La donna ci si introduceva e non si sa come legava la fettuccia intorno al collo. Ad una certa altezza, però, c’era un buco. Serviva, all’eventualità , per una fecondazione. Infatti il contatto con la pelle della donna era peccato. TOCCARE UNA DONNA ERA PECCATO. Curioso, questo padre eterno che fa le donne  e poi dice che è peccato il solo contatto. Questa credenza non circolava solo in Francia, ma in tutta la cristianità.


-        Terzo: acido tartarico ( Il Tartaro c’è e aspetta) :  “Il DIAVOLO E LE SUE SUGGESTIONI”  Dio, dice il cristianesimo,  è eterno, onnisciente, onnipotente, infinitamente  buono, infinitamente giusto, Infinitamente amante dei suoi figli,  infinitamente infinito. E come ha fatto il diavolo a scappar fuori?  Pur  essendo buono, potendo prevedere i danni, ed essendo onnipotente, a permettere la sortita di questo diavolo, avrebbe da essere stato o impotente o cattivo. Ve lo vedete voi il buon Vecchio dei tempi ridacchiare mentre pensa di fare agli umani, creati senza che potessero manco volerlo, un scherzetto da prete con un diavolaccio che gestisce L’INFERNO! E lì ci vanno le creature di Dio che, di per sé manco ci dovrebbero stare perché, in fin dei conti è stato il diavolo ad invitarli all’arrosto. E hanno voglia a dire , come il povero Scoto Eriugena, che si tratta solo di figure. Il fuoco sarebbe solo la sofferenza di essere esclusi dalla visione di Dio. Ma perché Lui si fa vedere da chi sì e chi no, pur avendoli creati tutti e sapendo bene che fine avrebbero fatto.



-        Dice: Il Diavolo è venuto da sé, per ribellione!  Quando? In un momento di distrazione dell’Eterno? Ma dalla Bibbia risulta che solo Noè si distrasse col succo dell’uva. Sarebbe blasfemo riferire un pur infinitamente piccolo momento simile all’Eterno.

Questi tre acidi, come sono propri della natura del vino, son praticamente presenti in modi più o meno diversi in tutte le forme religiose. Ma per acidificare il vino occorrono altre presenze venute da fuori.

 

-Acido succinico: IL POTERE. Che si cuccia assai beatamente. Il potere fece comporre la Donazione di Costantino, mise sul capo del Papa un triregno. Lo fece infallibile, in modo che, per  poter dire che Galileo aveva ragione, ci sono voluti quattro secoli  e una faccia di bronzo. Molti papi , nel corso dei secoli hanno detto cose abbastanza contrastanti con quello affermato da altri prima. Per esempio: Gregorio I, detto Magno, disse con forza che il papa non doveva essere considerato “Vescovo Universale”, qualche secolo dopo Gregori VII, nel suo Dictatus papae” lo affermò con altrettanta forza. Molti Concili dissero e disdissero, per esempio lo stesso concilio di Efeso, accettò la dottrina di Nestorio e, qualche anno dopo lo condannò come eretico. La stessa cosa capitò con la dottrina di Ario. Il fatto è che  era il potere  trionfante nel momento a regolare il comportamento delle gerarchie.

