lunedì 18 marzo 2013

Spirito e libertà, cleropoli e dintorni...








Mario Lozzi, ex sacerdote, scrittore, persona che si interroga sul mondo e sulla spiritualità e riferisce pillole della sua esperienza ecclesiastica.

 

Puoi riferire brevemente la tua esperienza “dall’interno” di Santa Madre Chiesa?

 

-        Entrai in Seminario a diciannove anni. Pensavo di credere totalmente nel Vangelo e nella donazione totale a Dio. Molto più tardi mi accorsi che ero stato sapientemente educato, nell’Azione Cattolica, a vivere vestito di complessi di colpa. Qualcuno ha detto che se viene un terremoto, un protestante pensa a come riparare i danni, un cattolico, prima di tutto pensa a quale peccato mai abbia potuto combinare per ottenere questa punizione di Dio.

-        Questo senso di peccato mi ha scaraventato dentro le porte del seminario, anche se proprio di peccati non mi pare di averne fatti a quell’età. Mi avevano detto i padri spirituali che Dio si rivela a chi si dona ciecamente. Ecco. Ciecamente! Me ne accorgevo mentre mi fasciavano le innumerevoli regole del seminario, a cui tutti o quasi, sgattaiolando, cercavano di contravvenire.

-        Pensai che l’ordinazione sacra mi avrebbe rivestito di santità e mi avrebbe difeso dalle colpe che mi turbinavano intorno.

-        I primi anni di sacerdozio furono un tormento continuo fra il mio anelito di perfezionismo e quello che vedevo intorno a me. Un esempio. Ero vice rettore in un seminario minore.  Il vescovo di allora mi comandò di prendermi cura anche di un gruppo di altri ragazzi che venivano da un seminario “ chiuso per problemi di scarsità di superiori”. Poi i ragazzi mi dissero a fatica che erano stati violentati  tutti da un loro vicerettore “ perché la regola diceva così”. Riferii ,protestai , insistetti. Quel prete è stato ancora al suo posto per almeno trent’anni. Poi la legge civile ci ha fatto un pensierino sopra.. Roba di più di cinquant’anni fa.

-        Sono stato rettore di seminario, amministratore di curia, cancelliere vescovile e parroco di campagna per punizione. Per essermi ribellato ad alcune cose che mi mettevano in contrasto col Vangelo. Appena prete, il tormento della contrapposizione fra obbedienza ed umanità, mi procurarono un esaurimento nervoso che giunse fino a non saper più scrivere. Insegnavo il latino e il greco e dettavo alla lavagna le cose che non sapevo più tracciare.

-        Dopo ventisei anni di sacerdozio giunsi alla tormentata conclusione che le mie credenze erano state una bufala per rendermi pecora.

-        Mentre mia madre moriva il Vescovo voleva che andassi a fare un campeggio di ragazzi: “ tanto a lei ci avrebbe pensato l’ospedale” .

-        Moriva mia madre e moriva anche il papà di una donna. Era disperata perché tradita dal marito  e piena di sensi di colpa anche lei. Allora mi dissi che avevo voluto salvare il mondo ed era stata illusione. Forse avrei potuto dare un po’ di felicità, almeno ad una creatura. A lei. Così ce ne andammo insieme. Un po’ avanti con gli anni. Un salto nel buio.

Credi che veramente la Chiesa moderna eserciti povertà, umiltà e carità?

 

-        Alcuni singoli preti o frati e molte monache ci credono. Certamente non quelli che fanno parte della gerarchia, come anche la grande maggioranza del clero. Ho visto troppe cose strane all’interno della struttura ecclesiale. Vi siete mai domandati come mai tutti i cardinali parlano almeno un po’ l’italiano? E’ perché quasi tutti sono stati educati in seminari particolari, come il Seminario Romano o il Capranica, dove si impara la diplomazia.  A far obbedire, mentre negli altri istituti di insegna ad obbedire. Ma la morale cattolica ha scoperto il relativismo morale. Sant’ Alfonso Maria De Liguori ne fu l’inventore. Sicuramente in modo retto. Ma poi la gran folla dei consacrati l’ha inteso nei modi più vari del mondo. Mi stupisco che papa Ratzinger ce l’abbia avuto tanto col relativismo, quando in teologia morale regnava da quattro secoli.

