sabato 17 giugno 2017

Tandemscucito©

Di Mary Blindflowers©

Fiore vecchio, foto Mary Blindflowers©

Mediocri vaccari cattoborghesi,
stercartisti gemelli su commissione,
imitatori di stile,
fratelli offesi per la loro parrocchia di dio,
ricaricate le pile del fio,
commentano in crosta con spocchia,
il nullacosta delle loro opinioni que que,
eh eh, que...
L'arte però non è un pappagallo
non è nemmeno ocalezione
o canto di stallo,
o brutale impinguire di piume
nel deretano del gallo,
inutile imitare il pavone o il canto argentino del fiume
se si è solo un bidone tandemscucito,
un castrone a due teste,
un leggero e putrescente zeffirino dall'ano,
perciò Giano, inconsistente, va' piano





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venerdì 16 giugno 2017

Grange exangue©

                                        Di Mary Blindflowers©

Foto Mary Blindflowers©


                                             C’è più poesia nel grange exangue
di una macelleria,
che nel salotti della gente bene,
schieneiene ad arco,
soppalco e catafalco di dissoluzione,
false lune piene di cartone,
pesopolli confusione, zuppe ristrette,
postsbornia e mito della California,
.
..
.c’è più poesia nel sangue sacrificato
di una bestia che nell’animale sguaiato
che corre ad ungere meccanismi da cortile,
.

c’è più poesia in una lurida baldracca
che nel poeta baciamani di pianeta e pile.

..
C’è più poesia nella caduta di un achenio,
nello stile dell’uragano che spero porterà via
le vostre filastrocche spacciate per poesia,
i vostri drinks apericena, i così sia,
i vostri premi asplenio senza semi,
gossipteoremi con cui mettete in moto morti treni
nella cloaca oscena delle vostre bocchegnocche
sul proscenio vuoto che tarpa le ali al genio.




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L'utensile©

                                                 Di Mary Blindflowers©


La pesca miracolosa, tecnica mista su tela (particolare), by Mary Blindflowers©

                                                 L’utensile mio caro galeotto
è qualcosa di raro,
certo, per te un quattro e quattr’otto,
dato che concepisci solo il bricolage,
et voilà la grande ouvrage,
tic tac, tac tic,
è il tuo entourage ventennio
dolce come l’uva passa
all’abbeveratoio delle moschemassa,
e alcuni giornalisti della Nuova e dell’Unione
parlavano di te,
eheh gatta ci cova,
ma succede a volte,
che chi cerca,
trova.
Perciò chi muore giace,
lasciami in pace,
studia, bada ai casi tuoi,
comprati un compasso,
prenditi un paio di buoi,
ara il terreno,
e soprattutto sta’ sereno,
non farti venire un prolasso.
Non vedi che qualcosa ti sfugge?
Sarà il tuo vecchio leone che mugge.




