martedì 31 dicembre 2013

Il buio vecchio (da "Il cigno ubriaco")

Di Maria Antonietta Pinna


Il buio è caduto in un secchio
vecchio di secoli e lune,
gli uomini camminano
sul marciapiede usurato
che ha spuntato tutte le dune
del vecchio deserto arato dal senso,
al centro penso faranno i fuochi
per capodanno,
che sarà uguale all'uguale,
poi tutto torna anormale
nell'ordinario normale di sempre.
Il sole è un punto di senape
in trappola nel pane del nord.
Un cane lugubre e vile abbaia
dietro la spuma dei suoi stessi occhi.
Andiamo a fare un pic nic al cimitero,
tutto è silenzioso, civile,
già nero nel vero


che non ha inizio né fine.

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Ode al frigo


Di Alessandra Piccoli


Bevo chinotto
e non mi placo
ho un altro modo
di vedere scuro
sono sicura che sia schiuma
che mi ronza nelle orecchie
e tu che cosa fai?
Buone intenzioni dentro al frigo
fredde di latte&menta
appannate
fino alla nausea
sei stato un cameriere annoiato
distratto inciampavi e rovesciavi
su pareti bianco isteriche
a cancellare le strade
e confondermi sempre
con pensieri condensati
che sudavano ammuffendo
e finivano nel cassetto
della verdura




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mercoledì 25 dicembre 2013

Diametro inverso

Di Fremmy




La mia bocca interrompeva il respiro,

palpito a diametro inverso al fuoco

pagava la crisalide all'ansia novizia,

violenti rintocchi di rugiada al polline

hanno perforato il mio scaltro viso

ed ho peccato d'inerzia nell'esitare,

sconcio sorriso annacquato senza bolle

ha sottratto i cubetti al deflusso di ghiaccio,

ansimavo e friggevo bachi a terra merlettata.

Un attimo il cerchio ha negato il senso

all'orario di intersezione alternativa

nei tuoi occhi frementi di casta indulgenza,

figura visibile dal cielo nell'artico veliero di consensi,

scoglio nel canale di frenesia a se stessi,


spento, vivo e negligente, ferisco il giorno.

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Un colpo a vuoto


Di Gabriel Lure

un colpo
a vuoto
e cado 
all'indietro
verso
quel verso
che non
scrivo
per intero
spazi
bianchi
oltre le
mie anime
son lacrime
di polvere
le parole
che non
ho saputo
dire
non vorrei
dormire
sognare
e poi
divenire
cadrò in
volo fino
a toccare
delle
voragini
il vuoto


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martedì 24 dicembre 2013

Solstizi e ateismi nella demenza italiota (pillole)


Di Mary Blindflowers

Foto Mary Blindflowers© 

Il solstizio è una premorte trasferita al meteo. Teoria del buio e sue conseguenti meteoropatie.



Se fossi Dio sarei atea perché guardandomi dentro non credo possa essere reale tanta meraviglia. Teoria della modestia.



Il niente dei non ordinari è già tutto per i mediocri. Teoria delle quantità minime trascese.



Siamo tutto o niente, dipende dall'umidità dell'aria.




Essere o non essere, questo è l'unico problema a non essere un problema, dato che l'essere è non essere e il tutto è contenuto nel niente e il niente nel tutto in sintetica e indeterminata alienazione.



Per avere successo nel bel Paese la prima fondamentale regola è non pensare, piangere alle interviste strappalacrime del padre e del figlio, credere nello spirito santo e far finta che il nero sia bianco. Teoria della lobotomia business.



Una nuova amicizia è un gioco a punti. Si parte da zero. Purtroppo è già complicato trovare qualcuno che arrivi a uno.

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lunedì 23 dicembre 2013

Oniricon (da "Il cigno ubriaco")

Di Maria Antonietta Pinna


Mi vedo appesa al soffitto,
cammino sul tetto
e poi mi lancio sul pavimento,
a capofitto, corro sul filo del lampadario,
dentro le parole del vocabolario,
sono sillaba e disdetta,
mi lancio in allucinazioni senza fretta,
mentre la mia stessa mano
affetta il cuore alla finestra
per fuggire via,
ma questa stanza non è casa mia,
rifugio di pazienza,
esco con la testa dal camino,
sono dentro il tubo del rubinetto
del vicino,
nello stomaco del padrone di casa
porto peli e lana
con cui posso impiccare la sua brama
dell'affitto,
disegno arabeschi sul filo della strada
prima che la luna londinese
mi cada dalla minestra in mano.
Città del vuoto pieno,
bella perché orrenda di veleno

e nero.

