lunedì 4 marzo 2013

Fiori ciechi (estratto), Annulli Editori

Maria Antonietta Pinna – Fiori Ciechi
©
Annulli Editori
Fiori Ciechi (estratto)
 
Gli anziani garofani riuniti siedono gravi davanti ad un oratore dal lungo stelo nodoso. La tunica nera a coprir le radici. Pistillo parla muovendo con ostentazione i grossi petali rossi. Parla, misurando i passi, lenti e claudicanti su un tappeto di muschio. Il vuoto delinea il suo corpo, al centro di un’enorme sala bianca, scavata all’interno di un albero cavo, ricoperto di sabbia e cemento. La sua voce rimbomba chiara e solenne: ‹‹Non è più tempo di attese questo, credetemi. I garofani hanno fame. Cresciamo di numero e la terra non basta più. Per la prima volta nella storia del nostro popolo ci sono stati degli scontri. Il bilancio non è
positivo: sette morti e una quindicina di feriti in tutto. Alcuni sono gravi, hanno riportato seri danni alle radici. E tutto per la proprietà di un misero pezzo di terra. Finora i garofani si sono autogovernati. Non c’è mai stato bisogno di usare la forza perché qualcuno desse agli altri qualcosa del suo››.

‹‹Noi non siamo uomini! C’è stato un tempo in cui non significava niente, mio, tuo, suo››.

‹‹Dici bene, Petalo, solo la parola nostro doveva essere importante per noi. Un sogno... Volevamo l’uguaglianza, l’utopia di garofani tutti uguali! Che idiozia! La natura è egoista, noi anche. E abbiamo bisogno del nostro particolare egoismo, di sentire che il fungo dove dormiamo appartiene a noi e a nessun altro. Di sapere che il libro che leggo, la tunica che indosso, l’occhiale che inforco, il fertilizzante che assumo, sono miei, miei. Nessuno può toccarli senza essere accusato di furto. La proprietà privata ci dà l’ombra della felicità. La storia lo prova, ci è testimone››.

‹‹Ombra illusoria di felicità››.

‹‹Meglio quella che niente! Non possiamo rinunciare alle cose, perché siamo lontani dall’essere diafani spiriti... Siamo carnali, legati alla terra, ai suoi materiali bisogni.   Quando la morte raggiungerà questo mio piede sifolino, potrà ricordarmi che la vita è
 
la canzone stonata d’un solista. Perché negare l’evidenza! Bando alle ipocrisie! Siamo soli e nudi nel bastardo tempo cosmico dell’universo. Nasciamo soli, moriamo soli. L’insignificante attimo tra questi due momenti... Ah... È un avido arruffarsi, un contorcersi, un fuggi-fuggi a denti stretti. Che frastuono! Da morti saremo le eterne cicatrici dei vivi e nient’altro. Mangiamo e beviamo finché possiamo mangiare e bere, e riempiamoci le tasche, arraffiamo quel che vogliamo! Facciamo dunque chiasso di giorno e di notte. Uccidiamo i nostri nemici. A morte chi non ci ama! Schiacciamo col piede, senza pietà, lo scorpione velenoso che ci morde il tallone. Nutriamo il serpente tentatore... Uscite, senatori, da quest’albero di cemento.
È da stamattina che discutiamo senza concludere niente! Guardate il cielo, è già nero. Osservate i proiettili di stelle luminose che lo crivellano, come occhi carismatici... Faremo guerra anche a loro, se necessario, sì, sì! Guerra! Alle stelle, al cielo, alla natura, a quella pulcinellata di nuvole lassù, che c’impediscono di vedere la luna. Guerra! Alla luna stessa, al mondo, a chiunque esiste senza essere noi... Dura tutto così poco...››.
 
 

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