sabato 13 aprile 2013

Le favole al rovescio, la bella e la bestia


La Bella e La Bestia
Di Mario Lozzi
 
 
 
C’era a Messina una potente famiglia mafiosa: i La Bella che avevano le mani in pasta dovunque. Dividevano la zona del messinese con un’altra famiglia, sempre mafiosa, anch’essa assai forte: i La Bestia.
Per anni e anni c’erano state guerre senza misericordia fra le due famiglie: morti ammazzati, incendi, attentati dinamitardi e tutte le altre cortesie che, in genere, vengono scambiate fra simili tribù.
Col tempo, però i capi si erano accorti che a furia di ammazzarsi fra loro, il potere dei due gruppi diminuiva e così decisero di fare pace e di allearsi. A suggellare il tutto ci sarebbe stato un matrimonio: Agatina La Bella avrebbe sposato Totonno La Bestia, ambedue primogeniti delle rispettive famiglie.
Agatina era anche più bella del cognome che portava e, quando,con l’accompagnamento di parenti, assassini professionisti, bari e sfruttatori si recò a far conoscenza col futuro sposo, a momenti le venne un colpo. Infatti Totonno era assai più brutto del cognome suo: una vera orrida bestia, ma di un animo così dolce che spesso le api,ingannate da profumo della sua bontà, andavano a pungerlo convinte di cavarci fuori il miele.

Totonno si innamorò subito, perdutamente di Agatina, invece lei ne fu disperata. Avrebbe dovuto passare tutta la vita con quell’essere paradossale e chissà poi che razza di figli le sarebbero venuti.
Decise di fuggire da casa per andare in America. Per farlo si mise d’accordo con un marinaio assai fico, amico d’infanzia, che le promise di portarcela con la nave, a patto che rimanesse sempre nascosta nella sua cabina, senza farsi vedere da nessuno.
Così, una notte illune, lei si intabarrò, sgattaiolò per le vie meno frequentate, e si infilò nel bugigattolo del bel marinaio. La nave partì quasi subito e pure lui partì quasi subito. Era bello, tosto, super attrezzato e, dopo due minuti, nella cabina successe di tutto.
 
Giorni e giorni di prigionia, dorata quanto ti pare, ma galera senza mai vedere la luce del sole. Una mattina Agatina,stufa di tutto uscì, senza essere vista, sul ponte. Era pieno di passeggeri. Lei si accostò ad una signora e, timidamente le domandò: “Signora, scusi c’è ancora tempo per arrivare in America?”. Quella la squadrò assai sorpresa: “Ma quale America! Questo è il traghetto Messina – Villa San Giovanni!”.
Le prese un accidente! Ma da brava donna sicula pensò subito alla vendetta e al modo di salvare almeno la pelle, visto che il resto era ormai irrimediabilmente compromesso.
Quando, a sera, arrivò il marinaio, tutto arrapato, lei gli disse che era stanca di fare l’amore sempre allo stesso modo. Avrebbe voluto una faccenda più trasgressiva: “Legami i polsi, legami stretta! - Disse: - Voglio provare il piacere e il dolore insieme!”.
 

Lui non se lo fece dire due volte, la legò, la scarmigliò e la frustò anche su richiesta.
Dopo un paio di giorni lei, uscì nel frastuono dello sbarco, quando non si sarebbero potute distinguere nemmeno le fucilate, si mescolò alla gente che scendeva a Messina e si precipitò a casa sua. Lì erano tutti in fermento e già disperavano del matrimonio pacificatore. “Rapita mi hanno – urlò – mi torturarono!”. Eccetera, eccetera. La curarono e la portarono al promesso sposo. Lui nel frattempo si era ammalato gravemente di malinconia e depressione. La notte sognava sempre Agatina e la sua bellezza, non mangiava più, non beveva, non faceva manco la pipì. Insomma era più di là che di qua.
“Totonno mio! Mi rapirono e mi torturarono! Gente nemica, gente malvagia. Ma mi rispettarono come donna. Verginissima sono!”. Totonno nemmeno la lasciò finire. Si alzò a stento dal letto, l’abbracciò e subito si sentì meglio.
Furono nozze splendide. Lei aveva nascosto fra gli intimi una bustina di Pomì e tutto sembrò regolare. Inoltre lei potè notare che Totonno La Bestia lo era di nome e di fatto ed era molto più dotato del marinaio. Così, a conti fatti, se di giorno era brutto tanto che per dirglielo ci sarebbero voluti tutti i tamburi francesi, di notte era assai rivalutato.

“E poi – pensava Agatina – sotto le lenzuola e al buio, tutti gli uomini sono “quasi” uguali!”.
Quello che la polizia non riuscì a capire fu il perché al marinaio del traghetto avessero sparato con una rivoltella di piccolo calibro, un’arma da donna, quattro palle nelle palle e due in faccia. Un’esecuzione di mafia? Ma perché con un piccolo revolver? E perché quattro palle nelle palle? Certe volte le cose non si riesce a capirle!                  


 
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