sabato 16 marzo 2013

Papa Francesco e l'etica della chiesa





Papa Francesco e l'etica della chiesa
 

Mario Lozzi
 
 

Il Papa è una figura costruita da secoli. Perciò non si può dire subito il Papa Giovanni o il Papa Alessandro o il Papa Francesco. Solo alla fine della sua vita si potrà cercare di definirlo. Potrà essere catalogato come uno della lunghissima serie o come un innovatore.

Ma perché un Papa appena eletto abbia una sua particolare figura, bisogna tenere conto della sterminata folla dei fedeli che, manipolata dai mezzi di comunicazione sociali vuole un  personaggio ben determinato a seconda delle tracce lasciate dai predecessori, delle necessità sociali e religiose che dominano in un certo periodo e, soprattutto dalla voglia frenetica di vedere in lui il salvatore, colui che può senz’altro risolvere tutti i problemi etici che si sono agglutinati nello scorrere della storia.

Inoltre un Papa eletto non può prescindere dai suoi elettori. Se dal segreto del conclave  è uscito fuori un uomo determinato, perché sempre di un essere umano si tratta, deve per forza rappresentare una corrente di pensiero politico ben precisa.

In questo particolare momento storico un eletto si troverà ad essere un capo che deve dare un senso ad un modo di vivere che i fedeli  in parte subiscono, in parte tendono a criticare, sebbene con molto tatto, in parte devono cercare di difendere dagli assalti dei moltissimi critici che emergono da una cultura libera e spegiudicata.

Poi ci sono tutti i meccanismi di governo ecclesiale. Moltissimi e gestiti da un numero incredibile di burocrati sacri  che è difficilissimo controllare e quasi impossibile destabilizzare. La curia romana è il Papa, ma questo è vero relativamente. Più volte, diversi Papi sono stati prigionieri della curia piuttosto che capi e guide.

C’è poi da aggiungere il peso che i numerosi vescovi, da tutte le parti del mondo fanno sentire. La gerarchia cattolica è formata totalmente da persone anziane che vivono necessariamente una forma culturale superata dal turbinare degli schemi sociali messi in moto dalla televisione e dal giornalismo, sia politico,sia soprattutto di gossip. La chiesa cattolica ha sempre avuto una enorme difficoltà a confrontarsi con le scoperte scientifiche. Quasi sempre ha avuto funzione di freno, quando ha potuto, di fronte ad ogni scoperta  che abbia mostrato vie nuove.

L’ultima e, forse, più  importante considerazione  per cercare di comprendere quello che un nuovo Papa dovrà scegliere di fare è fornita dal grande potere politico ed economico che la santa sede possiede ed ha accumulato nei secoli. A memoria d’uomo il potere non è mai stato determinato da nessuno. Ha le sue logiche di azione necessarie che hanno sempre  costretto i capi a torcere le loro idee a seconda delle obbligazioni che il potere esige.

Dopo queste premesse possiamo veramente dire subito che ne sarà di Papa Francesco?. In gran parte dovrà agire secondo le logiche che hanno imperato in Vaticano? Dovrà rivoluzionare ogni concetto politico che partì dalla menzogna della donazione di Costantino e resse il potere temporale per più di un millennio, pur sapendo, gli stessi addetti di curia che si trattava di una invenzione del VI secolo?

In questi giorni  i fedeli lo innalzano a rappresentante purissimo del volere delle Spirito Santo. Tanto lo Spirito non parla. Le azioni del Papa sono ispirate ad una formidabile popolarità e, proprio per questo, lasciano molte perplessità. Poiché i fedeli non conoscono le vie contorte che il potere ecclesiastico gestisce e può giustificate abilmente mostrandole come le strade luminose del Vangelo.

 

I fedeli  vengono definiti pecore e pecore devono essere, perché se ragionassero da uomini, una costruzione gigantesca  come la chiesa cattolica non avrebbe motivo di sostenersi, confrontata al puro spirito del Vangelo.

Questo Papa. E’ un gesuita  e perciò con una formazione culturale sottile, elevata, conservatrice. Giornalisti ingenui lo vogliono presentare come collaborazionista di una dittatura militare. Sono ingenui perché non possono penetrare i meandri dell’abilissima tecnica mentale dei gesuiti. Nessuno riuscirà a dimostrare il collaborazionismo del cardinale Bergoglio perché le trama delle sue azioni da cardinale sono troppo complesse per avere una sola facciata.

Questo Papa. E’ un uomo schivo e lontano dalle ostentazioni di ricchezza e di comodo. Ma avrà veramente l’intenzione di districare lo IOR da tutti gli intrighi che lo legano alle finanze di quasi ogni potere economico e che spesso sono stati motori di azioni non sempre “ religiose “ ?

Questo Papa. Saprà dare uno scrollone al profondo contesto misogino delle gerarchie? Probabilmente no perché lui stesso, nei suoi discorsi ha dimostrato una notevole misoginia, come del resto, è del tutto naturale in un personaggio di rilievo d’una chiesa totalmente mascolinizzata.

Questo Papa di fronte alla natura particolare di moltissimi esseri umani. Potrà avere una considerazione paritaria per i Gay, dal momento che, se sono nati con questa inclinazione, lo sono per natura e quindi per imperscrutabile volere di Colui che la natura ha organizzato? Assolutamente no, perché un’azione del genere provocherebbe uno sconvolgimento sociale che è basato sull’assoluta predominanza della cultura contadina, per sua natura immobilistica. Il progresso ha portato a modi di vita molto più liberi, a mentalità assai più aperte, ma la chiesa non può accettarle perché perderebbe il potere di condannare e di assolvere. Perciò deve vivere come un dinosauro in mezzo ai dischi volanti.

Tutto questo e molto altro ancora condizionerà Papa Francesco, oltre alla sua stessa formazione culturale. E, credete, non potrà andare troppo oltre al fatto di avere un appartamento piccolo, una vita sobria, una macchina che magari guiderà da solo. Sempre seguito però, per necessità da una schiera più o meno visibile di guardie del corpo.

Se volesse davvero cambiare le cose, dovrebbe ridurre il novanta per cento delle strutture ecclesiastiche  a pregiati pezzi da museo. Ma, se anche volesse, non glielo faranno fare. E’ successo altre volte. Come diceva Vico:  la storia è una serie di corsi e ricorsi.


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