martedì 12 marzo 2013

La strada scabra (seconda puntata)


Il Messia, figura archetipa
 
Mario Lozzi

 

Gli autori  Timoty Freke e Peter Gandy, studiosi di mitologia comparata nel loro lavoro: The Jesus Mysteries, mai pubblicato in Italia, hanno studiato le incredibili coincidenze nei miti degli dei salvatori e sacrificati per l’umanità. Sono diverse figure divinizzate, come vedremo e riportano tutti le seguenti caratteristiche.

-        Sono dei, diventati uomini, sono figli di Dio e sono fusi col Padre.

-        Sono nati da una madre vergine, spesso in situazioni di estrema povertà.

-        La loro nascita è annunciata da un fenomeno celeste e dalla venuta di maghi che recano doni simbolici: oro e vari profumi.

-        Sono stati sottoposti a riti iniziatici con l’acqua, cosa comune a tutti i culti  del primo millennio.

-        Promettevano ai seguaci, sempre in numero di 12, una nascita per l’eternità attraverso il rito battesimale.

-         Compirono molti miracoli, fra cui quello di trasformare l’acqua in vino.

-        Sono stati acclamati, accusati di essere malfattori e poi giustiziati.

-        Si sono simbolizzati nel pane e nel vino.

-        Dopo la loro morte e sepoltura, i discepoli hanno trovato il sepolcro vuoto.

-        I seguaci attendono il loro ritorno per giudicare il mondo alla fine dei tempi.

 

 

Alcuni esempi sono rivelatori dello schema riportato sopra. La tradizione sumerica -babilonese riporta che il dio Marduk fu catturato dai malvagi suoi nemici, beffeggiato con un mantello rosso ed una canna in mano e incoronato, come re, con delle foglie di acanto. Mori infilzato da una lancia. Ma poi risuscitò dopo tre giorni.

 

 Secondo l’antichissimo mito dell’Iran,che risale almeno al XIV secolo avanti Cristo, il dio Mitra nacque da una vergine il 25 dicembre. Il dio supremo: Ahura Mazda  aveva questo suo figlio, dio del sole. Egli era la luce ed il bene supremo. Il suo antagonista Ahriman, principio del  male, lottò con Mitra ma venne sconfitto. Allora si rifugiò sulla terra e perciò la lotta fra il bene e il male cominciò a compiersi fra gli uomini. Ahura Mazda decise allora di mandare suo figlio sulla terra per rivelare agli uomini la via del bene. Per fare questo dovette cambiare la natura di Mitra: da spirito puro a essere umano di carne e sangue. Dopo questa trasformazione egli non fu più il Pensiero, ma la Voce di Ahura Mazda e perciò fu chiamato Parola, che in greco è detta Logos, in latino Verbum. Proprio come Gesù quattordici secoli dopo. Ebbe vicende del tutto simili a Cristo, come ho detto sopra: morì, risuscitò e nel frattempo discese agli inferi. Celebrò anche una cena con i seguaci, prima di morire. In essa egli offrì ad essi il pane e il vino dicendo che erano il suo corpo e sangue, segno di salvezza e vita eterna per chi li avesse consumati.

Secondo il mito, Mitra risuscitò a metà marzo, più o meno quando i cristiani celebravano la Pasqua di Resurrezione. Questa religione  si diffuse in tutto il Medio Oriente e nell’ambiente dell’impero romano. Fu addirittura, per un breve tempo, religione della stato romano.

Tuttora i membri della gerarchia ecclesiastica cattolica, durante le celebrazioni liturgiche portano un copricapo del culto mitraico, chiamato appunto mitra. Si era nel periodo in cui la religione mitraica, come quella di Iside, rivaleggiavano col cristianesimo emergente. Dopo che la religione cristiana fu dichiarata vincente dall’imperatore Costantino, i cristiani si appropriarono di molti dettagli della religione misterica di Mitra e spiegarono il fatto col dire che il diavolo aveva anticipato la vera fede imitandola prima della nascita di Cristo. Per chi volesse ampliare la propria documentazione in materia è consigliabile leggere la “ Storia criminale del Cristianesimo “ di Karlheinz Deschner, editrice Ariele 2000.

 

Il dio frigio Attis risorse tre giorni dopo la sua morte. Il suo sepolcro fu trovato vuoto con il solo lenzuolo che lo aveva avvolto da morto. La stessa cosa accadde al dio della Siria: Adone ed è notevole  che gli Ebrei confinanti, che non potevano pronunciare il nome del loro dio, lo chiamassero, nel linguaggio comune, Adonai. Sia Adone che Adonai significano: Il signore.