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I libri si leggono non si bruciano!

Di Diego Romeo



Erano gli inizi degli anni 30 quando un gruppo di facinorosi, capeggiati da un folle, organizzò una tragica manifestazione in cui si bruciarono migliaia e migliaia di libri. Il mondo all’epoca non si immaginò che tragico inizio sarebbe stata la manifestazione e soprattutto dove avrebbe portato quel gesto sconsiderato.
Sono passati più di ottant’anni ed oggi, per la teoria dei “Corsi e Ricorsi Storici”, un altro gruppo di sconsiderati ha ricordato quel tragico gesto. Non è ancora dato sapere se l’hanno fatto solo per ignoranza o per spirito di emulazione, comprendendone fino in fondo il significato, fatto sta che è comunque l’inizio di un nuovo periodo di tensione sociale.
Oggi però, al contrario di ieri, il mondo è consapevole delle conseguenze che un gesto così scellerato potrebbe portare. Infatti non c’è dittatura più grande e schiavitù più infinita dell’ignoranza.
Per questo un gruppo di scrittori, sull’onda emotiva dell’iniziativa No Brand Art, ha deciso di non tacere e alle ore 16 di domenica 22 dicembre, a Piazza del Popolo a Roma, ha iniziato a regalare i propri libri ai passanti.
Al di là dei numeri, anche se significativi, il gesto in se è degno di lode e accende una grande riflessione. Infatti oggi la cultura è fin troppo sottostimata e in un certo senso troppo “commercializzata”, per questo il gesto di regalare un libro ha aggiunto un significato in più a questa manifestazione di altissimo livello culturale.

Concludo affermando che è bello vedere come, in un periodo come questo, in cui la sottocultura televisiva la fa da padrone, continuano a nascere iniziative come questa che promuovano la cultura in maniera del tutto gratuita!

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sabato 21 dicembre 2013

New Road


Di Maria Antonietta Pinna



E il cielo glabro di lombi implumi
dagli sguardi comuni assenti
nel mio mondo,
afferra il mare per un lembo
e lo tira come un fazzoletto usato,
esente dal tempo abusato
nell'onirica trama che spezza le gambe
all'ora.
La ruga disegna nuovi percorsi
di silente metafora, mi sfondo
nella non concludente certezza
del vivere dentro di me
l'incubo del sogno magmatico,
l'astrofisico non perimetro idolatrico
dell'essere non volendo avere,
nella consapevole unica certezza
di non voler fare
quello che non si vuole fare
nei caldi percorsi del senso.
Oggi ad New Road, in una stanza
mi cucio la pezza sul pantalone,
ma il cuore è intero,
ancora, non c'è uragano o brezza che lo sfaldi,
non c'è distanza che lo spezzi.
Mi lavo il maglione
nella rivista del vento.



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sabato 14 dicembre 2013

I gridi del silenzio

Maria Antonietta Pinna & Fremmy




A Londra la pioggia
dura poco,
come un gioco di sfilacciati
nidi argentini,
il freddo punge il rutto di un nero
fatto di crack
che spaccia in un angolo di West ham,
mentre un inglese bianco grida
sull'auto la sua follia
da self control distrutto
nell'implosione anafettiva del sidro.
La luna taglia col fianco affilato l'alveo
contorto del cielo di allucinato notturno.
I gridi del silenzio
affollano il sonno di lancinati barboni
sparsi come spinosi nidi
al centro commerciale
dove ogni sguardo tarda fino al mattino,
come ferita sul ventre grasso
di un bestiale cencio in pena.
La volpe che attraversa il cimitero
sdentato attaccato alle carie di case basse
ha la lingua fulva e rara,
mentre una pupilla semita da un chiosco
la guarda di profilo,
ma nessuno per ora le spara.
L'alce punisce ripida l'ascesa
di una nevicata esistente nella bara
esplosa del senso,
che adempie al vuoto alieno
di un non freddo atteso.
Ansimante gioco di luna e sole speso
tra lenzuola che guardano il cielo
da angoli opposti
diametralmente affini al non essere
insieme che pesa e punge dentro
un sociale banale,
siamo
come spini dentro lo stomaco dell'uomo comune,
disseminati nel disperso
orizzonte di fragole e lamponi,
siamo
giardino diverso di sensi occulti,
maestrale inesposto di lingua e gemiti,
dolciastro sapore di bosco, singulto
fraudolento olfatto languore e materia,
bisbetico senso di cicatriziale fragilità
magma perpetuo impavido
dove il flauto suona l'alba di umidità
al clarinetto che sferza traumi ostentati
in una dolorosa diatriba di note.
Impossibile cancellare il cotto pentagramma
indelebile dove tracce di un frammento
confondono il vento di scogliera ego e stesso.
Antico momento di un dramma recente
in movimenti di convulso e spesso stupore
destrutturante nell'ansimante ala dell'orologio morto.
La pietra di dogmatica forza non spezza più
la testa dell'anarchica fola.
Io e te,
fiato corto,
cosa sola,
lo sa la cruna dell'ago
nel quale abbiamo infilato senza fatica la luna
contro le fauci dell'austera e lacerante sfortuna.
Io e te cosa sola.