- Acido acetico ( Brutto sapore) LA POLITICA. Finora non si è visto mai un alleato della Chiesa che non sia stato un re, un capo di stato, comunque uno di alto rango. Parecchie affermazioni della chiesa hanno avuto un sapore politico. Per esempio: “ LA VITA E’ SACRA FIN DAL CONCEPIMENTO”  Quando? Adesso che si deve appoggiare una certa aria di destra? E quando mai la vita è stata sacra per la chiesa! Lo era al tempo della strage degli Albigesi? Allora un cardinale che dirigeva i “crociati” disse ai soldati che non sapevano quali fossero i cattolici e quali gli eretici: “ Uccideteli tutti, Dio sa quali mandare in paradiso e quali all’inferno”. Lo era nella notte di San Bartolomeo a Parigi, quando furono uccise molte migliaia di ugonotti? Era sacra la vita quando furono sterminati i Templari, quando furono mandati al rogo e alla tortura decine di migliaia di eretici e di streghe? Era sacra la vita umana quando gli Spagnoli desertificarono quasi l’America del sud, con la benedizione dei frati che li accompagnavano? O Quando si faceva il commercio degli schiavi africani dei quali i Gesuiti facevano una classificazione economica il cui titolo era: “ De servis et vaccubus”? Quando è mai stata sacra la vita per “ i figli della chiesa”, come disse ipocritamente papa Giovanni Paolo II, non facendo caso che erano stati i papi a benedire le crociate, le torture le condanne a morte del Santo Uffizio! Adesso lo è diventata perché è come una clava politica da manovrare bene con il consenso di una massa che non sa e non vuole domandarsi il perché di tanta sacralità improvvisa.




- Acido lattico ( il latte nutre, ma se troppo, fa venire la diarrea)  LA MENZOGNA. Guardate la réclame per il sostegno del clero. I soldi vanno al sostentamento dei preti perché, dopo il Concordato dell’84 lo stato italiano non passa più lo stipendio ai sacerdoti e questo deve essere ricavato dall’8 per mille dell’I.R.P.E.F. Ma, come mai vengono presentati poveracci da nutrire, drogati da salvare, vecchi da sostentare? Forse perché la gente, in un altro modo non “sgancerebbe”, dato che i preti predicano la “povertà” e poi  c’è, magari, uno e certo non è uno solo che, da povero parroco, morendo, lascia 8oo.oo mila euro alla badante? Ci vorrei essere anche io povero a quel modo! Però, a predicare la povertà. Il disinteresse, il digiuno sacro, si acquista un  potere sui semplici che poi produce un seguito notevolissimo. Se ci si mette qualche miracolo e qualche conversione celebre di soubrettes ed attrici, magari anche porno, che è una conversionissima, il seguito diventa anche sonante. Una mia amica missionaria mi ha scritto, proprio ieri che in una zona dell’Africa dove muore di fame anche la fame stessa, un riccone francese, fa costruire, con più di cinquanta milioni di euro, una chiesa gigantesca in onore della Madonna. Certo! Gli hanno promesso che andrà in Paradiso. Ma si può vendere quello che non si ha?




Ecco perché l’aceto della Chiesa non potrà tornare ad essere il vino di Cristo. Troppe trappole secolari! Troppa gente che farà di tutto per non perdere gli “onesti” guadagni fatti sul commercio della nebbia. La chiesa è retta da vecchi perché i giovani e le donne sono in possibilità di peccato. Sebbene un celeberrimo cardinale francese fosse morto in un bordello. Però, in genere i vecchi sono più inclini alla castità. E quando mai un vecchio è ridiventato giovane? E quando mai la chiesa lo potrà fare?

Povero papa Francesco! Passerà la vita a cambiare! Ma più del tappo e dell’ etichetta non potrà riuscire a far nulla. Bisognerebbe che ammazzasse gran parte del clero e bruciasse moltissima teologia passata e presente.

Ma questo nemmeno il Papa lo può fare.


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lunedì 19 agosto 2013

Pirro (da "Mostri")


Pirro

 
Di Maria Antonietta Pinna
 



 

Cacofonie del vento

tra le fronde

sulle iliache sponde

combuste,

 rabbia di Pirro,

spalle robuste,

pupille come dentro una gabbia

fremono a destra e sinistra,

seguendo una spada ministra di morte.

Cento mogli violate,

piange Astianatte,

sotto la stretta di Pirro.

L’eroe lo guarda e senza fretta

affonda le mani nella tenera carne

prima che oltre le mura

la terra possa saziarne.


