sabato 16 marzo 2013

Le fiabe al rovescio: il brutto anatroccolo




                  Il brutto anatroccolo
Di Mario Lozzi
 

I cigni non hanno un naso vero e proprio, però la puzza sotto il naso ce l’hanno. E tanta!

Si sentono nobili, re e regine del mondo lacustre e pretendono di essere riconosciuti tali da tutti.

La cigna della nostra storia, per esempio, non si sentiva di assolvere ai doveri della maternità, come una qualsiasi altra pennuta plebea. “ Un uovo da covare, per giorni e giorni! E come farei poi ad intessere le mie danze sull’acqua, a distendere il candore delle mie penne verso l’azzurro dei cieli, a fare il mio gossip con le altre cigne nei salotti delle ninfee?”.

Fu così che l’uovo della cigna, dopo alterne vicissitudini, finì dentro il nido di un’anatra. Eh! I cigni sono così! Vivono in un mondo regale e, perfino quando stanno per morire, fanno scomodare geni musicali come Tciajkovskij per comporre la loro sinfonia funebre.

L’ignara anatra, che si trovò nel nido un uovo più grosso del normale, all’inizio sbalordì. Considerò le misure e si rese conto che, se avesse fatto un affare così grosso, “l’orifizio” le si sarebbe sgangherato. Allora s’incazzò perché ebbe la certezza che si trattava di una intrusione indebita. Dunque bisognava gettare fuori dalla paglia l’intruso.

Però il cuore materno anatrale le infliggeva punte di rimorso all’idea.

Si consigliò con l’anatro suo marito che era iscritto ed, anzi, era stato uno dei fondatori dell’ O.C.A.A. ( Associazione Caritativa Anatroccoli Abbandonati) e lui le disse che sarebbe stato un grossissimo errore ed una estrema mancanza di sensibilità eliminare brutalmente una possibile vita futura. Inoltre le recitò l’articolo 32° dell’ O.C.A.A.: “ Ogni uovo ha diritto ad un nido!”. A questo punto l’anatra si rassegnò e si mise a covare tutte le uova.

E venne il tempo di quando si schiudono le cose. “ Crick, crack, crick, crack” balzarono alla luce otto anatrelle e, dopo, il pulcino-cigno.

Le anatrelle, così graziose e vivaci, cominciarono subito a prendere per il ciuffetto terminale delle piume di fondo quello sgraziato, tontolotto e decisamente brutto anatroccolo.

E piglialo per il fondo-ciuffo oggi e piglialo per il fondo-ciuffo domani, alla fine il brutto anatroccolo crebbe e si rivelò per quello che era. Le anatrelle più passava il tempo e più se ne innamoravano e gli si strofinavano addosso, una dopo l’altra e lui le accontentava tutte con estrema facilità e notevolissima loro soddisfazione.

Un giorno però, brutto o bello, ditemelo voi, l’ormai anatroccolone-bruttone, vide una splendida cigna  che navigava, lenta e dolce come un piroscafo della Costa-Crociere, sul lago che sembrava uno specchio fatto apposta per lei.

Lui ne fu conturbato, si specchiò a sua volta e notò con grande piacere che era molto, molto simile a quella splendida bellezza. Le si accostò e cercò di parlarle. Lei rise, perché la parlata all’anatroccola, fatta da un cigno, era molto buffa. Lo invitò a seguirla e lui le andò dietro, incurante dei singhiozzi che venivano dalle canne dove si erano nascoste le anatroccole disperate.

Così cominciò la sua vita da cigno. Danze leggiadre, inchini e folleggiamenti tra le piante acquatiche. Discorsi colti e raffinati ai quali dovette abituarsi per volere assoluto della cigna che lo aveva trovato.

Si era fatto amico con un cigno vecchissimo, prossimo a far intervenire Tciajkovskij, ma molto saggio. Parlavano spesso fra loro e, un giorno, si ragionò anche di sesso. Il cigno novello domandò al vecchio: “Ma quando me la darà?”. Allora il vecchio gli fece un benevolo rabbuffo per il modo rozzo col quale si era espresso e lo esortò a non pensare da papero incolto e volgare, ma da vero cigno, nobile e raffinato.

“Il sesso – gli disse – è una cosa rara che deve essere sempre  armoniosa e desiderata a lungo, quando la tua compagna potrà compiacersi di te per la tua dolcezza, grazia, delicatezza!”

“E quanto ci vorrà?” Disse lui.

“Forse mesi, forse anni – rispose il vecchio – quando lei potrà essere sicura che, concedendosi a te, non la deluderai.

Era ormai sera. Il cignanatroccolo nuotò per tutta la notte. Al mattino le anatrelle se lo videro davanti più bello e “vigoroso” di prima.

E fu una gran festa . Il cigno rimase tale come struttura fisica, ma s’inanatroccolì sempre di più, poiché: essere un principe in aspettativa indeterminata non ha costrutto riguardo al fatto che otto giovani anatre te la danno volentieri tutti i giorni ed anche di più.

Difatti, ha ragione il povero Freud  quando dice che si vive non come si è nati, ma come si è stati educati.            

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