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Storia di un uccellino©

Di Mary Blindflowers©

Fotorose, by Mary Blindflowers©


Questa è la storia di un uccellino il quale pensava che la sacralità della poesia sia (uso il congiuntivo presente così un eventuale ano-nimo che dovesse passare di qua, oltretutto noto, può correggere ciò che è esatto) un bluff narcisistico che annulla la poesia stessa. I poeti autodefinenti gli sembravano una razza nefasta, salottiera, prigioniera dei propri schemi mentali, spesso beota, biliosa, invidiosa e untuosa verso il potere. L’uccellino odiava i poeti. Gli facevano orrore, gli faceva orrore la stessa definizione applicata a omuncoli col riportino dell’anima esibito in testa che poi si rivelava essere un parrucchino finto e tinto. Così diceva l’uccellino rivolto ai corvi: “poeti che vi definite tali con sussiego e vi mettete l’etichetta sulla fronte che si inchina al nuovo padrone di turno, non attendete oltre, allevate la vostra autoreferenza, l’indecenza pigra e megera delle vostre false coscienze in disuso in prestito spesso al miglior offerente, continuate a chinare le schiene, iene da salotto buono, prestate orecchio al suono di una finta sentimentalità, così potrete dire di essere qualcuno, di avere un posto ben meritato nel mondo, un posto tutto italiano, caldo, rassicurante come un confortevole nido sull’albero della mediocre caratura di commercio”. E poi imperterrito continuava: “Il lercio tempo in cui viviamo non è fatto per le rarità ornitologiche di chi non ci sta, è fatto per il gregge, per il fingitore, per il miniatore di intese più o meno sporche. Se non fai parte della categoria dei poeticorvi autoreferenti, sei libero. La libertà si paga, sempre. Si paga con la maldicenza dei poeti etichettati, con i loro grugni da corvi sfrontati che, diventatieditors a forza di ungere meccanismi, pretendono da te la cessione dei diritti sul tuo lavoro, in modo che possano guadagnare, promettendo favolose pubblicazioni con editori altrettanto favolosi. E se non ci stai? Ah se non ci stai sei un fallito perché la società dei falliti considera fallito chi non si piega, e te lo dice pure, in franco anonimato. E come le mosche annusano il defecato sul prato delle iniquità, i corvipoeti laureati, manducati dal potere, i qualcuno che servono altri qualcuno in una catena infinita, quelli che hai scocciato con la tua defezione e i tuoi no, escono dal rifugio di legno con pertugio da dove osservano gli uccelli ribelli e ti dicono, nascondendosi dietro il legno: “Fallito, dove vai? Dove pensi mai di andare? Dove voli? Cosa pensi di cambiare che non sei nulla e noi tutto?”.
L’uccellino volava e non si preoccupava del dove ma solo dei perché lui non aveva mai mal di schiena mentre i corvi camminavano flessi come tanti accenti circonflessi.
Ora dove stanno i fessi? Chi è più fallito, un fallito che finge di essere qualcuno o un nessuno che non finge di essere nessuno anche perché lo è nella società dei falliti?

Intanto i corvi continuavano a gracchiare perché non avevano nulla da fare…

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Incoercible libertarian©

Di Mariano Grossi©

Foto Mary Blindflowers©


James was a brilliant NCO stationed at 44th Airborne Brigade in Fenham, a Newcastle-upon-Tyne suburb. When Colonel Launcher became his department’s boss they both suffered a mutual dislike maybe based on different points of view as for politics, religion and sexual behaviour; they used to have more than an argument about those items. The boss was a  narrow-minded reactionary convinced of his ideas of supermanhood and the need  to marshal and link his soldiers  around  a strong man capable  to spur and hold them united, no matter if he used unfair methods without any sense of justice and fairness. James was an incoercible libertarian, deeply allergic to any tendency to apply double standards and behaviour’s conditionings. Moreover he was a great enemy of any platitude and they often had more than a heated debate about homosexuality. James was a deep admirer of Nicolas Windmill, at that time governor of Tyne and Wear County; they both had attended the same courses at the local University in the Seventies, a period when showing your party’s card was enough to pass your exams at the Engineering College so full of left-oriented teachers; Nicolas never needed that shield, as he was a very self-confident student, sincerely adverse to any kind of conditionings and recommendations. James had been present to several exams of his and could verify his skills and expertize on every subject. James’ tales about his university’s reminders together with Nicolas used to nettle his boss,  prejudicially convinced about homosexual untrustworthiness and Nicolas had done more than an outing about his homosexuality. The boss was very angry about that item, so that aimed at compelling James to admit to be a homosexual just like his university-mate and more than once he raised those arguments while other officers and NCOs were standing in his room to collect them as witnesses of James’ statements about it. James smartly refrained to express such a kind of assertions while other barracks-mates hearing him, but once, while his boss introduced that item again and nobody else was there, after the new request by Col. Launcher (“Tell me the truth! If you are such a defender of him, it means you had got a sexual relationship with some gay!”) he left him  speechless: “Why, Sir, you not? What a pity! You cannot imagine what you have missed! Please, do not misunderstand me! I have always been performing a male rôle with them, but you are unfortunately unaware about the tenderness and skill of another man as for blow-jobs!  I suggest you try it as soon as possible!”
Then he rose, asked for being allowed to leave the room, came to attention, greeted his boss and was dismissed.
His boss never talked anymore of that subject!
Note by the author: every reference to real  persons and deeds is merely casual; this story, even though likely inside a barracks,  is completely imaginary!





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