 

Molto simile al mito di Mitra e, a volte confuso con esso, è quello del Sol Invictus, proveniente  dalla città di Emesa in Siria, dove l’Imperatore Aureliano nel 272 d. C. sconfisse le truppe della Regina Zenobia che si era ribellata ai romani nel suo regno di Arabia. I legionari romani, provenienti da tutto il territorio dell’impero, ritennero di essere stati protetti in quella battaglia dal dio del luogo, appunto il Sole Mai Vinto e ne diffusero il culto  dovunque, specialmente dopo che l’imperatore Aureliano consacrò al Sol Invictus un tempio, il 25 dicembre 274 d. C. alle pendici del Quirinale, come atto di riconoscenza. Anche  Costantino, in un primo tempo, ritenendo che fosse una religione che potesse supportare il suo potere, ne fu un adepto e pare che il sogno dell’imperatore che culminava con l’immagine di una croce raggiante e la scritta: “ In questo segno vincerai “ all’inizio fosse riferito a questa divinità. I primi cristiani di Roma spesso non fecero differenze fra la persona di Cristo e l’immagine del Sole Mai Vinto e  proposero Gesù nell’iconografia con una aureola raggiante. Tuttora l’ostensorio che mostra la particola sacra, presenta l’immagine di un disco solare raggiante.

 Tertulliano  nel suo “ Apologetico alle nazioni “ scrisse: “ Molti ritengono che il Dio cristiano sia il Sole perché è un fatto noto che noi preghiamo rivolti verso il Sole sorgente e che nel giorno del Sole ( la Domenica ) ci diamo alla gioia “. Cristo veniva anche chiamato: il Sole della Giustizia. Il papa Leone primo nel suo “ Sermone  settimo tenuto nel Natale del 460 “ diceva: “ E’ così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella basilica di San Pietro, in vaticano, dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il Sole e, piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto per mentalità pagana. I cristiani devono astenersi da ogni apparenza di ossequio a questo culto degli dei”.

La religione del Sol Invictus costituì per lungo tempo una forma di sincretismo con il cristianesimo, con grave disagio dei vescovi e del papa, anche dopo che l’imperatore Teodosio I, con l’editto di Tessalonica del 380 d. C. stabilì che l’unica religione di stato era quella scaturita dal Concilio di Nicea di cui parlerò in seguito. Gli influssi di questa religione poterono durare più a lungo degli altri miti perché il Sole Mai Vinto non aveva assunto l’aspetto di un dio Incarnato e, di conseguenza non creava contrasti di similitudine col Cristo.

 

Molte altre sono le figure simboliche del Messia Liberatore, cioè dell’atteso Salvatore diffuse in regioni e culture diverse. In Egitto questo Dio è Osiride, ucciso e addirittura smembrato, risuscitato con l’opera della sua consorte divina Iside e reso giudice dei morti e signore dell’al di là.

 

In Grecia si incarna nella figura di Dioniso Bacco.

 Ma  queste figure -  mito non sono generate soltanto nell’ambito mediterraneo. Esemplari quasi del tutto simili al Cristo esistono anche nelle antichissime forme di pensiero dell’Estremo Oriente.

 

Una tradizione sostiene che l’adorazione di Krishna dio dell’India, sia giunta  in Europa fin dall’800 a. C., probabilmente portata da mercanti fenici.

Sia la vita sia il nome di Krishna si identificano in modo impressionante con il Cristo. La sua nascita fu segnalata da una stella dell’Est, erano presenti angeli e pastori e gli furono offerte spezie. Fu perseguitato da una tiranno che fece massacrare migliaia di bambini, operò miracoli, risuscitando morti, e guarendo sordi, ciechi e lebbrosi. Si trasfigurò davanti  ai suoi discepoli. Utilizzò le parabole per istruire il popolo. Visse povero e amava i poveri. Accusò il clero di ambizione ed ipocrisia e fu vittima della loro vendetta. Fu ucciso crocifisso su una pianta, fra due ladri e il sole si oscurò. Aveva circa 30 anni. Risuscitò e salì al cielo alla vista di tutti. Come incarnazione di Visnù era la seconda persona della Trinità formata da Brahma, Visnù e Shiva. Probabilmente è questa la ragione per cui gli induisti difficilmente si convertono alla religione cristiana. Essi ritengono di riferirsi allo stesso personaggio salvifico e perciò non vedono la ragione di venerarlo secondo un altro culto.

