mercoledì 3 aprile 2013

Il vegano superbo






Il vegano superbo

 Maria Antonietta Pinna

 

Il leone non mangia la gazzella? Il gatto non mangia il topo? Sul lungotevere ci sono enormi “zoccole” dagli occhietti rossi e quattro zampette veloci, che si mangerebbero qualsiasi felino, ma in genere la regola della natura prevede che ci siano predatori e prede, carnefici e vittime e che le seconde soccombano ai primi.



I vegani sostengono che gli uomini non hanno il diritto di uccidere un qualsiasi animale per cibarsi, perché si tratta pur sempre di un essere vivente che soffre. Ma anche una lattuga è una creatura vivente, è sensibile alla luce, al tatto, al calore del sole, alle mani che la strappano dalla terra, poi la lavano, la affettano… Sente i denti che la masticano, l’aroma dell’aceto sulla sua pelle di vivo verde, etc. Gli animali però, secondo il vegetarianesimo, hanno l’anima che il vegetale non avrebbe. Ma è davvero così?
 
 
La neurobiologia vegetale smentisce categoricamente questa ipotesi. Secondo una ricerca condotta fin dal 2009 nell’Università di Firenze in collaborazione con l’Università di Bonn “le piante hanno un cervello e si troverebbe nelle radici”. Non soltanto dunque gli alberi comunicano, ma hanno memoria e una sorta di autocoscienza. “Ogni essere vivente se può compiere un’azione, pensa”.  I vegetali compiono molte azioni durante la loro vita. La fotosintesi, per esempio. E poi comunicano tra loro, attraverso emissione di gas e altre sostanze volatili. Danno segnale di allarme in caso di pericolo attraverso un linguaggio segreto che affascina i naturalisti. Mangiano, nel caso delle piante carnivore. La luce della ragione evidenzia che la motivazione di base di un vegano è inconsistente, perché basata su una falsa credenza. Facciamo ora un’altra riflessione.




Molti vegetariani, siccome amano gli animali, ne tengono spesso uno in casa. Ho provato con accorati argomenti filosofici a convincere i miei due gatti a mangiare verdure, specialmente nel periodo pasquale in cui si parla di “strage degli innocenti”. Ma i gatti hanno ostentato un’altrettanta filosofica indifferenza di fronte alle sofferenze dei poveri agnelli portati al macello, dichiarando che per nessuna ragione al mondo, rinuncerebbero alla carne. In poche parole se ne fregano. Allora ho pensato che essere vegani e poi aprire una scatoletta per dare da mangiare al micio, è in buona sostanza, una contraddizione in termini. Si bandisce la carne e poi si va a comprarla. Se tutti fossero vegetariani, non ci sarebbe carne da comprare e il povero gatto morirebbe di fame. Il vegetariano ha due possibilità, continuare a dare carne da mangiare al suo amico a quattro zampe, alimentando di fatto lo stesso “massacro” che in teoria aborre, oppure cacciare via il gatto da casa, costringerlo a trovarsi da solo il cibo. In questo secondo caso alimenterebbe il randagismo, sì, perché le nostre città non sono foreste nelle quali un carnivoro possa trovare cibo fresco tanto facilmente, giusto qualche topo, che spesso è più grande di lui. Allora abbattiamo le nostre case, piantiamo gli alberi fino a farli diventare delle foreste, liberiamo gli animali domestici, in poche parole torniamo all’età della pietra, quando ancora non era stato inventato l’allevamento, raccogliamo bacche tutto il giorno, e viviamo felicemente come Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre.
 
 

Un’utopia irrealizzabile. Il vegano è in realtà un superbo che, in nome di una moda buonista e irriflessiva, ormai molto in voga, specie tra le classi medio-alte, vorrebbe universalizzare in modo assurdo, la propria personale sensibilità e imporre il suo punto di vista distorto a tutto il mondo. Dall’alto delle sue convinzioni decreta con acrimonia che chi mangia carne è un “assassino” che “si ciba di cadaveri”, dopo aver imbottito di scatolette il proprio cane.  E questo superbo non distingue tra sterminio di animali e macellazione per vivere. Mette sullo stesso piano l’uccisione delle balene, il massacro degli elefanti per l’avorio e della foca monaca per la pelliccia, con la macellazione degli animali domestici per vivere. Mette sullo stesso piano la signora bene che esce di casa nelle lunghe sere invernali infagottata con una costosa quanto inutile pelliccia di visone, con un bambino che mangia un omogeneizzato. Non distingue l’avidità dalla vita, confondendo le prospettive e lo scopo, senza capacità di analisi, come il cieco che non può vedere oltre il suo piccolo giardino, contraddicendosi nella vita reale. Una visione limitata e poco elastica, presuntuosa e irrazionalmente buonista.

Ma c’è sempre una via d’uscita dopo tanta confusione. Ci sono santoni che vivono anni senza mangiare e bere… Almeno così si dice… I vegani possono provare per credere. Oppure in alternativa propongo questa ricetta: andare sulla riva dei fiumi e raccogliere pietre che poi potrete mangiare a tavola, servire calde o fredde, a piacimento, solo con acqua (che il vino è sangue d' uva). Buon appetito.

                                                        



 

 


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1 commento:

  1. Ho apprezzato molto la lettura delle tue riflessioni, grazie per averle postate :)

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