(14 dicembre 2013 M. & F).

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giovedì 12 dicembre 2013

La scogliera pieghevole





Uno scricchiolio fantastica la sua originalità,

il faro ha disteso le altrui membra acute

nel vuoto perpendicolare un gioco

esercita il canto del dubbio atmosferico,


tu come hai adottato l'ingresso monogamo,

infedele tremante curiosità esiliata,

concubino del nero misto all'inchiostro

nel mentre la scogliera pieghevole si pavoneggia;



tu sei stata alla lodevole irruenza

ti sei assentata per un bocciuolo di farfalle,

hai soltanto affrancato la discontinuità,


ed il mittente ha confessato al viaggiatore.  

Fremmy

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domenica 1 dicembre 2013

Acqua fritta (Le pillole di Psico-Pinna)


Di Maria Antonietta Pinna

Friggo la mia acqua e chi vuole immergervisi finisce col bruciarsi.



La vera visione va oltre il lato da cui si vedono le cose.



La vita è aritmo tachicardico.



Ogni carnefice è stato vittima almeno una volta che vale un milione.


Friggo la mia acqua e chi vuole immergervisi finisce col bruciarsi.



La vita è aritmo tachicardico.




Il vero ritmo è non avere ritmi.



L'immortalità è un noioso e mediocre bluff, morire vivi e interi, questo sì è importante.




Per sfortunata fortuna sono roba da inferno.




Il borghese preferisce comprarsi un loculo rosa shopping ultima moda con la griffe a caratteri neri per poi dire che ha cambiato vita, piuttosto che scoperchiare la tomba del suo perfetto ritmo da zombie.



Forse non ho quello che mi merito ma sono il casino che voglio.




Bisognerebbe uccidere i poeti, come reperti archeologici
scampati alla globalizzazione massificante
e lobotomizzante della mediocrità dei vincenti (Da “Tranky”).





Ridersi addosso è la miglior forma di speculazione filosofica esistente nella pacifica demonizzazione di se stessi.

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I Canali di Venezia




I CANALI DI VENEZIA*
**( versione originale in francese- La Revolte des Chutes, Parigi, 1992 )


Dopo due secoli, dai tempi sacri in cui molti umani erano diventati – volontari e felici – robot, nella più bella città terrestre, alcuni conservatori homo sapiens sopravvissuti ed irriducibili avevano imparato l’Arte dell’anfibio.

Le grandi mutazioni parallele del secolo 21 donavano effettivamente a Venezia, una della capitali del mondo, periodicamente, cascate meravigliose d’alta marea e microtsunami trasformati dal genio veneziano in ottovolante per il turismo estremo d’avanguardia…

E le gondole, un tempo ridicole conchiglie veterobarocche, ora, come vive, facevano il surf: oppure minibattelli a vapore ed energia solare rallegravano i veneziani (e tutti i milioni di turisti ininterrotti) sotto sopra Piazza San Marco finalmente eternamente sommersa: “La vera Atlantide” (il logo spot interplanetario) profetizzata nella preistoria dal genio graffitistico di Platone!

I gloriosi monumenti s’immergevano luminosi, coraggiosi e felici di morire! E i Veneziani, dapprima choccati dalle previsioni apparentemente funeste, assai presto si rassegnarono, erano fieri ed orgogliosi del loro mare eccentrico e capriccioso, come non mai colorato d’Azzurro, stracolmo di plancton ultracommestibile e delizioso, straricco di nuovissime alghe, profumate come rose, contro ogni previsione!