 

Krishna entrò nella cultura europea varie volte, si è detto portato dai fenici, poi verso il secondo secolo avanti Cristo da Alessandro Magno, dopo la sua permanenza in India. In seguito si registrano sue presenze durante il periodo ellenistico. L’ultima volta, verso il 38 o 40 d. C., e quindi prima della stesura dei Vangeli, Apollonio di Tiana, un  greco della Cappadocia, allora provincia dell’impero romano, ritenuto un asceta operatore di miracoli e che alcuni considerano come lo stesso Paolo di Tarso, mentre viaggiava in oriente trovò l’opera di un Sapiente chiamato Deva Bodhisatoua che  si riferiva al mito di Krishna.

Apollonio la tradusse in greco  e la diffuse fra i discepoli. Il fatto che avesse studiato a Tarso potrebbe rendere plausibile l’idea che fosse la stessa persona  che reinventò il cristianesimo secondo modelli di cultura Greco – Romana.  Apollonio, nella tradizione  pagana fu a lungo ritenuto quasi un altro Cristo soprattutto per impulso dell’imperatrice Giulia Domna che, verso il 170 d. C. impose al filosofo Filostrato di scriverne la vita con l’intento di contrastare, attraverso questa figura di asceta e mistico,  l’ influenza prepotente del cristianesimo nascente.

 

Come ultimo esempio di figure similari a quella attribuita a Cristo occorrerà parlare un poco del Buddha. Anche con questo personaggio, divinizzato dopo la sua morte i tratti mitologici sono sorprendentemente similari. Prima della sua venuta il Buddha  è una entità spirituale fra le divinità celesti,poi decide di discendere sulla terra per la salvezza del mondo. Nasce in modo miracoloso. Un vecchio e santo Asita profetizza la sua nascita, si reca a trovare il bambino e lo solleva sulle braccia  annunciando la sua luminosa grandezza.

Da bambino viene smarrito durante un viaggio e viene ritrovato mentre medita profondamente. A trent’anni inizia la sua vita pubblica: digiuna, medita, viene tentato dagli spiriti maligni.  Vive poveramente, ha dodici discepoli preferiti; fra di essi un traditore : Devadatta. 

Il Buddha critica aspramente le pratiche soltanto esteriori dei Bramini: “ Figli di una consorteria di sapienti, essi proclamano le loro massime e poi vengono visti in tutti i luoghi dove si pratica il male “ ( canone Buddista – Sutta Pitaka – la meditazione ) Per tale motivo i suoi seguaci sono perseguitati aspramente in tutta l’India. Anche i primi seguaci di Gesù sono perseguitati dai Farisei, perché egli aveva detto di loro: “ Legano pesanti fardelli e li caricano sulle spalle  degli uomini, ma essi non vogliono toccarli nemmeno con un dito. ( Mt.23,4 ).

Gli insegnamenti di Buddha e di Gesù sono molto simili poiché proibiscono la violenza, il furto, la menzogna, vogliono ricambiare il bene col male, predicano l’amore per i nemici, esortano a non accumulare le ricchezze inutili.

Sia Gesù, sia Buddha non volevano che i loro miracoli fossero capiti come azioni capaci di procurare loro fama e venerazione. Ma in seguito, quando l’insegnamento  buddista si divise in Hinayama, cioè “Piccolo veicolo” adatto per pochi asceti e in Mahayama: “ grande veicolo” seguito dalla grande massa,  nel Mahayama il miracolo assunse lo stesso ruolo  che ha nel Cristianesimo o nell’Islam. La massa infatti, in tutte le religioni, si lascia più facilmente impressionare da esso che non dalla  fede pura. Preferisce ciò che stupisce piuttosto che la vera spiritualità.

Le analogie fra Cristianesimo e Buddismo continuarono anche dopo la morte dei loro fondatori. Furono trasfigurati dai miti e dalle leggende e vennero divinizzati. In entrambe le religioni si trovano, almeno agli inizi, marcate tendenze ad una vita comunitaria. Ambedue ebbero agli inizi non una società organizzata gerarchicamente, ma solo una comunità di gente con propositi comuni.

I Buddisti ortodossi fissarono i propri dogmi nella riunione di Paraliputra ( nel 241 a. C. ) i Cristiani ortodossi fecero la stessa cosa nel concilio di Nicea (325 d.C. ) e in questo modo dettero gli inizi al declino spirituale delle due fedi.


