venerdì 22 marzo 2013

Le favole al rovescio: Sheherazade e le mille e una notte



 
                                             Sheherazade e le mille e una notte
 
Mario Lozzi

Una volta c’erano i Califfi, i Sultani i Pascià, gli Emiri e tutta quella bella gente dell’Islam, pieni di quattrini da scoppiare, ma anche padroni assoluti della vita, dei beni e dei corpi dei sudditi. Anche di quelli delle suddite, però.
Ce ne sono ancora e si possono deliziare con trenta o quaranta belle donne del proprio harem e spendere cifre colossali per il loro lussuoso mantenimento, alla faccia dei sudditi devoti. Tanto di loro non gliene frega niente. Anche se mangiano la cacca, poiché è stata la legge dell’Islam, la shari’a, a metterli  sul trono sacro. E la shari’a non si può mettere in dubbio.
Beh, diciamo che quello della nostra storia era uno di questi. Un potere sconfinato, un mucchio d’oro , una marea di petrolio sotto il sedere, un carattere scoglionato. Assai, assai. Come il Califfo della leggenda aveva un harem strapieno, ma, chissà perché, ogni tanto, si voleva sposare con una. La migliore, la più bella. Naturalmente per un matrimonio così bisogna pensarci bene. E il Califfo così fece.
Dopo aver “frequentato” tutte le donne del gineceo e anche quelle di fuori, si decise. Indubbiamente quella che sposò, in modo così solenne che tremarono tutti i minareti, era una fuoriserie. Bellissima! Ma anche esigentissima. E, giunta alle altezze del Califfato, cominciò a considerare il Califfo consorte un po’ al di sotto di quanto la shari’a, appunto, ordina di fare ad una donna nei confronti del proprio marito. Anche se è diventata Califfa.
Nell’Islam gli ovini godono di notevole considerazione, tanto che vengono considerati il cibo preferito, secondo la Sunna.  Però la considerazione si rivolge solo alla impostazione alimentare. Gli arabi adorano le pecore e soprattutto i montoni se sono arrosto, col couscus, con una piramide di spezie, ma non ritengono affatto decente somigliare ad un ovino. Specialmente maschio. Specialmente con le corna. Specialmente dopo sposati.
Così, quando il Califfo, nel pettinarsi, si accorse di avere delle protuberanze inconsuete in testa, fece un’ira di Allah. Fece ammazzare la moglie cornificatrice, il suo aiutante nella fabbrica delle corna e proclamò che avrebbe sposato una donna al giorno, per passarci la notte e farla accoppare il giorno dopo.
Il popolo non fiatò perché si era d’inverno e non era ancora scoppiata la primavera. Araba. Da allora ogni donna viveva col terrore che il Sultano s’accorgesse di lei. Se la shari’a imponeva solo il velo, le donne si mettevano in faccia graticci e mussoline. Parecchie che avevano gli occhi belli facevano l’impossibile per stare sempre con le palpebre semichiuse. Ma era peggio. Perché andando avanti a tentoni, ogni tanto, una andava a sbattere addosso al Califfo che le scopriva la faccia e decideva che l’avrebbe sposata lì per lì.
All’immenso palazzo, più che un harem pareva che ci fosse una macelleria. Tanto che alla favorita  di turno si imponeva un digiuno di tre giorni ed una fortissima cura astringente in modo che non le venissero premiti di pancia proprio durante la prima notte di nozze. Tanto, il giorno dopo, sarebbe andata a finire Kaputt, come dicevano i tedeschi al tempo di guerra. Un occidentale normale non si sarebbe mai sognato di avvicinarsi ad una donna tremante come dopo una scarica elettrica, ma in Arabia  le cose strane sono all’ordine del giorno.
Sheherazade lo sapeva. Era una splendida ragazza, figlia di famiglia agiata e di notevole apertura culturale, tanto che le avevano permesso di laurearsi. Era diventata espertissima in ogni tipo di economia e sognava un avvenire da manager, quando il Sultano le posò addosso i suoi sacri occhi.  Lei passeggiava per le vie della città in modo abbastanza spigliato, quando le passarono davanti le quaranta macchine delle donne dell’harem. Dietro c’era l’automobile del Califfo. Lunga sedici metri. Lui la vide, fece fermare la macchina e le ordinò di salire. Il pensiero di Sheherazade fu come quello del pesce che, quando si vide indorato, si disse: “ Alò, so’ fritto!”.