-        La chiesa è fatta di un ammasso di troppe cose, è pregna di troppa umanità. Moltissime delle strutture vetuste e sacre non potranno essere mai sconfessate, pena la perdita del potere sacrale. Per esempio, esiste una lettera dell’allora teologo Ratzinger che, insieme ad altri scrisse ai padri del Concilio Vaticano II che era ora di affrontare il problema del celibato del clero per ovviare ai tanti scandali diffusi quasi dovunque. Ebbene, il teologo Ratzinger è diventato Papa Ratzinger. Avete avuto mai sentore che cercasse di risolvere in modo umano il problema? Così vale per tutte le altre cose. Se si credesse davvero alle parole di Cristo che non c’era più bisogno del Tempio, ma che si doveva pregare Dio “ In spirito e verità”, quale papa mai penserebbe a distruggere o a chiudere l’infinita congerie di chiese? O se si desse credito a quanto fu detto nella scrittura: “confessatevi gli uni con gli altri” penserebbero i preti a rinunciare all’immenso potere di perdonare soltanto a nome loro, oppure a quello di condannare, scomunicare, bruciare vivi, come è stato fatto ed ora non lo si fa più, solo perché manca il supporto degli eserciti e delle corone reali? Potrei parlare per mesi. La grande ipocrisia resterebbe viva e vegeta ugualmente.

 

 

Hai scritto un libro autobiografico sulla tua esperienza all’interno del clero. Hai provato a pubblicarlo?

 

-Si ci ho provato. Era intitolato:” Mi dicevano sempre: Dio ti vede!” Ma  non lo ha letto quasi nessuno,    anzi, qualche amico che l’ha richiesto ha avuto una notevole difficoltà ad acquistarlo. Allora mi sono reso conto che non sarebbe mai stato diffuso. C’erano troppe cose “ scabrose”. Perciò l’ho ritirato dal commercio. Le copie sono andate tutte al macero.

 

 

Cosa pensi di Ratzinger e del nuovo pontefice?

 

-        Di Ratzinger mi pare di aver detto. E’ un filosofo e bibliotecario. Eletto perché molto anziano e quindi facile a lasciare il posto in poco tempo. Ha è cercato di farsi spasmodicamente una propaganda “pontificale” prima del suo conclave. Troppo tardi ha capito che tutto gli sfuggiva di mano. Negli ultimi anni di Giovanni Paolo II si è creata una specie di gerarchia nella gerarchia. Poi è venuta la lotta senza quartiere fra i porporati,  della quale non è uscito fuori nulla di certo. Probabilmente il cardinale Bertone è diventato più papa del Papa. Ratzinger, nel ritirarsi avrà avuto paura , gli avranno messo paura oppure avrà voluto fregare le vecchie querce del potere, magari con l’ascia di un successore?

-        Del Papa nuovo, nonostante le sue dimostrazioni di modestia popolare, posso prevedere la stessa cosa. Potrà gestire un comportamento democratico, ma non potrà esserlo davvero perché, almeno in apparenza, è lui il signore e padrone assoluto. E’ lui che interpreta lo Spirito Santo e le moltissime cose dette in nome suo nel corso dei secoli, nemmeno il Papa le potrà contraddire o modificare. Perciò “ mutatis mutandis” tutto continuerà come prima. Oggi è uscita la notizia dell’anello d’argento che userà . Oro o argento le cose non cambiano. Quali documenti, nomine, statuti sigillerà! Questo  è il nocciolo della questione!

 

 






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