 

A questo punto sembra lecito domandarsi come mai in parti del mondo così diverse e lontane fra loro siano nate tante figure e tante credenze similari. In parte si pensa che questo sia dovuto alla comunicazione fra le varie culture per via dei commerci o delle invasioni militari, tuttavia questa spiegazione da sola non sembra sufficiente. Per esempio, come mai è certificato da fonti greco – romane che ad Epidauro, nel santuario di Asclepio, avvenivano gli stessi miracoli che avvengono a Lourdes o in altre parti della cristianità? Come mai  a paragone della Madonne che lacrimano esisteva a Roma il “ lapis manalis “: la pietra  piangente, di cui parla Cicerone, la quale effondeva lacrime ogni qual volta si prevedeva una sventura pubblica o ci si metteva in testa che incombesse?

 

Carl Gustav Jung afferma che : “Cristo non è tanto un fatto storico quanto un fatto psicologico che tende ad accadere per se stesso.” In altre parole ogni figura di redentore, nella varie regioni umane, è il prodotto di un archetipo della psiche profonda impresso nell’inconscio collettivo. Perciò questa figura rimane come sotterranea in tutte le culture, quasi con gli stessi caratteri ed è come una stampa inconsapevole che gli uomini si portano appresso, fino ad esprimerla nei miti orali e poi nelle successive redazioni scritte. Sembra che sia lo sforzo di dare una soluzione a tutte le angosce singole ed anche sociali dove il dolore viene personalizzato e portato ad una soluzione extraumana con la resurrezione e la glorificazione. Se tutto questo provenga da antichissime trasmissioni genetiche oppure da un punto di partenza reale avvenuto in una arcaica protostoria e diventato poi patrimonio inconscio collettivo , forse non si saprà mai chiaramente, finché ogni essere umano si troverà in una situazione di schiavitù data dallo spazio e dal tempo. E’ probabile che ci si potrà offrire una situazione estrema libertà, quando il nostro legame fisico sarà distrutto. E’ però altrettanto probabile che le visioni di un tunnel con una luce beatificante e consolatrice alla sua uscita, come dicono alcuni ritornati da un coma profondo, sia solo l’estremo sforzo dell’inconscio teso a rifiutare in ogni modo l’annullamento. E’ una questione che nessuna ricerca scientifica sarà in grado di risolvere. Rimane solo una questione di fede. E’ però un male lo sfruttamento che si cerca di operare in quasi tutte le religioni, partendo da figure di salvatori, più o meno storici, per arrivare a manifestazioni di potere o di ricchezza a favore di gerarchie emanate da poveri esseri umani destinati inesorabilmente ad abbandonare ogni costruzione fatta a prezzo di menzogne e prepotenze.

Per concludere è da citare una curiosità che però dimostra come tutto ciò che è stato detto sopra fosse ben presente anche nel 1500. Si tratta di una relazione che l’ambasciatore di Spagna presso gli stati della chiesa inviò al suo governo a proposito di cosa pensasse e affermasse in privato su Gesù il papa Paolo III Farnese che regnò dal 1534 al 1549. L’ambasciatore è Diego Hurtado de Mendoza, diplomatico e militare che nacque a Granada nel 1503 – 1504 e morì a Madrid nel 1575.  Fu anche un eccellente scrittore e gli si attribuisce il famoso romanzo: “Lazarillo de Tormes” che ha goduto di una notevole fama postuma nel XIX e XX secolo. Nel 1547 fu  ambasciatore a Roma e , come rappresentante della più potente nazione cattolica del tempo, era ben introdotto nella corte papale.

Questo è il suo resoconto sulle idee del papa:

“Spingeva la sua irriverenza fino al punto di affermare che Cristo non era altri che il sole, adorato dalla setta mitraica e Giove Ammone, rappresentato nel paganesimo sotto la forma di montone e agnello. Egli spiegava le allegorie della sua incarnazione e della sua resurrezione mettendo in parallelo Cristo e Mitra. Egli diceva ancora che l’adorazione dei magi non era altro che la cerimonia nella quale i preti di Zaratustra offrivano al loro dio oro, incenso e mirra, le tre cose attribuite all’astro della luce. Egli sosteneva che la costellazione della Vergine, o meglio ancora di Iside, che corrisponde al solstizio in cui avvenne la nascita di Mitra, erano state prese come allegorie per determinare la nascita di Cristo per cui Mitra e Gesù erano lo stesso Dio. Egli osava dire che non c’era nessun documento valido per dimostrare l’esistenza di Cristo e che, per lui, la sua convinzione era che non fosse mai esistito”.

 

 

 

 

 

 

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