lunedì 11 marzo 2013

Il pifferaio magico

              Il pifferaio magico
Di Mario Lozzi 
C’era una volta un paese di benpensanti. Andavano sempre tutti alle cerimonie religiose, facevano la carità, nei limiti del possibile, ogni moglie era fedele al marito ed ogni marito era fedele alla propria moglie.
Ma, tutte le mogli erano brutte come la miseria più scura, poiché, sembra strano, ma le donne più devote cercano di compensare con la devozione la possibile carenza di femminilità. Infatti la femminilità, in genere, è bollata dalle varie religioni come anticamera dell’inferno ed inciampo verso il precipizio più profondo.
Tutto andava bene in quel paese. Non c’era una virgola fuori posto. Ogni famiglia godeva di un notevole benessere che, all’esterno, prendeva la forma di una parsimoniosa sopravvivenza. Perfettamente perfetto!!
Siccome però le cose perfette non hanno lunga resistenza nell’umanità, precipitò sul paese una catastrofe catastrofica.
Si materializzò in una invasione di topi.
Topi, perché i Fratelli Grimm, anch’essi totalmente timorati dell’onestà e della costumatezza, non avrebbero potuto dire come stavano le cose senza cadere nella riprovazione dei pubblici censori.
Nella realtà non si trattava proprio di topi, ma di tope: ragazze splendide, licenziose, avide di denaro, che avevano avuto cognizione del benessere proprio degli onesti abitanti dell’onesto paese ed intendevano prelevarne qualche abbondante provento.
Infatti, sotto la pelle di ogni benpensante maschio si trova innestato il piccolo diavolo della concupiscenza, che poi tanto piccolo non è.
Decine di ragazze di facili, anzi, facilissimi bikini e centinaia di occhi mascolini stralunati che concupivano e concupivano.
Si aprirono case equivoche e la quasi totalità degli uomini si trovò coinvolta in affari e lavori che imponevano rientri molto tardivi, la sera, in famiglia.
A questo punto le mogli fecero succedere un bulicame. Il pio consiglio comunale, composto in maggioranza da donne altrettanto pie e, in conseguenza di segaligno aspetto, si agitò, volle ricorrere alla legge, ma pareva che i gendarmi fossero abbastanza benevoli verso quell’invasione di sorci femmine.
Così fu emanato un bando che prometteva una somma cospicua a chi avesse liberato il paese dalla calamità. Il bando fu votato all’unanimità perché gli uomini del consiglio non ci provarono nemmeno a dissociarsi per paura di quello che i poveri Freud e Jung chiamano complesso di castrazione.
Si presentò un suonatore di piffero che però il piffero non lo suonava del tutto, ma solo quando era …. impegnato fisicamente.
In realtà faceva il D.J. in una immensa discoteca che stava aprendo da qualche parte, non troppo lontana e la discoteca si chiamava MAGIC FLUTE’S DISCO.
Il “pifferaio” ottenne la promessa della pingue ricompensa dal consiglio comunale a patto che avesse liberato il paese dalla nefasta invasione.
Allora radunò in una sala tutte le tope e fece questo discorso: “Che cavolo state a fare in un rancido paese come questo? Venite da me, al MAGIC FLUTE’S DISCO. Lì si che c’è vita, wisky, pasticche, sniffo e quattrini, quattrini, quattrini !” Le ragazze capirono al volo e smammarono subito. Allora il paese tornò totalmente nella proba e casta serenità di sempre.
Il “pifferaio” andò in comune a chiedere la ricompensa. Ma, come si sa, tutti gli onesti sono anche assai tirchi. Perciò il “pifferaio” si trovò davanti tutto il consiglio comunale ed ogni consigliere aveva il pugno della mano destra chiuso in avanti, con il medio alzato abbondantemente ed in modo rigido che... ma penso l’avrete capito tutti.
Anche il “pifferaio” capì l’antifona e si rese conto che se la doveva squagliare.
Ritornò qualche anno dopo. Aveva depliants del MAGIC FLUTE’S DISCO dove era promesso il paradiso in terra. Il “pifferaio” li diffuse di nascosto fra tutti i ragazzi e le ragazze del paese, con l’impegno di una prova gratuita d’una settimana per tutti.
Una bella mattina il pio paese si svegliò, come al solito, al suono della pia campana e gli adulti si resero conto che non c’era un adolescente manco a cercarlo col metal detector.
Disperazione, cordoglio, pianti con varie modulazioni!
Il “pifferaio” era, come per caso, seduto in meditazione su una panchina del giardino pubblico.
Lo scongiurarono, lo coccolarono e, alla fine lo pagarono e lui promise che avrebbe condotto una delegazione di cittadini dai loro rampolli.
Andarono. La discoteca era al massimo dello splendore, del casino, dei colori e della musica.
I cittadini scongiurarono i figli a ritornare a casa e, stranamente, i figli mostrarono i pugni chiusi in avanti con il medio abbondantemente alzato, in modo rigido, verso il cielo.
                
 

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