Cosicché, non a caso pronipoti del genio capitalista di Marco Polo… osservando l’incredibile nuova fauna e flora quasi aliena si convinsero di sfruttarla produttivamente, nonostante le previsioni ancora funestissime degli inorriditi ecologisti del tempio di Margherita… (tra i resti leggendari di una famosa industria dell’era industriale, dichiarati patrimonio della Terra!): alla fine – a miracolo in corso – i fanatici cherubini vegetali e vegetariani furono costretti all’esilio…

I veneziani infatti producendo straordinarie essenze e creme estetiche non solo di valore paragonabile alle spezie ed alle gemme della gloriosa Serenissima marinara, grazie alle nuovissime alghe floreali, innestarono un rivoluzionario effetto farfalla che – in tempi cosmici sorprendenti, quasi alla velocità della luce, prosciugò tutta la laguna!

L’Effetto Serra aveva effettivamente inghiottito con un diluvio graduale e intermittente l’intera Pianura Padana, le Acque trasformato Venezia in una autentica Atlantide, ma il Mare si era ritirato e la Laguna diventò un immenso campo di coltivazione e produzione di Cosmetica!

Soprattutto, mentre i mcrobattelli a vapore e d energia solare continuavano a funzionare con tanto di Gran Premio interplanetario annuale sul Lago di San Marco neonato, e tra le cascate, ora trasformate anche in sublimi fontane artificiali (come una Bella Veneziana domata), i celebri Canali diventarono più famosi di quelli di Marte (prima dell’apocalisse che sterminò – come – noto – i nostri progenitori verdi ancestrali…).

E i Canali di Venezia, l’Atlantide ritrovata, erano Giardini sommersi abitati non solo dalle alghe nuovissime e sempre in evoluzione – generazione dopo generazione – ma da fiori mutanti da cui si estraeva l’elisir dell’eterna giovinezza per la gioia non solo della Bellezza ma pure del Capitalismo solare (e dei Veneziani sempre sensibili al commercio intelligente…).

E i Pink Floyd clonati celebrarono in Cosmovisione la Nuova Venezia, città d’arte, non più Museo ma del Futuro!

RobyGuerra



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sabato 30 novembre 2013

Filtri e grimori (Il gatto magone, VIII puntata, parte I)


Di Mario Lozzi


Er patrone mio, in de una libbreria, tiè certi libbri érti come paracarri. Ce ne so’ un fottìo. Se chiameno   LIBBRI DE LI GRIMUA’  Che poi sarebbeno ricette maggiche pe’ turà e sturà tutti li buchi. Io, me ce sò provato a lèggeli, ma è comme a zappà l’acqua. Lui però li dopra sempre e certe vòrte li  ‘mpresta  puro all’amichi sua che je li viengheno a chiede.
Io, quanno che succede, me metto sempre derèto a quelo che je li ‘mpresta, perché de sicuro ce sta sempre da fasse du risate, che fanno er sangue bòno. E....’na vòrta de quele, ècchete  che t’ho visto.