Ma non si disperò completamente, anzi, un lumicino di speranza le girellò per la testa. Infatti, leggendo le notizie economiche sui giornali occidentali degli infedeli, era venuta a sapere che al Califfo gli americani e i Russi stavano dando una grossa fregatura petrolifera. I giornali degli infedeli erano proibiti assolutamente, ma, secondo un’interpretazione  libera della legge, potevano essere letti. Purché sul giornale, come su tutte le cose “haràm”, cioè proibite, si recitasse prima l’invocazione “Bìsmi ‘Illàhi al Rahmàn al Rahìm” che sarebbe come a dire “nel nome di Dio Clemente e Misericordioso” e quasi tutto diventava “alàm“ cioè benedetto e lecito. Naturalmente i musulmani integralisti dicevano che non si poteva assolutamente, ma parecchi di più larghe vedute seguivano questa pratica. Allah, in privato era molto più misericordioso degli Ulema che si sgolavano ad ogni ora del giorno ad annunciare la Sua immensa grandezza  dai minareti.
 Leggendo dunque quelle notizie degli infedeli era venuta a sapere che al Califfo stavano dando una notevolissima buca, facendogli calare parecchio, parecchio i titoli petroliferi con manovre sinistre e, naturalmente infernali  dei miscredenti. Il Califfo  lo sapeva, perché era stato avvertito, non dai suoi ministri, ma dalla peccaminosa stampa dei cani infedeli. Ed era incavolatissimo perché gli stava scivolando via un monte di quattrini. Tanto era furibondo che non pensava nemmeno più al matrimonio imminente e, quando vide Sheherazade tutta vestita con ori e gioielli, le domandò: “Che cavolo vuoi?”. Lei rispose tutta tremante: “Mio Signore, sono la tua prossima sposa”. Lui ci pensò e poi disse: “Ho altro per la testa, con tutti i  soldi che sto perdendo! Vattene via!  Domani ti ammazzeranno da vergine! Adesso nemmeno  nel Corano potrei trovare la soluzione dei miei problemi!”.
E stava andando via al galoppo, ma la voce vellutata della donna lo frenò. “Forse io – disse dolcemente – ti potrei dare la soluzione ai tuoi problemi.” Il Califfo tornò indietro: “Non ci credo! Come può una semplice donna capire qualcosa delle trame economiche che i maledetti occidentali blasfemi stanno tessendo su di me?“. “Eppure io sono capace di comprenderle, tutte, queste trame. Sappi, mio Signore che ho studiato economia in America ed ho una preso una laurea, perciò so che i tuoi titoli calano perché un tuo ministro ha ceduto parecchie azioni ai Tedeschi. Lui ci ha guadagnato parecchio. Ma, altrettanto parecchio si sono  rincresciuti gli americani e i russi e hanno fatto un bel po’ di speculazioni a tuo danno; se non stai attento, quelli ti portano via anche il petrolio che sta sotto il tuo trono. Ed anche il trono stesso da sotto le tue venerabili chiappe”.
Il Califfo rimase di sasso. L’afferrò per una spalla e la costrinse ad andare nel suo studio, dove rimase ad ascoltarla per tutta la notte. Il giorno dopo alcuni ministri ci rimisero la testa e ci fu un filo mulino di imprenditori, ambasciatori, impiegati, banchieri che si dovettero recare davanti al trono del Califfo. Dietro il trono c’era stata messa una grata fitta, tutta d’oro e gioielli e il Califfo ci appoggiava spesso la testa, sempre prima di parlare. Sheherazade stava la dietro e consigliava, consigliava…
Andò a finire che le finanze del califfato ebbero notevoli miglioramenti. Sheherazade ed il Califfo passavano notti insonni fra indici Istat, nasdak e giochi di prestigio economici. Siccome poi l’economia è una piovra eterna, passarono ben più delle mille e una notte. Si sono sposati, naturalmente. Ora sono vecchi e ancora passano la notte sui giganteschi computer che Sheherazade ha voluto come dono di nozze. I vecchi, ora fedeli, ministri ed i saggi muftì, interpreti della legge si domandano: “Ma l’avranno consumato il matrimonio?”.
E voi, che dite?




Puoi votare altri in questa pagina.
Share this page

Nessun commento:

Posta un commento

Inserisci commento