sabato 23 febbraio 2013

Autori ed Editori d'Italia

postato da Cinzia Baldini

Autori ed Editori d'Italia





 
L'Italia è sempre stata considerata la terra dei santi, dei poeti e dei navigatori.
Oggi, a mio avviso, siamo la patria dei furbetti, dei presuntuosi e degli arroganti.
La riflessione che mi si è posta davanti in questi giorni di pioggia battente è la seguente: perché in un paese come l'Italia, con un retaggio culturale immenso, la cultura è così bistrattata? Perché le istituzioni non collaborano affatto a far crescere questa risorsa investendo del capitale? Perché ci sono più scrittori che lettori nel nostro paese?
Alla prima domanda mi sorge spontaneo rispondere che è meglio vedere il sedere di una bella donna in televisione piuttosto che far viaggiare gli occhi ed il proprio cervello tra le pagine di un libro.
Alla seconda rispondo che tutti i governi hanno trattato la cultura come una "cosa" di serie b, senza incentivarne lo sviluppo, trattandola come mero passatempo piuttosto che una risorsa da incrementare per acculturare gli abitanti del proprio paese.
Alla terza domanda dico semplicemente che ci sono quattro problemi e sono i seguenti: le case editrici, i lettori, la distribuzione e gli autori.
Nel 2012 ci siamo trovati davanti ad una miriade di uscite di pseudo scrittori, gente che getta pensieri su carta e che viene pubblicata da piccole case editrici che, pur di guadagnare fior di soldi da questi ignari illusi, pubblicano tutto quello che arriva nella loro casella di posta, senza valutare se il testo è valido o se il presunto scrittore sia capace di mettere insieme una frase con il classico soggetto, verbo e complemento. Chiedono cifre astronomiche per un copia incolla che pure uno sprovveduto come me saprebbe fare e magari con un'autoproduzione, risparmiando notevolmente. Dall'altro lato vi sono le grandi case editrici che non investono un euro su un esordiente italiano, cestinando gli scritti che arrivano senza nemmeno leggerli e senza dar la minima possibilità ad una persona di mostrare il prodotto confezionato da loro. Una visione dell'editoria a dir poco gretta e priva di scrupoli, incentrata solo sul tornaconto economico, senza tener in minima considerazione l'arte, quella pura, quella vera.
Altro tasto dolente sono i lettori.
In Italia legge il 16% delle persone, tra i giovani la media scende al 4%, roba da mettersi le mani nei capelli, soprattutto in un paese che può vantare scrittori del calibro di Dante, Manzoni e, per arrivare ai giorni nostri, Umberto Eco. La Spagna dal 18% (sempre due punti più di noi) è balzata in una decina d'anni al 28%. La Spagna? Ma dico, siamo impazziti! Se poi andiamo più a nord le cose si fanno ancora più fantascientifiche. Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia, raggiungono il 58% dei lettori. Più della metà della popolazione legge.
Qualcuno poi mi venga a dire che noi eravamo la culla della civiltà. Tanto di cappello a queste nazioni che investono sulla cultura e su una popolazione ricettiva, che cresce culturalmente, che legge e che ha voglia di scoprire sensazioni nuove. Noi siamo ancor indietro e, più andiamo avanti più regrediamo. Ora parlano di ebook, come se fosse la panacea per risolvere i mali dell'editoria. L'ebook non risolverà nulla, tenderà ad allontanare ancora di più i lettori dal libro vero e proprio.
La distribuzione italiana del libro è un circolo ristretto e privilegiato. Solo le potenze editoriali fanno parte di questo sistema e le piccole devono arrabattarsi con distributori più piccoli delle case editrici stesse, che vacillano sotto i colpi della grande distribuzione, di librai incompetenti che guardano solo se un’opera può fare cassetto e privilegiando, ovviamente, i grandi titoli di scrittori affermati e senza interessarsi minimamente alla qualità di ciò che vendono. E' indubbio che ad una libreria il libro scritto da un calciatore renderà maggiormente rispetto a quello di un autore esordiente e sconosciuto, ma è anche vero che in questo modo si tarpano le ali ad un giovane che magari, nella penna, ha le potenzialità giuste per emergere ma a cui mancano le veline di contorno o una palla rotolante da prendere a calci su un campo verde e gente che si riempie di pugni sugli spalti.
In tutto questo la distribuzione libraria gioca un ruolo importante. Allunga le mani sulle grandi realtà editoriali, ed annichilisce le piccole case editrici anche se dotate di autori interessanti che non potrebbero sfigurare accanto ad un nome di prestigio.
Ma il vero "cancro" dell'editoria moderna sono gli autori ed anche se sembra un paradosso è proprio così.
Una volta uno scrittore inviava la sua opera alla casa editrice e, se questa riteneva l'opera degna di pubblicazione, si procedeva per gradi. L'autore faceva gavetta, si rimboccava le maniche, supportato dalla casa editrice e viaggiava per promuovere il suo scritto.
Al giorno d'oggi tutti hanno scritto il "Capolavoro". Non vi è più l'umiltà di scrivere per passione, principalmente per te stesso e poi per gli altri. Oggi bisogna correre, fare soldi, e guai a fermarsi, riflettere se ciò che si è scritto ha un senso, un significato universale che può essere capito e condiviso da tutti. Tanto c'è chi pubblica a pagamento, o no?
A volte se una casa editrice scarta un autore perché non lo ritiene meritevole, il soggetto in questione si arrabbia e sentendosi vittima di un complotto culturale ordito contro di lui definisce chi ha valutato negativamente il suo testo come un inetto, un incapace, una persona meschina che non ha capito il raro valore dello scritto che gli è passato tra le mani.
Chi unilateralmente si arroga il diritto di scrivere un "capolavoro" non ha compreso che prima di tutto un autore raccoglie quello che semina. Se il seminato è stato corretto e onesto, ma soprattutto qualitativamente elevato, a lungo andare darà i suoi frutti e quindi le ambite soddisfazioni personali altrimenti autore e libro saranno dimenticati nel volgere di uno sguardo.
Questo per dire semplicemente che gli umili continueranno a scrivere, forse pubblicheranno o forse no, questo non è importante. Quello che conta è la passione che spinge l'individuo a scrivere storie, a raccontare emozioni, a far sognare se stessi e le persone, poche o tante è ininfluente, che leggeranno i suoi scritti.
La scrittura e la cultura non sono mero fumo negli occhi, né una macchina da soldi da spolpare a piacimento, ma arte, creata dalla mente e, soprattutto, ispirata dal cuore.

Darth Vader

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