“ E’ sposato? “
“No, maestro, non è sposato. So che può sembrare un miracolo! E’ così bello! Ogni volta che lo vedo mi sento il cuore liquido.”
"capito, signora – disse il mago – me l’ha già detto dieci volte di questo cuore liquido ! Adesso mi lasci concentrare perché le debbo trovare un sortilegio".
La donna tacque. All’apparenza sembrava una casalinga a basso reddito familiare. Il mago pensò che non ne avrebbe tirato fuori un granché. Non portava gioielli, non aveva nemmeno una collana.
Ma...Chissà... A volte i clienti più dritti sono capaci di vestirsi da straccioni, quando vanno da un mago, proprio come quando andavano all’ufficio delle tasse al tempo del modulo Vanoni. Prese un vecchio libro di Grimoires e lesse ad alta voce: “ Per farsi amare da un uomo non ammogliato cercate di ottenere da lui un oggetto che egli abbia portato addosso per qualche tempo e fate quanto segue: la sera, andando a letto, collocate l’oggetto fra i seni, pensando intensamente all’amato fino ad addormentarvi. Dovrete fare questo per sette sere di seguito. Poi prendete una piccola parte dell’oggetto e bruciatela quando spunta il sole, di venerdì. Conservate le ceneri e, non appena si presenti l’occasione, cercate di farle scivolare sull’amato, ponendole a contatto sulla sua pelle. Se non è possibile, cercate di fargliele toccare mentre vi stringe la mano. “ ( 1 )
Il mago chiuse il librone: “ Ha capito, signora? Ovviamente questo incantesimo non vale nulla senza l’influsso carico di positività erotica che io le trasmetterò fra poco. Cinquemila, prego! “
L’ultima frasetta ebbe veramente un effetto magico: la donna fece un soprassalto..
“ Maestro, ma io sono una casalinga, non ho quasi nulla a disposizione....Mi venga incontro! “
Il mago scosse la testa. Certi influssi non si potevano mercanteggiare. Disse. O cinquemila o niente!
Uscì con la scusa di andare a prendere la pietra che lo aiutava a concentrarsi e, da dietro il solito tendone che per un mago è il  refugium peccatorum , osservò la donna che tirava fuori dalla borsetta un rispettabile pacco di euro e contava appena dieci miserabili bigliettoni da cinquecento.. Si ripromise di attingere più abbondantemente al malloppo.
Rientrò apparentemente sereno. Nella realtà era incazzatissimo per non aver saputo giudicare bene le finanze della tizia. Se un mago di oggi non ha l’istinto finanziario, che altro gli resta? L’incazzatura aumentò in lui quando la donna gli disse tutta lacrimosa: "Ecco, maestro, tutto quello che ho. Proprio tutto!".
La faccia dell’occultista rimase serena, nonostante i vaffaocculto che gli risuonavano nel cervello. Aveva portato il solito mezzo geoide di ametista, quello che gran parte degli esoterici esibiscono perché, con tutte quelle sfaccettature viola, nel cavo della pietra, quando ci batte la luce fa un effetto
da contrazione nervosa. Lo depose con precauzione sul tappeto del tavolo, accese una potente lampada che ne vitalizzasse i mille riflessi, poi prese la mano della donna e la introdusse nella cavità piena di luce altamente misterica. La signora era tesa come un stenditoio pieno di lenzuola fradice.  

  
Il mago pronunciò una formula solenne mentre agitava in tondo la mano stecchita della donna, dentro il cavo della piccola roccia. La disse in un latino che a Cicerone gli sarebbe venuto un infarto. Beccati questo! E il mago la guardò e vide che era suggestionata. Cominciò a scorgere altri possibili guadagni. In genere, come ti frega il latino!! Non ce altra cosa e nella magheria è il massimo. Anche i clienti più tirchi diventano arrendevoli come la gomma americana.
“ Ecco – disse poi – adesso ha cinque giorni per cercare l’oggetto dell’uomo che ama. Meglio di tutto è un indumento. Esegua la ritualità. Se passa un solo giorno in più dovrà ricaricare di nuovo se stessa.”
E sperava che cinque giorni non sarebbero stati sufficienti, così la vecchia botte avrebbe dovuto tirar fuori un altro po’ di liquido. Ma non aveva calcolato le capacità intrusive della donna, la quale già sapeva tutto sulle abitudini dell’uomo desiderato e, fra le altre cose, aveva anche l’indirizzo della lavanderia dove portava i vestiti ogni sabato, come qualunque zitello che si rispetti.
Quello era proprio un sabato. Una corsa in macchina, un fagotto di gonne e tailleurs da lavare a secco, una mancetta ( piccole eh!) al ragazzo della lavanderia, quattro moine, un finto problema che lo fece allontanare per un attimo e la signora aveva già arraffato il primo indumento del suo adorato. L’aveva dovuto arpionare mentre guardava altrove per non destare sospetti. E, quando riaprì la busta di plastica dove l’aveva cacciato, vide che aveva preso un pedalino. Con un forte aroma di maschio camminatore. Ma gli incantesimi d’amore richiedono sacrifici!( A proposito, fatevi da soli il sacrificio di immaginare com’era fatta la signora in questione. Durante l’operazione tenete presente che i capelli biondi erano tinti. Perché, in tutto questo, l’età ha un certo peso, i peli superflui hanno un peso in progressione ed anche il peso ha un suo innegabile peso) .
La sera si mise il pedalino fra i seni. Dopo un po’ il marito disse: "Ma non senti una puzza
di piedi?".


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