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domenica 18 agosto 2013

Tranky (estratto I atto)


Atto I

(Scena I)







 (Ambiente: osteria-teatro Buk,  un po’ fumosa, stile saloon, bancone in fondo, sul davanti i tavoli con gli avventori che bevono e mangiano. In alto sopra i tavoli, un funambolo cammina su una corda avanti e indietro da una parte all’altra dell’osteria. Ai tavoli siedono gli avventori. Al centro dell’osteria c’è Tranky, il viso bianco con una lacrima nera).

 

Tranky

(Recitando agli avventori che continuano a bere e mangiare come se niente fosse)

 

Gli aliti devastano gli oggetti,

l’occhio deforma l’essere in prospettive impudiche

e baluginii involutivi,

come un ritorno ad un grembo feroce di madre,

un rimpicciolirsi, un defraudante minimizzarsi

verso il profetico alibi del non essere che è origine e anche principio.

Ahi! La poesia cos’è se non un riflesso da polla scomposta

in onde di presunto stupore,

e la vita cos’è se non un invisibile, sottile,

artefatto coma dialettico e prossemico,

in cui la parola si turba e si danneggia in evento,

in cui la posizione del corpo si illude di dirci chi siamo.

L’ontologia, il bluff, l’inganno universale.

Essere essere. Niente è.

Lo volete capire?

                                                                 Niente è, l’è non è.     

Io non sono. Voi siete? Illusi!

Meschini! Cosette perse nel grembo del cosmo

come farfalle dentro la testa degli innamorati,

code di comete transeunti che pensano di segnare l’aria

e invece ne sono bruciate.

E vedo milioni di giovani e vecchi,

turbarsi in equilibri da fiera.

Ostentazioni di percettibile non essere frainteso per essenza.

Come se si potesse scambiar per profumo il piscio dell’asino!

Pseudo-intellettualismi di artisti di Stato, indegni della stessa definizione

che si portano appresso come un trofeo, il nome di artista, gridato a caratteri cubitali.

Artista! Dov’è questo artista? Dove mai si nasconde?

L’artista non può essere Stato, istituzione, narcosi apoplettica di rivelate religioni,

non può essere medaglie e premi per alti meriti letterari, né politica applicata alle lettere o alla pittura.

Vedo il nulla… Fiera di vanitosi in carriera… Aborti di cattivi maestri saturi di ambiguità.

Vedo voi, avventori di questa osteria, voi che pensate di  sembrare qualcosa.

Sembrare però è un verbo macchiato dall’ambiguo.

E quel termine, sì quella parola “qualcosa” è per di più generica,

aberrante di significanti che tendono ad un non significato definitivo.

Definitivo, una parola che non può neppure vantarsi d’oscenità, pura inanità, occhio vuoto di bambola.

Qualcosa cosa alla fine?

(Si ferma ad un tavolo, riempie un bicchiere di vino e beve).

L’unica cosa importante è lo smodo.

E non è il vino che mi fa dire e stradire senza però tradire lo smodo.

Scommetto che non sapete cos’è lo smodo!

Lo smodo è il modo delle persone non a modo come me

non di sciogliere bensì di porre il nodo.

Perché lo sciogliere è proprio della banalità di dio,

a noi comuni mortali tocca porre il nodo.

E quale sarebbe questo nodo posto?

Un supposto e scomposto non senso, l’assurdo che asserisce

il naufragio d’ogni asserzione,

la soggettività di ogni bellezza,

il chiodo lento e sdentato di ogni quadro.

L’unica cosa certa è che tutto è incerto,

tutto è fluttuante non essere.

Stato è il participio passato del verbo essere.

Eppure quando siamo lo Stato non c’è e quando non siamo ecco

che spunta la testa gigantesca e occhiuta dello Stato.

Questo accade perché l’infinito non può accordarsi con il

Pre-stabilito, il non fatto con la putrescenza del fatto,

il non confine con il paletto,

il non limite con il limite,

la libertà con il recinto,

l’aria con la catena pesante.

Ed io signori avventori a cui non frega un cazzo dell’arte,

dico che non ho catene,

né voglio averne perché detesto il sub nullismo.

 

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